sabato, Ottobre 16, 2021
Home > Italia > Luca Traini, due anni fa Macerata sotto scacco

Luca Traini, due anni fa Macerata sotto scacco

macerata

MACERATA – Il suo nome in città sarà ricordato per sempre.
Due anni fa Luca Traini, detto il Lupo, si è reso protagonista di una vicenda che ha sconvolto non solo Macerata, ma l’Italia intera.

Era il 3 febbraio 2018 quando in radio trasmettevano i dettagli della notizia della tragica morte di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana brutalmente uccisa il cui cadavere, fatto a pezzi, è stato rinvenuto in due trolley nelle campagne di Pollenza.

Un delitto efferato, svolto con precisione chirurgica, tanto da stupire lo stesso medico legale, il prof. Mariano Cingolani, che, durante il processo, ha ricordato come nel mondo si annoverino circa 350 casi di depezzamento, tra i quali quello di Pamela risulta unico, in quanto alla giovane è stata tagliata la testa. Una vicenda drammatica, che  resterà impressa nella storia di Macerata ed un omicidio che ha sconvolto gli animi, incluso quello di Luca Traini. Il trentenne, prima di compiere il folle e inaspettato gesto, era solito andare in palestra e dedicarsi alla mamma.

Nel caso di Pamela Mastropietro, il suo desiderio di giustizia è sfociato in un gesto di cui si è pentito e relativamente al quale oggi sta scontando la pena di 12 anni. Quel giorno Luca stava andando in palestra, mentre in radio si parlava dell’uccisione di Pamela Mastropietro. Dentro di lui, a quel punto, è scattato qualcosa. Luca Traini voleva andare in tribunale ed uccidere Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela, ma all’ultimo avrebbe cambiato idea e avrebbe cominciato a sparare contro ogni persona di colore incontrata lungo la strada.

“Sono rimasto sconvolto dalle modalità brutali con le quali è stata uccisa Pamela – avrebbe raccontato l’uomo –  così ho deciso di fare un’azione personale. Volevo andare in tribunale e fare giustizia, volevo colpire il nigeriano ma poi ho cambiato idea”.

Luca Traini è rientrato a casa ed ha preso la pistola

E’ rientrato nella propria abitazione di Tolentino, dove viveva con la mamma e la nonna, ha preso la bandiera italiana ed una pistola.
Si è quindi recato a Macerata dando inizio alla sparatoria mentre si trovava alla guida della propria auto. Nel mirino persone di colore, sei per la precisione, che ha ferito con la sua Glock. E’ così che quel sabato – solitamente giorno tranquillo, dedicato anche al mercato – si è trasformato in una giornata di terrore.

Colpite anche diverse vetrine, una discoteca di Sforzacosta e la sede del PD in via Spalato. Da ricordare la prontezza del sindaco di Macerata, Romano Carancini, che in quei momenti di panico ha avvertito e rassicurato i cittadini ed il grande lavoro svolto dalle forze dell’ordine.
Erano circa le 13.30, quando Luca Traini ha messo fine alla sua folle corsa, consegnandosi spontaneamente alla polizia. Il trentenne si è fermato davanti al Monumento dei Caduti, ha percorso alcuni gradini e, con la bandiera italiana sulle spalle, dopo aver fatto il saluto romano, ha gridato “Evviva l’Italia!”

A seguito della sparatoria, si sono susseguite vicende particolari in città. Tra queste quella che ha visto protagonista la pignatta a testa in giù ritraente la figura del Duce nel momento della sua impiccagione. L’intento, spiegato anche ai bambini, era quello di staccare la testa al fantoccio per far uscire le caramelle.

Successivamente, il pupazzo è stato sostituito da un altro, stavolta con una maglia nera e una croce celtica sul petto, forse per richiamare la figura di Luca Traini, autore della sparatoria xenofoba contro migranti per le vie di Macerata per vendicare l’omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro. Tali fatti hanno profondamente indignato l’europarlamentare, Alessandra Mussolini.

La tragica morte di Pamela Mastropietro ed il gesto di Luca Traini non saranno mai sicuramente dimenticati. Di certo si tratta di vicende che non dovrebbero verificarsi mai, in entrambi i casi.

Elisa Cinquepalmi

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net