giovedì, Gennaio 27, 2022
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Natale di Sangue di Fiume, 101° anniversario

FIUME – Quest’anno è il 1O1esimo anniversario del “Natale di Sangue di Fiume”, dove il Regio Esercito Italiano fece sloggiare dalla città a maggioranza italiana dell’Adriatico orientale i Legionari guidati dal “Poeta Soldato” e “Vate d’Italia” Gabriele D’Annunzio che dal settembre 1919 avevano costituito la cosiddetta Reggenza del Carnaro.

Fra il 24 e il 29 dicembre 1920, il Governo Giolitti per far rispettare il Trattato di Rapallo firmato il 12 novembre 1920 col Regno dei Serbi, Croati, e Sloveni, fece circondare dall’esercito e dalla marina il territorio della Reggenza del Carnaro che si arrese solo dopo alcuni giorni di cruenti combattimenti che videro contrapposti Italiani contro altri Italiani, ossia reparti regolari del Regio Esercito, guidati dal Gen. Enrico Caviglia, contro reparti d’élite di militari italiani che avevano volontariamente seguito il Gabriele D’Annunzio nell’Impresa Fiumana, portata a compimento nel settembre del 1919.

La Reggenza del Carnaro, interpretava i migliori valori del Risorgimento Irredentista Italiano che animavano soprattutto gli ufficiali e i volontari che avevano imbracciato le armi nella Prima Guerra Mondiale, e rappresentava un elemento di rottura, in cui confluirono molti nazionalisti sia di destra che della sinistra a matrice sindacalista rivoluzionaria, portatrice di ideali di equità sociale, di diritti dei lavoratori, di uguaglianza e libertà sessuale e nei costumi che sono attuali anche oggi e che sfociarono nella emanazione della Carta del Carnaro (commissionata dal Vate e redatta da Alceste De Ambris), una costituzione all’avanguardia non solo per l’epoca, in cui diritti di categorie svantaggiate, come proletari, donne e omosessuali, erano già garantiti.

La Conferenza di Parigi del 1919 aveva previsto per Fiume una posizione di indipendenza, di farne una Città – Stato libera, rifacendosi agli Statuti Comunali Medievali e alle Libertà concesse dall’Impero Asburgico alla città, al confine fra l’Istria Austriaca e la Croazia – Slavona Ungherese, una città multietnica, un porto di commercio internazionale e di smercio di prodotti anche provenienti dall’Oriente, tra cui la “polverina” bianca tanto amata da Gabriele D’Annunzio durante il “piacere”, con negozi, empori, locali notturni, dove i Legionari Fiumani potevano trovare anche i divertimenti più licenziosi.
Qui, i Nazionalisti di tutta Italia, compresi i Fascisti di Mussolini, erano riusciti, in barba al blocco navale ordinato da Badoglio, a far arrivare soldi, vettovaglie, armi e munizioni.
Proprio a Fiume si radunavano i nazionalisti più eversivi di tutta Italia, che avevano rapporti con i Bolscevichi di Lenin e finanche con gli Indipendentisti irlandesi dell’IRA. Da qui, si pensava che sarebbe partito un tentativo di golpe per rovesciare definitivamente lo Stato Liberale italiano, ma non ci fu l’appoggio pieno né dei Fascisti di Mussolini, né degli elementi più rivoluzionari del Socialismo Italiano, né degli elementi più nazionalisti del Capitalismo e tutti i pretesti rivoluzionari furono rimandati al 1922 quando le Camice Nere di Mussolini marceranno su Roma.

Anche esponenti del Comunismo Italiano, come Bombacci vedevano di buon occhio la legislazione sociale e sindacale della Carta del Carnaro di Fiume; mentre Gramsci, fondatore del Partito Comunista Italiano, aveva per un attimo pensato a una possibile alleanza con i Legionari di Fiume, in particolar modo con quelli più a sinistra, per fare un eventuale fronte armato comune anti – fascista.

Così, quando a fine dicembre del 1920, il Governo Giolitti attaccò la Reggenza del Carnaro di Fiume, non lo fece solo per farsi vedere affidabile di fronte al consesso internazionale delle potenze mondiali, ma anche per spazzare via un potenziale pericolo per la stabilità del Governo, cercando di sfruttare la pausa natalizia della stampa che avrebbe tenuto buono il fronte interno italiano, una polveriera sempre pronta ad esplodere dopo il ritorno a casa dei reduci e la sempre maggiore presa di coscienza del proletariato italiano, soprattutto nelle grandi città del Nord.

Ma, in realtà, era solo una questione di tempo, ormai il dado era tratto, lo Stato Liberale Italiano con il Natale di Sangue di Fiume, aveva definitivamente perso l’onore e buttato nel cesso decenni di Irredentismo Risorgimentale, lasciandolo in mano alle forze del socialismo nazionale.

Cristiano Vignali