lunedì, Aprile 22, 2024
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Il Vicepremier Tajani: la missione che l’Italia guida nel Mar Rosso è di esclusiva autodifesa

yemen tajani

Il Vicepremier Tajani: la missione che l’Italia guida nel Mar Rosso è di esclusiva autodifesa – Dopo le polemiche sollevate ieri dai 5stelle che hanno accusato la missione europea “Aspides” guidata nel Mar Rosso dall’Italia di intenti aggressivi e guerrafondai interviene oggi il Vicepremier e titolare dela Farnesina Antonio Tajani a ripristinare la verità dei fatti chiarendo le finalità difensive della missione voluta dall’Europa per tutelare la libera navigazione civile nelle acque internazionali del Golfo di Aden.

La missione Ue Aspides in Mar Rosso ha avrà “compiti di autodifesa, cioè neutralizzazione di attacchi a mercantili scortati e di tentativi di sequestro.Ma nessun carattere preventivo”,ha chiarito infatti a Montecitorio il ministro degli Esteri,e “non verrà coinvolta in operazioni di terra”.

A Gaza “essenziale arrivare a cessate il fuoco sostenibile. L’Italia chiede una pausa prolungata e duratura delle ostilità,come chiesto anche dalle risoluzioni 2712 e 2720 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.

Yemen: Borrell preannuncia che la missione europea per garantire la navigazione nel Mar Rosso partirà il 17 febbraio – L’Unione Europea tramite il proprio responsabile degli affari esteri prende finalmente una posizione netta sulla missione per garantire la libera navigazione internazionale in Mar Rosso di fronte alle coste dello Yemen e comunica la data di avvio del pattugliamento navale che intende contrastare gli attacchi missilitici lanciati dai ribelli Houti filo-iraniani.

Gli attacchi diretti contro il naviglio mercantile occidentale – mentre le imbarcazioni russe e cinesi sono tenuti indenni da tali aggressioni terroristiche – hanno quasi dimezzato negli ultimi mesi il transito commerciale verso il Canale di Suez, con grave danno per i porti mediterranei ed in particolare italiani.

“Sono sicuro che si deciderà la creazione di una nuova missione dell’Ue e la partecipazione alle navi di ricognizione nel Mar Rosso di fronte agli attacchi degli Houthi”. Queste infatti sono state le dichiarazioni rilasciate dall l’Alto rappresentante per la politica estera euoropea Borrell al suo arrivo al Consiglio informale di Difes a Bruxelles. “Spero che il 17 di febbraio potremmo lanciare la missione”.

“Dobbiamo decidere quale Paese prenderà il comando” e dove stabilire “il quartier generale”, ha aggiunto Borrell. “Abbiamo il nome della missione:Aspides che significa protettore”, ha rivelato.

Cresce la tensione in Yemen, nuovo attacco Houthi contro nave Usa e dopo i bombardamenti angloamericani – Continua a crescere la tensione nelle acque del Mar Rosso di fronte alle coste dello Yemen – ormai quasi interdette alla navigazione commerciale – che dopo la rappresaglia missilistica angloamericana contro le basi da cui i ribelli Houthi filoiraniani bersagliano il naviglio occidentale in transito ha visto stanotte un nuovo attacco dei ribelli contro una nave mercantile a stelle e strisce.

Gli Usa infatti hanno confermato un nuovo attacco dei ribelli houthi contro una loro nave. “Non ci sono stati né feriti nè danni”,riferisce il comando centrale statunitense.

Gli Houthi hanno preso di mira una nave mercantile americana, scrive Centcom su X. L’equipaggio della nave, la Chem Ranger, “ha visto i missili colpire l’acqua vicino alla nave”, che poi ha “proseguito la sua rotta”. Gli Houthi hanno rivendicato l’attacco, avvenuto nel Golfo di Aden.

Yemen, Stati Uniti e Gran Bretagna difendono la libera navigazione nel Mar Rosso e attaccano i ribelli Houthi filo-Iranianani – In Yemen dopo lunghe settimane di abbordaggi ed attacchi contro navi commerciali in navigazione nel Mar Rosso verso lo Stretto di Suez da parte dei ribelli sciiti Houti filo-iraniani è scattato stanotte il contrattacco da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Al fine di ristabilire il libero e pacifico transito dei mercantili che attaversono il Golfo di Aden e di scongiurare la grave crisi economica e le fiammate inflazionistiche che reiverebbero da un bollo della navigazione internazionale le forze anglosassoni hanno colpito le basi terroristiche da cui sono partiti gli attacchi contro le navi in transito.

