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Un anno dalla prima vittima in Italia di Covid-19: reportage del Coronavirus fra Arte e Scienza

un anno

Un anno che ha fatto epoca. Storia del Coronavirus mostrato fra Arte e Scienza dall’artista Francesco Guadagnuolo che ha cambiato la realtà e la vita

Negli ultimi mesi del 2019 era iniziata in Cina nella città di Wuhan l’epidemia da COVID-19, ed è diventata in poco tempo, nel 2020, un’emergenza mondiale. Coronavirus, il Virus di struttura sferoidale, svela una compagine morfologica nCoV, si manifesta come contagio dalle vie respiratorie e di cui tuttora non si possiede una terapia adeguata recando nella popolazione mondiale particolari apprensioni. Ad un anno esatto il 21 febbraio 2020 la prima vittima in Italia di Coronavisus, seguirono giorni di panico, e dieci giorni dopo l’Italia si ritrova obbligata ad un lungo lockdown.       

2 febbraio 2020. A Roma, l’équipe della dottoressa Maria Capobianchi, responsabile del Laboratorio di virologia dell’Ospedale Spallanzani di Roma, è riuscita nell’impresa di isolare il virus, la cui denominazione, Coronavirus per l’appunto, è determinata dalla particolare forma a punta da cui è circondata la particella del virus. E proprio giorno 02/02/2020, in cui è stato isolato il Virus, l’artista italiano Francesco Guadagnuolo nella sua attualità e originalità espone la sua opera, chiamata appunto “Coronavirus”.

Guadagnuolo operante tra Roma, Parigi e New York rende visibile al mondo il Coronavirus e lo fa con una scultura-installazione, un cranio coronato di particolari forme a punta che circondano le particelle virali. Dunque eccellenze nella medicina italiana come anche nell’arte visiva. L’arte si sa, sin dai tempi di Leonardo Da Vinci si è interessata di scienza, Guadagnuolo, lavorando con scienziati, in questa sua indagine culturale neo-umanista, produce un’arte contemporanea che coopera e dispone il sistema con cui discerniamo il creato.

Proprio per questa tipologia di mostre di nuove opere, sin dal 1995 il critico e storico dell’arte Antonio Gasbarrini ha scelto la definizione di Transrealismo. Tali opere sono interpretate come simbolo di ciò che non è visibile dall’esterno ma dall’interno del corpo. Così l’arte e la medicina italiana sono sulla vetta del mondo contro il virus del ventunesimo secolo.

Il 7 febbraio 2020 moriva Li Wenliang, il Medico cinese che ha dato per primo l’allarme del Coronavirus, dapprima è stato allontanato dal suo lavoro, poi reintegrato, infettato a sua volta da un paziente ed infine è morto da eroe.

Guadagnuolo dedica un’opera al dottor Li Wenliang che lo ritrae con la mascherina impegnato a salvare i suoi pazienti. L’artista ha dipinto il profilo-biografico del Dottore-eroe che non più dimenticheremo. Nell’opera dedicata al dottor Li Wenliang notiamo un modo nuovo nell’affrontare la ritrattistica; sia nel segno-pittorico, sia nella pennellata fresca e fluida. L’opera vive di segno e di forma nell’unità intellettuale, osservando il ritratto di Guadagnuolo sul Medico Dottor Li Wenliang ciò che colpisce, alla mente dell’osservatore, è come se si volesse approfondire la sua capacità di essere un Medico valente che tutti vorremo incontrare. Il ritratto è intenso, alimentato da un’emozione che fa ricordare il medico e l’eroe più vicino al popolo e non vuole essere solo un omaggio, ma intende fissare, attraverso il suo operato, un orientamento futuro per la medicina mondiale ancora da salvare, in un momento di crisi politica, ideologica e culturale. Guadagnuolo raffigura il Dottor Li Wenliang, atto ancora a raccontare, attraverso la sua medicina commovente, precaria nella vita ma piena di verità.

