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Il film consigliato stasera in TV: “Tolo Tolo” domenica 9 gennaio 2022

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Il film consigliato stasera in TV: “Tolo Tolo” domenica 9 gennaio 2022 alle 21:20 su Canale 5 

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Tolo Tolo è un film del 2020, scritto, diretto e interpretato da Luca Medici, conosciuto come Checco Zalone, e prodotto da Pietro Valsecchi.

Si colloca al ventiseiesimo posto nella lista dei film con maggiori incassi del 2020 a livello mondiale.[1]

Pierfrancesco Zalone, detto Checco, è un giovane pugliese che, rifiutandosi di ricevere il reddito di cittadinanza in quanto disoccupato, decide di crearsi un lavoro tentando di introdurre la cultura del sushi nella sua terra d’origine, Spinazzola, luogo in cui la gastronomia è dominata da piatti a base di carne, in cui apre un improbabile ristorante giapponese chiamato Murgia & Sushi. Il progetto si risolve nel più completo fallimento, in quanto, dopo appena un mese dall’apertura, Checco viene travolto dai debiti, con il fisco che gli pignora il locale e lo costringe alla chiusura; per sfuggire ai creditori il protagonista scappa in Africa, dove trova lavoro come cameriere in un lussuoso villaggio turistico del Kenya. Qui conosce Oumar, anch’egli cameriere, appassionato della cultura italiana (in particolare dei film di Pier Paolo Pasolini) e molto più acculturato e intelligente del protagonista. Checco si innamora inoltre della giovane Idjaba e fa amicizia con Doudou, un ragazzino che Idjaba dichiara essere suo figlio.

Nel paese scoppia improvvisamente una guerra civile e dei terroristi attaccano e distruggono il villaggio turistico. Checco però sembra totalmente inconsapevole della drammatica situazione in cui si trova e si preoccupa solo di cosmetici, dei suoi abiti firmati e delle telefonate delle sue due ex mogli (che ritiene essere ancora peggiori dei terroristi), arrabbiate con lui per averle abbandonate ai suoi creditori.

Checco e Oumar si rifugiano nel villaggio natale di quest’ultimo, ma anch’esso viene attaccato, portando Oumar a decidere di emigrare verso l’Europa. Checco sceglie di accompagnare Oumar, Idjaba, Doudou e altri migranti nel loro viaggio, tornando in Europa clandestinamente (infatti getta via i suoi documenti) e pianificando di rifugiarsi a casa di un cugino nel paradiso fiscale del Liechtenstein. Contemporaneamente, i familiari di Checco sperano che non torni in Italia e che anzi muoia negli attentati, così da ricevere un risarcimento e annullare i suoi debiti.

Dopo aver ostacolato, seppur involontariamente, il viaggio dei migranti in svariate occasioni (ad esempio facendo scoprire alle autorità che sono sprovvisti di documenti), Checco comincia a sentirsi uno di loro e vende i suoi vestiti per raccogliere una piccola parte della grande somma di denaro necessaria per il viaggio. I quattro protagonisti si ritrovano poi ad attraversare a piedi il deserto del Sahara, anche stavolta per colpa di Checco, che era sceso dal veicolo su cui viaggiavano perché aveva avvistato due convogli dell’Esercito Italiano in avvicinamento, da cui aveva tentato di farsi aiutare, ma i militari, presenti nella zona per ragioni logistiche, lo avevano scambiato per un africano e gli avevano lanciato una granata per tenerlo a distanza. La carovana di migranti era quindi ripartita senza aspettarlo e Doudou, ormai affezionato a Checco, era sceso a sua volta per non lasciarlo da solo, seguito poi da Idjaba e Oumar.

Durante la camminata nel deserto incontrano Alexandre Lemaitre, un giornalista francese che documenta le tragedie dei migranti ma lavora anche come modello nelle pubblicità dei cosmetici preferiti di Checco, motivo per cui il protagonista lo prende in simpatia. Alexandre dà loro un passaggio in auto fino ad un albergo a Tripoli, dove li fa alloggiare a sue spese e tenta, senza successo, di intervistare e corteggiare Idjaba.

Il giorno dopo, Oumar dice ad Alexandre di portarli in quello che descrive come un luogo dove potrà documentare le barbarie a cui i migranti sono sottoposti. Giunti in Libia il gruppo viene sequestrato dai trafficanti di migranti; si scopre quindi che Oumar ha venduto i suoi compagni per pagarsi il viaggio. Alexandre viene liberato dopo aver telefonato alle autorità francesi, che accettano di pagare un riscatto, mentre Checco non riceve alcun aiuto dal governo italiano dopo inutili tentativi di contatto con vari conoscenti illustri, tra cui l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, il quale, con linguaggio forbito, gli dice di non voler fare favoritismi. In una ribellione generale dei clandestini rinchiusi, Checco, Idjaba e Doudou riescono a scappare e a raggiungere la costa. Qui Idjaba rivela che Doudou in realtà non è figlio suo ma di una sua amica deceduta a cui aveva promesso di farlo arrivare in Europa, affidando il bambino a Checco e decidendo di tornare indietro verso il suo Paese.

Checco e Doudou salgono su un barcone diretto in Italia, che naufraga travolto da una burrasca. I migranti a bordo vengono salvati da una nave di una ONG, che viene prima bloccata al largo delle coste italiane e poi autorizzata allo sbarco da parte del presidente del Consiglio italiano Luigi Gramegna, un concittadino e vecchio conoscente di Checco che ha avuto una rapidissima carriera in politica, il quale ha concordato con il resto dell’Unione europea una distribuzione dei migranti in base ai loro chilogrammi di peso.

Nella surreale “lotteria” a bordo dell’imbarcazione, si decide che gli ultimi due gruppi rimasti, tra cui quello di Checco, saranno destinati uno all’Italia ed uno al Liechtenstein. Con sommo rammarico dell’imprenditore fallito, il suo gruppo alla fine ottiene l’ingresso nel Bel Paese. Allo sbarco nel porto di Monopoli i migranti vengono accolti sia da cortei pro-accoglienza sia da proteste anti-immigrazione. Le ex mogli di Checco, che si trovavano una nello schieramento a favore dei migranti e una in quello contrario, lo vedono scendere e, abbandonando le loro ideologie contrapposte, si abbracciano disperate, al pensiero che i debiti contratti da Checco ritorneranno attivi. Nel frattempo, alla famiglia di Checco viene negato il risarcimento inizialmente concesso dopo che egli era stato creduto morto.

Checco accompagna quindi Doudou a Trieste, dove si trova il suo vero padre, insieme ad altri migranti già conosciuti in Kenya. Fra di loro vi è un medico che aveva soccorso Checco nel Sahara a seguito di uno dei suoi improvvisi “attacchi di fascismo”, e che utilizza la frase detta in quell’occasione dall’italiano, “Il fascismo è come la candida, con il sole e lo stress viene fuori”, per scrivere un libro, con cui diventa uno scrittore di successo. Idjaba ricompare verso la fine e sembra dirigersi in abito da sposa verso Checco, coronando il suo sogno d’amore. Si scopre però che si tratta semplicemente di una scena recitata all’interno di un film neorealista diretto da Oumar. Al termine delle riprese arriva Gramegna, divenuto addirittura presidente della Commissione Europea, e ordina il rimpatrio di tutti gli immigrati presenti nel cast. Checco si accorda con il suo concittadino e promette ai bambini che tornerà in Africa per fornire loro i permessi di soggiorno.

Regia di Checco Zalone

Con Checco Zalone

Fonte: WIKIPEDIA