giovedì, Novembre 21, 2019
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La Maiella, la montagna sacra degli Appennini

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ABRUZZO– La Maiella è la montagna sacra per eccellenza, un massiccio montuoso verde ricco di numerose vette che superano i duemila metri, con una fitta  vegetazione in cui vivono le più rare specie animali dell’Europa Occidentale tra cui una decina di Orsi Marsicani lì dove si aprono gli Altipiani Maggiori d’Abruzzo. Non a caso proprio nel suo territorio c’è il Parco Nazionale della Maiella.

La Maiella, con la seconda vetta più alta degli Appennini, il Monte Amaro (2795 Slm) secondo al Corno Grande (2912 Slm), ma con il massiccio più vasto del Gran Sasso,è  stata considerata una montagna mistica fin dalle origini dell’umanità.

Infatti, nelle forme della Maiella, soggetto di tanti miti e leggende, rivivono le fattezze umane della Ninfa Maia che si dispera accasciata a terra sofferente per la morte di suo figlio Hermes, cioè il Gran Sasso,  il “Gigante Buono” (“Bella Addormentata” secondo Gabriele D’Annunzio).  Le sue valli e le sue pendici, sono state la dimora di civiltà antichissime come Peligni, Frentani e Marrucini di stirpe affine ai  Sanniti, di cui restano molteplici segni, come eremi e grotte sacre, templi antichissimi convertiti in chiesette in cui si adorava la dea Bona, (chiamata anche Cibele o Giunone) e Giove, padre degli Dei, come testimoniano alcuni toponimi, ad esempio Campo di Giove e Arabona.


Ma, anche nelle fattezze dei luoghi c’è qualcosa di mistico: scrutando l’orizzonte potrai osservare e interpretare il volo degli uccelli che si stagliano verso l’infinito dove dominano le alte vette che si possono salire, come in una ascesa purificatrice verso la divinità, passando per i boschi sacri di faggete, alberi sacri che gli Italici – Romani avevano dedicato al padre degli dei e che sovente si inebriano di nebbia fino all’approssimarsi dei 1600 metri circa, livello dove la vegetazione si dirada oltre le nuvole e fanno capolino i raggi del sole, come gli spiriti che vivono nei boschi, gli Dei Fauno e Fauna, gli gnomi e le fate che qualcuno giura di aver incontrato da bambino o di cui ha semplicemente sentito parlare nel racconto dei nonni durante i lunghi inverni appenninici davanti al cammino acceso. La Maiella è ricca di fonti  che sgorgano dalla terra che gli abitanti di queste terre nell’Età del Ferro hanno dedicato a Nettuno dio delle acque, dei mari, delle sorgenti e di tutti i corsi d’acqua e delle divinità idriche minori.

Della protostoria restano ancora le basi della lavorazione delle materie prime come pietra, ferro, legno, rame, stagno e metalli preziosi in cui gli artigiani dei centri urbani montani della Maiella sono famosi (Guardiagrele, Pescocostanzo, Lettomanoppello, Pretoro, Rapino, Pacentro, Pennapiedimonte, ma anche altri). Luoghi magici in cui quando scende la notte, soprattutto nella cosiddetta Valle di Femmina Morta, potrai confondere il fruscio del vento che scuote gli alberi  con il pianto della inconsolabile Maia per la morte del figliolo Hermes, e con un po’ di immaginazione vedere nelle Murelle il viso della madre straziata dal dolore. (Nel video la fonte Lama Bianca).

 

 

 

Cristiano Vignali – LaNotizia.net

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