sabato, Febbraio 24, 2024
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Da Trump a Trump

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Da Trump a Trump – Il Corriere della Sera, testata che di certo non “apprezza” le idee trumpiane, ha voluto raccontare agli italiani come saranno gli Stati Uniti con cui, molto probabilmente, noi tutti ci dovremo confrontare dal 20 gennaio 2025.

In questa data, infatti, avverrà il giuramento del prossimo presidente. 

Presidente che, questa è la mia opinione, dovrà “mettere a posto” il caos che le politiche di Biden hanno causato agli americani ed a tutti i cittadini del mondo.

Il Presidente Trump, il Corriere della Sera si dimentica di ricordarlo, non ha mai riconosciuto la “vittoria” nel 2020 del suo avversario ed ha reiteratamente dichiarato di ritenere che vi siano stati massivi brogli elettorali che hanno modificato il risultato di quelle elezioni.

Riportato alla memoria questo non banale aspetto, possiamo leggere sulla testata milanese che nelle intenzioni di Trump vi è quello di avere esclusivamente “fedelissimi in tutti i 4.000 posti chiave del governo e delle agenzie federali per i quali la Casa Bianca ha poteri di nomina” e “decapiterà”, il linguaggio è sempre del Corriere, “le figure intermedie, licenziando i 50 mila funzionari con incarichi amministrativi di rilievo da sostituire con dirigenti fedeli al programma America First del nuovo presidente”.

Stupisce che il giornalista del Corriere non “ricordi” come negli Stati Uniti esista, da sempre, il cosiddetto spoil system e che, chi ha consuetudine con Washington DC lo sa molto bene, con l’arrivo di una nuova amministrazione la capitale degli Stati Uniti veda andare via una gran parte di coloro che vi hanno vissuto nel quadriennio precedente per vederli sostituiti da “facce nuove”. Da questo punto di vista fu proprio una “anomalia” quanto avvenne nel 2016 con la vittoria “dell’imprenditore Trump” che, probabilmente per inesperienza e mancanza di uomini chiave, non attuò questa prassi americana.

io, sempre “cittadino semplice”, nell’ammettere a colui che mi onora con la sua lettura di essere ben inserito nelle dinamiche statunitensi, in particolare in quella parte di mondo americano che sa quanto il Presidente Trump sia oggi amato, oramai una maggioranza abnorme di elettori lo vuole di nuovo alla Casa Bianca, qualcuno ritiene, probabilmente a ragion veduta, che così fosse anche nel 2020, mi stupisco un bel po’ nel vedere il Corriere della Sera schierarsi in modo così plateale e fuorviante contro il probabile vincitore delle presidenziali americane del 2024. 

Sembrerebbe quasi che la testata superi il ruolo di strumento atto ad informare per scendere in campo con una parte. Una linea dell’editore più che giornalistica.

In fondo, proprio l’editore del Corriere della Sera e di La7, Urbano Cairo, in data 9 marzo 2020 rilasciava una intervista alla sua testata dal titolo “Coronavirus, Urbano Cairo: «Servono misure drastiche alla cinese»”, titolo che farebbe pensare, per alcuni temere, una “amicizia” fra questo imprenditore e chi anelerebbe un allineamento dell’Europa UE27 alle politiche ed agli interessi di Pechino.

Ovviamente chi ha questa “speranza” non può che vedere come fumo negli occhi un ritorno del Presidente Trump alla Casa Bianca.

Interessante, veramente molto interessante, quasi comico, leggere che il quotidiano usa la parola “militarizzazione” del ministero della Giustizia, ovviamente da parte del Preside Trump.

Chi, oggi, osserva con spirito libero i comportamenti della “giustizia” in Stati Uniti ed ha la consuetudine all’ascolto di “tutti”, e non solo di “alcuni”, opinionisti in quella grande e variegata nazione, può notare quanto venga da molti statunitensi ritenuto “politicizzato”l’apparto della giustizia in molti Stati, per esempio, nello Stato di New York, uno di quelli che ha portato a processo il Presidente Trump.

Un recente sondaggio ha evidenziato che, proprio a causa di questa, inusuale per gli americani, “politicizzazione”, una alta percentuale degli stessi avrebbe preso in considerazione di lasciare la loro nazione.

