sabato, Maggio 30, 2020
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Bambini al tempo del Coronavirus, “Angeli e Demoni” attacca il Cismai

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Bambini al tempo del Coronavirus, il Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e gli Abusi all’Infanzia) chiede al governo con una lettera “una task force e misure urgenti per proteggere chi è a rischio povertà, emarginazione o violenza”.

“Restare a casa – si legge sul sito Cismai – non sempre è facile ed opportuno. Soprattutto per i minori vittime di maltrattamenti e violenze, o per quelli in condizione di degrado che non riescono nemmeno a chiedere aiuto. È proprio per questo che l’epidemia di coronavirus sta mettendo ancora più a rischio i tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che vivono situazioni di forte vulnerabilità, condizioni di povertà economica, sociale ed educativa”.

Il Cismai, insieme ad altre associazioni, chiede quindi l’immediata istituzione di una task force e di varare un #decretobambini: “Vogliamo misure urgenti assicurare i diritti di tutti i bambini e i ragazzi, che mettano i servizi sociali, scolastici, e di altro genere di intervenire – con il coinvolgimento ove necessario della magistratura minorile – di proteggerli da tutte le situazioni di rischio”.

All’appello si oppone una lettera con raccolta firme, inviata alle Istituzioni da varie personalità, tra cui il presidente ell’associazione Angeli e Demoni. Uniti per i Bambini”, Francesco Cattani.

“La vita – si legge – ai tempi del Covid-19, e l’isolamento sociale imposto dall’emergenza, ci hanno fatto riscoprire la bellezza dei tempi “sospesi” delle nostre famiglie e ci hanno fatto ritrovare un tempo perduto di riflessione e di dialogo con i nostri figli. Ovviamente non è così per tutti. Purtroppo anche in questo periodo esistono situazioni di disagio e abuso. Ma là dove si presentano difficoltà e fragilità abbiamo la possibilità di far intervenire le forze dell’ordine: ci sono centri antiviolenza attenti e presenti.

Noi firmatari crediamo comunque che la tutela di bambini e minori debba passare necessariamente attraverso il sostegno alla famiglia di origine, non alle associazioni od ai privati che propendono a sostituirla attraverso soluzioni desuete che troppo spesso, negli anni, hanno prodotto incognite e
danni gravissimi anziché risposte. Per soluzioni desuete intendiamo un sistema nel quale il 47,1% degli allontanamenti coercitivi viene motivato da “trascuratezza materiale ed affettiva”, laddove “materiale” sta spesso a indicare l’indigenza economica della famiglia, mentre per un 4,2% si definisce “l’abuso sessuale” (Fonte: “Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia” pubblicato dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – CISMAI – Terre des Hommes).

Noi firmatari crediamo che questo sistema, oltre a essere desueto, è totalmente dissonante rispetto ai corretti canoni giuridici che in tutti gli ambiti impongono al magistrato di motivare i provvedimenti
decisori, vietando il suo appiattimento acritico di fronte agli esiti peritali e che – invece – al cospetto delle valutazioni di psicologi, psichiatri e servizi sociali sui minori e sulla famiglia naturale, consente troppo facilmente l’allontanamento di bambini dai propri genitori, in applicazione di “ linee guida” e metodologie non riconosciute dalla comunità scientifica
internazionale. Questo sistema, ricercando sistematicamente e metodicamente l’abuso, ha prodotto innumerevoli “‘falsi positivi” e ha generato abusanti impuniti, con conseguenze devastanti per figli e genitori.
Questo sistema interviene troppo spesso sulle violenze intra-familiari allontanando le vittime, estirpandole dal loro habitat naturale e consegnandole a strutture private con enormi costi per la
collettività anziché assicurare la violenza alla giustizia, cercando di preservare un equilibrio già compromesso dai maltrattamenti. I bambini allontanati sono circa 23 al giorno. Ci sconcerta che proprio in questo periodo ci sia chi chiede un provvedimento per agevolare l’allontanamento dei minori dalle loro famiglie.

