domenica, Gennaio 17, 2021
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Quando finisce veramente l’Impero Romano? Le varie ipotesi.

ROMA – Con la dinastia dei Severi, la figura dell’Imperatore dei Romani che nel Principato era stata pressoché sempre direttamente legata alla Res Publica romana e alla carica di “Imperator”, cioè di massimo comandante dell’esercito e al titolo di “Augusto” (degno di venerazione) che faceva dell’Imperatore una sorta di “primo Inter pares” con l’oligarchia senatoria che collaborava fattivamente nella gestione dell’Impero, assume sempre più dei caratteri dispotici, diventando simile a quella dei satrapi orientali e dei sovrani ellenistici. 

Quando nel 212 viene concessa dall’Imperatore Caracalla la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’Impero tranne che ai dediticii (cioè a coloro che si erano sottomessi a Roma senza alcun riconoscimento giuridico ufficiale da parte dell’Impero), si afferma il principio giuridico per cui l’impero Romano è una entità giuridica universale slegata dalla sua culla, l’Italia, e dalla classe dirigente della Res Publica. 

Le conseguenze dell’Editto di Caracalla, appartenente alla prima dinastia imperiale, né Italica, né discendente da genti italiche, sono l’anarchia militare del III secolo che scoppia dopo la fine dei Severi, il cui regno rappresenta la massima esaltazione del sincretismo religioso romano che cercava di includere nello Stato Romano i variegati popoli dell’Impero e le loro culture.

Una anarchia militare legata alla lotta intestina fra i comandanti che governavano determinati territori e fra Roma, il Senato, l’Italia contro le periferie per tutelare i propri diritti.

Se già alla fine del III secolo con Gallieno, il Senato Romano perde il comando militare delle legioni, con l’instaurazione del Dominato all’inizio del IV secolo e gli Imperatori Diocleziano (che divide l’Impero amministrativamente in quattro senza Roma come sede imperiale, riformando le province che vengono tolte dal comando senatorio) e Costantino (che crea una nuova capitale “Nuova Roma” poi Costantinopoli nel Bosforo con un suo Senato, scioglie a Roma la guardia pretoriana, sostituendola con un corpo che segue sempre l’Imperatore negli spostamenti a cavallo “Schola Palatina”), l’Impero Romano diventa qualcosa sempre più astratto e universale, legato alla corte imperiale e alla figura dell’imperatore che viene divinizzato e che è la guida suprema di tutta l’umanità. 

Da qui l’esigenza di creare sempre più un culto solare in cui si potessero riconoscere tutti i popoli, accentratore del potere imperiale che spiega le scelte di Costantino (e dei suoi predecessori da Caracalla in poi) che si fanno ritrarre nelle monete con la corona radiale da un lato e il dio sole dall’altro, il mantenimento da parte di Costantino sia del titolo della Prisca Religio di Pontefice Massimo, sia l’assunzione di quello cristiano di Isapostolo (“uguale agli Apostoli”) che ne fanno il fondatore del Cesaropapismo cioè della sottomissione del clero all’Imperatore.

Dunque, se secondo alcuni l’Impero Romano finisce con i successori di Teodosio che divide l’Impero fra i suoi figli e mette definitivamente fine alla “Pax Deorum” e al sincretismo religioso che permetteva la libertà di culto a tutti i cittadini dell’Impero, secondo altri che si rifanno a concezioni tardo antiche e medievali, l’Impero addirittura  non finisce nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo (o l’assassinio di Giulio Nepote in Illiria nel 480), nemmeno nel 1453 con la conquista della capitale dell’Impero Romano d’Oriente da parte degli Ottomani, ma addirittura cadrebbe dopo la Prima Guerra Mondiale se si considerano gli Imperi medievali e d’Ancien Regime che si sono considerati sue continuazioni, come il Sacro Romano Impero, L’impero Ottomano, l’Impero Russo Zarista e l’Impero Austro – Ungarico degli Asburgo.

