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Le ricette di Chef Zio Pietro: Parmigianina di Pesce Spada

Le ricette di Chef Zio Pietro: Parmigianina di Pesce Spada – Ecco una nuova ricetta di Chef Zio Pietro, che come sempre ringraziamo per averci dato la possibilità di condividere con i nostri lettori le sue prezione ricette. Oggi vi proponiamo la Parmigianina di Pesce Spada, una delle tante le ricette che rappresentano la tradizione culinaria siciliana.

Ingredienti per 5 pezzi: 1 Melanzana tagliata a Rondelle, 80 gr di Pesce Spada Tagliato a fette, 10 Fettine di Fuor di latte o Mozzarella, Parmigiano q.b., 1 uovo, Pan grattato q.b sale e pepe q.b.

Le ricette di Chef Zio Pietro: Parmigianina di Pesce Spada: i canali social

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Chef Zio Pietro ci insegna che le ricette possono essere anche un modo per trasmettere la cultura gastronomica alle nuove generazioni.

Le ricette come questa sono fondamentali per comprendere l’amore per la cucina che Zio Pietro ci trasmette ogni giorno.

Il consiglio dello chef: “Perseveranza: se una cosa non riesce la prima volta mai perdersi d’animo: provate e riprovate ancora finché non otterrete ottimi risultati. Questo video è stato creato a scopo illustrativo per educare al modo di cucinare”.

Laparmigianina di pesce spadaè una raffinata variante siciliana della classica parmigiana di melanzane: strati dipesce spada, melanzane, salsa di pomodoro e formaggio si alternano fino a creare un piatto ricco, profumato e dal carattere decisamente mediterraneo.

Questa è una delle ricette più amate, perfetta per ogni occasione, e per chi ama il pesce spada. Scopri le ricette che possono rendere ogni pasto speciale!

Molti dei nostri lettori ci chiedono quali siano le ricette più semplici da preparare. La risposta è che tutte le ricette di Zio Pietro sono pensate per essere accessibili e deliziose.

Le ricette devono anche essere un momento di condivisione, e la parmigianina di pesce spada è perfetta da gustare in famiglia.

Nella sua cucina, Chef Zio Pietro esplora molte le ricette di pesce, ma non dimentica mai le tradizioni, creando una fusione unica.

Il pesce spada, delicato ma saporito, si sposa con la dolcezza delle melanzane e l’acidità del pomodoro, mentre il formaggio lega gli strati e completa la gratinatura. Il risultato èmorbido e succulento all’interno, dorato e leggermente croccante in superficie, con profumi di basilico, olio extravergine d’oliva e, a seconda della ricetta, pecorino o caciocavallo.

È un piatto importante ma equilibrato, nel quale il pesce rimane protagonista senza rinunciare alla golosità tipica della cucina siciliana.

Dietro il nome diChef Zio Pietroc’è la storia di un cuoco che ha trasformato una lunga esperienza nelle cucine professionali in una nuova avventura digitale. Di origini napoletane, ha trascorso circa quindici anni nella ristorazione in Germania, lavorando in ristoranti italiani e maturando un’esperienza che oggi rappresenta la base della sua attività sui social.

Dopo anni passati nelle cucine dei ristoranti, ha deciso di cambiare vita e lavoro, anche con l’obiettivo di dedicare più tempo alla famiglia e di poter trascorrere i fine settimana insieme ai propri cari. È proprio all’interno della famiglia che nasce il nome con cui sarebbe poi diventato conosciuto sul web: “Zio Pietro”, il soprannome con cui lo chiamavano le sue nipotine.

Nel giugno del 2020, quasi per passatempo, ha aperto i suoi canali social dedicati alla cucina. Nel gennaio dell’anno successivo è arrivato il primo video. Da quel momento il progetto ha iniziato a crescere, raccogliendo l’interesse di un pubblico sempre più ampio di appassionati e trasformando l’esperienza maturata nella ristorazione in un vero e proprio percorso di divulgazione gastronomica.

Zio Pietro non ama però definirsi uno chef stellato. La sua identità è quella, più semplice e concreta, di un cuoco che mette a disposizione degli altri ciò che ha imparato negli anni. Il suo obiettivo è insegnare in maniera accessibile tecniche, accorgimenti e piccoli segreti del mestiere, permettendo anche a chi cucina in casa di ottenere risultati migliori.

La sua cucina guarda soprattutto alla tradizione italiana e napoletana, con una particolare attenzione ai primi piatti, al pesce e alle preparazioni della cucina quotidiana. Nel suo repertorio trovano spazio ricette come i paccheri con pesce spada e pomodorini del Piennolo, le linguine ai frutti di mare, gli spaghetti con gamberoni, il riso patate e cozze e la carbonara, accanto a numerose altre preparazioni.

Al centro della sua filosofia c’è una parola che ritorna spesso nella sua comunicazione: perseveranza. Per Zio Pietro cucinare significa anche avere la pazienza di provare e riprovare, senza scoraggiarsi quando qualcosa non riesce al primo tentativo. È una visione della cucina concreta e popolare, fondata sull’esperienza, sulla condivisione e sulla convinzione che il buon cibo non debba essere necessariamente complicato.

Da professionista della ristorazione a divulgatore gastronomico sul web, la parabola di Chef Zio Pietro racconta così un percorso costruito non sulla ricerca dell’immagine dello chef televisivo, ma sulla volontà di condividere una passione maturata in anni di lavoro nelle cucine e di renderla accessibile a tutti.

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Alla scoperta del Castello di Pitino con una visita guidata in notturna

Alla scoperta delCastello di Pitinocon una visita guidata in notturna a San Severino Marche (MC)– Una serata dedicata alla storia, all’archeologia e all’architettura medievale, con il fascino aggiuntivo di un panorama osservato sotto il cielo stellato. È quella in programmadomenica 30 agosto, quando ilCastello di Pitinoaprirà le sue porte per una suggestiva visita guidata in notturna. Un appuntamento pensato per turisti, appassionati di storia e amanti del territorio marchigiano, che avranno l’opportunità di conoscere uno dei luoghi fortificati più interessanti dell’area maceratese.

L’iniziativa prenderà il via alleore 21e permetterà di scoprire un sito che, per posizione e caratteristiche architettoniche, ha rappresentato per secoli un importante punto strategico. Il Castello di Pitino si trova infatti su una collina a circa600 metri di altitudine, in una posizione compresa tra San Severino Marche e Treia. Da questo punto privilegiato il paesaggio marchigiano si apre in un’ampia visuale, offrendo una prospettiva che arriva daiMonti Sibillini fino al mare Adriatico e al Monte Conero.

Un luogo dalla storia antichissima

Il fascino delCastello di Pitinonon è legato esclusivamente alla sua architettura medievale. Le origini dell’area sono infatti molto più antiche e affondano nella storia della civiltà picena. Le testimonianze archeologiche rinvenute nelle necropoli circostanti documentano la presenza di insediamenti già in epoca preromana, restituendo l’immagine di un territorio frequentato e strategicamente importante ben prima della costruzione della fortificazione.

Il Castello di Pitino venne successivamente riedificato nelXIII secolo, assumendo una precisa funzione difensiva. La sua posizione consentiva infatti di controllare la valle del fiume Potenza e di sorvegliare un’ampia porzione del territorio circostante. La collocazione elevata rappresentava un importante vantaggio dal punto di vista militare, permettendo di avvistare eventuali minacce provenienti dalla valle.

Ancora oggi le strutture conservate consentono di percepire l’importanza che il complesso doveva avere nel sistema difensivo medievale del territorio.

La torre maestra e le mura medievali

Uno degli elementi più imponenti del Castello di Pitino è latorre maestra, che raggiunge un’altezza di circa 23 metri. La torre domina il paesaggio circostante e costituisce uno dei principali simboli del castello. Accanto ad essa sono ancora visibili ampi tratti delle antiche cortine murarie, caratterizzate dalla presenza di torrioni rompitratta.

Durante la visita sarà possibile osservare anche l’antica porta di accesso e gli edifici sacri inseriti all’interno del perimetro fortificato. Sono proprio questi elementi a restituire al visitatore la complessità di un insediamento che non era soltanto una struttura militare, ma un luogo nel quale si sviluppava una vera comunità.

La visita serale permetterà di apprezzare questi spazi in una prospettiva particolare. Il buio e la luce delle torce contribuiranno infatti a creare un’atmosfera diversa da quella di una normale visita diurna, rendendo ancora più suggestivi i racconti legati alle vicende del castello.

Una visita tra storia e panorami

A guidare i partecipanti saràPaola Pistoni, guida turistica abilitata della Regione Marche e del Ministero del Turismo. Nel corso della serata saranno approfondite le principali vicende storiche legate al sito, insieme alle caratteristiche architettoniche della fortificazione e agli elementi che ne testimoniano l’evoluzione nel corso dei secoli.

L’obiettivo è accompagnare i visitatori non soltanto attraverso ciò che resta materialmente del castello, ma anche alla scoperta delle storie e delle trasformazioni che hanno interessato questo angolo dell’entroterra maceratese.

Particolarmente suggestiva sarà la possibilità di osservare il territorio circostante durante le ore notturne. La posizione delCastello di Pitinooffre infatti un panorama di grande ampiezza e, nelle giornate caratterizzate da buona visibilità, permette di abbracciare con lo sguardo una parte significativa delle Marche, dalle montagne fino alla costa adriatica.

Informazioni per partecipare

Il ritrovo è previstodavanti alla porta del Castellodi Pitino alle ore 21. Il costo della visita guidata è di5 euro a persona, mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 10 anni. L’iniziativa sarà effettuata al raggiungimento di un numero minimo di 20 partecipanti.

È richiesta laprenotazione obbligatoria, da effettuare tramite WhatsApp al numero338 8007012, contattando Paola. In caso di maltempo la visita sarà annullata.

Considerato che l’itinerario prevede anche il passaggio su percorsi sterrati e che l’iniziativa si svolgerà nelle ore notturne, gli organizzatori raccomandano di indossarecalzature sportive adeguate. È inoltre consigliato portare con sé una piccola torcia o una pila elettrica, indispensabile per affrontare con maggiore sicurezza i tratti del percorso non illuminati.

Un’occasione per valorizzare il territorio

La visita guidata rappresenta anche un’opportunità per conoscere uno dei patrimoni meno conosciuti dell’entroterra maceratese. IlCastello di Pitino, con la sua posizione panoramica e le sue testimonianze medievali, racconta infatti una parte importante della storia del territorio e offre un esempio significativo di come le fortificazioni fossero strettamente legate alla conformazione geografica e alle esigenze di controllo del territorio.

L’appuntamento del 30 agosto diventa così un modo originale per avvicinarsi alla storia locale, attraverso una passeggiata serale capace di unire cultura, paesaggio e suggestioni.Alla scoperta del Castello di Pitinosignifica quindi immergersi in un luogo nel quale archeologia, architettura medievale e natura convivono, seguendo le tracce di un passato ancora oggi ben visibile tra le mura della fortificazione.

Una serata pensata per chi desidera scoprire le Marche attraverso luoghi autentici e meno conosciuti, lasciandosi accompagnare dal racconto della storia e, al termine della visita, dalla straordinaria vista notturna sul paesaggio marchigiano.

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Caldarola, truffa del finto operatore di banca: denunciato un 54enne

Caldarola (MC), truffa del finto operatore di banca: denunciato un 54enne– Una telefonata apparentemente credibile, un’operazione bancaria presentata come urgente e la richiesta di fornire le proprie credenziali. È questo lo schema alla base di una presunta truffa informatica che ha portato iCarabinieridella Stazione di Caldarolaa denunciare in stato di libertà un uomo di 54 anni, originario di Napoli, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine.

L’uomo, al termine di un’articolata attività investigativa, è stato segnalato allaProcura della Repubblica di Macerataperché ritenuto responsabile del reato di truffa aggravata, realizzata attraverso la tecnica delvishing, una particolare forma di frode che sfrutta le telefonate per ottenere dalle vittime informazioni riservate, credenziali bancarie e dati utili a effettuare operazioni finanziarie.

La vicenda ha avuto origine dalla denuncia presentata da una donna di 35 anni residente a Serrapetrona. La vittima sarebbe stata contattata telefonicamente da una persona che si è presentata come un operatore incaricato della gestione dei pagamenti digitali per conto della società Nexi.

La telefonata e il falso allarme sulla transazione

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori di Caldarola, il presunto truffatore avrebbe utilizzato un pretesto particolarmente efficace per convincere la donna a collaborare. Durante la telefonata le sarebbe stato comunicato che sul suo conto era stata registrata una presunta transazione fraudolenta del valore di4.990 euro.

L’operatore avrebbe quindi prospettato la necessità di intervenire rapidamente per annullare l’operazione e mettere al sicuro il conto. Una situazione costruita in modo da creare nella vittima un senso di urgenza e preoccupazione, spingendola ad agire senza avere il tempo di verificare autonomamente la reale provenienza della telefonata.

Convinta di parlare con un operatore legittimo, la donna avrebbe così fornito lecredenziali di accesso al proprio conto corrente bancario. Un passaggio che, nelle intenzioni della vittima, sarebbe dovuto servire a bloccare la presunta operazione sospetta, ma che avrebbe invece consentito al malfattore di accedere alle informazioni necessarie per portare a termine il raggiro.

La transazione da 4.990 euro, utilizzata come elemento per rendere credibile la telefonata, in realtà non era mai stata autorizzata dalla donna. Il vero danno economico sarebbe emerso soltanto successivamente.

Dal conto sottratti 1.660 euro

Soltanto in un secondo momento la 35enne si sarebbe infatti accorta che dal proprio conto corrente era stata sottratta indebitamente una somma complessiva di1.660 euro. A quel punto la donna ha presentato denuncia, permettendo ai Carabinieri di avviare le verifiche necessarie per ricostruire la dinamica della frode e risalire all’identità del responsabile.

