domenica, Aprile 21, 2024
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UE resterà sola in Ucraina e Palestina

KIEV – L’UE potrebbe restare sola nel gioco al massacro in Ucraina e Palestina. In caso di nuova vittoria di Trump alla Casa Bianca, ma anche se non dovesse vincere, gli Usa potrebbero disimpegnarsi nella fornitura di soldi ed armi all’Ucraina e a Israele, a causa dei problemi economico – sociali che attanagliano il paese che nemmeno le distrazioni di una guerra esterna riescono a sopire.

D’altronde il grande sogno americano sembra essere finito da un pezzo e il risveglio ha messo la politica americana dinnanzi a dei problemi unici nel loro genere come disoccupazione e inflazione, pressocché sconosciuti agli Stati Uniti che potranno arginare la crisi che li vedono per ora perdenti nei confronti della Cina, solo rendendo l’Europa un mero mercato di esportazione dei prodotti a stelle e striscie.

Per fare questo, sia la Cina (che geopoliticamente attende e non si muove per ora), sia gli Usa, stanno spingendo in un gioco al massacro l’Unione Europea e la Russia. Gli Stati europei hanno due conflitti alle loro porte che stanno finanziando, sostenendo la maggior parte degli sforzi bellici ed economici: il primo in Ucraina fra l’esercito ucraino e la Russia, il secondo, cronico, ma ritornato in una fase calda pochi mesi fa in Palestina, dove i maggiori paesi europei della Nato, come Francia, Germania, Italia e Spagna, aiutano Israele, il cui esercito ha di gran lunga superato il diritto all’autodifesa dopo l’attacco di Hamas, nel momento in cui rivolge le proprie armi contro la popolazione palestinese, come denunciato da più parti.

Il gioco al massacro nel quale sarebbe caduta l’Europa e che vede la finanza internazionale come burattinaio, gli Stati Uniti e la Cina regie occulte e, attori principali per ora la Russia, l’Ucraina, Israele e l’autorità Palestinese, e l’Unione Europea che patisce maggiormente i costi e le spese della guerra senza entrare per ora direttamente nei conflitti, ma pagando un duro prezzo, voluto per necessità virtù dalle maggiori cancellerie del Vecchio Continente, e non certo sentito dalla popolazione civile che ne subisce però le conseguenze, con tutti i disordini sociali che ne conseguono negli ultimi tempi.

Il braccio di ferro a distanza fra Usa e Cina, si gioca sul tavolo europeo col confronto ora freddo fra Russia e UE che potrà deflagrare anche in guerra calda dopo le dichiarazioni del Presidente di Francia Macron nella conferenza stampa del 26 febbraio 2024 all’Eliseo di Parigi, nella quale si paventava l’invio di personale militare (ad esempio, istruttori, tecnici e sminatori) in Ucraina, come ulteriore passo nel coinvolgimento degli eserciti europei nella guerra contro la Russia, alla quale, avverso gli interessi delle stesse economie nazionali europee, sono state applicate sanzioni economiche.

I tecnocrati della finanza europea sembrano orientati verso il sostegno di Kiev a tutti i costi, come annunciato dallo spagnolo Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Europea che nei giorni scorsi ha visitato l’Ucraina per la sesta volta dallo scoppio della guerra calda tra Kiev e Mosca.

Il capo della diplomazia europea si è rivolto al Consiglio Supremo, la Rada (ossia il parlamento unicamerale dell’Ucraina) in una atmosfera di tensione, dopo il fallimento della controffensiva Ucraina e l’annuncio della nuova controffensiva russa, con la preoccupazione di un disimpegno statunitense. Il capo della diplomazia UE ha dichiarato che gli europei devono sostenere l’Ucraina “costi quel che costi”, per fare un argine contro il crescente imperialismo russo: “lo stato naturale delle cose rimane la lotta tra grandi potenze. Nel mondo di oggi, la geopolitica sta tornando in auge e la Russia non ha dimenticato la propria illusione imperiale. Ecco perché la vostra guerra è stata un campanello d’allarme per l’Unione Europea. Dal 24 febbraio 2022, questa guerra non è stata solo una questione di assistenza militare e finanziaria per la maggior parte di noi, ma è stata soprattutto una rivoluzione nella nostra mentalità… Ora dobbiamo anche cambiare l’intero quadro istituzionale dell’Unione Europea per adattarlo a questa nuova realtà geostrategica”.

