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Macerata, 13 anni senza Mizio: lo “Sperimentale Teatro A” ricorda lo scenografo e costumista maceratese Maurizio Agasucci

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Macerata, 13 anni senza Mizio: lo “Sperimentale Teatro A” ricorda lo scenografo e costumista maceratese Maurizio Agasucci

MACERATA – Sono trascorsi 13 anni da quel tragico giorno. Era infatti il 31ottobre 2007 quando lo scenografo e costumista maceratese, Maurizio Agasucci, a 53 anni, è deceduto nel suo laboratorio.

La sua memoria è sempre viva nel cuore di coloro che lo hanno conosciuto, come gli amici-colleghi dello “Sperimentale Teatro A”, che quest’anno hanno ricordato Maurizio Agasucci con queste parole:

“Indimenticato Mizio, certo, chi potrebbe dimenticare le tue mani che modellano i materiali, da grezzi inerti ne fanno capolavori viventi; dimenticare lo spazio che evochi dai tuoi gesti e rendi vivo, pulsante, narrante, opera d’arte del tuo corpo; dimenticare la voce che scherza, la voce che interpreta, la voce che carezza solo con un mutare di tono, o che colpisce, commuove, o fa tremare, con altri mutamenti di tono; le corse strampalate, le borse piene di oggetti e materie e fogli e pennelli, lane, rame da sbalzare,sgorbie… tutti a portata di mano, utilizzati all’istante nei modi meno prevedibili e più sorprendentemente splendidi. E più il ricordo arreca bellezza, più il non averti accanto è insopportabile. Niente di te si può dimenticare, anche se a volte, vilmente, quasi si vorrebbe, per non portare dicontinuo questo peso indicibile della tua assenza. Dio ti protegga con la luminosa Bellezza.Oggi, che te ne sei andato… (2007-2020). Allì, interpretando il sentire di tutto lo STA, il TUO Sperimentale Teatro A”.

Nel corso della sua carriera artistica, iniziata intorno gli anni Settanta, lo scenografo e costumista di Macerata ha iniziato a farsi conoscere nel mondo del teatro e, nel 1973, Agasucci entra a far parte dello “Sperimentale Teatro A”, dove firma scene e costumi in tutte le sue produzioni.

A partire da questo momento, Maurizio Agasucci dà il via ai corsi di formazione per gli attori, in Italia e all’estero, diretti dai nomi più illustri del teatro contemporaneo, ma al tempo stesso si dedica all’attività di animazione nelle scuole della provincia di Macerata, in Campania e Lombardia.

Sempre in questo periodo, Agasucci tiene diversi corsi di aggiornamento sulle tecniche di animazione teatrale, destinati agli insegnanti di scuole elementari e medie.

Nel 1985, lo scenografo e costumista maceratese inizia la collaborazione con “Macerata Opera” come mimo. L’anno successivo parte per la Germania, dove conduce diversi corsi di mimo, come il Seminario e laboratorio sulla Commedia dell’Arte in Università di Heidelberg.

Nel 1999 collabora sempre per “Macerata Opera” come costumista, dove realizza i costumi per PASSIO del Giordani, RAPPRESENTATIONE DI ANIMA ET DI CORPO, l’opera musicale di Emilio dei Cavalieri, 1600, per Lausitzer Opernsommer Brandenburg (Berlino) ed altre opere.

Agasucci nel 2003 dà inoltre vita al centro di aggregazione e animazione “La Filastrocca”.

Nel frattempo, avvia una collaborazione con “Il Balletto di Macerata” dove dirige un corso di mimo.

Sulle scene era indimenticabile insieme all’attrice, ricercatrice, studiosa della tradizione orale popolare e vicepresidente dello STA, Maria Novella Gobbi, che ricorda Maurizio Agasucci così: “La Perdita è di tutti i giorni, da quel giorno, anche di notte, quando si dorme la Perdita è lì sempre vigile veglia i nostri sonni la notte e il giorno, anche al supermercato, in banca, quando ti leghi le scarpe, sempre anche quando non la pensi lei c’è a posto tuo, a dirci che non ci sei, e scoppia il cuore perché è pieno di te e la mente esplode come in una cantilena: mai più mai più per sempre, da quando non ci sei Mizio”.