Ci preoccupa si pensi di farlo in sede di emendamento della conversione del decreto “Cura l’Italia “ del 17 marzo 2020. Eppure è proprio questa l’iniziativa adottata tra gli altri dal Cismai, Coordinamento italiano dei
servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, cui ha aderito per lunghi anni il centro Hansel e Gretel di Claudio Foti, lo psicologo di Pinerolo indagato nell’inchiesta Angeli e Demoni sui
presunti allontanamenti illeciti dei bambini di Bibbiano. Affiliati del Cismai, psicologi e assistenti sociali, da tempo compaiono nei casi più clamorosi di accuse di abusi su minori poi smentite in sede
giudiziaria. In tempo di pandemia, il Cismai vorrebbe (si cita testualmente dal sito dell’associazione) «costituire task force locali tra scuola, autorità giudiziarie, servizi sociali, sanitari e terzo settore; proseguire con gli interventi urgenti di tutela per mettere in protezione le vittime, sensibilizzare le forze dell’ordine nel gestire nel modo corretto le chiamate di aiuto che ricevono da questi bambini».

Il Cismai ha appena contribuito a far girare in rete una petizione, indirizzata al governo, dove si chiede «un decreto immediato per proteggere questi bambini, mettendo nelle condizioni i servizi
scolastici ed educativi di intervenire in ogni situazione di pericolo». La petizione chiede anche «interventi urgenti di tutela per mettere in protezione le vittime, se necessario anche tramite l’articolo 403 del Codice civile».

Il sistema che noi firmatari contestiamo abusa troppo spesso proprio dell’art. 403 del Codice civile, eludendo sistematicamente la norma che dispone «tempestiva comunicazione del provvedimento ai
genitori del minore dando conto delle motivazioni», trasformando questo intervento nell’esproprio del minore, provocando conseguenze emotive atroci e un doppio trauma: quello del bambino e quello dei genitori, difficilmente gestibile in un momento di tale emergenza sanitaria.
Il controverso articolo 403, norma di un codice varato dal fascismo, dà ai Servizi sociali potere d’intervento diretto e assoluto, perfino sulla base di segnalazioni anonime. Già prima dello scandalo di Bibbiano, la norma era al centro delle critiche di giuristi, avvocati e tecnici della materia ed è
stato individuato come uno dei primi punti da riformare nella giustizia minorile. Noi firmatari contestiamo l’iniziativa di chi proprio oggi vorrebbe accrescere il potere indiscriminato offerto dal 403, fonte di così tanti errori. Quell’articolo, al contrario, deve essere completamente riscritto alla luce dei principi democratici che gli ordinamenti internazionali, europei e costituzionali hanno introdotto, applicando norme già codificate nei principi ma non applicate, e accrescendo la tutela del superiore interesse per il minore all’interno del giusto processo e del diritto alla difesa.

Noi firmatari crediamo occorra introdurre, in attesa di una riforma e ristrutturazione organica dell’affido, l’obbligatorietà delle audio video registrazioni degli incontri protetti bambini e genitori naturali e incontri e sedute con verbali oltre che con video e audio registrazioni degli operatori dei servizi e utenti, con possibilità nei 5 giorni dall’espletamento della operazione di poter richiedere la copia degli atti e dei supporti audio video.
In un momento nel quale la maggior parte delle libertà personali e fondamentali è venuta meno e la Costituzione è come sospesa, noi firmatari manifestiamo grave preoccupazione per la richiesta di
task force e di ampliamento dell’uso dell’articolo 403: soprattutto in un momento in cui la giustizia è parzialmente sospesa per via della pandemia.
Abbiamo visto come, purtroppo, sia fin troppo facile imboccare la china della delazione.

Chi deciderà la composizione della task force di cui parla il Cismai? Quante saranno, e dove? In Tutta Italia? I Servizi sociali dei Comuni in questo momento non possono garantire nemmeno i
servizi indispensabili, non riescono neppure a contattare i cittadini in difficoltà e a supportarli, si affidano per lo più alla Polizia Municipale e alla Protezione Civile, chi dovrebbe controllare chi? Alla luce di quanto emerso ed evidenziato.

Noi firmatari chiediamo di non accogliere l’emendamento in urgenza essendo fuori luogo, fuori contesto e strumentale ma di convocare ai tavoli istituzionali le vere vittime ovvero le associazioni
che rappresentano le vittime, i loro tecnici avvocati e consulenti al fine di instaurare tavoli partecipati per la rinnovata e ricostruita tutela del bambino”.

