martedì, Dicembre 1, 2020
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Massimo Introvigne: “Testimoni di Geova oppressi in Russia: colpa di fake news e alleanza Governo/Chiesa Ortodossa”

Roma – Ha suscitato un certo clamore nella comunità internazionale, la notizia dei 110 raid violenti da parte delle autorità russe alcune settimane fa, nei confronti di inermi famiglie di Testimoni di Geova. Blitz e perquisizioni in atto ormai da più di due anni nell’intera Federazione Russa. Il 23 luglio 2020, il Consiglio permanente dell’Osce, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno pubblicato dichiarazioni ufficiali di condanna contro la Russia per la continua violazione dei diritti umani ai danni dei Testimoni di Geova.

Ne abbiamo parlato con Massimo Introvigne sociologo delle religioni e autore di oltre settanta volumi in tema di minoranze religiose e pluralismo religiose, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni e rappresentante in passato dell’OSCE per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni.

Dottor Introvigne, l’Unione Europea, l’Osce, l’Onu e altri organismi internazionali hanno condannato la repressione dei Testimoni di Geova in atto nella Federazione Russa. Come spiega l’atteggiamento pervicacemente vessatorio delle autorità russe nei confronti del movimento?

“Penso sia importante leggere il documento pubblicato il 17 luglio dalla USCIRF, la Commissione degli Stati Uniti per la Libertà Religiosa Internazionale, un organo del governo americano i cui membri sono nominati dal Presidente e designati dai capigruppo parlamentari di entrambi i partiti, democratico e repubblicano. Il CESNUR ne ha pubblicato una traduzione italiana, https://www.cesnur.org/2020/movimento-anti-sette-in-russia.htm È la prima volta che un documento ufficiale di un governo denuncia l’ideologia anti-sette, definita come la stigmatizzazione con l’epiteto di “sette” di religioni sgradite alle maggioranze politiche o religiose, sostenuta dalla diffusione di notizie false o basate su ipotesi antiscientifiche come il “lavaggio del cervello”.

Il rapporto denuncia In particolare la federazione europea antisette FECRIS e il suo vicepresidente russo, Alexander Dvorkin, di cui ricostruisce la poco onorevole carriera. Le autorità russe hanno abbracciato questa ideologia perché in Russia vi è una alleanza di ferro fra il potere politico e la Chiesa Ortodossa, che non tollera la concorrenza di altre religioni di carattere proselitistico. Come mi è capitato di spiegare in convegni a porte chiuse organizzati di recente dalla stessa Chiesa Ortodossa in Russia, c’è dietro un equivoco: gli ortodossi hanno perso milioni di fedeli, quelli passati ad altre religioni compresi i Testimoni di Geova sono solo qualche migliaio, quindi è chiaro che le ragioni di questa emorragia sono altre, compresa l’immagine che troppi vescovi ortodossi danno come semplici cappellani del regime di Putin”.

Spesso nelle perquisizioni e raid violenti nelle case dei testimoni di Geova vengono utilizzati gli uomini delle Forze Speciali, armate fino ai denti. In un’occasione sono intervenuti pure i cosacchi armati. Pensa sia una tattica intimidatoria? 

“Sì, e non succede solo in Russia. Stuart Wright e Susan Palmer hanno analizzato in un libro i “raid” contro le presunte “sette”, che non hanno una vera funzione di polizia ma sono una versione moderna del teatro barocco, intesa a indicare i cittadini che lo Stato “buono” è contro le “sette” “cattive” .

L’11 dicembre 2018 Vladimir Putin, ha dichiarato: «Anche i Testimoni di Geova sono cristiani e non capisco perché debbano essere perseguitati». Incongruenza, ingenuità o ipocrisia?

Secondo diversi colleghi russi, questo mostra semplicemente che Putin non ha un controllo totale di organismi come l’FSB, successore del KGB, o i tribunali. Un’affermazione da sfumare, nel senso che Putin non regola la loro attività quotidiana ma se desse indicazioni chiare intese a far cessare la persecuzione delle minoranze religiose, queste sarebbero seguite.

Quali altri culti e movimenti oltre ai Testimoni di Geova stanno subendo limitazioni e repressione nella Federazione Russa?

“Decine, anche se i più presi di mira sono la Chiesa di Scientology, il Falun Gong, i movimenti musulmani che si ispirano al mistico turco Said Nursi. Talora questo deriva da questioni di politica estera: per esempio il Falun Gong è attivo da anni in Russia e non ha mai causato nessun problema ma la Russia oggi vuole compiacere la Cina. E Scientology, come i Testimoni di Geova, è colpita anche perché ha la sede centrale negli Stati Uniti e la repressione è funzionale a una retorica secondo cui gli americani stanno “Invadendo” la Russia tramite le loro “sette” “.

Pensa che la comunità internazionale si sia mossa tempestivamente sulla questione? E che ne pensa dell’atteggiamento dell’Italia compreso quello dei suoi media? 

“Ci sono state proteste di alto livello, soprattutto degli Stati Uniti ma anche dell’Unione Europea, molto meno in Italia. C’è tuttavia un paradosso. Mentre protestano giustamente per la repressione dei Testimoni di Geova in Russia, ci sono Paesi che non si accorgono di ripetere talvolta la propaganda russa contro i Testimoni di Geova, magistralmente descritta nel documento USCIRF che ho citato. Questo vale anche per i media.

Qualsiasi proposta di legge contro l’”ostracismo”, come quella presentata qualche giorno fa in Italia, non tiene conto  della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in particolare il ben noto caso “Sindicatul”, dove la Grande Camera ha sancito che gli Stati non possono interferire nelle politiche interne delle religioni quanto alle espulsioni o scomuniche o al trattamento degli espulsi. Citando la sentenza “Sindicatul”, “nessuno è obbligato ad aderire a una determinata religione, ma se liberamente vi aderisce si ritiene che sappia che una serie di suoi diritti saranno limitati”.

La sua libertà individuale è garantita non dall’interferenza dei tribunali nelle procedure interne della religione, che è vietata dal diritto internazionale, ma dal diritto del singolo, che nessuno nega, di non aderire a quella religione, lasciarla o anche fondarne un’altra di suo gusto. Naturalmente, se lascia la sua vecchia religione un tribunale non può imporre ai suoi ex correligionari di frequentarlo o di essergli amici. Sarebbe come se un tribunale imponesse a due coniugi divorziati di “restare amici” dopo il divorzio.

Vedo anche che in Italia c’è chi ripete le fake news degli anti-sette (che hanno trovato eco perfino in una conferenza stampa del Ministero degli Esteri russo, il quale intendeva rispondere al rapporto USCIRF), secondo cui un tribunale svizzero avrebbe “condannato” i Testimoni di Geova per la pratica dell’ostracismo verso gli ex membri e per altre presunte malefatte. Non è affatto così: i Testimoni di Geova non erano imputati ma querelanti di una attivista anti-sette che li aveva diffamati, e che è stata assolta avendone il tribunale svizzero riconosciuto la presunta buona fede. Io considero la sentenza sbagliata, ma chi la presenta come una condanna dei Testimoni di Geova semplicemente mente. Sono piccoli esempi di come la macchina del fango così bene descritta nel rapporto USCIRF sia all’opera anche da noi”.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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