venerdì, Settembre 18, 2020
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Renata Rapposelli, la morte: l’esame sui capelli conferma i dubbi

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Ancora nebbia fitta sulla causa della morte di Renata Rapposelli. Dopo due autopsie, l’esame sui capelli, o meglio di quello che ne resta, rende evidente il fatto che la pista dell’avvelenamento perde sempre più consistenza. L’esame sui capelli è notoriamente effettuato per comprovare la corrispondenza del Dna o, nel caso in cui si tratti di esami tossicologici, per accertare l’eventuale assunzione di sostanze chimiche.

E’ stato chiaro fin dall’inizio che gli inquirenti si sono trovati ad agire per esclusione: la morte per avvelenamento sarebbe quella più facilmente dimostrabile, mentre per quanto riguarda il soffocamento e lo strangolamento, non sussisterebbero prove evidenti né sull’apparato scheletrico né sui tessuti.

In realtà la morte per soffocamento, strangolamento o impiccagione, comporta conseguenze ben precise, anche se va puntualizzato che la diagnosi di morte asfittica può essere posta unicamente al termine di un’inda­gine che tenga conto degli elementi circostanziali, del quadro anatomo-patologico (esclusione di altre cause), di lesioni peculiari di ciascuna forma di asfissia, nonché della ricorrenza di reperti esterni ed interni. Il decesso per asfissia comporta, tra le altre cose, una rapida putrefazione: a causa dell’aumento di fluidità del sangue, si ha una più rapida diffusione dei microrganismi putrefattivi.

L’avanzato stato di decomposizione in cui è stato trovato il cadavere di Renata Rapposelli, scomparsa il 9 ottobre scorso e rinvenuta cadavere a Tolentino, in prossimità del fiume Chienti, potrebbe non essere dipeso solo ed unicamente dalle condizioni ambientali, ma dal modo in cui è stata uccisa.

Unici indagati al momento relativamente al delitto sono Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della donna, che devono rispondere dell’ipotesi di accusa di omicidio in concorso ed occultamento di cadavere.

Il 9 ottobre Renata Rapposelli si era recata a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito per motivazioni economiche.

Alcune testimonianze, riportate nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto”, parlerebbero di urla rabbiose emesse da Simone nel corso di un litigio con una donna. E poi, intorno alle 17.00, secondo quanto dichiarato dalla farmacista di Tortoreto, la donna avrebbe acquistato un calmante e strisciato il proprio codice fiscale. Ma su questo aspetto è giallo. In ogni caso, chiunque abbia ucciso la pittrice, è plausibile pensare che abbia agito in preda all’impeto.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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