L’attività investigativa condotta dai militari della Stazione diCaldarolaha richiesto l’analisi di diversi elementi. In particolare, gli investigatori hanno esaminato il traffico telefonico e seguito i movimenti relativi ai flussi finanziari collegati alla truffa.

Proprio dall’incrocio di queste informazioni sarebbe stato possibile individuare il presunto autore del raggiro. Gli accertamenti dei Carabinieri di Caldarola hanno portato infatti a un uomo di 54 anni, risultato anche essere l’intestatario dellascheda telefonica utilizzata per contattare la vittima.

Gli elementi raccolti durante le indagini hanno quindi consentito agli investigatori di identificare il presunto responsabile e di denunciarlo in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata. La posizione dell’indagato dovrà ora essere valutata dall’autorità giudiziaria nell’ambito del procedimento previsto dalla legge.

Cos’è il vishing e perché è importante prestare attenzione – le indagini dei carabinieri della Stazione di Caldarola

Il caso diCaldarolariporta l’attenzione su una modalità di truffa sempre più insidiosa: ilvishing, termine che deriva dall’unione delle parole “voice” e “phishing”. A differenza delle frodi realizzate attraverso email o messaggi, in questo caso il contatto avviene direttamente per telefono.

Il truffatore può presentarsi come dipendente di una banca, operatore di una società di servizi, addetto alla sicurezza o incaricato della gestione dei pagamenti. L’obiettivo è convincere la vittima che sia in corso un problema urgente, inducendola a comunicare dati personali, codici di accesso o informazioni bancarie.

La vicenda diCaldaroladimostra quanto possa essere importante mantenere la massima prudenza di fronte a telefonate che richiedono dati sensibili. Nessuna situazione presentata come urgente dovrebbe spingere il cittadino a comunicare telefonicamente password, credenziali o codici di sicurezza.

In caso di telefonate sospette, è sempre opportuno interrompere la conversazione e contattare direttamente la propria banca o il servizio interessato utilizzando esclusivamente i recapiti ufficiali. Anche quando l’interlocutore appare informato e utilizza un linguaggio professionale, non bisogna dare per scontata la sua identità.

L’indagine dei Carabinieri della Stazione di Caldarola rappresenta quindi un ulteriore esempio dell’importanza della denuncia. La segnalazione della vittima ha infatti consentito di avviare un’attività investigativa che, attraverso l’analisi dei dati telefonici e finanziari, ha portato all’individuazione del presunto autore della truffa.

Il caso resta ora al vaglio della magistratura, mentre l’episodio costituisce un nuovo monito per tutti gli utenti dei servizi bancari e digitali:di fronte a una telefonata che annuncia movimenti sospetti sul conto, la prudenza resta la prima forma di difesa.

Il caso diCaldarolaconferma ancora una volta quanto siano insidiose le truffe telefoniche legate ai servizi bancari e digitali. La vicenda rappresenta un monito a non fornire mai credenziali o codici personali al telefono e a verificare sempre direttamente con il proprio istituto di credito eventuali operazioni sospette.

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Appignano: una nuova opera ceramica per Porta Vittorio Emanuele II

Appignano: una nuova opera ceramica perPorta Vittorio Emanuele II, aperto ilconcorso“CeramicAppignano – Convivium”.Iscrizioni fino al 14 settembre, in palio cinque mila euro

Arte, tradizione e design si incontrano ad Appignano, tra le 60 città italiane della ceramica e tra le 5 della Regione Marche, nel nuovo concorso internazionale “CeramicAppignano – Convivium”, promosso dal Comune nell’ambito del progetto eco – museale MUDAPP – Museo Diffuso di Appignano.

Appignano: tradizione e design – Nuove tracce nel museo diffuso – i dettagli

L’iniziativa, dal titolo “Appignano: tradizione e design – Nuove tracce nel museo diffuso”, invita artisti, ceramisti e designer italiani e internazionali a ideare una nuova opera d’arte contemporanea per uno dei luoghi più significativi del borgo storico: la parete interna della Porta Vittorio Emanuele II.

“Con CeramicAppignano – Convivium vogliamo dare un nuovo spazio ad una tradizione profondamente radicata nella storia della nostra comunità – dichiara Mariano Calamita  sindaco di Appignano –. La ceramica appignanese, l’arte antica dei nostri “coccià”, è un patrimonio vivo, capace di dialogare con la contemporaneità e di proiettare il nostro territorio verso il futuro.

La nuova opera contribuirà ad arricchire l’importante itinerario museale urbano a cielo aperto già presente nel nostro Comune, un percorso fatto di opere ceramiche  che raccontano l’identità di Appignano e ne accompagnano la scoperta attraverso i suggestivi scorci del borgo. La Porta Vittorio Emanuele II diventerà una soglia ancora più forte e riconoscibile, un luogo in cui la storia di Appignano incontra la creatività degli artisti di oggi e si offre allo sguardo di cittadini e visitatori”.

Il tema scelto per questa prima edizione è “Intramoenia – Extramoenia”, una riflessione sul rapporto tra appartenenza e libertà, identità e apertura, protezione e scoperta. Al centro del progetto c’è la porta, intesa non soltanto come elemento architettonico, ma come soglia fisica e simbolica tra ciò che è noto e ciò che ancora deve essere esplorato.

La scelta del tema Intramoenia – Extramoenia ci permette di raccontare Appignano attraverso una metafora universale – sottolinea Lucia Santanatoglia assessora alla Cultura –. La porta è il luogo in cui identità e apertura non si contrappongono, ma si incontrano. Chiediamo agli artisti di interpretare questa soglia con libertà e originalità, costruendo un’opera capace di dialogare con il borgo, con la sua storia ceramica e con la comunità. Il concorso rappresenta inoltre un’importante occasione per portare sempre di più  l’arte contemporanea dentro lo spazio pubblico e dentro la vita quotidiana delle persone”.

L’opera vincitrice sarà realizzata prevalentemente in ceramica e dovrà svilupparsi su una superficie di circa 280 x 400 centimetri, coprendone almeno il 75 per cento. Il progetto dovrà essere concepito in forma modulare, attraverso più lastre o elementi distinti, così da garantire sicurezza, stabilità, durata nel tempo e facilità di installazione.

“Il concorso valorizza l’arte ceramica come una delle principali attrattive turistiche di Appignano – afferma Stefano Montecchiarini, vicesindaco e assessore al Turismo –. La nuova opera, collocata in un luogo simbolico e di passaggio come la Porta Vittorio Emanuele, arricchirà l’itinerario museale del borgo e sarà un invito a cittadini e visitatori a scoprire, attraverso la ceramica, la storia, le tradizioni,  l’enogastronoma e il  patrimonio artistico  del nostro territorio. L’obiettivo è fare dell’arte ceramica una porta d’accesso alla conoscenza più autentica e completa di Appignano, trasformando ogni opera in un’occasione di incontro, di permanenza e di nuova scoperta del territorio”.

La partecipazione è aperta, singolarmente o in gruppo, ad artisti, ceramisti e designer di ambito nazionale e internazionale che abbiano compiuto 18 anni entro la scadenza del bando. Ogni partecipante potrà presentare una sola candidatura e i progetti dovranno essere inediti e non precedentemente proposti in concorsi, premi o esposizioni pubbliche nazionali o internazionali.

La candidatura è gratuita e dovrà essere presentata online attraverso il form pubblicato sul sito del Comune di Appignano, entro le ore 12.30 del 14 settembre 2026. Alla domanda dovranno essere allegati: tre fotografie del modello in scala, realizzato nelle misure di 35 x 50 centimetri, ripreso da diversi punti di vista; una scheda descrittiva del progetto; una breve didascalia con misure, tecniche, materiali e motivazione artistica; un curriculum sintetico dell’autore o del gruppo, della lunghezza massima di 1.000 battute.

La giuria selezionerà fino a un massimo di 20 idee progettuali. Gli artisti selezionati dovranno quindi realizzare e consegnare un modellino tridimensionale in scala 1:8, prevalentemente in ceramica, entro le ore 12 del 16 ottobre 2026. I modellini saranno esposti durante LEGUMINARIA, la celebre festa popolare ed enogastronomica che unisce i piatti della tradizione contadina all’antica arte della ceramica, in programma ad Appignano dal 16 al 18 ottobre 2026. La premiazione del concorso si svolgerà sabato 17 ottobre, al primo classificato sarà assegnato un premio di 5.000 euro e dovrà realizzare l’opera entro sei mesi dalla comunicazione dell’esito.

Durante la mostra il pubblico potrà esprimere la propria preferenza attraverso una votazione popolare. L’artista vincitore del voto dei visitatori avrà la possibilità di allestire gratuitamente una mostra personale nell’ambito dell’edizione 2027 di Leguminaria.

Il bando completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito istituzionale del Comune di Appignano.

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Ancona, due interventi della Croce Gialla in tarda serata: ferita una donna di 80 anni

Ancona, due interventi della Croce Gialla in tarda serata: ferita una donna di 80 anni– Due interventi dellaCroce Gialladi Anconahanno caratterizzato la tarda serata di ieri, con i soccorritori impegnati in due distinti episodi avvenuti in città. Il primo intervento si è verificato nella zona del Passetto, dove una donna di 80 anni è rimasta ferita dopo una caduta.

Secondo quanto riferito dai presenti, l’anziana era uscita per fare una passeggiata quando, mentre percorreva la strada, sarebbe inciampata a causa delle condizioni sconnesse del marciapiede. La caduta le avrebbe provocato una probabile doppia frattura a un arto inferiore.

I soccorritori della Croce Gialla di Ancona sono intervenuti per prestare le prime cure e valutare le condizioni della donna. Considerato il tipo di trauma riportato, è stato disposto il trasferimento all’ospedale regionale di Torrette. L’anziana è stata accompagnata in pronto soccorso incodice giallo, indicativo di una situazione di media gravità.

Lite in un condominio in zona Circonvallazione

Il secondo intervento ha richiesto l’intervento della Croce Gialla di Ancona inzona via Circonvallazione, dove era stata segnalata una lite all’interno di un condominio. La situazione ha richiesto anche l’intervento delle forze dell’ordine: sul posto sono arrivate due volanti della Questura e un mezzo dell’Esercito.

I soccorritori hanno preso in carico un uomo di 72 anni, di origine straniera, che al momento dell’intervento si trovava in uno stato di agitazione. Dopo la valutazione da parte del personale sanitario, l’uomo è stato accompagnato in ospedale per ulteriori accertamenti.

Le sue condizioni, secondo le informazioni disponibili, non sarebbero risultate gravi. L’intervento si è quindi concluso con il trasferimento in ospedale, mentre le forze dell’ordine hanno provveduto a gestire la situazione all’interno del condominio e a ricostruire quanto accaduto.

Due episodi distinti che hanno visto ancora una volta impegnati i volontari e gli operatori dellaCroce Gialla di Ancona, intervenuti per garantire assistenza e soccorso in due situazioni differenti, dalla caduta accidentale di un’anziana a un episodio di agitazione seguito a una lite condominiale.

Due interventi, due situazioni differenti

La serata ha richiesto dunque un doppio intervento da parte dellaCroce Gialla di Ancona, impegnata in due contesti molto diversi tra loro. Nel primo caso, l’attenzione dei soccorritori si è concentrata sulle conseguenze di una caduta accidentale, mentre nel secondo è stato necessario intervenire in un contesto condominiale caratterizzato da una situazione di particolare agitazione.

L’episodio avvenuto al Passetto riporta anche l’attenzione sul tema della sicurezza dei percorsi pedonali. La donna stava semplicemente facendo una passeggiata quando la presenza, secondo le testimonianze raccolte sul posto, di un tratto di marciapiede sconnesso avrebbe contribuito alla caduta. Le conseguenze sono apparse subito importanti, tanto da rendere necessario il trasferimento all’ospedale di Torrette per gli accertamenti e le cure del caso.

Nel secondo intervento, invece, la presenza contemporanea delle forze dell’ordine e dei soccorritori ha permesso di gestire una situazione delicata all’interno di un condominio in zona Circonvallazione. L’uomo di 72 anni è stato affidato alle cure del personale sanitario dopo essere stato trovato in stato di agitazione. Il successivo trasferimento in ospedale è avvenuto in condizioni non gravi.

Per laCroce Gialla di Anconasi è trattato di due interventi che testimoniano ancora una volta la varietà delle richieste di soccorso che possono arrivare durante le ore serali e la necessità di garantire una presenza tempestiva sul territorio.

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Tavullia, incendio in discarica: fiamme su 400 metri quadrati

Incendio nella discarica di Tavullia PU): fiamme su 400 metri quadrati– Paura nel primo pomeriggio di ieri aTavullia, dove un incendio è divampato all’interno della discarica di rifiuti di Ca’ Asprete, nella zona di Babbucce. Le fiamme hanno interessato un’area di circa 400 metri quadrati, rendendo necessario l’intervento dei Vigili del fuoco di Pesaro.

L’allarme è scattato poco dopo le 14. La squadra deipompieriè arrivata sul posto con quattro mezzi e ha avviato immediatamente le operazioni di spegnimento. Il rogo è stato circoscritto nell’arco di circa un’ora, evitando che le fiamme potessero propagarsi ulteriormente all’interno dell’impianto.

Tavullia, Vigili del fuoco al lavoro per la bonifica

Una volta domato l’incendio, l’intervento non si è concluso. Sette unità dei Vigili del fuoco sono rimaste nell’area della discarica diTavulliaper le operazioni di bonifica e per effettuare le verifiche necessarie a escludere la presenza di eventuali focolai residui.

