sabato, Ottobre 16, 2021
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Crisi di governo, tre finestre elettorali possibili

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Se ci fosse una crisi di governo e non si riuscisse a trovare una maggioranza alternativa (cosa che appare quasi impossibile), sarebbe inevitabile sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate. Al momento i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio assicurano di voler proseguire con l’esperienza Conte. Ma ecco quali sono le date possibili.

Le Camere vengono sciolte da un decreto del Presidente della Repubblica, che poi firma il decreto con cui il presidente del Consiglio indice le elezioni in un arco di tempo compreso tra i 45 e i 70 giorni dallo scioglimento delle Camere (come previsto dal combinato disposto dell’articolo 61 della Costituzione e del Testo unico 5 febbraio 1948).

La legge per il voto degli italiani all’estero prevede però che si dia comunicazione dello svolgimento delle elezioni con 60 giorni di anticipo e solo un decreto potrebbe modificare questa legge. Dunque il voto si può tenere tra 60 e 70 giorni dopo lo scioglimento del parlamento

Le elezioni europee hanno messo in fibrillazione la maggioranza di governo, per il ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e M5s, più di qualcuno parla di crisi di governo, anche solo per escluderla. Al momento infatti i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio assicurano di voler proseguire con l’esperienza del governo Conte. Ma se ci fosse una crisi e non si riuscisse a trovare una maggioranza alternativa (cosa che appare quasi impossibile), sarebbe inevitabile sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate.

Con l’estate alle porte, però, calendario, costituzione e leggi elettorali alla mano, non tutte le date sono possibili. Ecco dunque le diverse finestre elettorali possibili, con alcune controindicazioni per alcune date. Innanzitutto si deve sapere quali sono le norme che regolamentano la indizione delle elezioni.

Le Camere vengono sciolte da un decreto del Presidente della Repubblica, che poi firma il decreto con cui il presidente del Consiglio indice le elezioni in un arco di tempo compreso tra i 45 e i 70 giorni dallo scioglimento delle Camere (come previsto dal combinato disposto dell’articolo 61 della Costituzione e del Testo unico 5 febbraio 1948).

La legge per il voto degli italiani all’estero prevede però che si dia comunicazione dello svolgimento delle elezioni con 60 giorni di anticipo e solo un decreto potrebbe modificare questa legge. Dunque il voto si può tenere tra 60 e 70 giorni dopo lo scioglimento del Parlamento.

Dalla data del voto devono passare non più di 20 giorni per la convocazione della prima seduta delle Camere durante la quale si avvia l’iter per l’elezione dei due presidenti, passaggio indispensabile per poter convocare le consultazioni da parte del presidente della Repubblica e formare quindi il nuovo governo.

 Se la situazione precipitasse in pochi giorni, già ai primi di giugno si dovrebbero convocare le consultazioni per verificare se esiste una maggioranza alternativa, se si procedesse a sciogliere le Camere entro metà giugno, si potrebbe votare il 18 o il 25 agosto.

Se l’attuale Governo, superasse questo momento di frizione tra Lega e M5s e procedesse con la sua attività nei prossimi mesi, si supererebbe l’estate.

– Se poi una crisi di governo avvenisse in autunno, solitamente per senso di responsabilità si evita di votare durante la sessione di Bilancio, cioè finché la manovra non viene approvata dalle Camere e questo avviene entro il 31 dicembre.

Molti considerano dunque che la finestra successiva per votare sia la primavera del 2020. Nel 2018, ad esempio, per votare il 4 marzo, le Camere furono sciolte il 28 dicembre.

Enrico Bolzan

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