Gli Usa e la Gran Bretagna hanno attaccato infatti postazioni Houthi nello Yemen,dopo che,in supporto alla causa palestinese, i miliziani hanno sfidato il monito di non intralciare il commercio internazionale sul Mar Rosso. L’Australia fa sapere di aver dato “sostegno” ai raid.

Colpiti siti militari in diverse città controllate dagli Houthi, compresa la capitale Sanaa. Per rappresaglia contro gli Stati Uniti l’Iran ha sequestrato una petroliera della compagnia greca Empire Navigation nel Golfo di Oman,contiguo al Mar Rosso

I ribelli Houti appoggiati dall’Iran attaccano una nave maltese nel Mar Rosso al largo dello Yemen – Prosegue lo stillicidio di attacchi terroristici commessi dai ribelli Houti yemeniti appoggiati dal governo islamico dell’Iran contro navi civili in transito nel Mar Rosso a titolo di rappresaglia per i bombardamenti israelini che durano da due mesi sulla Striscia di Gaza.

Stanotte infatti una nave maltese in navigazione nel Mar Rosso al largo dello Yemen ha segnalato tre esplosioni,attribuendole a missili, e ha chiesto l’assistenza di una nave da guerra contro un nuovi attacchi.

La nave,diretta a Alessandria d’Egitto, ha rilevato le esplosioni sul lato destro, quello verso la costa yemenita. Gli Houthi, che controllano la capitale Sanaa, cannoneggiano le navi in transito, per protestare contro l’intervento israeliano a Gaza. Nel Consiglio di sicurezza Onu, l’ “ultimo avvertimento” Usa agli Houthi e la condanna cinese.

Gli Huthi (in arabo الحوثيون‎?al-Ḥūthiyyūn) sono un gruppo armato prevalentemente sciita zaydita (il gruppo annovera però anche dei sunniti[4]) dello Yemen, nato nell’ultimo decennio del XX secolo ma diventato fortemente attivo, in funzione anti-governativa, nel corso del XXI secolo. Hanno dato vita a un’organizzazione armata che si è definita Partigiani di Dio (in arabo أنصار الله‎?Anṣār Allāh) o Gioventù credente (in arabo الشباب المؤمن‎?al-Shabāb al-muʾmin).

Il loro nome deriva da quello del loro primo esponente Ḥusayn Badr al-Dīn al-Ḥūthī, ucciso dalle forze armate yemenite nel settembre del 2004.[5] Vari altri comandanti, tra cui ʿAlī al-QaṭwānīAbū HaydarʿAbbās ʿAyda e Yūsuf al-Madanī (cugino di Ḥusayn al-Ḥūthī), sono anch’essi caduti in combattimento per mano delle forze armate regolari yemenite.[6] Il padre dei fratelli Ḥūthī (Ḥusayn e Muḥammad), Badr al-Dīn al-Ḥūthī, si dice sia stato il capo spirituale del gruppo dopo la morte del figlio Muḥammad.[7]

Gli Ḥūthī appartengono alla variante sciita dell’Islam zaidita, noto anche come “Pentimani”,[25] una branca sciita presente nel solo Yemen. Assai vicini agli Imamiti che sono in maggioranza in IraqLibano e Iran, sono noti per avere posizioni giuridiche e liturgiche assai prossime a quelle della maggioranza sunnita del mondo musulmano.[26] Al contrario dei sunniti, tuttavia, essi credono nella necessità di un Imamato, che sarà legittimato solo da chi sappia guidare i fedeli per l’affermazione del proprio approccio religioso e culturale.[27]

Nel corso degli anni di rivendicazioni, gli Ḥūthī hanno sostenuto che le loro azioni sono condotte in difesa della loro comunità colpita da una sensibile e sistematica discriminazione[28] e per ottenere un miglior trattamento della loro regione (quella a nord) particolarmente povera,[29] mentre il governo di Saleh (filo-saudita, al potere dal 1978 al 2012) ha a sua volta accusato i rivoltosi dell’intenzione di rovesciare il regime al potere e di instaurare la legge islamica sciita zaydita,[28] attizzando inoltre un sentimento anti-statunitense.[30]

Il governo yemenita ha anche accusato gli Ḥūthī di avere legami con stranieri, in particolare col governo iraniano, dal momento che l’Iran è un Paese a maggioranza sciita.[31][32] Come replica, gli Ḥūthī hanno accusato il governo yemenita di essere dietro l’aggressività anti-sciita di organizzazioni terroristiche come Al Qaida e la monarchia dell’Arabia Saudita,[33][34][35] malgrado il clan di appartenenza del penultimo presidente della Repubblica ‘Ali ‘Abd Allah Saleh fosse zaydita.[3

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