martedì, Ottobre 19, 2021
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L’importanza del lavarsi le mani: cronaca, storia, aneddoti

mani

L’importanza del lavarsi le mani: cronaca, storia, aneddoti. La distanza di sicurezza in Fase 2 deve essere superiore a 1 metro (ideale 1,8 mt – come da foto allegata) e oggi che essendo il “cinque cinque” (che potrebbe simboleggiare le due mani con le 5 dita che si lavano).

Dal 2005, ogni anno l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) promuove, per il 5 maggio, la Giornata mondiale per il lavaggio delle mani per ricordare l’importanza di questo gesto semplice, ma essenziale, nella prevenzione delle infezioni trasmissibili, soprattutto negli ambienti ospedalieri e di cura (nel 2019 era il 7 maggio). Perquesta giornata, il messaggio dell’OMS è SAVE LIVES: Clean Your Hands (SALVA VITE: Pulisci le tue mani). Soprattutto in ambito assistenziale, ma anche nella comunità, lavarsi le mani correttamente impedisce la trasmissione dei microrganismi responsabili di molte malattie infettive, dalle più frequenti come l’influenza e il raffreddore, a quelle più severe come le infezioni correlate all’assistenza (ICA).

No non è un fake e nel secondo giorno di Fase 2, in questa situazione di emergenza sanitaria, il lavarsi bene le mani assume un’importanza fondamentale ed un significato molto diverso rispetto agli anni passati. E, se non bastasse, sempre oggi si celebra anche la giornata mondiale dell’infermiere e dell’ostetrica, professioni che, assieme ai medici, al personale delle microbiologie e della medicina di laboratorio, agli operatori socio-sanitari e agli adetti alle pulizie, contribuiscono a rendere il servizio sanitario sicuro e protetto ogni giorno.

L’assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana Stefania Saccardi asserisce che “lavarsi bene le mani, indossare la mascherina e mantenere la distanza sociale sono le tre azioni fondamentali per proteggerci dal virus”. Gesto, questo, che ormai è usanza e consapevolezza quotidiana.

Il lavaggio simbolico delle mani, usando acqua ma senza sapone, è parte del lavaggio rituale presente anche in molte religioni, tra cui induismo ed ebraismo.

Simili a queste sono le pratiche del “Lavabo” nel cristianesimo, nell’islam e misogi shintoista. Oltre 2000 anni fa, la frase “lavarsi le mani” ha assunto il significato di dichiarare la propria riluttanza ad assumersi una responsabilità o condividerne la complicità, come nel brano biblico di Matteo in cui Ponzio Pilato si lavò le mani dalla decisione di crocifiggere Gesù Cristo.

Nel Macbeth di Shakespeare, Lady Macbeth inizia a lavarsi compulsivamente le mani nel tentativo di purificare una macchia immaginaria, rappresentando la sua coscienza colpevole per i crimini che ha commesso e indotto il marito a commettere.

Inoltre nel secolo passato diversi studi in merito hanno confermato che le persone, dopo aver ricordato o contemplato atti immorali, tendono a lavarsi le mani più spesso degli altri; inoltre, coloro che hanno l’opportunità di lavarsi le mani dopo tali situazioni hanno meno probabilità di impegnarsi in altre azioni compensative di “pulizia”.

Ma questa giornata ha assunto rilievo fondamentale sin dal lontano 1847 grazie a un medico ungherese, Ignác Fülöp Semmelweis, che fece notevoli studi sulla febbre puerperale ed era già noto a metà del XIX sec. anche come il “salvatore delle madri” nelle cliniche ostetriche, rappresentando come l’alta incidenza di febbre puerperale sia stata drasticamente ridotta mediante la disinfezione delle mani.

Nel 2013 l’Unesco ha deciso di inserire alcuni documenti sulla scoperta di Semmelweis nel registro della Memoria del mondo e nel 1969 l’università di Budapest, che all’epoca della sua morte si chiamava Reale Università ungherese di Scienza, è stata rinominata Università Semmelweis in suo onore, in quanto sosteneva assiduamente di lavarsi le mani prima di entrare in sala parto e le morti passarono così dal 18% al 1%.

Oggi pure Ronaldo e Gloria Gaynor sul web spopolano con i post… in materia. Buon lavaggio a tutti.

RD Leo

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