Sul posto è intervenuto anche il personale dell’Arpam, chiamato a svolgere gli accertamenti ambientali di competenza. Secondo quanto riportato dalla Tgr Marche, i controlli successivi non avrebbero evidenziato criticità e l’impianto avrebbe quindi ripreso la propria attività.

Restano invece da chiarire le cause dell’incendio. In base a quanto riferito da Marche Multiservizi e riportato dalla stampa locale, il rogo potrebbe essere stato provocato da un rifiuto Raee conferito erroneamente tra i materiali destinati all’indifferenziato, con l’ipotesi di una batteria al litio all’origine dell’innesco. Si tratta tuttavia di una ricostruzione che dovrà essere verificata dagli accertamenti.

L’episodio riporta l’attenzione anche sull’importanza del corretto conferimento dei rifiuti, soprattutto per quanto riguarda apparecchiature elettriche ed elettroniche e batterie, che possono rappresentare un potenziale rischio di incendio se smaltite in modo improprio.

ATavullia, dunque, l’emergenza è rientrata rapidamente grazie al tempestivo intervento dei Vigili del fuoco, mentre proseguono le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica del rogo e accertare ogni eventuale conseguenza sull’area interessata.

Controlli e sicurezza dopo l’incendio

L’incendio nella discarica diTavulliaha richiesto particolare attenzione anche nelle fasi successive allo spegnimento delle fiamme. In impianti di questo tipo, infatti, il materiale accumulato può continuare a sviluppare calore anche dopo che il rogo appare sotto controllo. Per questo motivo le squadre dei Vigili del fuoco sono rimaste sul posto per procedere alla bonifica dell’area interessata e verificare l’eventuale presenza di focolai nascosti tra i rifiuti.

L’intervento ha interessato complessivamente una superficie di circa 400 metri quadrati. La rapidità con cui le fiamme sono state circoscritte ha consentito di evitare che l’incendio potesse estendersi a una porzione più ampia dell’impianto. Particolare attenzione è stata riservata anche alle condizioni ambientali, considerata la tipologia di materiali presenti nella discarica.

La presenza dei tecniciARPAMha permesso di affiancare alle attività dei Vigili del fuoco anche le necessarie verifiche ambientali. Il monitoraggio è un passaggio importante in occasione di incendi che coinvolgono rifiuti, poiché consente di valutare eventuali ricadute sulla qualità dell’aria e sull’ambiente circostante.

Resta ora da chiarire definitivamente l’origine dell’incendio. Gli accertamenti dovranno stabilire come siano partite le fiamme e se vi siano responsabilità legate al conferimento non corretto di materiali potenzialmente pericolosi. L’episodio diTavulliariporta così l’attenzione sulla necessità di una corretta gestione dei rifiuti e, in particolare, sullo smaltimento di batterie e apparecchiature elettriche ed elettroniche.

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Le ricette di Chef Zio Pietro: piatto freddo e caldo da portare in spiaggia

Le ricette di Chef Zio Pietro: piatto freddo e caldo da portare in spiaggia 

Ecco una tra le ricette di Chef Zio Pietro, che come sempre ringraziamo per averci dato la possibilità di condividere con i nostri lettori le sue prezione ricette. Oggi vi proponiamo un piatto freddo e caldo da portare in spiaggia.

Ingredienti per 4 Persone: 400 gr di Pasta corta a piacere, 2 peperoni, 30 gr di Capperi dissalati, 100 gr di olive nere, 100 ml di Panna da Cucina, 1 Spicchio d’aglio, Pepe q.b., Parmigiano q.b., Basilico fresco q.b., Olio evo q.b.

N.B. Non tutti i forni cuociono allo stesso modo magari con il mio in 20 min i peperoni si sono cotti può darsi che con il vostro forno ci vogliono 30 min

I canali social di Chef Zio Pietro

✅ Facebook  https://m.facebook.com/chefziopietro/…

✅ Instagram  https://www.instagram.com/chefziopietro/

✅ Yiutube ✅ https://m.youtube.com/channel/UCWtZNW…

Il consiglio dello chef: “Perseveranza: se una cosa non riesce la prima volta mai perdersi d’animo: provate e riprovate ancora finché non otterrete ottimi risultati. Questo video è stato creato a scopo illustrativo per educare al modo di cucinare”.

Chi è Chef Zio Pietro: la biografia e la passione per la cucina genuina

Il successo culinario non nasce mai per caso, ma è il frutto di una dedizione profonda che si alimenta giorno dopo giorno davanti ai fornelli. Chef Zio Pietro incarna perfettamente questa filosofia di vita, rappresentando una delle figure più amate e seguite nel panorama della cucina casalinga e tradizionale sui canali digitali. Conosciuto per il suo approccio schietto, la sua simpatia travolgente e la sua straordinaria capacità di rendere semplici anche le preparazioni più elaborate, lo chef ha conquistato il cuore di migliaia di appassionati. Le ricette di Chef Zio Pietro sono seguitissime.

La sua storia culinaria affonda le radici nelle tradizioni di una volta, quando i segreti del mestiere venivano tramandati di generazione in generazione all’interno delle mura domestiche. Per Zio Pietro, cucinare non significa soltanto unire elementi diversi in un piatto, ma rappresenta un vero e proprio atto d’amore verso i propri ospiti e verso la terra. La scelta accurata delle materie prime, la valorizzazione dei prodotti stagionali e il rispetto dei tempi di cottura sono i pilastri fondamentali su cui poggia ogni sua singola creazione gastronomica.

Negli anni, la decisione di condividere il proprio sapere attraverso i video e le piattaforme social ha permesso a Chef Zio Pietro di creare una vera e propria comunidade di fedelissimi. I suoi canali non sono semplicemente una vetrina di piatti pronti, ma una vera scuola culinaria aperta a tutti, dove si impara a non avere paura degli errori. Come ama spesso ripetere lui stesso, lo sbaglio in cucina fa parte del percorso di crescita e solo insistendo si possono raggiungere traguardi eccellenti e sapori indimenticabili.

Le ricette di Chef Zio Pietro: Consigli per la corretta conservazione della pasta in spiaggia

Portare una pietanza a base di pasta corta e peperoni al mare richiede piccole accortezze fondamentali per preservarne la freshness e la consistenza originaria. Il suggerimento principale è quello di cuocere la pasta molto al dente, poiché continuerà ad assorbire l’umidità del condimento durante il tempo di riposo. Una volta scolata, passatela rapidamente sotto l’acqua fredda per bloccare la cottura e distribuite un filo d’olio extravergine per evitare che si attacchi.

Per il trasporto sotto l’ombrellone, utilizzate contenitori ermetici in vetro o plastica di buona qualità, inseriti all’interno di una borsa termica con ghiaccioli refrigeranti ben disposti. Evitate l’esposizione diretta ai raggi solari e aprite il contenitore soltanto al momento esatto del consumo, così da mantenere intatta la cremosità conferita dalla panna e il profumo del basilico fresco appena spezzettato. Buon appetito a tutti voi e buona permanenza al mare con le ricette di Chef Zio Pietro


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Corinaldo D.U.C. – Danza Urbana ed. Dieci 2.1.

D.U.C. – Danza Urbana Corinaldo ed. Dieci 2.1. Spettacoli e Incursioni performative nel Borgo di Corinaldo– L’Edizione 2026 del “D.U.C. – Danza Urbana Corinaldo ed. Dieci 2.1“, che gode del Patrocinio del Comune di Corinaldo, propone un programma articolato e vario che mette al centro il linguaggio della Danza ma anche la Musica attraverso talenti ed eccellenze che di questi linguaggi hanno fatto la propria vita e che ne condividono bellezza e passione con il pubblico.

Ospiti di ogni appuntamento gli applauditissimi performers di UDA Company Junior – Prod GDO, guidati da Ilenja Rossi, coreografa e figura di spicco della Danza Urban in Italia.

Corinaldo D.U.C. – Danza Urbana ed. Dieci 2.1.

Una Edizione, quella di “D.U.C. – Danza Urbana Corinaldo ed. Dieci 2.1″ dell’estate 2026, che anima ed illumina due luoghi emblematici del Borgo di Corinaldo, la splendida Piazza del Terreno e la sua celebre Scalinata, nervatura centrale che la attraversa.

La manifestazione si svolge dal 27 al 29 agosto 2026 con l’idea di valorizzare, abitandoli con Arti ed Artisti, i luoghi di Cultura del Borgo, il talento marchigiano e la forza della passione che ad ogni età anima chi vive di arte e creatività, per condividerne l’energia e l’emozione.

Anche questa edizione di “D.U.C. – Danza Urbana Corinaldo” sarà arricchita dalla Performance degli sbandieratori di Araba Fenice alfieri e musici di Corinaldo, l’Arte del maneggio della Bandiera dell’antica Scuola Picena, partners consolidati nel ponte di tradizione/innovazione che ogni anno disegna la programmazione presentata.

D.U.C. – Un’Occasione Unica per Scoprire la Danza Urbana

Di seguito il programma completo della manifestazione“D.U.C. – Danza Urbana Corinaldo ed. Dieci 2.1″


27 Agosto Piazza Del Terreno
19.00 Musica&Danza LAB – Scambio culturale/interregionale tra Compagnie ed Artisti
OSPITE: Compagnia Ersilia Danza – Veneto, GDO/Artisti Associati – Umbria
21.00 “DENTRO UNA CANZONE” One Man Show di Claudio Cirillo – concerto tra chitarra e voce che avvolge e coinvolge (Claudio Cirillo incontra i giovani talenti del territorio dalle 19.30 alle 20.30) con la partecipazione degli Artisti ‘D.U.C. 2026’

28 Agosto Piazza Del Terreno
18.00 CORINALDO DANCE BATTLE (sfida 2vs2 – stili misti), a cura di Paolo Frigo, con DJ set e giuria internazionale che porta l’energetico mondo urban della break dance e non solo ad animare paesaggio e architettura del Borgo
OSPITE: UDA Company Junior – Prod.GDO di Ilenja Rossi
21.30 LA PIAGGIA
Premio “Danzando la Scala” – Call coreografica dal 2023, che sfida gli artisti nell’interpretare, attraverso il linguaggio della danza, l’immagine simbolica della Scalinata, site specific emozionante e partecipato, con Testimonials di fama

29 Agosto Piazza Del Terreno
19.00 Danza LAB – laboratorio in scena con l’artista Maria Olga Palliani
21.00 ‘COLORIAMOCI DI BLU’ – GALÀ DI DANZA CLASSICA e tanto altro….
OSPITE: UDA Company Junior – Prod.GDO di Ilenja Rossi, il collettivo femminile D&A Collective, le giovani danzatrici dei docenti Mariella Strappa e Beatrice Guerri (Jesi) e Alessandra Granata (San Severino Marche).


Per informazioni:
promozione.ilgdo@gmail.com– tel. 3483410565 – 335433868

Corinaldo, in provincia di Ancona, è uno dei borghi storici più suggestivi delle Marche, noto soprattutto per la straordinaria cinta muraria medievale, tra le meglio conservate della regione. Il borgo si sviluppa su una collina e offre scorci panoramici sul paesaggio circostante, caratterizzato da campagne e dolci colline marchigiane.

Tra i simboli di Corinaldo ci sono iPortici del Comune, laPiaggia, una caratteristica scalinata di 109 gradini, e laCasa di Santa Maria Goretti, legata alla santa e martire nata nella zona. Il paese è inoltre conosciuto per le sue iniziative culturali e per gli eventi che animano il centro storico durante l’anno.

Passeggiare tra le mura, le porte e i vicoli di Corinaldo significa immergersi in un’atmosfera ricca di storia, dove architettura, tradizioni e paesaggio si incontrano. Un borgo particolarmente affascinante per chi desidera scoprire l’entroterra della provincia di Ancona.

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Grottammare, alla scoperta del patrimonio francescano

Grottammare, alla scoperta del patrimonio francescano con “Esplorando Grottammare” –Grottammaresi prepara ad accogliere una nuova iniziativa dedicata alla conoscenza del patrimonio storico e culturale della città. Sabato29 agosto, con partenza alle ore17.30 da Piazza San Pio V, si terrà“Esplorando Grottammare”, una visita guidata gratuita pensata per accompagnare cittadini e visitatori alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi del territorio.

L’appuntamento permetterà di conoscere più da vicino la storia diGrottammare, con particolare attenzione ai luoghi e ai personaggi legati alla tradizione francescana. L’itinerario comprenderà anche ilvecchio incasato, una delle zone più caratteristiche della città, offrendo ai partecipanti l’opportunità di approfondire monumenti, vicende storiche e testimonianze del passato.

L’iniziativa è promossa dall’Unione Sportiva Acli Marche APS, con la collaborazione e il contributo del Comune diGrottammare, nell’ambito del progetto“Percorsi culturali piceni – Itinerari inclusivi sulle tracce di San Francesco”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.

Grottammare e gli itinerari sulle tracce di San Francesco

Il percorso rappresenta un’occasione per osservareGrottammareattraverso una prospettiva culturale e inclusiva, valorizzando luoghi e testimonianze che raccontano il rapporto tra la città e la tradizione francescana.

La visita guidata consentirà di riscoprire angoli diGrottammarespesso conosciuti soprattutto per la loro bellezza paesaggistica, ma che custodiscono anche una significativa memoria storica. Il progetto punta infatti a promuovere una conoscenza più approfondita del patrimonio locale attraverso itinerari capaci di collegare cultura, storia e partecipazione.

La partecipazione a “Esplorando Grottammare” è gratuita, ma è necessaria la prenotazione. Per aderire occorre inviare un messaggio al numero393 9365509 entro il 28 agosto. Il numero massimo previsto è di50 partecipanti.