8 marzo 2020 si celebra la Festa della Donna e Guadagnuolo espone, al Teatro Europa di Aprilia (LT), la scultura “Il volto della paura” e dedica la Giornata tra Scienza e Arte, alle operosità delle tre donne scienziate italiane che hanno isolato il Coronavirus.

L’omaggio avviene il 7 marzo 2020 alle ore 20,00 con la presentazione dell’opera scultorea “Il volto della paura” che personifica una donna infettata dal Coronavirus, dalla fragilità umana, che interpreta la cognizione psicologica impersonando “la paura” da Coronavirus.

La scultura esprime la condizione della donna impaurita davanti alla recente epidemia e la interpreta con un’espressione umana straordinaria. Tra psicosi e realtà la mascherina di protezione che indossa rappresenta il suo segno visivo in un contesto d’inquietudine e di affanno. È così che l’artista ha visto il volto della donna in blu della notte come se la donnastesse per sfuggire, per non farsi riconoscere e sentirsi esclusa, mimetizzandosi nel buio, solo l’abito da sera, indossato per le grandi occasioni, dalle pieghe dorate, la tradisce per recarsi a quel Gala, al quale sognava di partecipare.

Marzo 2020. Prima del Coronavirus pronunciando “Maschera” si pensava al carnevale e  alla mascherina dei bambini o quelle tipiche veneziane dal becco arcuato impiegato dai medici nel 1600 per trattenere le erbe fragranti contro la peste di allora. In questo periodo, se diciamo mascherina, pensiamo all’apparato di difesa dall’infezione del virus COVID-19 diventata l’attuale ‘icona’.

La peculiarità della mascherina simboleggia l’apparenza del volto che nasconde i timori della nostra vita, un involucro che non serve solo a celare, ma a preservare, infatti, con l’arrivo del Coronavirus, ha coinvolto tutto e tutti, obbligatoriamente indossata per proteggere dalla vulnerabilità fisica dell’intera umanità.

Francesco Guadagnuolo vede la maschera come formulario dell’identità dell’io, maschera ideologica–politica che ruota attorno all’ipocrisia umana e il raggiro nelle relazioni. La sua recente opera scultorea-installazione “Mascherina sulla Maschera” tratta una trasfigurazione del volto, nonché della vita, dove dimorano i nostri impulsi immorali. La nostra vita è addensata di menzogne, frasi dette e non dette, anche recitate che risultano fasulle. Noi soggiorniamo in un mondo fatto di scene nel quale tutti interpretano diverse parti secondo le convenienze. Infatti, sopra l’opera di Guadagnuolo si vede un libro aperto teatro della vita, c’è una frase, in un celebre romanzo di Luigi Pirandello:“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti” frase che Guadagnuolo ha inserito incisa su una lastrina di vetro, in basso, alla sua scultura-installazione dedicata a Pirandello “Figlio del Caos”, come amava definirsi scherzosamente lo scrittore da cui l’artista ha trovato ispirazione: Guadagnuolo punta sulla società dell’oggi, rappresentata attraverso una “Mascherina sulla Maschera”, la mascherina dovrebbe proteggerci dal virus e la maschera nasconde la mala fede. Nell’osservare le due maschere ci inquietano, esprimendo da una parte: la mascherina, paura del virus e psicosi e dall’altra la maschera, volubilità e ipocrisia. La mascherina e la maschera sono imbevute di doppiezza “l’io e il suo doppio” per cui con il nostro comportamento, non riusciamo più a distinguere il bene dal male: specie quando certe persone preferiscono nella vita l’egocentrismo, calcolando unicamente i propri privati interessi, quasi sempre di natura economica.

Ecco che spunta l’uovo nell’opera scultorea-installazione di Guadagnuolo che è tenuto in mano delicatamente come fosse una reliquia. Perché attraverso l’uovo, simbolicamente, preserva all’interno la nuova vita rigeneratrice, più umana, più civile, fuori da ogni forma di cinismo, egoismo e arricchimento individualistico.