Durante la sua carriera, Agasucci si è occupato della creazione di costumi per le manifestazioni legate alle rievocazione storiche, come la prestigiosa “Mogliano 1744”.

La scomparsa di Maurizio Agasucci fu per tutti come un fulmine a ciel sereno e lo Sperimentale Teatro A, in sua memoria, ha organizzato, nel 2008, il concerto grosso “ANGELO CHE ME L’HAI FERITO IL CUORE”, in occcasione del quale la scrittrice, docente di storia del teatro e regista teatrale, Allì Caracciolo, in una lettera ha scritto: “Maurizio amatissimo, sabato 3 novembre, in chiesa, ho ritenuto che il mio silenzio fosse il mio saluto a te. Ma penso che il silenzio è la parola di ogni addio. Consentimi dunque, caro, la parola. Ti dico che tu sei con noi, noi il tuo Teatro, ma non nel senso che tu sei rimasto con noi. Nel senso invece che noi siamo con te. Come tu sai, infatti, il Teatro prima è Morte. Se non si muore ogni istante non c’è l’Essere Teatro.

E non solo ti dico che siamo morti con te ogni giorno nel rigore di una vocazione teatrale comune: moriamo con te ora. Come tu sai per rinascere. Perché Teatro è Nascita continua. Caro, senza di te si rischia di cadere nella morte, quella senza rinascita. Ma noi non ci cadremo, te lo prometto, anche per fare che la tua arte di vita non diventi un effimero. Ricordo il primo giorno della nostra Storia: vidi il tuo profilo, come tu sai, mentre sedevi ad un tavolo di Caffè. Ad Andrea, con il quale lavoravamo insieme a Maria Novella, Giorgio ed altri al Viaggio periglioso del pio Enea, dissi: “Chi è? Lo voglio”.

“Niente di più facile”, rispose e venne a parlarti. Meno di un minuto dopo eri da noi. Ti chiesi: “Vuoi fare teatro con me?”. “Sì” rispondesti. Avevi visto gli spettacoli del Teatro A. Era l’inizio degli anni Settanta, noi giovanissimi, ardimentosi e già severi.

Da allora non ho fatto che illuminare il tuo profilo. (Come tu sai le luci degli spettacoli le creo io, ma esigo sempre la conferma di ogni effetto da Maria Novella e da te). E sempre in ogni immagine la leggerezza del sogno nei tuoi splendidi costumi. L’ho illuminato, il tuo profilo, ed era quello dell’eroico Joaquin Murieta di Neruda (ed in una delle sue ‘morti’ tu lasciasti un pezzetto di schiena su un chiodo mal battuto del palcoscenico). L’ho illuminato nella terribilis Salomé di Wilde nella quale sperimentammo prima la Crudeltà di Artaud in teatro, poi la crudeltà nei Mattatoi, ed esso passava dalla luce ambigua della fanciulla Salomé a quella tagliente del potere che, entrambi, disegnavi sulla scena e nelle agghiaccianti sale di mattanza (con Maria Paola e Tiziana).

L’ho illuminato e era il Cristo morente della non meno terribilis Matre Maria (con la sua dura ricerca non solo dei testi orali di cultura popolare, ma della lingua volgare, dei suoi risuonatori, vocalità, ritmi: il tuo corpo una cassa armonica possente accanto al pathos e l’arte ineguagliabile di Maria Novella).

L’ho illuminato altresì nel ‘lurido’ Marchese di Presles ma subito nella estatica Suor Genoveffa divenuto all’istante il profilo dell’austero Capo della Polizia ma subito della tenera Luisa, una de Le due Orfanelle, gioco di mille personaggi interpretati da soli quattro ‘folli’ Ciarlatani, grazie allerocambolesche trasformazioni istantanee di Claudio, Valeria, Maria Novella e te.Profilo di veemente contadino e di notaio traballante in Chi è belli de forma de magghjo ritorna, e rigido profilo di Inquisitore nel processo alla strega in Angelo nero per la tua santità, entrambi ancora risultato della trilogia di ricerca su oralità, corpo, Crudeltà.