L’appuntamento rientra in un progetto più ampio che coinvolge nove comuni del territorio piceno:Ascoli Piceno, Venarotta, Monteprandone, Grottammare, Offida, Ripatransone, Montalto delle Marche, Montedinove e Rotella. Un percorso condiviso che punta a valorizzare il patrimonio culturale locale e a creare nuove occasioni di conoscenza e partecipazione.

PerGrottammare, l’iniziativa rappresenta quindi un ulteriore momento di promozione del territorio, attraverso una formula che unisce il valore della visita guidata alla riscoperta della storia e delle tradizioni locali. Una passeggiata tra passato e presente per conoscere una città attraverso i suoi luoghi, i suoi personaggi e le tracce lasciate dalla tradizione francescana.

L’appuntamento del 29 agosto sarà quindi un’occasione per vivereGrottammareattraverso un itinerario capace di unire storia, spiritualità e conoscenza del territorio. La presenza di una guida turistica permetterà di approfondire le vicende legate ai luoghi francescani e di scoprire particolari e testimonianze che spesso sfuggono a una visita autonoma.

Il percorso contribuirà inoltre a valorizzare il centro storico e il patrimonio culturale diGrottammare, rafforzando il legame tra comunità locale, visitatori e storia del territorio. L’iniziativa conferma così l’attenzione verso una fruizione della cultura sempre più accessibile e partecipata.

PerGrottammare, partecipare a un progetto che coinvolge diversi comuni del Piceno significa anche inserirsi in una rete di itinerari condivisi, capace di promuovere il territorio oltre i confini locali e di raccontarne identità, tradizioni e patrimonio attraverso nuove esperienze.

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Le ricette di Chef Zio Pietro: spaghetti alle vongole ai 5 pomodorini

Le ricette di Chef Zio Pietro: spaghetti alle vongole ai 5 pomodorini– Ecco una nuova ricetta di Chef Zio Pietro, che come sempre ringraziamo per averci dato la possibilità di condividere con i nostri lettori le sue prezione ricette. Oggi vi proponiamo gli spaghetti alle vongole ai 5 pomodorini.

N.B. La ricetta mostrata nel video era per 2 persone quindi raddoppiate la dose dei pomodorini per 4 persone

Ingredienti per 4 persone:400 g di Spaghetti, 10 pomodorini piccadilly, 2 Spicchi d’aglio, 800 g di Vongole, Mezzo bicchiere di vino bianco, Sale q.b., Peperoncino q.b., Prezzemolo tritato q.b.

Il consiglio dello chef: “Perseveranza: se una cosa non riesce la prima volta mai perdersi d’animo: provate e riprovate ancora finché non otterrete ottimi risultati. Questo video è stato creato a scopo illustrativo per educare al modo di cucinare”.

Le ricette di Chef Zio Pietro: spaghetti alle vongole ai 5 pomodorini

Gli spaghetti alle vongole sono un piatto a base di pasta e vongole, di origine dibattuta[1][2]. Sebbene sia diffusa la tesi per la quale si tratterebbe di pietanza di origine campana[3], stante la prima attestazione scritta nel trattato Cucina teorico-pratica del cuoco napoletano Ippolito Cavalcanti nel 1837 (vedasi a pagina 279[4]), la combinazione di pasta e bivalve si è storicamente sviluppata in modo autonomo anche in altri importanti distretti costieri e pastai[1][2], come la Sicilia, la Liguria e l’area adriatica. Il piatto è oggi diffuso in molte regioni italiane, specialmente al Sud Italia. Il termine vongola è un dialettismo napoletano diffusosi su scala nazionale tra l’Ottocento e il Novecento[3], derivante dal latino conchŭla (conchiglia), per definire sinteticamente il lupino di mare o anche il mollusco bivalve con cui analoghi piatti di pasta venivano storicamente identificati. Come molti altri piatti della cucina marittima, dello stesso piatto esistono più versioni: bianca, come in origine, e rossa.

La pasta può essere spaghettilinguine o vermicelli e va cotta al dente e poi mantecata in padella nel sauté di vongole, sfumate con vino bianco secco possibilmente. Nella variante rossa, con aggiunta di pomodori, si può completare il piatto con un po’ della dose di prezzemolo fresco tritato finemente, la cui maggior parte deve finire nella salsa assieme ai pomodori. I pomodorini, cotti e un po’ appassiti, sono comunque opzionali. È possibile condire gli spaghetti con peperoncino.

Un’evoluzione più ricca della preparazione è rappresentata dagli spaghetti allo scoglio, di origine probabilmente siciliana, che, oltre alle vongole, prevedono l’impiego di altri molluschi e crostacei, quali cozze, scampi o gamberi.

La pasta con le vongole è molto diffusa anche in Veneto, specialmente nelle zone lagunari dove vengono utilizzate le vongole di laguna, chiamate caparossoli o quelle di mare chiamate bevarasse– ” pevarasse “. Anche qui è presente sia la versione in bianco che quella con i pomodorini coltivati nelle isole della laguna.

L’ingrediente principale tradizionale dei “veri” spaghetti alle vongole è la vongola verace (Ruditapes decussatus), che non va confusa con la vongola filippina (Ruditapes philippinarum), spesso chiamata verace nei mercati del nord Italia, che è ormai quella maggiormente diffusa sul mercato, e col lupino (Chamelea gallina). La fonte della descrizione è WIKIPEDIA.

Le ricette – Le ricette – Le ricette – Le ricette –

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Controlli del territorio nel Maceratese: due denunce dei Carabinieri per aggressioni e minacce

Controlli del territorio nel Maceratese: due denunce deiCarabinieriper aggressioni e minacceControlli del territorio nel Macerateseintensificati nel corso dell’ultimo fine settimana dai Carabinieri del Comando Provinciale di Macerata, impegnati nelle attività di prevenzione e contrasto dei comportamenti che possono mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori impegnati nei servizi pubblici.

Al termine degli interventi, due persone sono state denunciate in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per episodi distinti avvenuti rispettivamente a Macerata e Civitanova Marche. I due casi hanno riguardato comportamenti violenti o minacciosi nei confronti di personale sanitario e Pubblici Ufficiali.

Aggressione al Pronto Soccorso di Macerata

Il primo episodio si è verificato aMacerata, dove i militari della Sezione Radiomobile del Nucleo Operativo e Radiomobile, nell’ambito dei controlli, hanno denunciato un 39enne del posto, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile di un episodio di violenza ai danni di personale sanitario.

L’uomo era arrivato al Pronto Soccorso dell’ospedale dopo un intervento del 118, in condizioni di forte alterazione psicofisica. Inizialmente era stato contenuto e sedato dal personale presente nella struttura.

Successivamente, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, l’uomo sarebbe riuscito a liberarsi parzialmente dalle fasce di sicurezza e avrebbe aggredito con calci e pugni il medico di guardia e due infermieri.

La situazione ha richiesto l’intervento dei militari della Sezione Radiomobile. L’equipaggio è riuscito a bloccare nuovamente il 39enne, impedendo che la situazione potesse degenerare ulteriormente e consentendo di mettere in sicurezza sia il personale sanitario sia gli altri presenti nella struttura.

L’uomo è stato quindi denunciato in stato di libertà per il reato di percosse a personale sanitario.

Civitanova Marche, minacce e insulti ai Carabinieri

Il secondo intervento si è verificato aCivitanova Marche, dove i militari dell’Aliquota Radiomobile della locale Compagnia hanno denunciato un 19enne del posto, disoccupato e con precedenti di polizia.

Il giovane aveva richiesto l’intervento dei Carabinieri a seguito di una lite avvenuta all’interno di un noto esercizio commerciale del centro cittadino, alla quale lo stesso 19enne aveva preso parte.

All’arrivo dei militari, il giovane avrebbe iniziato a rivolgere loro insulti e minacce, anche alla presenza degli altri avventori del locale. I Carabinieri hanno inoltre rilevato un evidente stato di alterazione alcolica.

Al termine degli accertamenti e dei controlli, il 19enne è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria e dovrà rispondere delle ipotesi di reato diminaccia e oltraggio a Pubblico Ufficiale.

Controlli del territorio e sicurezza nel Maceratese

I due episodi rientrano nell’attività dicontrolli del territorio nel Maceratesesvolta quotidianamente dall’Arma dei Carabinieri. L’obiettivo è garantire una presenza costante nelle diverse realtà della provincia e intervenire tempestivamente nelle situazioni che possono compromettere l’ordine pubblico e la sicurezza.

Particolare attenzione viene riservata anche alla tutela degli operatori sanitari e dei Pubblici Ufficiali, categorie che possono trovarsi a gestire situazioni di forte tensione durante lo svolgimento delle proprie mansioni.

Nel caso avvenuto a Macerata, l’intervento dei Carabinieri ha permesso di riportare rapidamente sotto controllo una situazione particolarmente delicata all’interno del Pronto Soccorso. A Civitanova Marche, invece, l’attività dei militari ha consentito di gestire un episodio nato da una lite e degenerato in minacce e insulti nei confronti degli operatori intervenuti.

L’attività di prevenzione e repressione dei reati proseguirà anche nei prossimi giorni attraverso il monitoraggio delle aree urbane e dei principali luoghi di aggregazione. Icontrolli del territorio nel Macerateserappresentano infatti uno degli strumenti attraverso cui l’Arma mira a rafforzare la sicurezza e la percezione di presenza delle istituzioni sul territorio.

Le denunce, si precisa, vengono effettuate sulla base degli elementi raccolti nell’ambito degli interventi e dei controlli, mentre la responsabilità degli indagati dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti.

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2016-2026, Sisma del Centro Italia: memoria, ricostruzione e rinascita dell’Appennino

2016-2026, Sisma del Centro Italia: memoria, ricostruzione e rinascita dell’Appennino. Guido Castelli: “La ricostruzione è un atto di giustizia verso le comunità e verso la storia di questi territori”– Sono trascorsi dieci anni dal terremoto che, nella notte del 24 agosto 2016, colpì duramente il Centro Italia. Alle 3.36 di quella notte, una scossa devastante segnò per sempre la vita di migliaia di persone, provocando 299 vittime e lasciando ferite profonde nelle comunità di Accumoli,Amatricee Arquata del Tronto.

Case, scuole, chiese, attività produttive e infrastrutture furono distrutte o gravemente danneggiate. Ma insieme agli edifici venne colpito anche il patrimonio storico, culturale e identitario di interi territori. A dieci anni di distanza, il ricordo delle vittime resta al centro di una ricostruzione che non riguarda soltanto la restituzione degli immobili, ma il futuro stesso delle comunità.

“Il decennale 2016-2026 non è soltanto una data – afferma Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016 – ma un passaggio che ci richiama alla responsabilità della memoria e alla consapevolezza che la ricostruzione non può essere soltanto un insieme di opere. Deve essere un atto di giustizia verso le comunità colpite”.

Secondo Castelli, il percorso avviato dal 2016 in questi anni ha consentito di recuperare ritardi, superare ostacoli e rafforzare la collaborazione tra le diverse istituzioni. La ricostruzione riguarda abitazioni, scuole, luoghi di culto, infrastrutture e attività produttive, ma soprattutto la possibilità per le persone di tornare a vivere e lavorare nei territori colpiti.

Il principio deldiritto a restarerappresenta infatti uno degli elementi centrali della strategia per l’Appennino centrale: consentire a chi è nato in questi luoghi di continuare a viverci, crescere i propri figli, lavorare e costruire il proprio futuro senza essere costretto ad abbandonare il territorio.

Il sisma del 2016: un ricordo indelebile. I numeri della ricostruzione

I dati del Rapporto 2026 restituiscono un quadro articolato dell’avanzamento degli interventi.

Per quanto riguarda la ricostruzione privata, le richieste di contributo presentate sono complessivamente 36.149, per un valore di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi di euro. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati.

Anche l’emergenza abitativa registra una progressiva riduzione: i nuclei familiari ancora assistiti dal 2016 sono scesi a 8.759, con una diminuzione di quasi il 40% rispetto al 2022.

La ricostruzione pubblica comprende invece 3.667 interventi, per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro. Secondo i dati del rapporto, il 98% delle opere risulta sbloccato e avviato.

Particolare attenzione è stata riservata alle scuole, con 459 interventi dal 2016 per un valore di circa 1,6 miliardi di euro. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino.

Importante anche il capitolo relativo agli edifici di culto: sono 1.276 gli interventi programmati, per un valore superiore ai 750 milioni di euro. Tra le riaperture più significative viene indicata la Basilica di San Benedetto di Norcia.

Il futuro dell’Appennino centrale

La ricostruzione non si limita tuttavia alla riparazione degli edifici. Il cosiddettoModello Appennino centralepunta a contrastare lo spopolamento e a creare nuove condizioni di sviluppo economico e sociale.

L’obiettivo è ricostruire un tessuto territoriale capace di offrire servizi, lavoro, opportunità e qualità della vita. In questa prospettiva si inserisce anche il programma Next Appennino, finanziato con 1,78 miliardi di euro del Fondo Complementare al PNRR e orientato non soltanto alla ricostruzione materiale, ma anche allo sviluppo economico, alla transizione ecologica e al potenziamento delle infrastrutture.

Secondo i dati riportati nel documento, la ricostruzione avrebbe inoltre prodotto un recupero potenziale di oltre 44 mila abitanti rispetto alle previsioni demografiche precedenti al sisma. Anche il mercato del lavoro mostra segnali positivi, con un tasso di occupazione nell’area del cratere pari al 66,1%.