Con questa opera Guadagnuolo si augura, sperando bene, che dopo il COVID-19, cada la maschera dell’ipocrisia ed appaia il volto nell’ampiezza sincera che possa illuminare la vita da diventare più disponibile verso gli altri e i più deboli, orientata verso la solidarietà. Insomma una vita dignitosa, che vale la pena di vivere per le intere popolazioni, con lavoro assicurato e rispetto di ogni genere di vita sulla Terra. Detto così sembra utopico, impossibile da raggiungere? Chi lo può dire, forse attraverso il male COVID-19, il virus può aver insegnato che nella nostra breve vita ciò che rimane sono la purezza e i valori, che innalzano la dignità umana. Dovremo soltanto chiederci quale vita è meglio desiderare?

Arte ed Economia. I ‘coronabond’ potevano salvare l’Europa              

Francesco Guadagnuolo: “L’Europa in frammenti”

15 Aprile 2020.  È stata un’occasione perduta per l’Unione Europea il non avere accettato i “coronabond” reclamati da diversi Paesi europei, per sostenere le somme e combattere la crisi del Coronavirus. Quindi un appello non compreso al primordio di solidarietà tra gli Stati, mentre ricordiamo di quanto nel dopoguerra, fu ridotto il debito della Germania, resa a brandelli, da permettere la sua risalita economica.

L’artista Francesco Guadagnuolo, un protagonista dell’arte contemporanea internazionale, si unisce all’appello realizzando un’opera “L’Europa in frammenti”. L’artista ha preso come esempio le opere ferite del Canova. Le ferite delle statue di Canova furono procurate durante la Prima guerra mondiale. Ordigni esplosivi austriaci furono scaricate su Possagno, nel Trevigiano, spaccando la Gipsoteca, il Museo dei gessi. Da questa ferita dell’arte Guadagnuolo prende un’opera allegorica del Canova che per l’artista è il simbolo della libertà. “Una libertà ferita” pensando al nostro Paese, oggi ferito, sul piano umano il quale dovrà rialzarsi economicamente dopo il Coronavirus. L’opera pittorica si presenta su uno sfondo di mare dalle linee di solidarietà, quelle sono le linee guida che dovrebbero essere condivise da tutti gli Stati che compongono l’Unione Europea. Commovente, la statua della “Vittoria” distrutta, il volto deturpato, coperto da un tulle con incise le dodici stelle dell’Europa, che vanno a svanire. Come dire l’Europa non c’è più?

12 maggio 2020. L’omaggio dell’arte di Francesco Guadagnuolo a sostegno degli Infermieri nel corso della pandemia. L’opera ripresa da una foto scattata all’Ospedale di Cremona, rappresenta un’Infermiera spossata, distesa in un momento di pausa con la testa chinata su un tavolo da lavoro dinanzi al computer. L’intervallo, doveroso, per riprendere un pò di forza necessaria per ripresentarsi ai suoi pazienti ed affrontare il Coronavirus.

Il dipinto è simbolo di forza per tutti coloro che soccorrono le migliaia di pazienti infettati in tutta Italia.

Molti Ospedali in Italia, stanno sopportando l’emergenza dell’attuale virus con turni affaticanti, reparti che trascendono di contagiati, ma non manca la volontà di operosità per guarire chi è infermo.

L’opera di Guadagnuolo è divenuta virale come simbolo della lotta al Coronavirus. Nella posa dell’infermiera si avverte una condizione pervasa di prostrazione dovuta ad un sovraccarico lavorativo, una limitazione di mancanza di forze dinanzi alla propria sfinitezza. Nel dipinto osserviamo pennellate di varietà di colori, tonalità calde, ma anche fredde. Si percepiscono le emozioni di stremo che appaiono a non esaurire ciò che affligge in questo momento: la Sanità italiana.

