martedì, Gennaio 25, 2022
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Prima unione civile a Teramo: la reazione del Popolo della Famiglia

Riceviamo e pubblichiamo:

“Il matrimonio è soltanto tra uomo e donna perché risponde all’ordine naturale,
e non esiste alcun diritto al matrimonio omosessuale”: non si è fatta attendere
la risposta del Popolo della Famiglia alla notizia della celebrazione
della prima unione civile a Teramo, da tanti impropriamente definita “matrimonio”

“I giornali hanno parlato di sposalizio, di nozze, di auguri agli sposi. Poco ci mancava,
che dicessero “Auguri e figli maschi” chiosa Simona Lupi, dirigente locale del movimento.
La legge Cirinnà ha trasformato il comportamento omosessuale da scelta privata
a dimensione meritevole di tutela pubblica nella dinamica di coppia.
Riguardo ai progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni civili omosessuali,
la Chiesa dice che non esiste alcun fondamento per assimilare o stabilire analogie, neppure remote,
tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.
Mi sorprende dunque, che il cattolicissimo Sindaco D’Alberto, d’estate vada in fascia tricolore
alla processione in Cattedrale della Madonna delle Grazie, portando il cero alla Vergine
e consegnandole le chiavi della città, e la primavera dopo si glorii di aver celebrato
la prima unione civile della storia di Teramo, a due passi dal Duomo. Avrebbe potuto
obiettare, come ha fatto il precedente Sindaco Brucchi, ma ha preferito la ribalta mediatica ”

“Noi non baratteremo mai e poi mai la famiglia naturale con pretesi diritti – aggiunge Mario Adinolfi-
tenendo anche conto che nell’ordinamento giuridico italiano sono presenti leggi,
sentenze della Corte Costituzionale e sentenze di tribunali che garantiscono
alle coppie omosessuali il 90% e più delle istanze presenti nel DDL Cirinnà,
che non aveva motivo di esistere: riteniamo infatti incostituzionale una normativa
che assegna la pensione di reversibilità, la successione testamentaria,
l’utilizzo del cognome del partner solo a 7.500 coppie omosessuali attualmente conviventi
con 529 minori, e non alle novecentomila coppie di fatto eterosessuali con settecentomila bambini,
che sono totalmente escluse da questi pletorici “nuovi diritti”: se muore un gay infatti,
il compagno prende la sua pensione, ma se muore un uomo, che con una donna ha fatto tre figli
e ci vive insieme da trent’anni, la donna non può accampare alcun diritto.
E con uno sfregio che se fossi un omosessuale considererei davvero offensivo,
gli uniti civilmente non devono neanche assicurarsi reciproca fedeltà”.

Popolo della Famiglia Teramo

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