giovedì, Ottobre 21, 2021
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Rifondazione Comunista sostiene i metalmeccanici teramani

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Rifondazione Comunista sostiene i metalmeccanici teramani

Il Circolo di Teramo del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esprime pieno sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici della Provincia di Teramo che questa mattina hanno scioperato organizzando una manifestazione regionale nella nostra Città per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro.

“Appoggiamo in pieno – si legge in una nota – la loro protesta e le giuste rivendicazioni dei metalmeccanici teramani. In Provincia di Teramo si registrano numeri allarmanti per quanto riguarda i lavoratori del settore in cassa integrazione Covid, con circa 1500 metalmeccanici e 2500 artigiani.

Ci uniamo all’ennesimo grido d’allarme lanciato stamattina dalle lavoratrici e dai lavoratori delle aziende teramane che rischiano di chiudere definitivamente nei prossimi mesi, ai quali rinnoviamo tutta la nostra vicinanza: i 155 della Betafence di Tortoreto, i 150 dell’ATR di Colonnella, gli 80 della SELTA di Tortoreto e i 50 della VECO di Martinsicuro. Denunciamo la gravità della drammatica situazione occupazionale delle industrie nel Teramano con intere famiglie lasciate da mesi senza stipendio o in cassa-integrazione”.

E ancora: “Rifondazione Comunista, come sottolineato dal Segretario nazionale Maurizio Acerbo e dal Responsabile nazionale Lavoro Antonello Patta, sostiene lo sciopero nazionale dei metalmeccanici, indetto da Fiom, Fim e Uilm, a sostegno della piattaforma contrattuale contro l’oltranzismo di Federmeccanica e Assistal che non solo chiudono a tutte le richieste, ma attaccano le tutele esistenti rifiutando l’esigibilità di diritti conquistati. E’ gravissima la chiusura totale del fronte padronale sul salario espressa dal rifiuto all’aumento dei minimi contrattuali. Altrettanto pesante l’arroganza che si spinge fino mettere in discussione automatismi su scatti di anzianità e altri diritti già previsti nell’ultimo contratto.

Ma la strategia antioperaia degli industriali per affrontare la crisi si chiarisce in particolare con il rifiuto a definire limiti nel ricorso al lavoro precario, a introdurre vincoli occupazionali e garanzie sui diritti sindacali negli appalti; si svela del tutto nella mancanza totale di disponibilità sulle riduzioni d’orario a fronte di innovazioni tecnologiche e nella sfrontata richiesta di maggiore flessibilità della forza lavoro, in particolare su smart working, lavoro agile, telelavoro. E’ chiaro che si osa puntare ancora su un modello economico e produttivo centrato su bassi salari, per molte fasce di lavoratori da fame, precarietà e flessibilità estreme in un paese come il nostro già agli ultimi posti in Europa per livelli salariali, protezioni sociali e precarietà”.

“Un governo – così conclude la nota – che voglia davvero operare una svolta dovrebbe finalmente dire basta a un modello economico e produttivo che ha generato disoccupazione, milioni di poveri, perdita di diritti e disastrato il sistema produttivo del paese. Allora non faccia come Ponzio Pilato! Non un soldo deve andare a settori del padronato senza precisi vincoli sull’occupazione e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Si impedisca l’utilizzo di fondi pubblici per ristrutturare le aziende a spese dei lavoratori. Il governo decida da che parte stare”.

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