SOS Emergenza Terzo Millennio: “Covid19 dall’animale all’uomo” Francesco Guadagnuolo: “Covid19 dall’animale all’uomo”   Giugno 2020.  Guadagnuolo presenta l’opera pitto-scultura-installazione: “COVID-19 dall’animale all’uomo”. È un’opera che parte dall’antica mitologia della metamorfosi dall’animale all’uomo. Al centro un volto uomo-animale, mutamento che ci fa pensare alla letteratura, film e fantascienze varie. Il Covid-19 sembra più il racconto scaturito dalla mente di uno scrittore o dalla fantasia di un regista, invece è davvero accaduto nel mondo. Sentiamo per colpa del Coronavirus l’ansia e lo smarrimento esistenziale che ci attanaglia quotidianamente, inoltre l’aver appreso del cosiddetto ‘salto di specie’ del dannato virus appartenuto ad un animale che s’impadronisce, senza chiedere permesso del nostro corpo, potremmo anche impazzire. Non avendo poi un vaccino ed una cura per debellarlo siamo nella più completa drammatica oscurità. L’opera di Guadagnuolo evidenzia tutto questo con il ‘salto di specie’ con attorno alcuni animali e insetti selvatici che potrebbero esserne la causa. Le trasmutazioni possono essere naturali o spinte dall’essere umano. L’uomo è colui che di più ha originato trasformazioni nell’ecosistema come una delle più gravi è l’inquinamento che ha portato ai cambiamenti climatici, dovuti all’irrefrenabile industrializzazione. Abbiamo rilevato con l’occasione del Coronavirus, che le nostre precedenti abitudini di vita, hanno recato danni irreparabili, mutando anche il normale equilibrio ecologico ambientale, come anche il modo di vivere della fauna. Come diverrà il mondo dopo la pandemia? Quale sarà la sembianza dell’uomo davanti a questa catastrofica realtà che stiamo vivendo? Sono alcune domande che si pone il Guadagnuolo artista.     “Covid-19: crollo psicosociale”        Francesco Guadagnuolo: “Covid-19 crollo psicosociale”   Luglio 2020. Il Coronavirus ha portato il malessere dell’isolamento: pena questa che dimora nella Psiche umana colpendo il nostro inconscio in questo periodo storico che stiamo vivendo. Questa condizione sociale con la privazione della vicinanza naturale con gli altri può diventare, in moltissimi casi è diventata, una seria malattia poiché si vive in un profondo turbamento interiore che colpisce il punto più delicato del nostro essere: l’inconscio. L’individuo e il collettivo convivono in una continua situazione di panico, che provoca ed aggrava conflitti interiori: fragilità e perdita dell’io. La scultura-installazione “COVID-19: crollo psicosociale” di Guadagnuolo è l’agghiacciante percezione del malessere della psiche che incarna una donna accovacciata annientata dalla solitudine. Questo malessere procura stress emotivo causato all’isolamento nelle nostre case diventando una disumana condizione cui non eravamo preparati a sopravvivere. Con questa scultura-installazione Guadagnuolo ci vuole dire quanto si sbarrano le nostre libertà, avanza inevitabilmente l’abbandono, la tristezza e l’ansia da solitudine che attanaglia la vita di tutti i giorni e avanza ancora di più la paura incontrollabile dell’infetto virus. Abbiamo timore della vicinanza con il prossimo e ovviamente il contatto.    Guadagnuolo ci da una visione straordinaria di tutto questo nel tempo e nello spazio cercando di esprimere il dolore dell’essere umano dentro quel tunnel dov’è difficile, ritrovare la luce. Questa è la condizione che qualsiasi persona potrebbe chiudersi in se stessa, infatti, la scultura di Guadagnuolo, esprime una donna accovacciata senza più interessi, alterando in modo perenne la propria esistenza.    “Amore e Morte”: la sculto-pittura installazione in tempo di Coronavirus     Francesco Guadagnuolo: ” Amore e morte”    Agosto 2020. “In Tempo di Coronavirus – così ci parla Francesco Guadagnuolo – mi sono venuti in mente i versi di Dante Alighieri scritti nella Divina Commedia, dove racconta la grande storia d’amore di tutti i tempi: Paolo e Francesca. Dante spiega l’amore infinito che nulla può fermare neanche davanti alla morte. È un pò quello che accade oggi a causa del COVID-19, amori nati o amori di una vita che non possono vedersi per tante ragioni o semplicemente perché vivono in luoghi lontani”. Ecco com’è nata questa installazione: “Amore e morte”. Si tratta di un’opera Sculto-pittura-installazione, olio su tela, legno, bronzo, con una forte energia data dall’amore che l’artista è riuscito a infondere nelle due figure di Paolo e Francesca, racchiuse in uno stretto cuore rossiccio, che s’infiamma, ma non riescono ad uscirne, perché è un amore impossibile. Alla sinistra dell’opera la morte sta in agguato, è sempre pronta nella sua irrefrenabile sete di sonno eterno. Sulla destra un monumento con il simbolo di un cuore dov’è scritta una frase in tedesco così tradotta: “Le persone, che amiamo, rimangono per sempre, perché lasciano tracce nei nostri cuori“, ci fanno contemplare una dichiarazione d’amore. Passa, come in una passerella, un leone simbolo di fierezza, di forza e libertà. Sulla sinistra due foglie rimaste in ramoscello simbolo della precarietà della vita, basta un niente e cadrebbero come “una vita spezzata”. Il tutto avvolto in una natura verde, con un cielo sereno, dove l’amore vibra accanto alla natura del creato, dove noi siamo parte integrante. Guadagnuolo ci vuole dire che l’amore vince su qualsiasi cosa, è la ricchezza più grande di cui ci si può appassionare ed appartiene a tutti coloro che hanno un animo sensibile.   Silenzio…Morte…Coronavirus – Come Guadagnuolo ha rappresentato la morte                                       Francesco Guadagnuolo: “Silenzio…Morte…Coronavirus” Settembre 2020. In momenti problematici come questi, le paure più ataviche appaiono fatalmente sulla nostra coscienza: davanti alla morte, siamo impauriti, limitati e soli. In un momento in cui si percepisce sull’Europa l’aumentare dell’oscurità incombente del Coronavirus, il segno plastico della scultura di Francesco Guadagnuolo chiarisce la sua spendibilità odierna, mentre all’orizzonte appare un futuro sempre più apprensivo. L’opera di Guadagnuolo rappresenta una donna morta da Coronavirus, protetta da un velo, che aderendo lascia scorgere le fattezze del volto per svelare la sua accessibilità, nella misteriosa dolorosa visione. Il velo svela la morte nella sua silenziosa drammaticità, ella sembra volerci raccontare la sua vita: perché il valore della persona umana, di qualsiasi età essa sia, è sacra. Tanti sono per noi gli interrogativi quando la osserviamo: perché è stata infettata dal virus? Qual è la sua storia?    “Il Polmone ucciso dal Coronavirus”   Francesco Guadagnuolo: “Il polmone ucciso dal Coronavirus” Ottobre 2020. Nel Rinascimento, artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, hanno pensato spesso all’anatomia per la realizzazione delle loro opere. Oggi l’artista Francesco Guadagnuolo sin dalla nota mostra “Luoghi del Corpo – Viaggio nelle patologie della creatività” del 1992/93 ideata a Parigi, prosegue realizzando una serie di opere: “COVID-19”. Le moderne opere anatomiche di Guadagnuolo che sta costruendo giorno per giorno sul Coronavirus sono un modo di aggredire visceralmente la realtà arrivando con la scultura: “Il Polmone ucciso dal Coronavirus”. Nell’opera si cerca di scoprire non esclusivamente l’esteriorità estetica dell’anatomia, quanto la sua essenza scientifica con lo sviluppo del