mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Covid-19: il protocollo per combatterlo a casa già dai primi sintomi

coronavirus

Un protocollo non invasivo, che può essere esteso ad ampio raggio, relativamente al quale l’Aifa ha detto sì per quanto riguarda il suo utilizzo anche da parte dei medici di base. A parlarcene è la dott.ssa Katia Cerullo, Dirigente presso un Deposito farmaceuto e farmacista operante nel Napoletano, che ha intrapreso a questo proposito una propria personale battaglia.

“Si tratta di un protocollo – spiega – che può essere utilizzato anche per il trattamento dei bambini e che consiste nell’utilizzo di un farmaco, l’idrossiclorochina fosfato, che esiste da anni.

In che cosa consiste questa metodologia di trattazione? In sostanza si va ad agire sui primi sintomi del Covid-19: tosse e febbre alta, prima che si arrivi all’affanno. Si tratta di un protocollo ormai divenuto internazionale, che noi stiamo utilizzando qui da una ventina di giorni ed, insieme al dottor Carmelo Cicale, abbiamo di comune accordo preso la decisione di impiegarlo su soggetti che avevano manifestato i primi sintomi. Ci siamo dovuti arrangiare con una sorta di triage telefonico, non essendo muniti dei dispositivi i emergenza”.

“L’Aifa pochi giorni fa – aggiunge – ha dato il via alla somministrazione del protocollo a tutti i medici di base, che hanno un ruolo determinante in questi casi. L’idrossiclorichina, come farmaco, viene utilizzato per contrastare l’artrite reumatoide come il tocilizumab, off-label, ovvero al di fuori dalle indicazioni terapeutiche. In pratica inibisce l’interleuchina 6 (potente molecola infiammatoria prodotta dal sistema immunitario) che poi va a determinare la polmonite. Si evita così che possa avanzare la polmonite da Covid-19, che purtroppo non risparmia neanche i bambini”.

“Il mio appello va ai medici perchè utilizzino un linguaggio il più chiaro possibile, per una migliore comprensione di indicazioni e prescrizioni da parte di tutti. E mi auguro che questo protocollo venga utilizzato il più possibile”.

Quindi cercare di contrastare gli effetti del virus a livello polmonare anche a casa si può. Chi è contagiato, grazie al via libera dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, può quindi accedere all’impiego per uso domiciliare di farmaci utilizzabili con prescrizione medica e presto, ha avvertito l’Aifa, sarà sufficiente la ricetta del medico di famiglia.

La determina dell’Aifa che autorizza il protocollo è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale e riguarda i farmaci antivirali clorochina e idrossiclorochina e gli antivirali usati contro l’Aids lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir «per il trattamento anche in regime domiciliare dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV». “I medicinali a base di clorochina, idrossiclorochina, lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir – si legge nel documento – sono a totale carico del Servizio sanitario nazionale per il trattamento dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2 (COVID-19), nel rispetto delle condizioni per esso indicate”.

.L’idrossiclorochina nasce come antimalarico, ma si è visto che nel corso degli studi ha anche un’azione sull’artrite reumatoide, che è una malattia immunologica.

Il Tocilizumab e l’Idrossiclorochina solfato (come già specificato dalla ottoressa Cerullo nel corso di una recente intervista) “sono due farmaci che sono stati applicati nel protocollo ospedaliero, ma di differente categoria farmaceutica: il primo è un anticorpo monoclonale ,inibitore dell’Interleuchina-6(IL6), usato nell’artrite reumatoide , ma che ha trovato impiego off-label, ovvero fuori indicazione terapeutica, su pazienti affetti da polmonite interstiziale da COVID-19, con azione antinfiammatoria.

.E’un farmaco prettamente ospedaliero, infatti va monitorato perché ha degli effetti collaterali, quali l’ipersensibilità, nel caso si verifichi una reazione anafilattica, deve essere disponibile un trattamento appropriato per l’uso immediato( Dicembre 2010 Comunicazione diretta agli operatori sanitari riguardante l’associazione tra tocilizumab ( RoActemra®) e l’anafilassi nota AIFA), oltre ai danni epatici.

Il protocollo con Tocilizumab va applicato in pazienti che hanno difficoltà respiratorie ( dispnea ), tendenti al peggioramenti e alla conclamazione della polmonite bilaterale e che sono in terapia intensiva o subintensiva , ergo estrema ratio o quasi. Bisogna precisare che non tutti rispondono positivamente, vuoi per complicanze, vuoi perché ci si è accorti tardi o si sono sottovalutati i sintomi; fatto certo è che i dati sui soggetti guariti, rispetto al tasso di mortalità sono molto sbilanciati, c’è un forte divario.

Considerazione diversa viene fatta per il secondo, ossia l’Idrossiclorochina solfato, di questo farmaco abbiamo tutti i dati sull’efficacia sugli effetti collaterali e sul largo impiego. E’ un farmaco che deriva dalla corteccia di China, che è una pianta molto conosciuta nelle Ande peruviane, India.

E’ da sempre usata come antimalarico sin dal XVII secolo, poi con l’avvento dell’industria farmaceutica è stato sintetizzato in laboratorio e l’azione con meno effetti collaterali la dà l’Idrossiclorochina solfato ( meglio conosciuta con il nome commerciale di Plaquenil).

Come già’riportato nasce come antimalarico, ma anch’esso è usato nell’artrite reumatoide, sempre off-label, ma agisce come immunomodulatore, agendo a livello cellulare attraverso una serie di meccanismi che vanno a modulare e ridurre la stimolazione dei Linfociti-T , con conseguente riduzione del rilascio di molecole infiammatorie da parte degli stessi .

Esso può essere prescritta anche dal medico di base nella terapia di primo approccio terapeutico, sin dai primi sintomi da COVID-19, ovvero in caso di comparsa di febbre e tosse.

E’ da poco stata avviata la sperimentazione domiciliare , approvata dall’AIFA, per evitare l’ospedalizzazione. I suoi effetti collaterali sono ben noti , in quanto è un farmaco con una storia farmacologica.

Il medico di base nel prescrivere il farmaco fa un’anamnesi al paziente (ricordiamo che il medico di base è colui che conosce bene il quadro clinico del proprio paziente) , dunque potrà procedere ad un veloce approccio terapeutico al protocollo con l’Idrossiclorochina, visto che i primi sintomi da COVID-19 sembrano essere stati identificati.

L’intervento del medico di base , in questa fase, è importante per evitare il collassamento dei Pronto Soccorso e degli ospedali, e credo che non si arriverebbe alla fase della polmonite, che è un avanzamento”.

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