L’Unione Europea col suo sogno di egemonia sovrannazionale sul Vecchio Continente, si vede presa di fatto su tre fuochi e rischia di smembrarsi, da Ovest l’egemonia statunitense soprattutto militare che vuol diventare ora anche economica, da Est l’Imperialismo della nuova Russia nazionalista dello “Zar” Putin che vuole ergersi a tutrice e paladina delle tradizioni dei popoli, della famiglia, della religione tradizionale e ovviamente dei sovranismi che fanno paura più di ogni cosa all’Unione Europea che sta vedendo cadere come un castello di carta il proprio progetto egemonico; infine, a Sud, la guerra di religione e politica nel Mediterraneo fra Israele e la Palestina che rischia di rendere una polveriera il mondo arabo e spezzare gli equilibri filo anglo – francesi venuti dopo le rivolte delle “Primavere Arabe” (2011), le ribellioni nazionaliste africane, appoggiate economicamente dalla Cina e militarmente da milizie mercenarie russe (Wagner ad esempio) contro il neo – colonialismo europeo, soprattutto francese, nel centro Africa che sembrano ai margini della grande storia, ma che sono fondamentali per gli equilibri economici europei e possono in caso di collasso transalpino, portare la Francia a chiedere la pace e il disimpegno della Nato dalla guerra in Ucraina. Per non parlare nello specifico in questa sede di una eventuale crisi petrolifera mediorientale che metterebbe a tappeto tutta l’Europa che in gran parte dovrebbe acquistare il gas sintetico statunitense.

La Cina è gli Usa, come dicevamo, sono i due grandi attori geoeconomici che muovono le fila delle crisi internazionali che si giocano su più scenari. Il loro obiettivo è il controllo economico e politico dell’isola mondo, in gran parte controllata dalla Russia (grande potenza militare come gli Usa, ma non economica) che ha nella Cina il suo maggiore alleato sia politico, sia commerciale, dove comprare i manufatti che fornivano i paesi dell’UE (in primis Germania ed Italia) che gli hanno fatto l’embargo.

Gli Usa, invece, dietro la minaccia dello scoppio di una guerra che coinvolga direttamente l’Europa, non solo stanno costringendo le cancellerie europee a finanziare Israele ed Ucraina, ma con la crisi energetica stanno inducendo l’UE ad abbandonare i motori a scoppio per quelli elettrici, portando alla fine di tutta la rete legata al comparto motoristico dove Italia, Germania e Francia sono stati sempre all’avanguardia, creando una frattura insanabile con i paesi mediorientali maggiori produttori di petrolio. Nei motori elettrici Usa e Cina sono all’avanguardia rispetto alla UE. L’ultima trovata, per avere il controllo totale da parte delle lobby capitaliste mondiali della economia degli Stati Europei, è quella di cancellare le tradizioni culinarie e spezzare il collegamento esistente tra la produzione agro-alimentare dalla terra, favorendo la produzione di cibi che sostituiscono carni, farine e verdure direttamente in laboratorio, decisione contestata dagli allevatori e dagli agricoltori in tutta Europa, come una novella rivolta vandana contro il progresso scientifico se usato contro l’essere umano. Guarda caso, guardate quali paesi sono all’avanguardia nella produzione di cibi sintetici.

In questo gioco al massacro, l’UE è un vaso di coccio fra tanti vasi di ferro, la vittima sacrificale del gioco perché designata dalle grandi potenze mondiali ad essere non solo un terreno di battaglia per un conflitto caldo globale, ma anche un mero mercato per i prodotti soprattutto Made in Usa e Made in Cina. La Russia dal canto suo per la sua grandezza territoriale, la sua posizione geopolitica e la sua potenza militare, resta il terzo incomodo fra Cina e Usa, fronteggiando gli Stati Uniti sul piano militare e cercando di bloccare eventuali tendenze autonomiste asiatiche che la Cina potrebbe promuovere nel territorio CSI. Ma, se Pechino che sorniona non si muove militarmente (aiutando però commercialmente la Russia e finanziariamente gli Usa, comprando il debito pubblico di Washington, primo acquirentedelle manifatture cinesi) potrebbe alla lunga trarre un beneficio importante dallo smembramento in più Stati dell’Impero moscovita, gli Usa, nonostante i proclami di alcuni falchi della Casa Bianca, come ha detto Luttwak in una mia intervista, devono indebolire la Russia ulteriormente, allontanandola dal Mediterraneo, senza che implodi su se stessa.

Cristiano Vignali