COVID-19. Guadagnuolo ci mostra come il polmone destro sezionato, sembra sanguinare, viene aggredito dal COVID-19 che lo fa interrare di muco ostacolando l’inspirazione in quanto rimane poco margine per il percorso dell’aria all’interno del polmone. Bene ha fatto Guadagnuolo nella scultura che ha reso visibile tutto ciò, collaborando con medici in questa sua ricerca neo-umanista. Le descrizioni degli organi, in questo caso il polmone, affetto da Coronavirus, dove prevale il colore rosso, viene presentato su una ceramica-piana di colore nero specchiante, dove l’artista ha effettuato metaforicamente la sezione polmonare per lo studio del COVID-19 ed il danno arrecato dal micidiale virus. L’opera da un lato rappresenta magnificenza e dall’altro avvertiamo una sensazione di grande fragilità, per l’impotenza oggi di controbattere il Coronavirus. Ognissanti e Commemorazione dei defunti con l’opera: “In memoria delle vittime Covid-19   Francesco Guadagnuolo: “In memoria delle vittime Covid-19” 2 novembre 2020. La pandemia presenta ancora le sue conseguenze sul mondo religioso. A fronte dell’emergenza sanitaria causata dal COVID-19, infatti, ci saranno difficoltà nei cimiteri per le celebrazioni religiose del 1° e il 2 novembre. Francesco Guadagnuolo attraverso il web evoca la ricorrenza di Ognissanti e Commemorazione dei defunti con un’opera: “In memoria delle vittime Covid-19”. Il dipinto vuole essere un’occasione di solidarietà per tutti coloro che hanno perduto un parente, un amico o semplicemente un conoscente. Affrontare dunque il grande tema della morte ci spinge alla meditazione sulle problematiche esistenziali, particolarmente quelli che derivavano dall’esperienza del dolore come quello da Covid, fino allo sfinimento della malattia.  Guadagnuolo ha creato un’opera dallo stato d’animo mistico composta da tre suddivisioni: in un cielo notturno pieno di effetti coloristici crepuscolari, spicca al centro una Croce con la scritta COVID-19, all’interno le fattezze di un teschio, un memorandum della nostra stessa mortalità. circondata da una luce divina che indica fonte di salvezza. Appartenente alla cristianità è la rappresentazione dell’immagine di Cristo in Croce, mostra l’aspetto più tragico della morte, dal corpo martirizzato da una parte, e l’attesa redenta da dolenze e afflizioni dall’altra. In basso a sinistra un frate affranto in preghiera assiste, per la riconciliazione dei peccati, davanti ad un muro dal sapore spirituale; all’orizzonte un mare silenzioso. Sulla sponda una donna distesa velata, solitaria che sembra vegliare le tante Croci dei defunti da Coronavirus. La calma, la distensione e la solitudine che emergono osservando questo dipinto confortano l’animo di tutti coloro che in un modo o nell’altro sono stati colpiti da questo tremendo e incolmabile lutto. Basti pensare a quelle bare portate nella notte da lugubri camion dell’esercito, con le ombre che si allungavano illuminati dai fari dei mezzi e lampioni della città. L’atmosfera sembrava fondersi in un dolore composto e di squallori palpabili, lo shock travolgente lasciava atterriti. Come a chiedersi quale sia il valore della vita e della morte?    “ITALIA MIA – I colori della paura” Francesco Guadagnuolo: “ITALIA MIA – I colori della paura  19 Novembre 2020. In certe circostanze l’arte ci aiuta a trovare un coinvolgimento culturale come tempo di pandemia da COVID-19. Ci pensa il M° Francesco Guadagnuolo che sta affrontando in prima linea, con l’arte, questa epidemia mettendosi vicino alla gente per un bisogno morale e istruttivo. Mentre i Musei e Gallerie d’arte sono chiusi, Guadagnuolo cerca di dare un bisogno educante attraverso l’arte. L’opera che ha realizzato: “ITALIA MIA – I colori della paura”, si tratta di un pannello orizzontale dov’è visibile un’Italia poggiata ipoteticamente su un letto ospedaliero in attesa di cure. Le Regioni sono suddivise da tre colori: giallo, arancione e rosso per distinguere l’Italia al rischio contagio in base a 21 parametri di riferimento messe in atto dal Governo. Questa terra l’Italia, è stata territorio di guerre storiche, scontri ideologici-culturali, oggi luogo di pandemia, questo ci conduce ad una meditazione sul passato e sul tempo attuale, assumendo anche altri aspetti in un periodo in cui l’esistenza risulta sconvolta. Infatti, attorno all’Italia il diffuso ormai COVID-19 con gli stessi colori di cui è stata suddivisa Regione per Regione. L’atmosfera che sprigiona l’opera è di una certa energia, perché il ‘motore’ che muove la pandemia sono le particelle sferiche SarsCoV2 che amplificano i contagi, sembrano atomi che girano dando movimento e dinamicità alla composizione pittorica. Sappiamo che i colori: giallo, arancione e rosso sono colori caldi diversi dai freddi e suscitano ottimismo, in questo caso invece intrepretano il rischio contagio. Dunque una riflessione che ci deve guidare anche a gestire meglio le nuove sfide che potranno arrivare. Quando usciremo dalla pandemia COVID-19, dovremo impegnarci dal punto di vista economico, morale e culturale con tutte le nostre forze con più umanità alla rinascita della nostra Nazione. “Natale in casa Covid”: Eduardo rivisto ai tempi del virus Francesco Guadagnuolo: “Natale in casa Covid”   24 Dicembre 2020. Alle soglie dell’inverno, e con la seconda ondata del Coronavirus che sta compiendo migliaia di morti in tutto il mondo, un’opera artistica – “Natale in casa Covidravviva la speranza: l’installazione è stata realizzata da FrancescoGuadagnuolo, in occasione del 120° anniversario della nascita di Eduardo De Filippo. Dal presepe “Natale in casa Cupiello” la commedia di Eduardo, ad una nuova versione di presepe “Natale in casa Covid” ai tempi del Coronavirus che esamina il tema della nostra epoca inquieta su cui confluiscono spirito, fede e stati d’animo. Al centro una sfera a forma di COVID–19 con le spinule che gli assegnano la forma a corona solare, quando la gente si sente avvolta nel buio, nell’opera di Guadagnuolo le spinule si trasformano in luce di speranza natalizia. In alto una stella lesa da una piaga nell’attesa che si rimargini la ferita, come simbolo di un’umanità sofferente che vive di aspettative per un futuro privo di pandemia, con il desiderio di vivere la vita con la libertà di sempre. Materia e ambiente occupano lo spazio piramidale che si sviluppa verso l’alto in un’arte accogliente e celeste, che si vede e si sente osservando il Presepe 2020 di Guadagnuolo in un tempo presente di rottura apparente con l’antico. Nel suo presepe, l’artista abolisce tutti i modelli scenici della tradizione tramandata. Domina il Bambino, ritmato da un’articolata evoluzione di stati d’animo, come il sentimento d’inquietudine che appare nell’immagine sferica del COVID-19. Quando diciamo salvezza, non è tanto liberazione dal peccato, ma un liberare la realtà dell’uomo, dalle sue dolenti disgrazie, causate dalla pandemia. Infatti, la sua opera, aspira ad annunciare un messaggio di speranza più che di angoscia. La pandemia ha cambiato anche la nostra maniera di festeggiare la festività più solenne dell’anno, il Natale; nel presepe di Guadagnuolo c’è un’attesa, un’attesa di speranza che prima o poi, come la frase celebre di Eduardo «Ha da passà ’a nuttata», cioè dovrà pur passare questa pandemia. Il dolore e il disagio non coinvolge solo la gente ma l’ambiente in generale e tutti gli esseri che lo abitano. Un tale allarme in Italia non si viveva così, ai tempi del Secondo conflitto Mondiale. Il presepe di Guadagnuolo è un segno artistico e di pensiero di eccezionale attualità, desidera essere un’immagine di conforto e di fiducia per l’umanità intera.   