Per intenderci meglio, con la Cristianizzazione dell’Impero, l’imperatore era la suprema guida politica e religiosa di tutto l’ecumene cristiano, compresi dei fedeli che vivevano fuori dai confini imperiali. Dunque, la deposizione di Romolo Augustolo era formalmente una riunificazione dell’Impero e così era stata salutata dal Senato di Roma. Il Papa e i Re romano – barbarici continuavano a riconoscere come imperatore romano quello di Costantinopoli da cui ricevevano investiture, titoli e cariche che ufficialmente legittimavano il loro potere.

La situazione rimase invariata per pressoché due secoli da quando nel VI secolo Giustiniano riconquista la pars occidentalis dell’Impero, fino all’ VIII secolo, quando il Pontefice si sentiva minacciato dai Longobardi che dopo essere scesi in Italia nel VI secolo, chiamati da Narsete secondo Paolo Diacono (per vendicarsi della rimozione dall’incarico di governatore da parte dell’Imperatore Giustino II),  stavano consolidando il loro potere per creare nella penisola italiana il primo stato nazionale europeo, sfruttando anche la debolezza militare di Costantinopoli (che a partire dal VII secolo in Medioriente era sempre più minacciata dalla  crescente espansione araba) e i dissidi fra la Chiesa Romana e l’Impero Romano d’Oriente che erano in lotta per l’Iconoclastia con l’Imperatore  Leone III, considerato “eretico” dal Papa.

 Il 28 giugno del 754, il sovrano dei Franchi Pipino il Breve del casato dei Carolingi, viene, con legittimazione papale, incoronato Re di tutti i Franchi nella Cattedrale di Soissons ed è una data storica perché per la prima volta un pontefice cristiano si arrogava il diritto di legittimare il potere di un sovrano, compito che fino a quel momento spettava all’imperatore di Costantinopoli, al massimo il Papa poteva dare la sua benedizione. Nel 755, Pipino il Breve, fresco di leggittimità reale da parte del Papa, scese in Italia e attaccò i Longobardi che dovettero abbandonare l’Esarcato di Ravenna e la Pentapoli vicino il Conero che i Franchi non restituirono ai Bizantini, ma donarono al Papa che così da quel momento iniziò il suo potere temporale nel 756.

Proprio in quegli anni, il Papato legittimò il suo potere temporale e la sua prerogativa di incoronare re ed imperatori, con la cosiddetta “Donazione di Costantino” che come ha dimostrato l’umanista Lorenzo Valla nel XV secolo, si tratta di un falso fatto nelle cancellerie vaticane proprio nell’VIII secolo. La Donazione cedeva al Papà Silvestro tutto l’Impero d’Occidente e dunque diede al papato la facoltà di decidere chi fosse l’imperatore, in quanto erede dell’Impero.

Il figlio di Pipino, Carlo, nel 774 sconfisse definitivamente i Longobardi e divenne Re non solo dei Franchi, ma anche dei Longobardi.

Nel 797, intanto a Costantinopoli, il titolo imperiale fu assunto dall’imperatrice Irene e il Papa Leone III, rifiutando l’idea che una donna potesse assumere il titolo di Imperatore, cosa che era veramente in contrasto con la tradizione romana, considerò la porpora imperiale vacante e compì una “translatio Imperii” (trasferimento dell’impero), dando, a Natale dell’800, il diadema e la porpora dell’imperatore dei Romani al Franco Carlo che il suo biografo Eginardo definì “Magno”, a cui seguì l’acclamazione dei presenti.
In realtà, anche la nomina di Carlo Magno ad Imperatore dei Romani, al di là della Donazione di Costantino presentava dei vizi perché veniva fatta dal Papa e non secondo i canoni classici, cioè per acclamazione del senato, del popolo o dell’esercito. A legittimare il titolo imperiale di Carlo Magno c’era comunque sia il fatto che egli regnava su territori che avevano fatto parte dlel’Impero Romano che l’Imperatore d’Oriente aveva abbandonato, compresa la stessa Roma. 

Le conquiste arabe e la investitura imperiale di Carlo Magno segnò la definitiva rottura fra il Mediterraneo Occidentale e quello Orientale che va avanti fino ad oggi. 

