domenica, Settembre 27, 2020
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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996.

 Continua libro IX

 11- Non appena giunse all’adolescenza e fu matura, entrò nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano la truppa. 12- Non sapeva suonare flauto né arpa, né mai s’era provata nella danza; a chi capitava, ella poteva offrire solo la sua bellezza, prodigandosi con l’intero suo corpo. 13- Poi si associò ai mimi per tutti gli spettacoli teatrali e partecipò ad ogni loro attività, assistendoli in ogni scherzo e burla. Era quanto mai spiritosa e salace, così ben presto seppe mettersi in evidenza. 14- Era persona affatto ignara di quel che fosse il pudore; mai nessuno la vide tirarsi indietro, anzi, non esitava ad acconsentire alle pratiche più svergognate, e quand’anche fosse presa a pugni e a schiaffi, riusciva a scherzarci sopra, e se la rideva della grossa; si spogliava e mostrava nudi a chicchessia il davanti e il didietro, che devono invece restare nascosti, invisibili agli uomini.

15- Con i suoi amanti, era maliziosa e finta tonta; snervandoli con sempre nuove tecniche di accoppiamento, riusciva a legarsi per sempre l’affetto di quei dissoluti. Non pensava certo di essere abbordata da chicchessia, al contrario, ci pensava lei a provocare chiunque capitasse, con i suoi sorrisetti, con i suoi buffi ancheggiamenti: e soprattutto tentava i ragazzini. 16- Mai vi fu persona più succuba a qualsivoglia forma di piacere; spesso riusciva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva l’intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; s’accoppiava con ognuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria. 17- Una volta accadde, a quanto dicono, che fece ingresso ella dimora di un notabile durante il simposio, e dinnanzi a tutti i convitati salì sul bordo del triclinio per tirarsi su le vesti che le coprivano le gambe, e non ebbe remore a mostrare la sua impudicizia. 18- Pur lavorando con tre orifizi, rimproverava stizzita alla natura di non aver provveduto il suo seno di una apertura più ampia, si da poter escogitare in tal sede un’altra forma di copula. 19- Spesso restava pregna, ma conoscendo pressocché tutti i sistemi, poteva abortire in fretta.

20- Sovente anche a teatro, sotto gli occhi del popolo tutto, si spogliò e rimase nuda sulla scena, portando intorno al sesso e all’inguine solo il perizoma (non perché si vergognasse di mostrare anche quelle parti al pubblico, ma perché a Bisanzio nessuno può presentarsi in scena completamente nudo, senza neanche un perizoma), e in quello stato si distendeva al suolo supina. 21- Certi schiavi addetti a questa incombenza, le gettavano allora chicchi d’orzo sul pube, e oche opportunamente ammaestrate li beccavano ad uno ad uno. 22- Quanto a lei, lungi dall’arrossire, si rialzava con aria assai soddisfatta della sua esibizione. Era più che spudorata: era somma creatrice di spudoratezza. 23- Spesso si spogliava insieme ai mimi e teneva il centro della scena, dapprima inarcandosi, poi porgendo il didietro per chi già aveva avuto esperienza di lei e per chi anche non le si era accostato, pavoneggiandosi delle specialità della palestra che le era consueta. 24- Si era accanita contro il suo corpo in modo sì smodato, che sembrava avesse le vergogne non nella sede naturale delle altre donne, ma in faccia.

Continua il libro IX

 NOTA: 1- Procopio con Teodora non è tenero, la descrive come una depravata, dedita in modo spasmodico al sesso, una ninfomane mai sazia e senza pudore, accusandola anche di pedofilia. 2- Per quanto riguarda “la truppa”, così erano chiamate le prostitute più abiette, come risulta anche – ci informa il Cesaretti – da un passo di Fozio; 3- Teodora quindi era la donna ideale da accostare alla figura di Giustiniano, un figuro, come abbiamo visto, secondo l’autore, dedito ad ogni malaffare, avido, crudele e senza scrupoli, il peggiore imperatore che abbia avuto l’Impero romano.

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