Amatrice, dieci anni dopo

Tra i luoghi simbolo del terremoto c’è Amatrice, il comune maggiormente colpito nel 2016 per numero di vittime e distruzione. Oggi il centro storico e le 69 frazioni sono interessati da numerosi cantieri, mentre il percorso di ricostruzione sta progressivamente restituendo identità urbana, servizi e patrimonio culturale alla comunità.

Per la ricostruzione privata sono state presentate e accettate 1.510 domande, con 540 aggregati costituiti. Le abitazioni ricostruite e dotate di agibilità sono 247, mentre i cantieri attivati sono 828: 348 risultano completati e 480 ancora in corso.

Sul fronte pubblico sono numerosi gli interventi in corso, tra cui quelli relativi all’ospedale, al municipio e alla Chiesa di San Francesco. È stato inoltre riaperto Corso Umberto I, un passaggio importante per la viabilità e per la prosecuzione della ricostruzione nella parte nord della città.

“Dieci anni dopo, la nostra responsabilità è duplice: completare la ricostruzione e custodire la memoria delle vittime”, sottolinea Castelli. Ogni scuola riaperta, ogni chiesa restaurata, ogni strada ricostruita rappresenta, nelle parole del Commissario, un gesto concreto per restituire dignità alle persone rimaste e onorare chi non c’è più.

Il decennale del terremoto 2016-2026 diventa così non soltanto un momento di memoria, ma anche un’occasione per misurare il cammino compiuto e guardare alle sfide ancora aperte. La ricostruzione del Centro Italia resta un processo lungo e complesso, nel quale la rinascita materiale deve necessariamente accompagnarsi alla capacità di mantenere vive le comunità, il lavoro, i servizi e l’identità dell’Appennino centrale.

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Cercasi talenti ai fornelli: la trota lancia la sfida

Cercasi talenti ai fornelli: la trota lancia la sfida.Iscrizioni aperte fino al 15 settembre, finale dal vivo il 1° ottobre al Food Lab UNICAM di Camerino. In palio la Sefro Experience per due persone– Manca meno di un mese al 15 settembre, data che segna la chiusura delle adesioni al contest per talenti ai fornelli legato al progetto “La Trota e il Verdicchio”, promosso dal Comune di Sefro con il GALPA Marche. Sono invitati a mettersi in gioco con una ricetta a base di trota, appassionati di cucina, cuoche e cuochi, creator, ma anche persone comuni in cerca di un’esperienza.

Un’idea innovativa? Una proposta insolita? La ricetta della domenica? Quella che vi ha insegnato la nonna? Non ci sono limiti e nemmeno occorre essere un esperto di comunicazione social o un maestro ai fornelli. Il concorso si rivolge ad appassionati che sappiamo valorizzare la trota nel modo preferito.

Come si partecipa? Basta preparare una ricetta nella quale è protagonista la trota, raccontarla in un video di massimo due minuti, pubblicarla sui social (Instagram, Facebook, TikTok o YouTube) con l’hashtag #latrotaeilverdicchio2026 e completare l’iscrizione inviando al sito https://tipicita.bio/trotacontest26, entro il 15 settembre, il link al video precedentemente pubblicato sui social.

Il concorso è aperto a tutti i residenti in Italia, senza limiti di età, provenienza o professione: dai fornelli di casa ai professionisti, la sfida è alla portata di tutti. I tre video più votati online accederanno alla finale dal vivo, in programma il 1° ottobre al Food Lab dell’Università di Camerino e condotta da Erika Mariniello. A valutare le ricette, una giuria composta da Serena D’Alesio, Manuel Saraceno e Giovanni Caprioli, direttore del Corso di laurea in Scienze gastronomiche di UNICAM.

Per il vincitore un premio davvero speciale, la Sefro Experience per due persone, un pacchetto di relax ed esperienze uniche tra gusto e benessere nel cuore delle Marche, tra le quali un’esclusiva sessione privata di risveglio dei sensi con Barbara Migliorelli, maestra di Forest Bathing e guida ambientale e naturalistica.

In attesa del contest, la trota è già sulla cresta dell’onda! Infatti, diversi creator si sono attivati per raccontarla e offrire spunti e idee ai partecipanti: da Ilaria Cappellacci a Thomas Montecchi, passando per Nadia Stacchiotti con i suoi «Racconti Marche», fino ad Erika Mariniello e Manuel Saraceno che stanno portando in scena luoghi e sapori legati a questa prelibata specie ittica.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Sefro, con il cofinanziamento del GALPA Marche nell’ambito del programma FEAMPA.

La trota protagonista tra gusto, territorio e creatività

Il contest rappresenta un’occasione per valorizzarela trota, Sefro e le eccellenze gastronomiche delle Marche.La trotadiventa infatti il punto di partenza per raccontare una cucina capace di unire tradizione e creatività, attraverso ricette originali, abbinamenti insoliti e interpretazioni personali.

Attraverso il contest,la trotanon è soltanto un ingrediente, ma diventa uno strumento per promuovere il territorio e le sue peculiarità. L’iniziativa invita appassionati e professionisti a sperimentare ai fornelli, dimostrando quantola trotapossa essere versatile e adatta a preparazioni differenti. C’è ancora tempo, quindi, per raccogliere la sfida e trasformarela trotanella protagonista di una ricetta capace di conquistare il pubblico e la giuria.

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Marche

Sisma del Centro Italia, dieci anni dopo: il ricordo dei Vigili del fuoco

Sisma del Centro Italia, dieci anni dopo: il ricordo dei Vigili del fuoco24 agosto 2016 – 24 agosto 2026.Sono trascorsi dieci anni dalterremotoche nella notte del 24 agosto 2016 colpì duramente il Centro Italia, lasciando una ferita profonda nei territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Un anniversario che non rappresenta soltanto una ricorrenza, ma un momento per ricordare le vittime, le comunità colpite e tutti coloro che, fin dalle prime ore, hanno lavorato per portare soccorso e assistenza.

Tra i protagonisti di quei giorni ci sono stati iVigili del fuoco, impegnati senza sosta nelle operazioni di ricerca e soccorso. Squadre provenienti da diverse regioni italiane raggiunsero immediatamente le aree maggiormente devastate, lavorando tra macerie, edifici pericolanti e strade spesso difficili da percorrere.

Dieci anni di vicinanza alle popolazioni

Il terremoto del 24 agosto 2016 cambiò profondamente il volto di numerosi comuni del Centro Italia.Amatrice, Accumoli e Arquata del Trontofurono tra i territori maggiormente colpiti dalla prima, violentissima scossa, ma la sequenza sismica proseguì nei mesi successivi, provocando ulteriori distruzioni e aggravando una situazione già drammatica.

Per i Vigili del fuoco quei giorni segnarono l’inizio di un impegno destinato a durare a lungo. Non soltanto il soccorso immediato, ma anche la messa in sicurezza degli edifici, il recupero dei beni dalle abitazioni danneggiate, le verifiche sulle strutture e le numerose attività necessarie per accompagnare le comunità nella fase successiva all’emergenza.

A dieci anni di distanza, il ricordo di quella tragedia rimane quindi profondamente legato alle immagini dei soccorritori impegnati tra le macerie e alle storie delle persone che cercavano disperatamente i propri familiari.

Il ricordo delle vittime

L’anniversario delsisma del Centro Italiaporta con sé emozioni contrastanti. Da una parte c’è la memoria delle tante vite salvate grazie al lavoro dei soccorritori; dall’altra rimane il dolore per coloro che non riuscirono a sopravvivere.

Ogni intervento di soccorso ha rappresentato una corsa contro il tempo. Dietro ogni ricerca tra le macerie c’era una famiglia che aspettava notizie, una comunità sospesa nella speranza. Per questo, a distanza di dieci anni, il ricordo dei Vigili del fuoco non riguarda soltanto le operazioni tecniche, ma soprattutto le persone incontrate durante quei momenti drammatici.

La forza delle comunità del Centro Italia

Il terremoto ha lasciato ferite profonde, ma ha mostrato anche la capacità delle popolazioni colpite di reagire e guardare avanti. In questi dieci anni cittadini, amministrazioni, volontari, forze dell’ordine e soccorritori hanno contribuito, ciascuno con il proprio ruolo, a mantenere viva la speranza di una ricostruzione.

La storia delsisma del Centro Italiaè dunque anche una storia di solidarietà. È il racconto di comunità che hanno dovuto affrontare la perdita delle proprie case, dei propri luoghi di riferimento e, in molti casi, delle persone care, senza rinunciare alla volontà di ricominciare.

A dieci anni dal24 agosto 2016, il pensiero va soprattutto alle vittime e ai loro familiari. Ma va anche a tutti gli uomini e le donne che, in quei giorni e negli anni successivi, hanno lavorato per aiutare le popolazioni terremotate.

IVigili del fuoco, ancora oggi, ricordano quei dieci anni attraverso la memoria di ogni intervento, di ogni vita salvata e di ogni persona che non è stato possibile riportare ai propri cari. Un ricordo fatto di emozione, dolore e rispetto, ma anche della consapevolezza di essere stati accanto alle comunità del Centro Italia nel momento più difficile.

Dieci anni dopo, quelle macerie non sono soltanto una memoria del passato: rappresentano il monito a non dimenticare e la testimonianza della dignità con cui intere comunità hanno scelto di rialzarsi.

Il ricordo del sisma del Centro Italia

A dieci anni di distanza, ilsisma del Centro Italiacontinua a vivere nella memoria di chi ha perso una persona cara, una casa o un luogo simbolo della propria vita. Ilsisma del Centro Italianon è stato soltanto un evento naturale devastante, ma una frattura che ha modificato profondamente la quotidianità di intere comunità.

Ricordare ilsisma del Centro Italiasignifica anche rendere omaggio a quanti hanno contribuito ai soccorsi e alla gestione dell’emergenza. Significa ricordare i Vigili del fuoco, i volontari, gli operatori sanitari e tutti coloro che hanno lavorato senza sosta nelle ore più difficili. Ilsisma del Centro Italiaresta così una pagina dolorosa della storia recente italiana, ma anche una testimonianza della solidarietà e della capacità di reagire delle popolazioni colpite.

A dieci anni dalsisma del Centro Italia, mantenere viva la memoria significa guardare al futuro senza dimenticare ciò che è accaduto.

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Le ricette di Chef Zio Pietro: polpo ubriaco

Le ricette di Chef Zio Pietro: polpo ubriaco – Ecco una delle più gustose tra le ricette di Chef Zio Pietro, che come sempre ringraziamo per averci dato la possibilità di condividere con i nostri lettori le sue prezione ricette. Oggi vi proponiamo il polpo ubriaco.

Ingredienti per 4 Persone:400 gr di Spaghetti trafilati ✅ 75 cl di Vino Rosso ✅ 1 Kg di Polpo ✅ 1 Peperoncino q.b. Prezzemolo fresco q.b. ✅ 500 gr di Pomodorini Ciliegino ✅ Trito di Sedano,Cipolla,Carota ✅ 1 Cucchiaio di Concentrato di Pomodoro ✅ Sale q.b.✅ Olio evo q.b.✅

Il consiglio dello chef: “Perseveranza: se una cosa non riesce la prima volta mai perdersi d’animo: provate e riprovate ancora le ricette finché non otterrete ottimi risultati. Questo video è stato creato a scopo illustrativo per educare al modo di cucinare”.

Ilpolpo ubriaco(noto in Toscana come“ir porpo briao”) è un secondo piatto di mare tradizionale dellacucina livornese, caratterizzato da unacottura lenta del polpo direttamente nelvino rosso corposoe nel pomodoro. Durante la preparazione, i tessuti del mollusco assorbono il vino e rilasciano i propri succhi, creando un sugo ristretto, cremoso, dal sapore intenso e mediterraneo. Il risultato finale è una carne straordinariamente morbida, tanto da sembrare “burro”, ideale da servire calda con fette di pane toscano tostato o come ricco condimento per gli spaghetti.

Il Profilo del Piatto

  • Consistenza:Il polpo risulta tenerissimo grazie alla lunga cottura in umido nei suoi stessi liquidi e nel vino.
  • Gusto:Un perfetto equilibrio tra la sapidità del mare, l’acidità dolce del pomodoro e la struttura aromatica e robusta del vino rosso.
  • Colore:Il sugo d’accompagnamento assume una tonalità rosso scuro, densa e invitante.

Ingredienti Principali

  • Polpo fresco o decongelato:Tagliato a pezzi non troppo piccoli. Il decongelamento preventivo aiuta a rompere le fibre, rendendolo più morbido.
  • Vino rosso:Rigorosamente di buona qualità e corposo (come un Bolgheri Rosso o un Chianti). Il rapporto tipico è di circa mezza bottiglia (o più) per chilo di polpo.
  • Base aromatica:Aglio, cipolla, peperoncino fresco e foglie di alloro.
  • Pomodoro:Concentrato di pomodoro o passata per legare il fondo di cottura.
  • Finitura:Una generosa manciata di prezzemolo fresco tritato alla fine.

Il Segreto della Preparazione

Secondo la tradizione livornese, il polpo“cuoce nella sua stessa acqua”. Dopo aver fatto rosolare gli aromi in un filo d’olio extravergine d’oliva, si aggiunge il polpo a pezzi. Si sfuma immediatamente con il vino rosso e si lascia evaporare la parte alcolica. Successivamente si unisce il pomodoro, si copre con un coperchio e si prosegue afuoco bassissimo per circa 50-90 minuti. Non serve aggiungere acqua o sale, poiché il polpo rilascerà già la sua naturale sapidità marina.

Trale ricettepiù amate e identitarie della tradizione marinara toscana, il polpo ubriaco occupa senza dubbio un posto d’onore. Questo piatto unisce la sapidità del mare alla struttura robusta del vino rosso, trasformando un ingrediente semplice in un secondo da veri intenditori. Se stai collezionandole ricettetradizionali capaci di stupire gli ospiti con il minimo sforzo, questa preparazione lenta e profumata non può assolutamente mancare nel tuo ricettario personale.