Dal momento della incoronazione imperiale di Carlo si creò una disputa su chi fosse il legittimo imperatore romano fino alla caduta di Costantinopoli per mano Ottomana nel 1453, anche se i dissidi furono quasi sempre diplomatici e non cruenti, anche per la presenza di pericoli esterni e per la distanza considerevole fra i due imperi.

Col trattato di Aquisgrana dell’812 i due imperatori  si riconobbero entrambi il titolo di imperatore ma non di “Imperatore Romano”. In Occidente, l’imperatore Romano d’Oriente era definito Imperatori dei Bizantini, dei Greci o di Costantinopoli, mentre in Oriente, il Sacro Romano Imperatore era definito Imperatore dei Franchi o dei Germani, o peggio ancora era considerato come un semplice Re, il cui potere dunque era sottoposto alla legittimità dell’Imperatore Romano d’Oriente.   

Il titolo imperiale fu  rivendicato anche dal Bulgaro Kaloyan (1196–1207) e dal Serbo Stefan Dušan fra il 1346 e il 1355 che fu incoronato Imperatore dei Serbi e dei Romani. 

La Terza e la Quarta Crociata furono i pretesti per attaccare l’Impero Romano d’Oriente. La scelta dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Federico I Barbarossa di passare per i territori dell’Impero Bizantino per raggiungere la Terra Santa nel 1189 creò frizioni e scontri militari con l’Imperatore bizantino Isacco II Angelo, e per poco non provocò una guerra a larga scala tra Costantinopoli e i Crociati.

La Quarta Crociata, portò la salita sul trono dell’Impero Romano d’Oriente di imperatori latini fedeli al Papato dal 1204 al 1261. L’Impero Romano d’Oriente in questo periodo viene chiamato dagli storici Impero Latino d”Oriente. Infatti, gli imperatori latini, pur riconoscendo i sacri romani imperatori come legittimi, rivendicavano per sé lo stesso titolo. Così Papà Innocenzo III propose di dividere l’egemonia imperiale fra un Imperatore d’Occidente il Sacro Romano Imperatore e quello d’Oriente, l’Imperatore Latino.

Sul sigillo del primo imperatore latino Baldovino I l’abbreviazione ambigua “Rom” che può significare sia Romaniae (“dell’Impero romano”), sia Romanorum (“dei Romani”).

Inoltre, il titolo di “Deo coronatus” (“Incoronato da Dio”) e, non quindi dal Papa, titolo ereditato dagli imperatori bizantini, differenziava gli Imperatori Latini dai Sacri Romani Imperatori, che dipendevano dal Pontefice per la loro incoronazione. Con gli imperatori latini il termine “Romanorum” o “Romani” fu interpretato diversamente, non rifacendosi né all’idea sacroromanoimperiale di Romani intesi come abitanti della città di Roma, capitale dell’antico impero dove è avvenuta l’investitura formale di Carlo Magno, né all’idea bizantina di Romani intesi come discendenti etnici dei cittadini della parte dell’antico impero romano sopravvissuto alle invasioni barbariche, ma si tornava al concetto universale originario di cittadino romano di Caracalla e dei suoi successori, cioè intesi come tutti gli abitanti del suo multietnico e multiculturale impero. 

Comunque sia la divisione di Papa Innocenzo III durò poco, perché i Paleologi sconfissero gli eserciti latini e ristabilirono una dinastia romana di lingua greca, adottando una politica distensiva con l’Occidente fino alla caduta di Costantinopoli per mano ottomana.

Con la fine dell’Impero Bizantino cade l’organismo imperiale continuazione diretta dell’Impero Romano fondato da Augusto. 

