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Anticipazioni per il Grande Teatro di Bracco in TV del 16 febbraio alle 15.40 su Rai 5: “Gli occhi consacrati”

Anticipazioni per il Grande Teatro di Roberto Bracco in TV del 16 febbraio alle 15.40 su Rai 5: “Gli occhi consacrati” – Per il Grande Teatro di Roberto Bracco in TV andrà in onda oggi venerdì 15 febbraio alle 15.40 su Rai 5 il dramma scritto nel 1931 “Gli occhi consacrati” proposto nella versione trasmessa dalla Rai nel luglio 1965 con la regia di Carlo Di Stefano.

Interpretazione di Luciano Melani ed Edmonda Aldini.

Ferdinando Anfrosino ritorna dalla guerra gravemente mutilato agli occhi. Dopo il suo ritorno si accorge che non potrà più dare a Filomena, la sua ex fidanzata, quello che desiderava, nonostante si amino ancora.

Roberto Bracco (Napoli10 novembre1861[1] – Sorrento20 aprile1943) è stato un giornalistascrittore e drammaturgo italiano. Fu amico intimo di alcuni dei maggiori esponenti dell’arte partenopea, tra i quali ricordiamo Gennaro VillaniSalvatore Di Giacomo e Francesco Cangiullo.

Figlio di Achille Bracco, architetto e illustratore, e di Rosa De Ruggero, nonché nipote del botanico Michele Tenore[2]. Abbandonati gli studi iniziò a lavorare per una ditta di spedizioni finché Martino Cafiero lo convinse a collaborare per Corriere del mattino[3]. Il suo esordio letterario avvenne il 6 gennaio 1879 con una breve novella intitolata Una parentesi. A partire da quella data iniziò un’intensa attività di cronista, inviato, giornalista, novelliere e poeta, firmandosi a partire dal 1881 con l’alias Baby[4]. Successivamente, morto Cafiero nel 1884, collaborò a diversi altri giornali, tra cui Capitan Fracassa (1884-1888) e il Piccolo (1886-1888). Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio lo convinsero a collaborare per il Corriere di Napoli (dal 1 gennaio 1888 al 17 maggio 1892) in qualità di critico teatrale e musicale. Dopo una breve pausa, dal 22 ottobre 1892 seguì la Serao e Scarfoglio a Il Mattino.

La sua attività di giornalista lo avvicinò al mondo teatrale napoletano. Fu proprio l’attore Ermete Novelli a chiedergli una commedia, Non fare ad altri, che portò in scena il 22 dicembre 1886 al Teatro Sannazaro di Napoli[5]. Sull’onda del successo riscontrato da questa sua prima opera continuò a scrivere per il teatro, sia commedie che drammi, che furono interpretati dai più famosi attori ed attrici dell’epoca: Maschere (con Ermete Zacconi, 1893), Una donna (con Tina Di Lorenzo, 1893), L’infedele (Compagnia Beltramo-Della Guardia, 1894), Il trionfo (con Ermete Zacconi, 1895), Don Pietro Caruso (con Emete Novelli, 1895)[6]La fine dell’amore (Compagnia Leigheb-Reiter, 1896), Tragedie dell’anima (con Tina Di Lorenzo, 1899), Il diritto di vivere (con Ermete Zacconi, 1900), Sperduti nel buio (con Irma Gramatica, 1901), Maternità (con Tina Di Lorenzo, 1903), La piccola fonte (con Irma Gramatica, 1905; con Ruggero Ruggeri ed Emma Gramatica, 1906), I fantasmi (con Irma Gramatica, 1906), Il piccolo santo (con Ferruccio Garavaglia 1912; con Ruggero Ruggeri, 1914), L’Internazionale, (Tina Di Lorenzo, 1915), Ll’uocchie cunzacrate (Compagnia di Ernesto Murolo, 1916). Conobbe grande successo in Italia e all’estero.

Da Sperduti nel buio fu tratto nel 1914 l’omonimo film diretto da Nino Martoglio, considerato un precursore nel filone neo-realista del cinema italiano del secondo dopoguerra, e di cui lo stesso Bracco dichiarò di “riconoscere il perfetto risultato del lavoro cinematografico”[7]. Fu uno dei primi autori italiani a considerare il cinema come forma d’arte e a concedere la sua produzione teatrale per trasposizioni cinematografiche. Fu anche autore di soggetti originali per il cinema muto. Alcuni soggetti per il cinema, scritti durante il fascismo, non furono portati sullo schermo per la sua condizione di autore messo all’indice[8][9].

Fu anche autore di alcune canzoni di successo, tra queste: Salamelic (1882), Comme te voglio amà (1887), Tarantì tarantella (1889), Africanella (1894), Tarantella ntussecosa (1895) e Sentinella (1917)[10].

Nel febbraio 1922 Roberto Bracco diede alle stampe il dramma I pazzi che subì una dura critica da parte di Adriano Tilgher[11] che accusò Bracco di essere esponente del “teatro vecchio” in contrapposizione al “teatro nuovo” di Luigi Pirandello. Pochi giorni dopo intervenne Lucio D’Ambra[12], in difesa dell’amico, sostenendone l’onestà intellettuale. Ne seguì una polemica che durò due mesi con oltre duecento interventi. Tra questi anche una stroncatura da parte di Silvio D’Amico[13]. Successivamente, in una lettera del 17 settembre 1925[14] Bracco confermò quanto scritto nel preambolo dell’opera, pensata già nel 1909 e scritta nel 1918, quindi precedente a Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello.

Poi la contrapposizione con Luigi Pirandello, da artistica, divenne ideologica: se Bracco parlamentare aderiva all’opposizione parlamentare e partecipava alla secessione dell’Aventino, Pirandello rendeva pubblica la sua adesione al fascismo con un telegramma pubblicato il 19 settembre 1924 su “L’Impero”[15], un mese dopo il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti; se Bracco sottoscriveva il Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce e pubblicato il 1 maggio 1925, Pirandello sottoscriveva il Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile e reso pubblico il 21 aprile 1925.

Roberto Bracco, molto conosciuto e apprezzato all’estero, venne più volte candidato al Premio Nobel per la letteratura. Dalla desecretazione degli atti sappiamo che le candidature furono per gli anni che vanno dal 1922 al 1926[16]. Nel 1922 Karl August Hagberg, traduttore di alcuni lavori di Bracco, redasse una lunga e dettagliata relazione[17]. A causa delle sue posizioni di pacifista e di intransigente antifascista il governo italiano pose il veto sul suo nome e dopo il 1926 non fu più candidato[18].

Foto interna ed esterna: https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2020/11/A-teatro-con-Rai5-canale-23-c7ac591e-8640-4546-8676-7c6d58dd4476-ssi.html