La cucina italiana è ricca di segreti, e la costa toscana ne custodisce uno straordinario. Il polpo ubriaco fa parte di quel gruppo di piatti in cui il tempo lavora al posto dello chef. Aggiornando la nostra sezione dedicata ai secondi di mare, ci siamo resi conto chele ricettea cottura lenta sono quelle che riscuotono sempre il successo maggiore. Scegliere ingredienti di prima qualità, come un buon vino rosso corposo, è l’unico vero trucco per replicare a casale ricetteche hanno fatto la storia delle nostre osterie.

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Marche

Ora di religione: la saltano in tanti anche nelle Marche

Ora di religione: la saltano in tanti anche nelle Marche

Ancona- Anche se le scuole sono chiuse per il periodo di vacanza estivo, ci occupiamo di una tematica importante, non solo in ambito scolastico ma anche sociale e culturale. Quantisonogli studenti in Italia che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica a scuola? E che dati ci sono relativamente le Marche e le sue province?

Questo fenomeno, che potrebbe sembrare solo un numero, ha radici profonde che meritano di essere esplorate. La scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione non è solo una questione di preferenze individuali, ma riflette anche cambiamenti più ampi nella società e nei valori delle famiglie. Molti genitori oggi si interrogano sull’importanza di insegnamenti religiosi in un contesto scolastico sempre più laico e inclusivo. Le scuole italiane, storicamente legate alla tradizione cattolica, si trovano ad affrontare un’era in cui la diversità culturale e religiosa è in aumento, portando a una maggiore riflessione su quali valori trasmettere alle nuove generazioni.

Le statistiche possono variare significativamente tra diverse aree del paese, e questo solleva interrogativi sull’influenza delle tradizioni locali e delle convinzioni personali. Ad esempio, in alcune comunità più conservatrici, l’insegnamento della religione è visto come un valore fondamentale, mentre in altre, l’approccio è più aperto e tollerante nei confronti di diverse fedi e credenze.

È interessante notare come le differenze tra le province marchigiane possano riflettere non solo scelte educative, ma anche atteggiamenti culturali. Ad esempio, nelle aree urbane come Ancona e Pesaro, il tasso di studenti che non partecipano all’ora di religione è significativamente più alto rispetto alle province più rurali. Questo potrebbe suggerire una maggiore esposizione a idee laiche e una diversità culturale più ampia nelle città maggiori.

Il Ruolo della Religione nella Società Contemporanea

In queste regioni del Sud Italia, il forte attaccamento all’insegnamento religioso potrebbe essere legato a una tradizione culturale e sociale che considera la religione un elemento centrale della vita quotidiana. Le feste religiose, le celebrazioni e le pratiche devozionali sono radicate nell’identità locale e contribuiscono a mantenere viva questa connessione con la religione.

Alcuni esperti ritengono che questa evoluzione verso un’educazione più inclusiva potrebbe anche favorire la partecipazione attiva degli studenti nell’ora di religione che non dovrebbe essere qualificata a vantaggio di una sola fede seppur maggioritaria. Altri propendono da tempo per l’abolizione stessa di quell’ora: secondo chi sostiene questa tesi ci sarebbe una maggiore curiosità e un dialogo aperto senza l’obbligo di scegliere o rigettare per forza l’insegnamento di un un culto specifico. In conclusione, il futuro dell’insegnamento della religione nelle scuole marchigiane, e in Italia in generale sembra segnato ed è impossibile un ritorno al passato (anni ’90) quando a scegliere l’ora di religione cattolica erano il 93% degli studenti italiani.

Le statistiche sui capoluoghi marchigiani evidenziano un quadro complesso. Ad esempio, Urbino, con una percentuale così alta di studenti che non si avvalgono dell’ora di religione, potrebbe essere un indicatore di un ambiente educativo che promuove il pensiero critico e l’apertura mentale. Le scuole potrebbero incoraggiare gli studenti a esplorare una varietà di religioni e filosofie, portando a una maggiore consapevolezza e tolleranza verso le differenze.

Il fatto che nelle scuole professionali si registri un tasso così elevato di studenti che non partecipano all’insegnamento della religione potrebbe suggerire una maggiore attenzione verso la formazione e il futuro professionale piuttosto che verso l’educazione religiosa. Questo è un fenomeno interessante da monitorare, poiché indica un cambiamento nei valori e nelle priorità degli studenti e delle loro famiglie.

La diminuzione della popolazione studentesca complessiva è un’altra tendenza da considerare. Con sempre meno studenti nelle scuole, è fondamentale riflettere su come questo impatti sulle scelte educative e sulla disponibilità di corsi, inclusi quelli legati alla religione. Questa diminuzione potrebbe portare a una maggiore competitività tra le scuole per attirare studenti, e quindi potrebbe influenzare anche l’insegnamento della religione.

La percezione che l’insegnamento della religione non sia più rilevante può derivare anche da un cambiamento nei valori sociali. In una società sempre più multicultural e diversificata, molti giovani si sentono più a loro agio ad esplorare le loro credenze e spiritualità al di fuori delle mura scolastiche, preferendo forme di apprendimento più personali e informali. Questo porta a un allontanamento dall’educazione religiosa tradizionale, che potrebbe non rispondere più alle esigenze di una nuova generazione.

Secondo molti, in questo contesto, è essenziale che le scuole e gli educatori riflettano su come adattare i propri curricula per rispondere a queste nuove esigenze e aspettative. Potrebbero essere esplorati approcci alternativi per l’insegnamento della religione, che includano la discussione di diverse religioni e filosofie di vita, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla religione cattolica. Questo potrebbe contribuire a creare un ambiente di apprendimento più inclusivo e rispettoso delle differenze.

 Il dato nazionale racconta di numeri in aumento che diventano il 18,2% nell’anno più recente di cui i dati sono disponibili ovvero1,39 milioni gli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, su una popolazione scolastica complessiva di circa 7,66 milioni —secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Nelle Marche sono il 16,36%della popolazione scolastica. La regione al primo posto in questa classifica è la Valle D’Aosta (34,46%) seguita subito da Emilia Romagna, Toscana (30,6%) e Liguria (30,1%).

Al contrario le regioni ancora più ancorate all’insegnamento cattolico scolastico sono al Sud dove i numeri di chi non aderisce non sono alti: Basilicata (3,26%), Campania (3,72%), Puglia (4,31%) e Sicilia (4,61%).

Ma tornando alla regione Marche possiamo suddividere i numeri anche per province.Nella provincia di Pesaro/Urbino sono al 17,8%. Ad Ancona il 17,1%, a Macerata il 16,5%, a Fermo il 17,4% mentre in controtendenza nella provincia di Ascoli Piceno sono il 10,7%. Tra i capoluoghi e i centri principali della regione svetta Urbino con il 23,2%. Segue Ancona con il 22,6% e Pesaro con 20,36%. Poi secondo l’ordine numerico seguono Senigallia (17,4%), Fermo (16,6%), Macerata (15,3%), Civitanova Marche (14,99%), Fano (11,6%), San Benedetto del Tronto (11,5%) e Ascoli Piceno (8,3%).

I dati mostrano che il diniego a partecipare all’ora di religione cresce esponenzialmente con l’età e raggiunge il picco con gli Istituti Professionali dove si sfiora il 30%di non avvalenti. Analizzando dati a livello comunali si sono già verificati dei “sorpassi laici” in un certo senso: Monfalcone ( 57,48%), Pinerolo ( 54,66%) e Firenze (50,85%). Altri sei Comuni mostrano percentuali superiori al 45%: Sesto Fiorentino,( 49,56%), Lugo ( 49,11%), Bologna (46,92%), Casalecchio di Reno ( 46,86%), Aosta (46,50%) e Scandicci (45,29%).

 A livello nazionale L’aumento è di 42mila studenti, dato ancora più significativo a fronte del calo di 120mila unità della popolazione studentesca complessiva. Una tendenza che, se confermata anche nei prossimi anni, vedrà sempre meno adesioni all’insegnamento facoltativo della religione cattolica.

i numeri – superiori al numero di fedeli di altre religioni presenti – mostrano in maniera chiara una disaffezione crescente verso l’insegnamento cattolico nelle scuole, che evidentemente non viene più ritenuto utile e necessario da molti ragazzi e dalle loro famiglie che decidono autonomamente l’eventuale approfondimento religioso o se seguire o meno pratiche devozionali.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

Foto diStockSnapdaPixabay

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San Benedetto del Tronto, bilancio della Guardia Costiera

San Benedetto del Tronto, bilancio dellaGuardia Costieranel periodo clou dell’estate. Circa 1.500 controlli effettuati nell’ambito dell’operazione “Mare e Laghi Sicuri 2026”. Oltre 70 militari impegnati durante il weekend di Ferragosto. La sicurezza a San Benedetto è fondamentale.– Nel momento di massimo afflusso turistico e diportistico lungo le coste, la Capitaneria di porto di San Benedetto del Tronto, unitamente agli Uffici Marittimi dipendenti di Porto San Giorgio e Cupra Marittima, ha intensificato i presidi e i controlli lungo l’intero territorio di competenza, circa 51 km di litorale che comprende le province di Ascoli e di Fermo.

L’attività quotidiana delle donne e degli uomini della Guardia Costiera è stata rivolta in primo luogo alla salvaguardia della vita umana in mare, alla sicurezza e al regolare svolgimento delle attività ricreative e produttive, nonché alla tutela dell’ambiente marino e delle risorse ittiche.

La Guardia Costiera a San Benedetto continua a lavorare per la sicurezza, assicurando un servizio efficace e tempestivo. Nel quadro dell’operazione estiva “Mare e Laghi Sicuri 2026”, nel corso della stagione balneare sono stati sinora effettuati circa 1.500 controlli. Un’attività capillare, finalizzata soprattutto alla prevenzione degli incidenti e alla sensibilizzazione di bagnanti, diportisti e operatori del settore.

Importanza della sicurezza a San Benedetto

Proseguendo con i controlli, è emersa l’importanza della vigilanza nelle acque di San Benedetto per garantire la sicurezza di tutti.

Il costante monitoraggio ha comunque consentito di accertare alcune irregolarità. Tra queste, il transito e l’ormeggio di unità da diporto in aree vietate o interdette alla navigazione, l’assenza a bordo delle previste dotazioni di sicurezza e la mancanza della documentazione obbligatoria.

Particolare attenzione è stata inoltre dedicata agli stabilimenti balneari. I controlli effettuati quotidianamente lungo le spiagge hanno evidenziato, in alcuni casi, carenze o la mancata predisposizione dei presidi e delle dotazioni di primo soccorso, oltre all’assenza ingiustificata, seppur in isolate occasioni, del personale preposto al servizio di salvataggio.

L’impegno della Guardia Costiera per la sicurezza di San Benedetto del Tronto si sta rivelando di enorme importanza. Nel contesto della filiera della pesca, il controllo a San Benedetto è vitale anche per mantenere alti standard di qualità e sicurezza del pescato.

A seguito anche di specifiche segnalazioni, sono state effettuate verifiche sul posizionamento e sulla sosta non autorizzata di piccole unità, come pattini, canoe e altri natanti, su tratti di spiaggia libera. Gli interventi hanno consentito di ripristinare, nei casi accertati, la piena fruibilità degli arenili da parte del pubblico.

Le operazioni di vigilanza sono state particolarmente attive a San Benedetto, dove l’afflusso di turisti ha richiesto un forte impegno della Guardia Costiera.

Non sono mancati, infine, i controlli sulla filiera della pesca e sul pescato, dalla fase della cattura fino alla somministrazione, con l’obiettivo di tutelare la salute dei consumatori, garantire il rispetto delle normative e assicurare condizioni di leale concorrenza tra gli operatori.

È questo, in sintesi, il bilancio dell’intensa attività svolta dalla Guardia Costiera durante la prima metà del mese di agosto, caratterizzato da un significativo afflusso di turisti e diportisti e da un conseguente incremento delle attività di vigilanza. Nel solo weekend di Ferragosto sono stati complessivamente oltre 70 i militari impegnati nei servizi di controllo e pattugliamento. Nello stesso periodo, anche grazie all’attività di prevenzione e sensibilizzazione e alla capillare presenza in mare e lungo il litorale della Guardia Costiera, non sono stati registrati incidenti.

L’attività della Capitaneria di porto proseguirà anche nelle prossime settimane con una presenza capillare lungo tutto il litorale di competenza, attraverso pattugliamenti via mare e via terra. La Guardia Costiera garantirà inoltre l’operatività 24 ore su 24, assicurando la costante vigilanza della costa e la pronta capacità di intervento in caso di segnalazioni o emergenze in mare, con conseguente aumento di percezione del senso di sicurezza.

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Marche

Divieti trasferta Ascoli, scatta la protesta politica

Divieti trasferta Ascoli, scatta la protesta politica. Antonini scrive al Ministro Piantedosi: “Basta misure indiscriminate”– Un duro atto di accusa contro quella che viene definita “la logica del divieto generalizzato”.Andrea Maria Antonini, Consigliere della Regione Marche e Presidente della II Commissione Consiliare Permanente, ha preso carta e penna per inviare una lettera ufficiale e urgente al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Al centro della missiva, il profondo senso di amarezza e la viva preoccupazione per i continui provvedimenti restrittivi che stanno colpendo la tifoseria dell’Ascoli Calcio in occasione delle partite esterne circa i divieti trasferta.

