giovedì, Gennaio 27, 2022
Home > Italia > Massimo Giletti sotto scorta: la solitudine di chi conduce inchieste

Massimo Giletti sotto scorta: la solitudine di chi conduce inchieste

Anticipazioni per Non è l’Arena del 20 dicembre

Massimo Giletti sotto scorta: la solitudine di chi conduce inchieste

Non è semplice raccontate dell’isolamento che chi conduce inchieste è costretto a subire. Ma è doveroso. Chi corre rischi per fare dell’informazione una missione sa ciò a cui va incontro. Se ne assume la responsabilità, l’onere, a discapito della propria vita. Massimo Giletti, noto e amato conduttore di Non è l’Arena su La7, con le proprie battaglie a difesa dei più deboli ed in nome di una giustizia che purtroppo, ai giorni nostri, è divenuto un concetto a volte scolorito e lontano, ora vive sotto scorta. Dovrebbero essercene di più, come lui. Perchè allora si potrebbe davvero, con l’informazione, fare la differenza. E lui non sarebbe bersaglio unico.

La notizia è stata lanciata dal sito Antimafia Duemila ed ha fatto poi il giro del web. A confermarcela è stato però lo stesso conduttore, che non rilascia ulteriori dichiarazioni oltre quelle già riportate da importanti quotidiani, tra cui il Corriere della Sera: “Sono molto dispiaciuto e non posso dire molto. È obbligatorio, non posso sottrarmi”. E ancora: Provo profonda tristezza. Senso di solitudine. Se il Viminale mi assegna la scorta vuol dire che nel mio programma abbiamo toccato qualcosa di grave e molto pericoloso. Ma essere un unicum ti espone. Diventi obiettivo. È quello che faccio più fatica ad accettare”.

Scrive Andrea Salerno, direttore di La7 su twitter: “Massimo Giletti sotto scorta è un pessimo segnale. Continuare ad andare in onda con il proprio lavoro, la migliore risposta”.

Da quanto è stato possibile apprendere, alla base del provvedimento, ci sarebbero le minacce indirizzate a Giletti dal boss Filippo Graviano, intercettato in carcere, a proposito dell’uscita di 300 mafiosi a causa dell’emergenza coronavirus: nel mirino, in particolare, c’era la puntata del 10 maggio scorso, nel corso della quale il conduttore lesse i nomi dei detenuti usciti di prigione.

Delle minacce di Graviano, riportate nel libro “U siccu”, del vicedirettiore dell’Espresso, Lirio Abbate, Giletti era venuto a sapere dalle colonne di Repubblica soltanto a luglio: “Non mi pare proprio normale – aveva commentato il giornalista – che io non ne abbia saputo nulla. In questa storia quello che pesa è per l’ennesima volta il silenzio delle istituzioni competenti”.

Al conduttore era arrivata la solidarietà del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. La scorta a Giletti è stata assegnata a fine luglio dalla Prefettura di Roma.  A lui vanno il nostro pieno sostegno e la nostra vicinanza.

Lucia Mosca

(fonte foto: Non è l’Arena – redazione)

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net