La Trilogia Transreale di Francesco Guadagnuolo   Francesco Guadagnuolo: “Rinascita di vita” San Silvestro passaggio al 2021, “Rinascita di vita”. In primo piano un bambino appena nato apre l’anno nuovo spalancando la finestra, lasciandosi dietro i tanti mali che affliggono l’umanità. Prima di ogni cosa il virus COVID-19 che combatteremo attraverso il vaccino. Le guerre ancora in atto scoppiate nel 2020 portano crisi umanitarie. Acqua, energia e cibo sono l’origine delle guerre in atto. Dall’America centrale al Sahel africano, dallo Yemen all’India, in certi Paesi, quasi un quarto dei popoli intercontinentali  deve far fronte a carenza d’acqua che fa accrescere guerre, sconvolgimenti sociali ed esodi. Francesco Guadagnuolo: “Gli ultimi tre anni”   Dopo le complessità del 2019 e la catastrofe del 2020 causato dalla pandemia del Coronavirus, il 2021 potrebbe apparire un anno insperabilmente favorevole. La tela è divisa in tre parti, nella parte sottostante è simboleggiato l’anno 2019 con un verde scuro con un’aspettativa dell’allora 2020. Al centro un mare in tempesta con onde altissime con difficoltà a superarle è il 2020 simbolo della pandemia da COVID-19. La parte sovrastante è l’alba del nuovo anno 2021 con un barlume di luce che indica che stiamo uscendo dal tunnel della catastrofe che ha infettato il mondo intero, causando più 1,5 milioni di morti. Francesco Guadagnuolo: “Fiducia al vaccino”   Nell’installazione piramidale è raffigurato un fiore a forma di primula simbolo della campagna vaccinale italiana. Una maschera con mascherina che dopo il vaccino ci chiediamo per quanto tempo dobbiamo nasconderci e per quanto tempo dobbiamo ancora indossarla? Sopra, il virus sempre in agguato con le sue terribili spinule che si convertono in speranza di luce natalizia. Dunque una nuova vita differente dallo scorso anno in cui identificarsi per diventare più coscienti.   “Nuova vita” , che sia l’Anno del rilancio umano ed economico            Francesco Guadagnuolo: “Covid 2021 – Nuova vita”   Capodanno, 1 Gennaio 2021. L’installazione “COVID- 2021 – Nuova vita” di Francesco Guadagnuolo ferma l’attenzione sulla nascita che è l’istante in cui la nuova vita giunge al mondo e non c’è opera d’arte più esaltante a manifestare tale momento. Il neonato messo al mondo, la prima cosa che fa, si aggrappa alla mascherina chirurgica squarciandola, cancella il COVID-19 portandosi via l’Anno che tanto ci ha fatto patire, come simbolo di difesa della vita stessa. Il virus rappresentato con le sue terribili spinule, si trasforma in luce verde, colore della speranza. Un’opera di buon auspicio che strappando simbolicamente la mascherina, apre il 2021 alla Nuova vita lasciandosi dietro il virus che affligge l’umanità che combatteremo e annienteremo attraverso il vaccino. L’augurio che quest’opera possa ridare serenità dal 2021 con il ‘Vincere il contagio e distruggere il virus in tutto il pianeta’. Pertanto, serve un grande progetto per il 2021, con la partecipazione di più Nazioni possibili che collaborino a livello internazionale che aiutino il nostro Pianeta a diventare più solidale e che intervengano a superare le tante crisi umanitarie dovute alla pandemia, questo ed altro rappresentano un’occasione di rilancio da più fronti, in modo che il 2021 possa essere l’Anno del rilancio umano ed economico.    

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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