domenica, Giugno 20, 2021
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“Una città a misura di bambino”, la possibilità di rimodulare gli spazi

“Una città a misura di bambino”. Questo il nome dell’importante iniziativa svoltasi sabato pomeriggio   in via Trento e Trieste a Teramo.In occasione di Open, gli architetti hanno aperto i loro studi. L’iniziativa è stata promossa dal Consiglio Nazionale degli Architetti,dallo studio di progettazione Archit.Etica, insieme alle associazioni Onde Libere e Rifiuti Zero Abruzzo. L’iniziativa è stata finalizzata   ad affrontare il tema degli spazi pubblici, luoghi la cui importanza è spesso dimenticata.

L’evento si è svolto in un’area residuale di Corso Porta Romana per mostrare come la semplice presenza dei cittadini possa restituire decoro anche ad una zona ignorata. I bambini, insieme agli adulti, hanno trascorso qualche ora all’aperto ascoltando letture e disegnando.

Gli spazi della piazza sono stati divisi come fossero le stanze di una casa, per invitare i cittadini ad osservare e vivere ciascun luogo della città proprio come fosse casa loro: i marciapiedi come ingressi, le strade come corridoi, le piazze come salotti, i parchi come divani su cui leggere o rilassarsi…

In questi ultimi anni abbiamo trasformato le nostre case in veri e propri rifugi dotati di tutti i confort: fuori il pericolo, il traffico, la frenesia, i rifiuti e lo sporco, dentro la sicurezza, l’autonomia, l’ordine e la tranquillità. Ma chiudersi in casa vuol dire abbandonare la città ed una città abbandonata da propri cittadini diventa ancora più pericolosa, disumana e prepotente.

La città sta diventando la somma di luoghi specializzati e la separazione degli spazi ostacola l’incontro, e quindi l’empatia e la solidarietà, genera individualismo, e quindi disinteresse ed apatia, e produce noia per i bimbi ed i ragazzi che non hanno luoghi dove intrattenersi.

L’impossibilità dei bambini di giocare per strada, come si faceva fino a vent’anni fa, ha un costo personale e sociale molto alto perché pregiudica la formazione di adulti responsabili, consapevoli e, soprattutto, sereni.

Esistono tanti altri luoghi dove svolgere la nostra esistenza, più importanti delle quattro mura in cui ci rinchiudiamo, ed ognuno di noi ha il diritto di godere di tutto ciò che ha intorno a sé (e non solo della sua casa) perché è fuori casa che si sviluppa l’integrazione e la solidarietà, è fuori casa che l’abitante può raggiungere un benessere psico-fisico, è fuori casa che diventiamo cittadini, ossia sentinelle dell’operato degli amministratori.

Pensare una città a misura di bambino non vuol dire difendere i diritti di una componente sociale, ma vuol dire abbassare l’ottica, prima dei cittadini e poi dell’amministrazione, fino all’altezza del bambino per non perdere di vista nessuno e quindi neanche i diritti e le esigenze delle altre categorie sociali più deboli: anziani, disabili, giovani, disoccupati…

Ci sono molte realtà internazionali, europee, ma anche italiane, a poca distanza da noi, in cui i cittadini hanno avuto il desiderio ed il coraggio di ridare vita a zone marginali e degradate della città, ma anche di far rivivere diversamente il Centro Storico. Queste realtà hanno manifestato alle autorità un modo differente di vivere negli spazi urbani, stimolandoli nel loro operato.

Anche noi, a Teramo, possiamo fare lo stesso ed ognuno di noi può svolgere un ruolo fondamentale in questo percorso.

Dimostriamo che non ci sono solo le esigenze degli automobilisti da rispettare, ma che i bambini hanno il diritto di giocare, che i disabili hanno il diritto di non vivere prigionieri nelle abitazioni e che tutti noi abbiamo il diritto di vivere nella bellezza.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore. Peppino Impastato

Per Archit.Etica, per Onde libere e per Rifiuti Zero Abruzzo questo intrattenimento vuole essere l’inizio di un percorso da compiere insieme per riscoprire la città e cominciare a disegnarla a misura di bambino.

Redazione
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