lunedì, Giugno 17, 2024
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Ascoli Piceno – Capodanno in Piazza del Popolo: Aspettando il 2024

Ascoli Piceno – “Ascoli brilla” nell’ultimo giorno del 2023, grazie a una serata speciale organizzata dall’Amministrazione comunale. In un’atmosfera magica, resa ancor più suggestiva dalle luminarie natalizie che fanno splendere Piazza del Popolo, la notte di Capodanno sarà l’occasione per dare spazio alla musica dei talenti ascolani che si alterneranno dall’orario dell’aperitivo fino a dopo la mezzanotte. Il primo appuntamento è alle ore 18.30, con l’esibizione delle The Holograms sul palco che sarà allestito dinanzi alla chiesa di San Francesco. Poi, dopo il tradizionale cenone, Piazza del Popolo sarà il teatro di un grande show che si aprirà con i “La Rua” (alle ore 23), i quali accompagneranno i presenti fino al conto alla rovescia di mezzanotte e all’immancabile brindisi per festeggiare l’arrivo del 2024. L’anno nuovo sarà aperto dallo spettacolo di Dardust che, a seguire (ore 1:15 circa), lascerà spazio al dj set di Saturnino Celani, per far ballare e divertire tutti i presenti. Ingresso libero in Piazza del Popolo.

Ascoli Piceno – Piazza del Popolo è una nota piazza in stile rinascimentale della città di Ascoli Piceno Deve la sua denominazione al Palazzo dei Capitani del Popolo, uno dei principali edifici storici che, con la sua medievale torre merlata, occupa la parte centrale del lato occidentale.

Lo storico Antonio Rodilossi la descrive come «una delle piazze più armoniose d’Italia, isola pedonale e cuore del centro storico». È spesso definita come il salotto cittadino, è il luogo simbolico per eccellenza della città, dove da sempre gli ascolani s’incontrano e passeggiano, ed ospita alcuni degli esercizi commerciali storici della città.

La sua importanza è dimostrata anche dal fatto di essere il teatro degli eventi legati alle due più importanti e famose manifestazioni cittadine: il Carnevale e la Quintana, oltre che dei principali spettacoli musicali e teatrali. Nel tempo, la piazza è stata individuata anche con le denominazioni di platea superior, platea magna e delle scaje. Quest’ultima definizione che le fu attribuita indicava e descriveva la presenza delle numerosissime scaglie, (scaje in dialetto ascolano), di travertino che ne ricoprivano l’area durante la costruzione della chiesa di San Francesco, prodotte dagli scalpellini che lavoravano le pietre.

Le origini della piazza sono poco chiare, secondo alcuni, data la vicinanza con l’intersezione tra i due assi principali della città romana, essa era la sede del Foro della città romana. Tuttavia la presenza di una vasta pavimentazione in opus spicatum visibile nell’area archeologica al piano terra del palazzo dei Capitani del Popolo farebbero in realtà supporre la presenza di un’area mercantile, che doveva espandersi verso Ovest, in direzione Via del Trivio.

Dai documenti medievali risulta che la prima conformazione della piazza, che doveva essere caratterizzata da uno spazio più ridotto rispetto a come appare oggi, e delimitata da case – torri, provviste nei piani terra di spazi commerciali. Contestualmente quest’area venne ad assumere un’importanza sempre maggiore, data la presenza del palazzo dei Capitani e della chiesa di San Francesco, ponendosi quasi in contrapposizione con l’area di Piazza Arringo.

A partire dalla metà del Trecento inoltre si ebbe un’espansione verso Nord, dal lato dell’erigenda chiesa di San Francesco, determinata dalla progressiva demolizione delle case che occupavano quel lato, e che poi sarebbe proseguita anche nel secolo successivo; lo spazio venne pertanto a conformarsi in forma rettangolare, in luogo dell’originaria forma quadrata. Durante la seconda metà del Quattrocento, ormai del tutto liberata dalle case medievali, fu pavimentata in regolari lastre di travertino.

La piazza assunse la configurazione architettonica attuale nei primi anni del XVI secolo, quando il governatore Raniero de’ Ranieri, per ordine di Giulio II, si occupò della sua sistemazione, finanziandola con spesa pubblica, nel 1509. Questi dispose la costruzione di portici con volte a mattoni rossicci e colonne in travertino su tre lati della piazza per sanare la triste situazione urbana di molte botteghe, depositi e difformi casette medioevali che ancora vi prospettavano lungo il perimetro.

Ultimata la costruzione del colonnato, nel 1509, si dette la possibilità ai privati di costruire e sopraelevare i fabbricati seguendo gli spazi della proprietà preesistente. Ogni proprietario dovette attenersi alle regole fissate che prevedevano: l’elevazione di un solo piano, oltre il colonnato, mantenendo l’uniformità dell’altezza dei fabbricati; l’utilizzo degli stessi materiali edili, travertino per le finestre e mattoni rossicci per le volte e le case;di costruire l’identica tipologia di finistra definita: “riquadrata con timpani tondi e decorazioni a palmette”, secondo il gusto dei maestri lombardi.

Il disegno, lungamente attribuito a Bernardino di Pietro da Carona, operante ad Ascoli in quel periodo, dovrebbe avere una matrice romana, e dunque più probabilmente ascrivibile ad Alberto da Piacenza, allievo del Bramante, autore negli stessi anni del nuovo prospetto della Cartiera Papale, che presenta l’analogo motivo decorativo delle finestre.

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