Un copione che si ripete

Divieti trasferta e il loro impatto sulla tifoseria

Secondo quanto denunciato dall’esponente politico marchigiano circa i divieti trasferta, le limitazioni dell’ultimo periodo sembrano aver assunto un carattere sistematico e preventivo. Nella lettera vengono richiamati i divieti totali già applicati durante le fasi calde della scorsa stagione, in particolare per la semifinale contro il Catania e la finale play-off contro il Brescia, a cui si sono aggiunte le pesanti restrizioni per la recente gara di Coppa Italia disputata a Genova.

L’ultimo capitolo di questa striscia di divieti trasferta riguarda l’imminente esordio nel campionato di Serie B allo stadio “Bentegodi” contro il Verona. La Prefettura scaligera ha infatti disposto il divieto di vendita dei biglietti ai residenti non solo della provincia di Ascoli Piceno, ma anche di Fermo, Macerata e Teramo.

“Colpita una platea di cittadini onesti”

Per il Consigliere regionale, un blocco territoriale così esteso si traduce in una “misura generalizzata e indiscriminata”.

“Un simile provvedimento finisce per colpire non già singoli soggetti responsabili di eventuali condotte illecite, bensì un’intera platea di cittadini, famiglie e sportivi corretti, del tutto estranei a comportamenti violenti”, si legge nel testo inviato al Viminale.

La critica mossa alle autorità di pubblica sicurezza circa i divieti trasferta punta il dito contro la “rinuncia preventiva” a sistemi di controllo più mirati. Secondo Antonini, l’attuale impostazione penalizza ingiustamente un intero territorio caratterizzato da una passione sportiva storicamente corretta e composta.

La proposta: digitalizzazione e controlli mirati

Pur ribadendo il totale rispetto per l’operato delle forze dell’ordine e per la complessità della gestione dell’ordine pubblico, il documento sollecita un immediato cambio di rotta ai tavoli tecnici nazionali.

La via d’uscita indicata dalla Regione Marche per superare l’era dei settori ospiti chiusi prevede il potenziamento di strumenti alternativi e selettivi:

  • Il rigoroso utilizzo deisistemi di fidelizzazione(tessere del tifoso).
  • L’implementazione dicontrolli mirati e preventivisui singoli individui.
  • L’isolamento dellesingole responsabilitàpenali, senza pregiudicare la collettività.

Divieti trasferta, l’obiettivo dichiarato è ripristinare il necessario equilibrio tra la tutela della sicurezza pubblica e il sacrosanto diritto dei cittadini di partecipare liberamente alla vita sportiva del Paese. Ora la palla passa al Ministro Piantedosi, da cui il territorio marchigiano attende un segnale di apertura.

Una riflessione necessaria oltre il caso Ascoli
La vicenda sollevata dall’interrogazione al Ministro Piantedosi riapre un dibattito mai sopito nel calcio italiano: la gestione della sicurezza negli stadi attraverso la scorciatoia dei divieti. Se da un lato l’incolumità pubblica resta la priorità assoluta, dall’altro la tendenza a blindare interi settori rischia di desertificare gli impianti sportivi, allontanando le famiglie. La sfida lanciata da Ascoli Piceno è chiara: dimostrare che, grazie alle moderne tecnologie di tracciamento dei biglietti, è possibile colpire i violenti senza spegnere la passione dei tifosi perbene.



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Marche

Crisi idrica nel Pesarese, Marta Ruggeri: “A Ferragosto rubinetti a secco, Tiviroli si dimetta”

Crisi idrica nel Pesarese,Marta Ruggeri: «A Ferragosto rubinetti a secco, Tiviroli si dimetta»La crisi idrica torna al centro del dibattito politico nel Pesarese dopo l’interruzione dell’erogazione dell’acqua che a Ferragosto ha interessato Pesaro, Montelabbate, Vallefoglia e Tavullia.A puntare il dito contro la gestione del servizio è Marta Ruggeri, capogruppo in Consiglio regionale e coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle, che chiede le dimissioni dell’amministratore delegato di Marche Multiservizi, Mauro Tiviroli, e torna a rivendicare una gestione realmente pubblica della risorsa idrica.

L’emergenza si è verificata il 15 agosto, quando una seconda rottura dell’acquedotto provinciale, nella zona di Bellocchi di Fano, ha reso necessaria la sospensione dell’erogazione dell’acqua. Si è trattato del secondo guasto nel giro di meno di 24 ore: il primo era stato riparato senza interrompere il servizio, mentre il secondo ha avuto conseguenze più estese, interessando diversi comuni del territorio. Marche Multiservizi ha attivato le proprie squadre per il ripristino della rete e sono state predisposte anche autobotti per garantire l’approvvigionamento.

L’episodio della crisi idrica ha riacceso una discussione che nel Pesarese va ben oltre il singolo guasto. Lacrisi idrica, secondo Ruggeri, sarebbe infatti il sintomo di una fragilità strutturale che richiederebbe interventi di lungo periodo sulle reti, sugli invasi e sulla gestione complessiva della risorsa.

Crisi idrica, Ruggeri: «A Ferragosto un disservizio inaccettabile»

«I rubinetti a secco nel pesarese proprio nei giorni di Ferragosto non sono frutto della sfortuna o della semplice siccità, ma rappresentano l’ennesimo fallimento di una gestione aziendale da anni inadeguata», sostiene Marta Ruggeri.

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle chiede quindi le dimissioni immediate diMauro Tiviroli, amministratore delegato di Marche Multiservizi, società che gestisce il servizio idrico integrato in una parte significativa del territorio provinciale.

La richiesta arriva dopo una giornata particolarmente difficile per migliaia di cittadini a causa della crisi idrica, costretti a fare i conti con l’interruzione dell’acqua proprio durante il periodo di Ferragosto. Il problema non ha riguardato soltanto le abitazioni private, ma potenzialmente anche attività commerciali, strutture ricettive e servizi che, durante la stagione estiva, dipendono in maniera ancora più evidente dalla continuità dell’approvvigionamento idrico.

La doppia rottura dell’acquedotto ha dunque trasformato un problema tecnico in una questione politica. E lacrisi idricaè tornata a essere uno degli argomenti principali del confronto tra maggioranza e opposizione.

Dalla rottura delle tubature alla fragilità della rete

L’interruzione di Ferragosto, secondo quanto comunicato dalla società, è stata provocata dalla rottura di una condotta nella zona di Bellocchi di Fano. Il guasto è stato definito importante e ha richiesto diverse ore di intervento da parte delle squadre tecniche. Nel frattempo sono state predisposte autobotti per consentire alla popolazione di procurarsi l’acqua necessaria.

Un guasto, dunque, non equivale automaticamente alla prova di una gestione inefficiente. Le reti idriche, soprattutto quelle estese su territori vasti e caratterizzati da infrastrutture di diversa età, sono esposte a rotture e malfunzionamenti.

Il punto politico sollevato da Ruggeri è però diverso:quanto è resiliente la rete di fronte a eventi di questo tipo e quanto si sta investendo per ridurre il rischio di nuove interruzioni?

È proprio su questo terreno che la crisi idrica diventa una questione strutturale.

Il Movimento 5 Stelle sostiene che gli utili prodotti dalle società che gestiscono servizi essenziali dovrebbero essere destinati prioritariamente alla manutenzione e al potenziamento delle infrastrutture, anziché essere distribuiti ai soci.

Una posizione che Ruggeri sintetizza con una richiesta precisa: «Gli utili vadano investiti nelle reti e nella qualità del servizio, non distribuiti ai privati».

Marche Multiservizi, gli investimenti e il nodo dei dividendi

Sul tema della crisi idrica è necessario distinguere la posizione politica dell’opposizione dai dati economici della società.

Marche Multiservizi ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato di circa8,7 milioni di euroe investimenti complessivi pari a54,5 milioni, secondo i dati relativi al bilancio approvato nel 2026. Nel triennio 2023-2025 gli investimenti complessivi sono arrivati a circa 124 milioni di euro.

La stessa azienda ha inoltre comunicato che gli interventi realizzati grazie ai fondi PNRR hanno consentito di completare oltre 130 cantieri in meno di due anni, con 27,5 milioni di euro destinati alla digitalizzazione e alla bonifica delle reti idriche. Secondo Marche Multiservizi, la percentuale di perdite idriche sarebbe scesa dal 38% del 2023 al 32,9% del 2025.

Questi dati rappresentano un elemento importante nel dibattito, perché mostrano che sulla rete sono stati effettivamente realizzati investimenti significativi.

La critica di Ruggeri riguarda però la destinazione degli utili e il modello di gestione. Nell’aprile 2026, in occasione dell’approvazione del bilancio 2025, è stato riferito che circa6,8 milioni di euro di utili sarebbero stati destinati ai dividendi, mentre la società aveva registrato circa 8 milioni di euro di utile.

È proprio questo il punto sul quale il Movimento 5 Stelle chiede un cambio di paradigma: secondo Ruggeri, in presenza di una crisi idrica e di una rete che necessita di manutenzione, una quota maggiore delle risorse dovrebbe essere reinvestita direttamente nel servizio.

La composizione societaria di Marche Multiservizi

Anche il tema della proprietà merita attenzione. Marche Multiservizi non è una società interamente privata.

Secondo la scheda tecnica della Provincia di Pesaro e Urbino aggiornata a dicembre 2025, il capitale è detenuto per il52,66% da soci pubblici, mentre Hera possiede il46,70%e altri soggetti privati lo 0,03%; una quota dello 0,61% è costituita da azioni proprie. La stessa documentazione precisa però che la società non presenta le caratteristiche per essere qualificata come società a controllo pubblico, richiamando una pronuncia della Corte dei conti sul tema.

È quindi più corretto parlare di una società a partecipazione pubblica con una significativa presenza privata, piuttosto che semplicemente di una società privata.

Questa configurazione è al centro del ragionamento politico di Ruggeri, che da tempo sostiene la necessità di riportare la gestione dell’acqua sotto un controllo pubblico diretto.

«L’acqua è un bene comune»

La posizione del Movimento 5 Stelle sulla crisi idrica parte da un principio che Ruggeri definisce fondativo:l’acqua è un bene comune.

Da qui la richiesta di superare l’attuale modello e arrivare a una gestione pubblica del servizio idrico, nel rispetto, secondo la consigliera, della volontà espressa dagli italiani nel referendum del 2011.

Il referendum del 12 e 13 giugno 2011 registrò una partecipazione superiore al quorum e una larghissima maggioranza a favore dei quesiti sull’affidamento dei servizi pubblici locali e sulla disciplina della tariffa del servizio idrico. Il primo quesito raggiunse il 95,35% di voti favorevoli tra Italia ed estero; il secondo riguardava l’abrogazione parziale della norma relativa alla remunerazione del capitale investito nella tariffa del servizio idrico.

Ruggeri ritiene che quella consultazione non abbia trovato una piena traduzione nell’assetto attuale dei servizi.

«Il servizio idrico deve tornare a una gestione pubblica», sostiene la consigliera, secondo la quale gli utili delle società partecipate dovrebbero essere indirizzati alla manutenzione e al potenziamento delle infrastrutture.

Crisi idrica e perdite della rete: la sfida degli investimenti

Il tema delle perdite rappresenta uno degli aspetti più delicati dellacrisi idrica.

Nel 2021, ricorda Ruggeri, una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale aveva chiesto alla Regione di adottare interventi strutturali per tutelare la risorsa, compresa la programmazione dello sfangamento degli invasi e l’adozione di misure urgenti per ridurre le perdite della rete idrica al di sotto del 20%.

Quel parametro viene oggi riproposto dal Movimento 5 Stelle come obiettivo politico.

I dati più recenti disponibili raccontano però una situazione diversa: Marche Multiservizi afferma di avere ridotto le perdite dal 38% al 32,9% tra il 2023 e il 2025. Si tratta di un miglioramento significativo secondo la società, ma il valore rimane superiore al 20% indicato nella mozione ricordata da Ruggeri.

Il confronto tra questi numeri mostra quindi la distanza tra l’obiettivo politico indicato nel 2021 e la situazione attuale.

Ed è proprio su questa distanza che l’opposizione chiede nuove risposte.

La siccità non può essere considerata un’emergenza improvvisa

La questione della rete e della crisi idrica si lega inevitabilmente a quella della disponibilità della risorsa.

Già all’inizio di agosto Marta Ruggeri aveva criticato il ricorso alle riserve delPozzo del Burano, sostenendo che la siccità non potesse essere considerata una sorpresa estiva e chiedendo una programmazione più strutturale della tutela della risorsa idrica.

Lacrisi idricanon è infatti soltanto il risultato della mancanza di pioggia. È anche il prodotto del rapporto tra disponibilità della risorsa, consumi, infrastrutture, manutenzione, capacità degli invasi e gestione delle emergenze.

In un territorio nel quale l’estate comporta un aumento dei consumi, la capacità di prevenire le criticità diventa quindi fondamentale.

Per questo la discussione sulla crisi idrica non può limitarsi alla domanda su chi abbia causato una determinata rottura. Il tema più ampio riguarda la capacità del sistema di resistere agli eventi imprevisti e di garantire continuità nell’erogazione.

Il precedente della discarica di Riceci

Nella sua presa di posizione, Ruggeri collega la gestione del servizio idrico anche alla più ampia attività di Marche Multiservizi e cita la vicenda delladiscarica di Riceci, progetto fortemente contestato da comitati e parte della politica locale.

La questione è ancora oggetto di confronto. Nell’aprile 2026, l’amministratore delegato Mauro Tiviroli aveva lasciato intendere che il dossier non fosse definitivamente chiuso, in attesa dei ricorsi davanti al Tar.

Nello stesso periodo Marche Multiservizi ha rinnovato il proprio Consiglio di amministrazione, conLuca Cerisciolinominato presidente eMauro Tiviroli confermato amministratore delegato.

