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BlacKkKlansman, il genio di Spike Lee tra realtà, dramma, ironia

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BlacKkKlansman, il genio di Spike Lee tra realtà, dramma, ironia

Anni ’70. Il detective afroamericano Ron Stallworth, di Colorado Springs, riesce ad infiltrarsi nella divisione della sua città del Ku Klux Klan, fino a diventarne il leader. Stallworth è un giovane aspirante detective, che vorrebbe iniziare a lavorare nella polizia della città: primo poliziotto di colore in assoluto ad esercitare quel ruolo in quella sede. E la trama si snoda in un crescendo di situazioni tra il grottesco ed il drammatico. In effetti sembrerebbe una barzelletta. Eppure Spike Lee usa la commedia per riuscire ad isolare nella maniera migliore gli elementi più seri della realtà contemporanea americana.  Ottima la sceneggiatura e magistrale il montaggio. Un finale in parte non scontato, con documenti in filmati originali risalenti al 2017.  Blackkklansman si conferma così come l’ulteriore dimostrazione di come il regista americano ami addentrarsi in territori apparentemente lontani dal proprio per dimostrare di conoscerli appieno, fino al più inatteso riferimento culturale. Dopo la proiezione al Festival di Cannes, la pellicola ha ottenuto applausi e buone recensioni. Gabriele Niola di badtaste.it elogia la pellicola considerandola “uno dei migliori film di Spike Lee”, mentre Emanuele Rauco dice che “il film è divertente e intelligente, scritto benissimo, diretto anche meglio, montato con perizia eccezionale e recitato alla grande da tutti gli attori”.

Lucia Loconsolo D’Errico

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