martedì, Gennaio 31, 2023
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La camicia insanguinata del giudice Livatino e la storia delle reliquie

Roma – Alcuni giorni fa la camicia insanguinata del giudice Rosario Livatino, brutalmente assassinato dalla mafia Stidda, su una strada provinciale di Agrigento nel 1990 è giunta a Roma. La «Peregrinatio» della reliquia raggiungerà i luoghi delle massime istituzioni del Paese tra i quali Camera e Senato, Suprema Corte di Cassazione, Consiglio Superiore della Magistratura, Ministero di Grazia e Giustizia, Comune di Roma, Comando Generale della Guardia di Finanza, Università, Scuole Superiori e Parrocchie romane. L’iniziativa è voluta e programmata dalla Venerabile arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma e organizzata dal Comitato Peregrinatio Beati Rosari Livatino presieduto dal Primicerio dell’Arciconfraternita.

Quella delle reliquie è una questione che riguarda molto da vicino i fedeli cattolici, specialmente italiani.

Secondo la tradizione cattolica, una reliquia (dal latino relinquere, che significa “lasciare”) è un oggetto lasciato da un personaggio considerato santo. Come precisa il Dizionario Ecclesiastico, si possono definire reliquie “in senso stretto il corpo o parte del corpo e le ceneri del Santo, in senso lato gli oggetti che furono a contatto con il corpo del Santo e perciò sono degni di venerazione”. — UTET, 1958, vol. III, p. 488. Tra le più famose il sangue di “San Gennaro” a Napoli e la “Sacra Sindone” esposta a Torino. Altre città particolarmente note per le loro reliquie sono la tedesca Treviri, dove si conserva una delle tante “tuniche sacre”, il manto senza cuciture di Gesù Cristo.

Nella sola Città del Vaticano ci sono oltre un migliaio di reliquie in un apposito archivio. Nella chiesa di “Sant’Orsola”, nella città tedesca di Colonia, si conservano migliaia e migliaia di reliquie. E l’elenco potrebbe continuare molto a lungo. Come dicevamo questo tipo di culto è diffusissimo nel nostro paese dove si contano  2.468 luoghi “santi” in cui si conservano reliquie.

Ci sono poi aspetti paradossali. Si calcola che sono centinaia i chiodi usati per inchiodare Gesù e ben quattro le teste di Giovanni battista venerate in quattro chiese diverse.

Altre sono veramente particolari: il santo ombelico e il santo prepuzio del bambino Gesù, i sandali di Cristo, il bastone con cui venne colpito durante l’incoronazione di spine, la pelle che vestiva  Giovanni Battista, la spalla di Matteo, la mandibola di Bartolomeo. A Roma nella basilica di Santa Maria Maggiore si trovano i resti della culla di Gesù mentre nella cattedrale di Spoleto c’è un pannolino di Gesù. Di Maria si trovano  il Sacro Latte, la fede nuziale e la sacra cintura.

Tra le più diffuse in passato, gli “stinchi di santo” espressione “divenuta metafora di uomo virtuoso che deve la sua origine alla vistosa presenza di tibie tra i diversi frammenti d’ossa appartenuti a corpi di personaggi santificati o beatificati e preservati dentro i reliquiari nelle chiese cattoliche”.(Treccani.it)

Il culto delle reliquie viene fatto risalire al IV secolo D.C. come il culto dei “santi”. E’interessante notare quello che si legge in un’enciclopedia cattolica che ammette: “Pertanto è inutile cercare nel Vecchio Testamento una giustificazione del culto delle reliquie; né si presta molta attenzione alle reliquie nel Nuovo Testamento. . . . Origene [“Padre” della Chiesa] pare considerasse questa usanza un segno pagano di rispetto verso un oggetto materiale”. — New Catholic Encyclopedia (1967), Vol. XII, pp. 234, 235

Scrive lo storico Giordano Bruno Guerri nel suo Antistoria degli italiani: “Come lamentarono molti vescovi nel Concilio Vaticano II la devozione per Gesù tende a essere sostituita con quella verso santi specifici. E’ un’esperienza comune, andando in chiesa, che moltissimi fedeli invece di rendere omaggio all’altare maggiore dove risiede Dio si dirigono a un altare laterale dedicato al santo preferito. I santi hanno il vantaggio di essere presenti tra noi attraverso una quantità sterminata di reliquie e un modesto numero di grazie e miracoli”. A proposito della cosiddetta “fabbrica di santi” prosegue: “La maggioranza dei santi rimane italiana e gli italiani vi ricorrono in modo costante per necessità pratiche che niente hanno a che fare con la salvezza eterna…la casistica è sterminata, non c’è evento che non possa essere messo sotto la protezione di un santo in una forma di paganesimo legalizzato”.

Dunque, parti di corpi e oggetti che si moltiplicano a non finire, che a loro volta creano santuari e centri di commercio relativi le riproduzioni e oggetti attinenti il “santo locale” venerato. Il tutto, a quanto sembra, senza nessuna base neotestamentaria e nella patristica cristiana.

Roberto Guidotti

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