domenica, Maggio 29, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro di Ugo Betti in TV del 14 maggio alle 15.45 su Rai 5: “Il vento notturno”

il vento notturno

Anticipazioni per il Grande Teatro di Ugo Betti in TV del 14 maggio alle 15.45 su Rai 5: “Il vento notturno” regia di Ottavio Spadaro

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Per il Grande Teatro in TV in onda oggi pomeriggio sabato 14 maggio su Rai 5 alle 15.45 il dramma scritto nel 1946 “Il vento notturno” di Ugo Betti nella versione trasmessa dalla RAI nel dicembre 1968 per la regia di Ottavio Spadaro.

Interpretazione di Antonio Battistella, Lucia Ricalzone, Giuliana Calandra, Sara Ridolfi, Loris Gizzi, Antonio Pierfederici, Lina Bernardim Anna Miserocchi, Edoardo Toniolo, Carlo Lessi, Marisa Quattrini, Pietro Carlo Hintermann, Checco Rissone, Filippo Degara, Francesco Sormano, Gustavo Conforti, Donatella Gemmò, Gin Maino, Antonio Radaelli ed Edoardo Torricella.

Gli inquilini di un palazzo signorile decidono di scrivere una lettera all’azienda fabbricati per costringere una coppia, affittuaria di uno degli appartamenti, a traslocare in un altro immobile.

Ugo Betti (Camerino4 febbraio 1892 – Roma9 giugno 1953) è stato un poeta e drammaturgo italiano.

Fratello del giurista Emilio, Betti studiava legge a Parma quando si arruolò come volontario allo scoppio della I Guerra Mondiale. Venne fatto prigioniero dopo Caporetto e internato prima a Rastatt, e poi nel campo per ufficiali italiani di Celle (Hannover) insieme agli scrittori Carlo Emilio Gadda e Bonaventura Tecchi, che diventeranno suoi amici e con i quali condivise la stessa baracca, soprannominata al campo “la baracca dei poeti”.

Alla fine del conflitto finì i suoi studi e divenne un giudice. Con la passione del calcio, divenne giocatore e dirigente della squadra del Parma, e fu co-ideatore della divisa che ancora nel ventunesimo secolo indossano i giocatori della squadra ducale, maglia bianca con croce nera. Pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1922Il re pensieroso, scritte mentre era prigioniero in Germania fra il 1917 e il 1918La Padrona, il suo primo dramma fu rappresentato per la prima volta nel 1927, e il successo che ottenne lo spinse a dedicarsi completamente al teatro.

Nel 1931 si trasferì da Parma a Roma. Al termine della II Guerra Mondiale lavorò alla biblioteca del Ministero della Giustizia. Sebbene abbia scritto molti drammi durante il periodo fascista, i suoi lavori più conosciuti furono concepiti negli anni quaranta.

Nel 1945 è cofondatore, insieme a Diego FabbriSem BenelliMassimo Bontempelli, e altri autori teatrali, del Sindacato Nazionale Autori Drammatici (SNAD), con l’intento di salvaguardare il lavoro dei drammaturghi e degli scrittori teatrali. I suoi drammi sono pervasi dall’idea di fondo dell’impossibilità di separare il bene dal male, di perseguire una giustizia corretta ed efficace, di percepire un’esistenza priva di un’entità superiore. Lo smarrimento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità della vita è stato espresso da Betti con un duplice effetto: rassegnazione per la condizione dell’uomo e speranza nella ulteriore vita dopo la morte.[1]

Morì a 61 anni, in una clinica romana, dove si ricoverò negli ultimi giorni di una malattia incurabile.[2]

Complessivamente scrisse 27 drammi. Fra le sue opere più importanti ricordiamo Frana allo scalo nordCorruzione al Palazzo di giustiziaLotta fino all’alba e Delitto all’isola delle Capre, che gli aprirono la strada dei palcoscenici internazionali. I suoi drammi sono stati interpretati da attori del livello di Vittorio GassmanEnrico Maria SalernoSalvo RandoneTino Buazzelli. È stato definito “dopo Pirandello, il più intenso e profondo drammaturgo italiano della prima metà del Novecento“.[3]

Nel 1963 il Comune di Camerino ha istituito il “Premio Ugo Betti per la Drammaturgia”.[4]