Sempre il Corriere usa la parola “vendetta” allorquando, francamente un po’ a modo suo, riporta la volontà di molti ambienti prossimi a Trump di voler, in America molti dicono “finalmente”, poter fare luce su quanto è realmente successo durante le elezioni del 2020. 

In Stati Uniti sono molti coloro che reputano corretto, oserei dire indispensabile, portare a processo eventuali responsabili di quei brogli. 

Fatto così vero che, dopo le elezioni di mezzo mandato, quelle che hanno dato la maggioranza del Congresso al partito repubblicano, questa Camera ha costituito la Commissione sulla “integrità del voto”, quella presieduta dal trumpiano Jim Jordan.

Io, sempre “cittadino semplice”, proprio non riesco a comprendere cosa vi sia di strano che un popolo voglia comprendere se “qualcuno” ha compiuto atti che potrebbero aver causato massivi brogli a favore di uno dei candidati, in questo caso Biden, e che, se trovate le prove, voglia che i colpevoli siano sanzionati, ancor più nel caso si dovessero confermare le ipotesi del coinvolgimento di personaggi di primo piano dell’amministrazione Trump. 

Sono, infatti, assai frequenti, questo si sente nell’ascoltare  i “ben informati”, le voci di “strani comportamenti” al tempo di Mike Pompeo, allora Segretario di Stato, e Mike Pence, allora Vice Presidente.

Notoriamente questi due ex collaboratori del Presidente Trump non sono ben visti nella residenza di Mar a Lago e, addirittura, Pence ha provato a presentarsi alle primarie repubblicane contro lo stesso Trump per, poi, avendo dovuto prendere atto che i suoi sostenitori non raggiungevano nemmeno il 2% dei votanti repubblicani, ritenere dignitoso ritirarsi.

Dovessero essere confermate da prove le voci, in certi ambienti assai insistenti, del coinvolgimento di costoro in eventuali brogli contro il “loro” Presidente, sarebbe, almeno così crede un “cittadino semplice” quale io sono, scontato che la “giustizia”, non la”vendetta”, facesse il suo corso nei loro, e dei loro accoliti, confronti. Accoliti che potrebbero essere anche fuori dal territorio statunitense.

Il Corriere della Sera, nell’articolo, evoca il rischio che, in caso di manifestazioni di piazza successive ad una nuova vittoria del Presidente Trump, il quotidiano dichiara dette manifestazioni “prevedibili”, l’amministrazione americana, liberamente eletta dal popolo statunitense, attivi “l’Insurrection Act del 1807” e ordini all’esercito di riportare la serenità nelle strade delle città americane.

Nell’auspicare che la più antica democrazia al mondo non debba vivere un momento così drammatico, io, sempre “cittadino semplice”, mi domando cosa dovrebbe fare un Presidente che, liberamente eletto, conscio del fatto che nelle precedenti elezioni del 2020 potrebbe aver subito massivi brogli tali da configurare un colpo di Stato, se non agire al fine di impedire il libero corso democratico, addirittura attraverso la violenza, utilizzando le norme.

Norme in essere, non dal giorno prima, bensì dal 1807.

Tutto questo viene definito “Cupo scenario di fantapolitica” dal Corriere della Sera.

Libero di pensarlo e di dichiararlo, ma ritengo che sarebbe stato giornalisticamente corretto se la testata avesse preso atto che per molti “cittadini semplici” in tutto il mondo l’unica speranza rimasta di tornare a vivere avendo fiducia in un futuro migliore è proprio vedere quel “cattivone” di Trump alla Casa Bianca e che, per tutti questi cittadini del mondo, il rientro di quello che chiamano il “Vero Presidente” alla Casa Bianca è una “grande speranza”.

In Italia, per esempio, alcuni sondaggi riservati evidenzierebbero che l’eventuale formazione di una compagine politica voluta da leaders credibili e sostenuta dal “cattivone” potrebbe facilmente avere un risultato percentuale a due cifre.

In Stati Uniti usano dire “elections have consequences”. 

Mai come in questi tempi così divisivi, così pieni di doppi giochi, così avvezzi a “tradimenti”, questa frase diventa importante.

“Le elezioni hanno conseguenze”,  lo abbiamo sempre visto, lo vedemmo dopo il 2020, lo vedremo di nuovo, ovunque.

Ignoto Uno

Foto di Andrea da Pixabay

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