Crisi idrica nel Pesarese,Marta Ruggeri: «A Ferragosto rubinetti a secco, Tiviroli si dimetta»–La crisi idrica torna al centro del dibattito politico nel Pesarese dopo l’interruzione dell’erogazione dell’acqua che a Ferragosto ha interessato Pesaro, Montelabbate, Vallefoglia e Tavullia.A puntare il dito contro la gestione del servizio è Marta Ruggeri, capogruppo in Consiglio regionale e coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle, che chiede le dimissioni dell’amministratore delegato di Marche Multiservizi, Mauro Tiviroli, e torna a rivendicare una gestione realmente pubblica della risorsa idrica.
L’emergenza si è verificata il 15 agosto, quando una seconda rottura dell’acquedotto provinciale, nella zona di Bellocchi di Fano, ha reso necessaria la sospensione dell’erogazione dell’acqua. Si è trattato del secondo guasto nel giro di meno di 24 ore: il primo era stato riparato senza interrompere il servizio, mentre il secondo ha avuto conseguenze più estese, interessando diversi comuni del territorio. Marche Multiservizi ha attivato le proprie squadre per il ripristino della rete e sono state predisposte anche autobotti per garantire l’approvvigionamento.
L’episodio della crisi idrica ha riacceso una discussione che nel Pesarese va ben oltre il singolo guasto. Lacrisi idrica, secondo Ruggeri, sarebbe infatti il sintomo di una fragilità strutturale che richiederebbe interventi di lungo periodo sulle reti, sugli invasi e sulla gestione complessiva della risorsa.
Crisi idrica, Ruggeri: «A Ferragosto un disservizio inaccettabile»
«I rubinetti a secco nel pesarese proprio nei giorni di Ferragosto non sono frutto della sfortuna o della semplice siccità, ma rappresentano l’ennesimo fallimento di una gestione aziendale da anni inadeguata», sostiene Marta Ruggeri.
La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle chiede quindi le dimissioni immediate diMauro Tiviroli, amministratore delegato di Marche Multiservizi, società che gestisce il servizio idrico integrato in una parte significativa del territorio provinciale.
La richiesta arriva dopo una giornata particolarmente difficile per migliaia di cittadini a causa della crisi idrica, costretti a fare i conti con l’interruzione dell’acqua proprio durante il periodo di Ferragosto. Il problema non ha riguardato soltanto le abitazioni private, ma potenzialmente anche attività commerciali, strutture ricettive e servizi che, durante la stagione estiva, dipendono in maniera ancora più evidente dalla continuità dell’approvvigionamento idrico.
La doppia rottura dell’acquedotto ha dunque trasformato un problema tecnico in una questione politica. E lacrisi idricaè tornata a essere uno degli argomenti principali del confronto tra maggioranza e opposizione.
Dalla rottura delle tubature alla fragilità della rete
L’interruzione di Ferragosto, secondo quanto comunicato dalla società, è stata provocata dalla rottura di una condotta nella zona di Bellocchi di Fano. Il guasto è stato definito importante e ha richiesto diverse ore di intervento da parte delle squadre tecniche. Nel frattempo sono state predisposte autobotti per consentire alla popolazione di procurarsi l’acqua necessaria.
Un guasto, dunque, non equivale automaticamente alla prova di una gestione inefficiente. Le reti idriche, soprattutto quelle estese su territori vasti e caratterizzati da infrastrutture di diversa età, sono esposte a rotture e malfunzionamenti.
Il punto politico sollevato da Ruggeri è però diverso:quanto è resiliente la rete di fronte a eventi di questo tipo e quanto si sta investendo per ridurre il rischio di nuove interruzioni?
È proprio su questo terreno che la crisi idrica diventa una questione strutturale.
Il Movimento 5 Stelle sostiene che gli utili prodotti dalle società che gestiscono servizi essenziali dovrebbero essere destinati prioritariamente alla manutenzione e al potenziamento delle infrastrutture, anziché essere distribuiti ai soci.
Una posizione che Ruggeri sintetizza con una richiesta precisa: «Gli utili vadano investiti nelle reti e nella qualità del servizio, non distribuiti ai privati».
Marche Multiservizi, gli investimenti e il nodo dei dividendi
Sul tema della crisi idrica è necessario distinguere la posizione politica dell’opposizione dai dati economici della società.
Marche Multiservizi ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato di circa8,7 milioni di euroe investimenti complessivi pari a54,5 milioni, secondo i dati relativi al bilancio approvato nel 2026. Nel triennio 2023-2025 gli investimenti complessivi sono arrivati a circa 124 milioni di euro.
