sabato, Ottobre 23, 2021
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Caso Rapposelli, il Natale dei Santoleri: padre e figlio di nuovo vicini

Simone e Giuseppe Santoleri, figlio ed ex marito di Renata Rapposelli, pittrice scomparsa il 9 ottobre scorso e trovata cadavere a Tolentino, ed unici indagati per omicidio in relazione al caso, hanno trascorso le festività natalizie in stretta vicinanza, vedendosi quasi ogni giorno. Ora che l’auto è stata dissequestrata, per il figlio è molto più semplice andare a trovare il padre, ad oggi ancora ricoverato in una struttura specializzata nella gestione di patologie psichiatriche ad Ascoli Piceno. Sembrano aver anche allentato la morsa psicologica legata alle indagini relative all’omicidio di Renata. E forse, anche se solo per un attimo, si sono ritrovati ad essere sereni. Nel frattempo proseguono le indagini sul caso. Fino ad ora, sembra, l’unico dato certo è che gli elementi acquisiti non hanno consentito l’incriminazione certa dell’assassino della pittrice scomparsa. Ma sembra altamente probabile che si sia trattato di un delitto d’impeto.

L’autopsia ha escluso la morte dovuta a colpi di arma da fuoco o da taglio. Se si fosse trattato di un delitto d’impeto, sembrerebbe esclusa anche l’ipotesi dell’avvelenamento, in relazione alla quale sono stati avviati esami tossicologici che ad ora non sembrerebbero aver prodotto prove certe. L’avvelenamento presuppone tra l’altro una grande conoscenza della posologia in relazione ad peso del soggetto ed in ogni caso non porta ad una morte immediata.

Come anticipato dal nostro giornale, la donna potrebbe essere stata stordita per poi essere stata soffocata o strangolata. Elementi questi che non possono emergere nel corso dell’esame autoptico, soprattutto quando il cadavere risulta fortemente compromesso. Ma l’indizio è proprio questo: lo stato del cadavere. La morte per soffocamento o strangolamento conduce infatti ad una più rapida decomposizione. Certo, non poco ha influito anche il luogo in cui il corpo è stato rinvenuto.

Ma parla anche chiaro il fatto che sia stato disposto un  nuovo esame sui capelli, o meglio su quello che ne resta, che rende evidente che la pista dell’avvelenamento perde sempre più consistenza. L’esame sui capelli è notoriamente effettuato per comprovare la corrispondenza del Dna o, nel caso in cui si tratti di esami tossicologici, per accertare l’eventuale assunzione di sostanze chimiche.

Poi ci sono le testimonianze, che non sembrerebbero finora aver prodotto nulla di certo, tanto che Simone Santoleri ha sporto querela contro alcune persone che hanno parlato in tv.

Con grande probabilità, però, stando alle celle telefoniche, che comprovano la presenza della pittrice a Giulianova prima che il suo cellulare si spegnesse, Renata Rapposelli è stata uccisa il 9 ottobre proprio in quei luoghi, forse non oltrepassando la Val Vibrata. Alle ore 17:00 sarebbe passata in farmacia (la testimonianza è ancora al vaglio) per acquistare un ansiolitico visto il suo evidente stato di agitazione. Non sarebbe stata del tutto lucida e probabilmente durante il percorso è stata ulteriormente stordita. L’ipotesi più probabile, a questo punto, è che sia stata soffocata o strangolata.

La donna potrebbe essere stata uccisa tra le 18.30 e le 19.00, per poi essere collocata nel bagagliaio di un’auto. Improbabile che sia stata gettata viva nella scarpata. Sarebbe in qualche modo stato riscontrato nel corso dell’autopsia. E forse sarebbe stata anche seppellita. Ma non è escluso che  qualcosa o qualcuno sia arrivato a disturbare l’attività, per cui sarebbe stata gettata nella scarpata in maniera approssimativa e frettolosa.

Il 9 ottobre Renata Rapposelli si reca a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito per motivi economici.  E della donna, da quel giorno, non si è saputo più nulla.