Eri il fatale profilo di Giuliano Hospitaliere, eri la Danza Macabra che ne incrocia il viaggio.Inquietante profilo dell’onirico mimo de La luna capovolta nei Sogni di Girolamo Cardano,dell’implacabile Tullio, progetto di sterminio, nel recente Lotta fino all’alba di Betti.L’ho illuminato ancora nella mirabile alchimia di parola e canto corpo e suono di Piange piange Maria povera donna, grazie alla felice decisione di arricchire l’indagine teatrale in lavori con La Macina di Gastone; questi, affetto indelebile già dalla metà degli anni Settanta.

E con lui eravamol’agosto scorso, l’ultima volta che l’ho illuminato: era il profilo dell’elegante Servo di Scena e dellasua rosa, nel concerto per voce (Gastone) e pianoforte Dicono di me. Non v’è lo spazio per ricordare una ad una tutte le angolazioni che il tuo profilo ha assuntonel corso della chiara pagina di storia del Teatro che abbiamo scritto insieme in oltre 35 anni. Di tutte, però, una ad una, ti ringrazio, ti ringraziamo: il tuo Teatro A, il pubblico, la città, i luoghi d’Europa toccati, il Teatro stesso, che dall’1 novembre 2007 è impoverito. Caro, l’Opera al nero che, ahimè, hai dovuto attraversare conduce alla rinascita nella pura rilucenza dell’Oro. Come tu sai. Allìsempre”.

Sempre in occasione del concerto, Allì Caracciolo compone una poesia per Maurizio Agasucci, dal titolo”CANTO PER MIZIO”.

“Spingevi avanti a te carri di desiderio trainati dai cavalli del tuo sogno gaio bisogno la potente visione che dissolve le cieche nebbie passi incerti i lumi fiochi. Non siamo che scintille di fuochi disperse nel buio dei deserti… Vivere il ritmo: la pioggia il verso l’ossessa melodia del giorno senza ritorno il sapiente silenzio delle mani lento domani i tuoi gesti esperti dell’arte i giochi.

Non siamo che scintille di fuochi vaganti nel buio dei deserti… Tracciare il primo segno, il dialogo muto resistenti materie forme strane le attese vane l’arte è un autunno su alberi le foglie pianto d’uccelli a gorghi di concerti i canti rochi… Non siamo che scintille di fuochi lucenti nel buio dei deserti. Poi ci trasporta il vento altrove. In un campo di erba oppur di nuvole”.

Ogni anno, Maurizio Agasucci viene ricordato in tante occasioni come, ad esempio, la Mostra dei costumi “MANI D’AUTORE ” a cura dello STA 2009, il “CONVEGNO DEDICA PER MAURIZIO AGASUCCI – CONTRIBUTI DI RICERCA NEL TEATRO DEL SECONDO NOVECENTO ” a cura dell’ Accademia Dei Catenati in collaborazione con lo Sperimentale Teatro A e la Biblioteca Statale Macerata, e la Pubblicazione Atti del Convegno: “L’ATLETA DEL CUORE – CONTRIBUTI DI RICERCA NEL TEATRO DEL SECONDO 900” (Ephemeria Editrice, 2012).

Per la prossima ricorrenza, lo Sperimentale Teatro A spera, con la collaborazione e la sensibilità dell’amministrazione comunale, di intitolare una sala in memoria di Maurizio Agasucci, per allestire una mostra permanente dei suoi costumi teatrali, maschere ed oggetti realizzati da lui a mano con amore, impegno, passione e professionalità, valori che lo hanno sempre contraddistinto ed è per questo che Maurizio Agasucci sarà sempre vivo nel mondo del teatro e dentro il cuore di ognuno di noi, a Macerata e non solo.

Elisa Cinquepalmi

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