La stessa azienda ha inoltre comunicato che gli interventi realizzati grazie ai fondi PNRR hanno consentito di completare oltre 130 cantieri in meno di due anni, con 27,5 milioni di euro destinati alla digitalizzazione e alla bonifica delle reti idriche. Secondo Marche Multiservizi, la percentuale di perdite idriche sarebbe scesa dal 38% del 2023 al 32,9% del 2025.
Questi dati rappresentano un elemento importante nel dibattito, perché mostrano che sulla rete sono stati effettivamente realizzati investimenti significativi.
La critica di Ruggeri riguarda però la destinazione degli utili e il modello di gestione. Nell’aprile 2026, in occasione dell’approvazione del bilancio 2025, è stato riferito che circa6,8 milioni di euro di utili sarebbero stati destinati ai dividendi, mentre la società aveva registrato circa 8 milioni di euro di utile.
È proprio questo il punto sul quale il Movimento 5 Stelle chiede un cambio di paradigma: secondo Ruggeri, in presenza di una crisi idrica e di una rete che necessita di manutenzione, una quota maggiore delle risorse dovrebbe essere reinvestita direttamente nel servizio.
La composizione societaria di Marche Multiservizi
Anche il tema della proprietà merita attenzione. Marche Multiservizi non è una società interamente privata.
Secondo la scheda tecnica della Provincia di Pesaro e Urbino aggiornata a dicembre 2025, il capitale è detenuto per il52,66% da soci pubblici, mentre Hera possiede il46,70%e altri soggetti privati lo 0,03%; una quota dello 0,61% è costituita da azioni proprie. La stessa documentazione precisa però che la società non presenta le caratteristiche per essere qualificata come società a controllo pubblico, richiamando una pronuncia della Corte dei conti sul tema.
È quindi più corretto parlare di una società a partecipazione pubblica con una significativa presenza privata, piuttosto che semplicemente di una società privata.
Questa configurazione è al centro del ragionamento politico di Ruggeri, che da tempo sostiene la necessità di riportare la gestione dell’acqua sotto un controllo pubblico diretto.
«L’acqua è un bene comune»
La posizione del Movimento 5 Stelle sulla crisi idrica parte da un principio che Ruggeri definisce fondativo:l’acqua è un bene comune.
Da qui la richiesta di superare l’attuale modello e arrivare a una gestione pubblica del servizio idrico, nel rispetto, secondo la consigliera, della volontà espressa dagli italiani nel referendum del 2011.
Il referendum del 12 e 13 giugno 2011 registrò una partecipazione superiore al quorum e una larghissima maggioranza a favore dei quesiti sull’affidamento dei servizi pubblici locali e sulla disciplina della tariffa del servizio idrico. Il primo quesito raggiunse il 95,35% di voti favorevoli tra Italia ed estero; il secondo riguardava l’abrogazione parziale della norma relativa alla remunerazione del capitale investito nella tariffa del servizio idrico.
Ruggeri ritiene che quella consultazione non abbia trovato una piena traduzione nell’assetto attuale dei servizi.
«Il servizio idrico deve tornare a una gestione pubblica», sostiene la consigliera, secondo la quale gli utili delle società partecipate dovrebbero essere indirizzati alla manutenzione e al potenziamento delle infrastrutture.
Crisi idrica e perdite della rete: la sfida degli investimenti
Il tema delle perdite rappresenta uno degli aspetti più delicati dellacrisi idrica.
Nel 2021, ricorda Ruggeri, una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale aveva chiesto alla Regione di adottare interventi strutturali per tutelare la risorsa, compresa la programmazione dello sfangamento degli invasi e l’adozione di misure urgenti per ridurre le perdite della rete idrica al di sotto del 20%.
Quel parametro viene oggi riproposto dal Movimento 5 Stelle come obiettivo politico.
I dati più recenti disponibili raccontano però una situazione diversa: Marche Multiservizi afferma di avere ridotto le perdite dal 38% al 32,9% tra il 2023 e il 2025. Si tratta di un miglioramento significativo secondo la società, ma il valore rimane superiore al 20% indicato nella mozione ricordata da Ruggeri.
Il confronto tra questi numeri mostra quindi la distanza tra l’obiettivo politico indicato nel 2021 e la situazione attuale.
Ed è proprio su questa distanza che l’opposizione chiede nuove risposte.
La siccità non può essere considerata un’emergenza improvvisa
La questione della rete e della crisi idrica si lega inevitabilmente a quella della disponibilità della risorsa.
