sabato, Gennaio 29, 2022
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DL fiscale e IVA Terzo Settore, Acli Fermo: “Colpita la solidarietà”

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DL fiscale e IVA Terzo Settore, Acli Fermo: “Colpita la solidarietà”

Riceviamo da Acli Fermo e pubblichiamo: “Il 13 marzo 1947 in Aula era in discussione il progetto della Costituzione della Repubblica elaborato dalla commissione Costituente, e l’onorevole Aldo Moro era iscritto a parlare in Assemblea per esaminare gli articoli 1-6 e 7 della carta Costituzionale.

Moro aveva proposto che i tre articoli, il primo, il sesto e il settimo fossero congiunti insieme in quanto a suo avviso concorrevano «da punti di vista diversi, a caratterizzare il volto storico dello Stato italiano».  I tre pilastri su cui si sarebbe poggiato lo Stato italiano per Moro erano rappresentati dalla democrazia in senso politico, in senso sociale ed in senso umano.

Il 14 maggio 2019 a Roma in occasione delle celebrazioni per il centenario di Confcooperative il Presidente Mattarella sottolineava «il ruolo fondamentale delle formazioni sociali e dei corpi intermedi – che, non a caso, la Costituzione esprime come pilastro portante della vita della Repubblica – evidenziando il ruolo decisivo del terzo settore e l’esigenza di tutelarlo».

Il Presidente continuava ribadendo che «l’articolo 45 della Costituzione non soltanto riconosce la funzione sociale della cooperazione, ma dà mandato alla Repubblica di sorreggerla, di promuoverla, di svilupparla, cioè di sostenerla».

Il 7 febbraio 2020 per l’inaugurazione della città di Padova a Capitale europea del volontariato ancora Mattarella esordiva dicendo: «il volontariato è un «grande laboratorio di solidarietà e di cittadinanza consapevole e attiva», e poi il Presidente proseguiva, «ma chi sono i volontari? «Sono gli angeli del fango di Firenze nel 1966, gli alpini del terremoto del Friuli dieci anni dopo e di tutte le altre catastrofi che si sono succedute nel nostro Paese. Sono i volontari degli antincendi boschivi, quelli dei diversi corpi di soccorso, i volontari del sangue, quelli che operano a sostegno delle persone vulnerabili». Gratuità e continuità questi sono due pilastri fondamentali del volontariato italiano, ma una continuità che non è occasionale; perché da tempo le molteplici anime del volontariato italiano hanno preso coscienza che la loro opera non è soltanto riparatrice. Ed è per questo – ha aggiunto il Presidente della Repubblica – che in un momento di forte dinamismo sociale, dove il mondo del Terzo settore sta cercando di innovare e sperimentare nuove forme come l’impresa sociale, anche la politica deve fare la sua parte.

E le forze politiche in maniera trasversale da destra a sinistra la loro parte l’hanno fatta eccome.

Come ogni anno il Terzo settore – abituato a tirar fuori le risorse dalla proprie tasche o ricavandole dai propri benefattori – si ritrova a respingere gli assalti della politica. Era già successo l’anno scorso con il governo Conte II (M5s e PD) ma anche nel 2018 con l’esecutivo (Lega –M5s), il tentativo di eliminare le esenzioni IRES agli enti non profit. Questa volta tutti insieme in maniera trasversale sono riusciti nell’intento, dalla Lega al Pd e con i rispettivi giochi delle parti hanno approvato Il DL fiscale dove le ODV (Organizzazioni di Volontariato) e APS (Associazioni promozione sociale) saranno obbligate ad una determinata disciplina IVA. 

Il 16 dicembre scorso la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva una norma in base alla quale anche le attività svolte da enti non profit (terzo settore) che non svolgono attività commerciale, saranno sottoposte al regime IVA dal 1 gennaio 2022. Con un emendamento dell’ultima ora al DL fiscale l’art. 5 commi 15-quater e 15 sexies, sarà possibile applicare il regime IVA speciale forfetario alle operazioni delle organizzazioni di volontariato e alla associazioni di promozione sociale che hanno conseguito ricavi ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000. Ciò sta a significare per migliaia di enti l’obbligo di apertura della partita Iva sopportando i costi di tenuta della contabilità, ulteriori oneri e adempimenti burocratici. 

Il decisore politico in questo modo non fa altro che comprimere il ruolo e l’autonomia del c.d Terzo settore che molto spesso arriva e si deve sostituire al primo e al secondo settore, imbrigliati dalla troppa burocrazia nel trovare soluzioni pratiche a problemi concreti dei cittadini”.

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