Per Ruggeri, Riceci rappresenta invece un esempio delle criticità della governance aziendale e della necessità di una maggiore attenzione alle scelte strategiche.

Il collegamento tra la vicenda della discarica e quella dellacrisi idricaè naturalmente di natura politica: si tratta di due dossier diversi, ma che secondo il Movimento 5 Stelle evidenziano la necessità di ripensare il ruolo di una società che gestisce servizi essenziali per il territorio.

La richiesta di dimissioni di Mauro Tiviroli

La conclusione di Ruggeri è netta: Mauro Tiviroli dovrebbe lasciare l’incarico di amministratore delegato. «Di fronte a questo grave disservizio, chiedo formalmente le immediate dimissioni dell’Amministratore Delegato di Marche Multiservizi», afferma la consigliera regionale. La richiesta è quindi direttamente collegata alla gestione dell’emergenza di Ferragosto, ma si inserisce in una critica più ampia alla governance della società. Tiviroli, va ricordato, è stato confermato amministratore delegato nel rinnovo degli organi societari del 2026. Il confronto politico è dunque destinato a proseguire.

Acqua pubblica, reti e futuro del territorio

Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, lacrisi idrica nel Pesaresepone una questione che riguarda direttamente i cittadini: come garantire nei prossimi anni un servizio affidabile, soprattutto durante le fasi di siccità e nei periodi di maggiore consumo?

Da un lato ci sono gli investimenti già effettuati e quelli programmati da Marche Multiservizi, compresi gli interventi PNRR sulle reti. Dall’altro resta il problema delle perdite e della necessità di rendere le infrastrutture sempre più resilienti.

La discussione sulla crisi idrica e sulla destinazione degli utili si inserisce esattamente in questo punto.

Per Ruggeri, una quota maggiore delle risorse dovrebbe essere reinvestita nel servizio e non distribuita ai soci. È una scelta politica che implica una diversa concezione del rapporto tra redditività e servizio pubblico.

«I cittadini e le attività economiche non possono pagare per le inefficienze dei manager», sostiene la consigliera, chiedendo che la gestione dei beni comuni venga restituita alla collettività.

Lacrisi idricadi Ferragosto ha così riaperto una partita molto più ampia del semplice guasto a una condotta. Da una parte ci sono le esigenze immediate di manutenzione e continuità del servizio; dall’altra la necessità di programmare investimenti, proteggere le riserve e ridurre le perdite.

Il tema, soprattutto in un’estate segnata dalla siccità, è destinato a rimanere al centro dell’agenda politica del territorio. Perché l’acqua non è soltanto una voce della bolletta o un servizio da garantire quando si rompe una tubatura: è una risorsa strategica e un bene essenziale, la cui gestione coinvolge direttamente il futuro economico, ambientale e sociale del Pesarese.

E proprio lacrisi idricadi questi giorni ripropone una domanda destinata a pesare sul dibattito dei prossimi mesi:quanto deve essere investito oggi per evitare che l’emergenza dell’acqua diventi domani una condizione strutturale?

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Marche

Ragazzo iracheno di 17 anni soccorso al porto di Ancona dopo lo sbarco da un Tir

Ragazzo iracheno di 17 anni soccorso al porto di Ancona dopo lo sbarco da un TirUn ragazzo iracheno di 17 anni, privo di documenti e in condizioni di forte debilitazione, è stato soccorso nella tarda serata di ieri al porto di Ancona dopo essere stato trovato all’interno di un Tir appena sbarcato.A intervenire sono stati gli operatori dellaCroce Gialladi Ancona, allertati per prestare assistenza al giovane, che appariva particolarmente provato dal viaggio.

La vicenda si è sviluppata nelle ore serali all’interno dell’area portuale, dove le attività legate allo sbarco e ai controlli di sicurezza hanno consentito di individuare il minorenne. Il ragazzo iracheno,di appena 17 anni, non aveva con sé documenti e non parlava inglese, circostanza che ha reso inizialmente più complessa la comunicazione con gli operatori intervenuti.

A svolgere un ruolo determinante nella gestione della situazione è stato il personale dellaPolizia di frontiera marittima, che ha prestato assistenza al giovane e ha collaborato con gli operatori sanitari per ricostruire le sue condizioni e comprendere le sue necessità.

Ragazzo iracheno di 17 anni trovato durante lo sbarco del Tir

Ilragazzo iracheno di 17 anniè stato individuato nel momento in cui il mezzo pesante è sbarcato nel porto di Ancona. Secondo quanto riferito dalla Croce Gialla, il giovane era privo di documenti e non era in grado di comunicare in lingua inglese.

La situazione ha richiesto quindi un intervento coordinato tra le diverse professionalità presenti sul posto. La difficoltà linguistica rappresentava infatti un ostacolo importante, soprattutto considerando che si trattava di un minorenne che appariva debilitato e che necessitava di essere sottoposto a una valutazione sanitaria.

Per poter comunicare con lui è stato quindi richiesto l’intervento di unmediatore linguistico, figura fondamentale in situazioni nelle quali la barriera linguistica può rendere particolarmente difficile comprendere lo stato della persona soccorsa, raccogliere informazioni essenziali e spiegare le procedure che stanno per essere adottate.

La presenza del mediatore ha consentito agli operatori di entrare maggiormente in relazione con il ragazzo iracheno e di procedere alla gestione dell’intervento con maggiore chiarezza.

L’intervento della Croce Gialla di Ancona

Il personale dellaCroce Gialla di Anconaha quindi preso in carico il giovane per le necessarie valutazioni sanitarie. Le condizioni del ragazzo iracheno17ennesono apparse tali da rendere necessario il trasferimento in ospedale.

Il ragazzo è stato accompagnato all’ospedale regionale di Torrette, dove è stato sottoposto agli accertamenti del caso.

Il trasferimento in struttura sanitaria ha rappresentato un passaggio importante dell’intervento, considerato lo stato di debilitazione nel quale il giovane è stato trovato. La priorità, in quel momento, era verificare le sue condizioni e assicurarsi che potesse ricevere le cure e l’assistenza necessarie.

Non si è trattato dunque soltanto di un intervento sanitario. La situazione ha richiesto anche una particolare attenzione sotto il profilo umano e sociale, proprio perché la persona soccorsa era unminore straniero non accompagnato, privo di documenti e con difficoltà di comunicazione.

Il ruolo del personale della Polmare

Nella gestione dell’episodio ha avuto un ruolo significativo anche il personale dellaPolmare, che ha assistito il giovane durante le diverse fasi dell’intervento.

La collaborazione tra forze dell’ordine, personale sanitario e mediatore linguistico ha permesso di affrontare una situazione caratterizzata da diversi elementi di complessità: la minore età del ragazzo, l’assenza di documenti, la difficoltà di comunicazione e le condizioni fisiche non ottimali.

Per il ragazzo iracheno di 17 anni si è trattato quindi di un momento particolarmente delicato, soprattutto considerando che la sua individuazione è avvenuta in un contesto portuale e al termine di un viaggio all’interno di un mezzo pesante.

La ricostruzione dell’esatta dinamica del viaggio e delle circostanze che hanno portato il giovane all’interno del Tir spetta agli organismi competenti. L’intervento della Croce Gialla si è concentrato invece sull’aspetto sanitario e sull’assistenza immediata alla persona.

Il trasferimento all’ospedale di Torrette

Dopo il primo intervento al porto di Ancona, il ragazzo iracheno è stato trasportato all’ospedale di Torrette.

Il trasferimento si è reso necessario a causa dello stato di debilitazione riscontrato dagli operatori. In ospedale il giovane ha potuto ricevere le valutazioni sanitarie necessarie e rimanere sotto osservazione per verificare le sue condizioni.

L’episodio richiama ancora una volta l’importanza del sistema di soccorso nelle aree portuali, soprattutto quando gli operatori si trovano a gestire situazioni che presentano contemporaneamente aspetti sanitari, sociali e di sicurezza.

Il porto di Ancona costituisce infatti uno dei principali punti di collegamento marittimo dell’Adriatico e quotidianamente registra l’arrivo e la partenza di numerosi mezzi e passeggeri. In questo contesto, l’attività delle forze dell’ordine e dei servizi di emergenza assume un ruolo fondamentale anche nell’individuazione e nell’assistenza delle persone che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità.

Dopo l’ospedale affidato a una comunità per minori

Terminata la fase sanitaria, ilragazzo iracheno di 17 anniè stato affidato a una struttura assistenziale destinata ai minori.

Il giovane è stato trasferito in unacomunità assistenziale per minori della provincia di Pesaro e Urbino, dove potrà ricevere l’assistenza prevista per la sua condizione.

La presa in carico da parte della comunità rappresenta un ulteriore passaggio nella gestione del caso, soprattutto in considerazione della minore età e dell’assenza di documenti.

Per un minore che si trova solo e senza una rete familiare immediatamente disponibile, l’inserimento in una struttura specializzata consente infatti di garantire una prima forma di accoglienza e protezione, oltre a permettere agli organismi competenti di procedere con gli accertamenti necessari sulla sua identità e sulla sua situazione personale.

Il caso del ragazzo iracheno soccorso al porto di Ancona si è dunque concluso, almeno per quanto riguarda la fase dell’emergenza, con il trasferimento in una struttura dedicata all’accoglienza dei minori.

Un intervento complesso tra soccorso e accoglienza

La vicenda mette in evidenza anche la complessità degli interventi che possono coinvolgere i servizi di emergenza. Quando una persona viene trovata in condizioni di debilitazione, l’aspetto sanitario rappresenta naturalmente la priorità, ma nel caso di un minorenne straniero privo di documenti diventa necessario attivare contemporaneamente una rete di soggetti diversi.

Nel caso delragazzo iracheno di 17 anni, questa rete ha coinvolto gli operatori della Croce Gialla, il personale della Polmare, il mediatore linguistico, il personale sanitario dell’ospedale di Torrette e, successivamente, i servizi deputati all’accoglienza dei minori.

Ognuno ha svolto una funzione diversa, contribuendo alla gestione di una situazione che avrebbe potuto diventare particolarmente difficile proprio a causa dell’impossibilità iniziale di comunicare con il giovane.

La presenza del mediatore linguistico ha rappresentato, sotto questo profilo, un elemento essenziale. Parlare con una persona nella propria lingua non significa soltanto facilitare la raccolta delle informazioni, ma anche consentirle di comprendere ciò che sta accadendo e di affrontare con maggiore consapevolezza un momento di particolare fragilità.

Il porto di Ancona e gli interventi di emergenza

L’episodio avvenuto nella tarda serata di ieri si inserisce nel più ampio contesto delle attività che quotidianamente interessano il porto di Ancona.

Le aree portuali sono luoghi nei quali convivono traffici commerciali, collegamenti passeggeri, attività logistiche e controlli di frontiera. La presenza di mezzi pesanti provenienti dall’estero rende inoltre particolarmente importante l’attività di controllo svolta dagli organismi competenti.

In questo scenario, il lavoro degli operatori sanitari della Croce Gialla rappresenta una componente essenziale della risposta alle emergenze.

Nel caso specifico, ilragazzo iracheno di 17 anniè stato trovato in condizioni di debilitazione e ha avuto bisogno di assistenza immediata. L’intervento si è poi sviluppato attraverso il trasferimento in ospedale e la successiva presa in carico da parte di una struttura per minori.

La vicenda non va dunque letta soltanto attraverso il dato relativo all’ingresso irregolare o all’assenza di documenti. Al centro dell’intervento c’era soprattutto una persona di 17 anni che necessitava di assistenza sanitaria e protezione.

Dalla Croce Gialla alla comunità: la presa in carico del minore

Il percorso seguito dal ragazzo iracheno testimonia come, in situazioni di questo genere, l’intervento non si esaurisca con il soccorso sanitario.

Dopo essere stato individuato al porto, il ragazzo iracheno ha ricevuto l’assistenza degli operatori e del personale della Polmare. La difficoltà linguistica ha reso necessario il ricorso a un mediatore. Successivamente il ragazzo è stato accompagnato a Torrette per gli accertamenti sanitari e, una volta conclusa questa fase, è stato affidato a una comunità per minori nella provincia di Pesaro e Urbino.

È quindi attraverso una sequenza di interventi differenti che è stato possibile garantire al giovane una presa in carico complessiva.

L’episodio si conclude così con l’ingresso delragazzo iracheno di 17 anniin una struttura assistenziale, dove potrà essere seguito nel prosieguo della sua vicenda.

Al momento, sulla base delle informazioni rese note dalla Croce Gialla, non emergono ulteriori dettagli sulle circostanze del viaggio né sull’identità del giovane. Gli eventuali accertamenti su questi aspetti spettano alle autorità competenti.

Resta invece il dato dell’intervento effettuato nella tarda serata al porto di Ancona: unragazzo iracheno, privo di documenti, trovato dopo lo sbarco di un Tir, debilitato e impossibilitato inizialmente a comunicare in inglese, è stato soccorso, accompagnato all’ospedale di Torrette e successivamente affidato a una comunità per minori della provincia di Pesaro e Urbino.

Un intervento nel qualesoccorso sanitario, mediazione linguistica, attività delle forze dell’ordine e accoglienzasi sono intrecciati per garantire assistenza a un giovane che, al momento del ritrovamento, si trovava in una condizione di particolare vulnerabilità.

L’intervento al porto di Ancona si è concluso con la presa in carico del giovane, a cui ora viene garantita assistenza e tutela in attesa che possano essere chiarite la sua identità, la sua storia e le circostanze del viaggio. La vicenda del ragazzo iracheno di 17 anni resta ora affidata ai servizi e alle autorità competenti, che dovranno accompagnarlo nel percorso di accoglienza e ricostruire, con gli accertamenti del caso, le circostanze che lo hanno portato fino al porto di Ancona.


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