Ma, il problema degli imperatori che si contendevano il titolo di Imperatore dei Romani si ripresentò con la caduta di Costantinopoli per mano Ottomana il 29 maggio 1453, poiché il Sultano Ottomano Maometto II, assunse il titolo di Kayser-i Rum (Cesare dell’Impero Romano), continuando la politica religiosa cesaropapista dei Bizantini. Ovviamente il Sultano non riconobbe come Imperatore dei Romani né i Sacro Romano Imperatori, né gli Zar di Russia, cioè i Principi di Moscova che si proclamarono Cesare per la loro parentela di sangue con gli Imperatori Bizantini, di cui si definivano eredi. Il primo che usò il titolo di Zar fu Ivan il Terribile nel XVI secolo. Da qui nasce anche il pretesto ideologico per lo scontro geopolitico fra la Russia che cerca di espandersi verso il Mediterraneo e l’Impero Ottomano che cerca di avanzare verso il continente. 

Solo nel 1606 con la Pace di Zsitvatorok nell’attuale Slovacchia, all’epoca appartenente al Regno di Ungheria, fu sancito il riconoscimento di parità di rango fra il Sacro Romano Imperatore, ormai sempre uno della casata degli Asburgo, e i Sultani ottomani, praticamente con il principio della divisio imperi in funzione anti russa. Il Sacro Romano Impero non riconobbe pari dignità agli Zar di Russia fino alla caduta avvenuta nel 1806 per mano delle armate di Napoleone. L’ultimo imperatore del Sacro Romano Impero, Francesco II d’Asburgo – Lorena divenne l’Imperatore d’Austria Francesco I. Dunque, nel corso dell’Ottocento e fino alla Prima Guerra Mondiale, per motivi dinastici, anche l’Impero d’Austria (poi Austro-Ungarico) può considerarsi erede del Sacro Romano Impero. 

Solo con la la fine della Prima Guerra Mondiale, la Rivoluzione d’Ottobre in Russia nel 1917 e i quattordici punti del Presidente degli Stati Uniti Wilson che voleva l’affermazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli, ci fu la disgregazione anche degli organismi statali universalistici eredi dell’Impero Romano, quello degli Zar, quello degli Asburgo d’Austria e quello dei Sultani Ottomani.  

Dunque, esistono diverse date che si possono considerare come caduta ufficiale dell’Impero Romano a seconda di come si interpreta la storia. Tra l’altro, fra il XIX e il XX secolo alcuni Stati nazione imperialisti si sono rifatti all’Impero Romano per ragioni ideologiche, ma questa è un’altra storia.

Cristiano Vignali – LaNotizia.net

Note: Santo Mezzano, L’Impero romano, vol.2, Bari 1973, p.439; Historia Augusta; Donald M. Nicol, The Byzantine View of Western Europe, in Greek, Roman and Byzantine Studies, vol. 8, nº 4, 1967, pp. 315–339;  I Bizantini in Italia, Bologna, Il Mulino, 2004,,pag. 135-139; Salvatore Cosentino, Storia dell’Italia bizantina (VI-XI secolo): da Giustiniano ai Normanni, Bologna, Bononia University Press, 2008; Lorenzo Valla, La Falsa Donazione di Costantino, 1440; Robert Browning, The Byzantine Empire (Revised Edition), Cua Press, 1992  pag. 58 – 60;  Filip Van Tricht, The Latin Renovatio of Byzantium: The Empire of Constantinople (1204 – 1288) , Brill 2011, pag. 61 – 77; Charles M, Brand, Byzantium Confronts, the West, 1180 – 1204,. pag 182 – 188; Peter H. Wilson, Heart of Europe: A History of the Holy Roman Empire, Cambridge, MA, Belknap Press, 2016 pag. 152 – 155; Andrew Wheatcroft, Gli Asburgo. Incarnazione dell’Impero, Laterza, Roma – Bari,. 2002; Roma, Bisanzio, Mosca, Le Concezioni Di “impero” e Di “popolo di Dio”, Endre Von Ivanka; Treccani, Costantino e Costantinopoli sotto Mehmed II. L’eredita costantiniana dopo la conquista ottomana di Costantinopoli;  James Muldoon, Empire and Order: The Concept of empire, 800 – 1800.

Cristiano Vignali
Cristiano Vignali è un reporter freelance specializzato in articoli di approfondimento su storia, cultura, politica, curiosità e attualità. Collabora con diverse testate online di carattere internazionale e nazionale.

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