venerdì, Febbraio 26, 2021
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La Sea Watch 3 attracca a Catania. Salvini: “Sigilleremo le acque territoriali italiane alle navi sgradite”

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E’ attraccata al porto di Catania la nave Sea Watch 3 con il suo carico di migranti, dopo che ieri mattina è riuscita a salpare dalla rada di Siracusa, dove era stata per diversi giorni alla fonda e poi scortata durante il tragitto, da ben 4 navi tra Guardia Costiera e Guardia di Finanza.

E’ stato poi tutto velocemente predisposto per l’accoglienza sia dei 15 minorenni (già tutti in un centro di accoglienza di Catania) sia dei rimanenti 32 maggiorenni trasferiti a Messina dove si espleteranno tutte le formalità del caso, prima di essere trasferiti nelle nazioni europee che si sono offerte per accoglierli.

Certamente sotto il profilo squisitamente umanitario, si è posto fine al viaggio stancante che questi esseri umani hanno dovuto sopportare, da quando sono stati accolti nella nave Sea Watch, e non si può non considerare il grave pericolo di vita che hanno corso nel salire sul gommone che poi, come è sempre avvenuto in tutti i precedenti casi, è naufragato a poche miglia dalla costa.

Quindi da un lato grande soddisfazione per aver salvato delle vite umane, mentre, dall’altro, i numerosi interrogativi a cui bisogna dare risposta, visto il clamore suscitato dal caso che ha coinvolto numerosi parlamentari che in barba ad ogni disposizione sono intervenuti, almeno fino a che la Corte di Strasburgo ha emesso il proprio parere legittimando il comportamento del Governo italiano e quindi del Presidente Conte e del Ministro Salvini in accordo con i Ministri Toninelli e Di Maio.

Interrogativi che sarebbero già dovuti sorgere negli anni precedenti, quando i flussi migratori hanno raggiunto numeri di rilievo con sbarchi quasi giornalieri e con le navi delle ONG , che hanno spesso dato l’impressione di essere traghetti al servizio dei trafficanti di esseri umani piuttosto che navi di soccorso umanitario.

Come può per esempio un verricello fermare la partenza di una nave ancorata in mezzo al mare fuori da porto, ponendola così in situazione di pericolo, come ben sa chi va per mare, specialmente in condizioni meteo incerte, e come mai viene scortata da ben 4 navi?

Comprensibile la scelta del porto di Catania, non favorevole alla nave dell’ONG, ma che il governo ha fatto per tutelare e permettere uno sbarco sicuro e più rapido essendo quello di Catania attrezzato nel poter dare il migliore supporto ai minori, che hanno la priorità.

Del resto ci si chiede come mai il comandante della nave, nonostante le pessime condizioni meteo, abbia preferito percorrere centinaia di miglia in più per raggiungere le coste Italiane, evitando le coste Tunisine, più vicine ed altrettanto sicure, e quelle Maltesi.

Anche la modalità di raccolta dei naufraghi pone degli interrogativi: in un mare tanto grande, come è possibile che le navi ONG si trovino sempre a poche miglia dai naufraghi con i gommoni che sembra attendino i soccorsi prima di affondare definitivamente? Quasi come se fossero avvisati per tempo.

E ancora, come mai le navi ONG hanno sempre fatto rotta verso l’Italia pur battendo bandiera non Italiana? La Sea Watch3 batte bandiera Olandese, ma l’Olanda si è rifiutata di accogliere i naufraghi, e la ONG che ha noleggiato la nave ha sede in Germania.

Certamente si rimane perplessi nel vedere come vengano raccolti raccolti donne e bambini, cui spettano delle priorità velocizzando così gli interventi, e giovani uomini di robusta costituzione, con assenza totale di anziani e malati. Su questo genere di interrogativi, si auspica che la magistratura possa svolgere accurate indagini.

“Siamo al lavoro per risolvere definitivamente il problema, sigillando le acque territoriali italiane alle navi sgradite come quelle delle Ong”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini ribadendo su Twitter il suo punto di vista: “mentre gli altri chiacchierano e denunciano, rivendico la linea della fermezza e l’obiettivo raggiunto”. Il titolare del Viminale sottolinea poi che otto paesi Ue hanno deciso di accogliere i migranti della Sea Watch, mentre “ai tempi del Pd l’Italia accoglieva tutti senza fiatare”.

“Ne prenderemo uno. Sono contento, problema risolto, missione compiuta, la linea ferma ha convinto l’Europa”, ha spiegato sorridendo Salvini a “Porta a Porta”. “Si dichiarano tutti diciassettenni, verificheremo”.

Ettore Lembo

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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