Firmatari del documento l’Avv. Patrizia Micai, il Dott. Pablo Trincia (Giornalista e Scrittore), Francesco Cattani (Presidente Associazione Angeli & Demoni #unitiperibambini), Sergio Pietracito (Presidente Associazione Vittime del Forteto), Fabrizio Mammana (Presidente Movimento per i Diritti della Famiglia), l’Avv. Rita Fontanesi, il Dott. Maurizio Tortorella
(Giornalista e Scrittore), Lorena Morselli (Vittima Diavoli della Bassa),
Panzetta Claudia (figlia di Oddina Paltrinieri), Pino Falvelli, Emanuele Ernesto (Papà separati), Simona De Martino (Educatrice Pedagogista), Chiara Brillanti (Psicologa e Psicoterapeuta), Antonella Dellapina
(Associazione Nidi Violati), l’Avv. Simona Fontanini, l’ Avv. Dania Valbonesi,
Tiziana Ciccone (Bimba vittima e Madre coraggio), Federico Scotta (Vittima del sistema), Roberta Barelli, Angela Lucanto (Vittima del sistema).

Ma non è finita. Contro la richiesta del Cismai si scaglia anche l’Unione Genitori Separati, che ha lanciato una petizione e l’ha diretta a Sergio Mattarella (Presidente della Repubblica Italiana) 

“L’Associazione Scarpette Bianche – si legge sul frontespizio della petizione – , presidente Veronica Berenice Sansuini, insieme all’avv. Silvia Pini e avv. Francesco Morcavallo e altre associazioni tra cui “Comitato Infanzia e Famiglia”, presidente Paolo Pennini, “Associazione Bambini Strappati”, presidente Sara De Ceglia, “Laboratorio Donna per la Tutela dei Diritti delle Donne e dei deboli”, presidente Maricetta Tirritto, “CIATDM”, presidente Aurelia Passaseo, “Associazione Vittime di violenza Io no”, presidente Brasiello Marina, “Associazione FLAGE” presidente Mariangela Campus e tante altre ancora, sta lottando contro questo ennesimo tentativo del Cismai di ottenere strumenti di controllo delle famiglie.

La legge n. 184 del 1983 afferma che: le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia.Nonostante quanto stabilisce chiaramente la legge siamo oggi di fronte ad una concreta minaccia per tante mamme e papà che stentano ad arrivare a fine mese. Invece che aiutarli a riempire il carrello della spesa c’è chi ha pensato di sgravarli di un peso: i loro figli! 

Il 22 marzo, con una lettera aperta rivolta al governo, una petizione on line e post apparsi su vari social, il Cismai, assieme ad un gruppo di associazioni tra le quali Agevolando, Artemisia, Anfaa, Arcigay nazionale, hanno chiesto urgentemente un decreto che preveda la costituzione di una task force e misure per “assicurare i diritti dei minori” (quantificati in 1,2 milioni), che, a loro dire,  sarebbero a rischio a causa di povertà economica, sociale ed educativa, situazione che, sempre a loro dire, potrebbe aggravarsi per l’impoverimento conseguente alle restrizioni anti-Covid19. 

Se la loro richiesta fosse accolta dal governo migliaia di bambini potrebbero essere allontanati dalle loro famiglie solo perche’ poveri.

Si tratterebbe di interventi statali ingiustificati volti a creare organismi speciali (il che è vietato dalla Costituzione), con fini di ispezione e intervento “extra ordinem”, che non farebbero altro che aggravare il problema anziché risolverlo, giacché come afferma la legge le famiglie vanno aiutate anche economicamente e non divise e distrutte. Se tali interventi fossero accolti rappresenterebbero un’ulteriore ingente fonte di sperpero di denaro pubblico da parte dello Stato, quindi dei nostri soldi, che finirebbero nelle tasche, già colme, dei richiedenti: ricordiamo che il giro d’affari fondato sulla cosiddetta “tutela dei minori” si aggira intorno ai 5 miliardi di euro all’anno, denaro pubblico”.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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