Già all’inizio di agosto Marta Ruggeri aveva criticato il ricorso alle riserve delPozzo del Burano, sostenendo che la siccità non potesse essere considerata una sorpresa estiva e chiedendo una programmazione più strutturale della tutela della risorsa idrica.
Lacrisi idricanon è infatti soltanto il risultato della mancanza di pioggia. È anche il prodotto del rapporto tra disponibilità della risorsa, consumi, infrastrutture, manutenzione, capacità degli invasi e gestione delle emergenze.
In un territorio nel quale l’estate comporta un aumento dei consumi, la capacità di prevenire le criticità diventa quindi fondamentale.
Per questo la discussione sulla crisi idrica non può limitarsi alla domanda su chi abbia causato una determinata rottura. Il tema più ampio riguarda la capacità del sistema di resistere agli eventi imprevisti e di garantire continuità nell’erogazione.
Il precedente della discarica di Riceci
Nella sua presa di posizione, Ruggeri collega la gestione del servizio idrico anche alla più ampia attività di Marche Multiservizi e cita la vicenda delladiscarica di Riceci, progetto fortemente contestato da comitati e parte della politica locale.
La questione è ancora oggetto di confronto. Nell’aprile 2026, l’amministratore delegato Mauro Tiviroli aveva lasciato intendere che il dossier non fosse definitivamente chiuso, in attesa dei ricorsi davanti al Tar.
Nello stesso periodo Marche Multiservizi ha rinnovato il proprio Consiglio di amministrazione, conLuca Cerisciolinominato presidente eMauro Tiviroli confermato amministratore delegato.
Per Ruggeri, Riceci rappresenta invece un esempio delle criticità della governance aziendale e della necessità di una maggiore attenzione alle scelte strategiche.
Il collegamento tra la vicenda della discarica e quella dellacrisi idricaè naturalmente di natura politica: si tratta di due dossier diversi, ma che secondo il Movimento 5 Stelle evidenziano la necessità di ripensare il ruolo di una società che gestisce servizi essenziali per il territorio.
La richiesta di dimissioni di Mauro Tiviroli
La conclusione di Ruggeri è netta: Mauro Tiviroli dovrebbe lasciare l’incarico di amministratore delegato. «Di fronte a questo grave disservizio, chiedo formalmente le immediate dimissioni dell’Amministratore Delegato di Marche Multiservizi», afferma la consigliera regionale. La richiesta è quindi direttamente collegata alla gestione dell’emergenza di Ferragosto, ma si inserisce in una critica più ampia alla governance della società. Tiviroli, va ricordato, è stato confermato amministratore delegato nel rinnovo degli organi societari del 2026. Il confronto politico è dunque destinato a proseguire.
Acqua pubblica, reti e futuro del territorio
Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, lacrisi idrica nel Pesaresepone una questione che riguarda direttamente i cittadini: come garantire nei prossimi anni un servizio affidabile, soprattutto durante le fasi di siccità e nei periodi di maggiore consumo?
Da un lato ci sono gli investimenti già effettuati e quelli programmati da Marche Multiservizi, compresi gli interventi PNRR sulle reti. Dall’altro resta il problema delle perdite e della necessità di rendere le infrastrutture sempre più resilienti.
La discussione sulla crisi idrica e sulla destinazione degli utili si inserisce esattamente in questo punto.
Per Ruggeri, una quota maggiore delle risorse dovrebbe essere reinvestita nel servizio e non distribuita ai soci. È una scelta politica che implica una diversa concezione del rapporto tra redditività e servizio pubblico.
«I cittadini e le attività economiche non possono pagare per le inefficienze dei manager», sostiene la consigliera, chiedendo che la gestione dei beni comuni venga restituita alla collettività.
Lacrisi idricadi Ferragosto ha così riaperto una partita molto più ampia del semplice guasto a una condotta. Da una parte ci sono le esigenze immediate di manutenzione e continuità del servizio; dall’altra la necessità di programmare investimenti, proteggere le riserve e ridurre le perdite.
Il tema, soprattutto in un’estate segnata dalla siccità, è destinato a rimanere al centro dell’agenda politica del territorio. Perché l’acqua non è soltanto una voce della bolletta o un servizio da garantire quando si rompe una tubatura: è una risorsa strategica e un bene essenziale, la cui gestione coinvolge direttamente il futuro economico, ambientale e sociale del Pesarese.
E proprio lacrisi idricadi questi giorni ripropone una domanda destinata a pesare sul dibattito dei prossimi mesi:quanto deve essere investito oggi per evitare che l’emergenza dell’acqua diventi domani una condizione strutturale?
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