domenica, Novembre 28, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Jean-Paul Sartre dell’8 aprile alle 15.45 su Rai 5: “Le Mani Sporche – ultima parte”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Jean-Paul Sartre dell’8 aprile alle 15.45 su Rai 5: “Le Mani Sporche – ultima parte”

Lucia Mosca on Twitter: "(Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di  Molière del 22 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “Il misantropo”) Segui su: La  Notizia - https://t.co/OcN4KZlJWI… https://t.co/bUS2bZ9xXI"

Per il Grande Teatro in TV oggi pomeriggio giovedì 8 aprile alle 15.45 va in onda su Rai 5 la terza e ultima parte del dramma “Le Mani Sporche” scritto da Jean-Paul Sartre nel 1948.

Le mani sporche è un’opera teatrale del 1948, scritta da Jean-Paul Sartre. Fra tutte le sue opere teatrali questa è stata la più discussa e contrastata[1] a causa del suo contenuto politico, dei problemi sollevati, della strumentalizzazione di cui essa fu oggetto. La vicenda narrata, seppur trasposta in un mondo fittizio, è ispirata dall’assassinio di Lev Trockij da parte del suo segretario Ramón Mercader, agente stalinista.[2]

La storia ha due inizi. Il primo è questo: Hugo, un giovane intellettuale, è appena uscito di prigione dove ha scontato due anni per l’uccisione del capo di partito Hoederer. Egli si reca direttamente a casa di Olga, amica e compagna di partito, perché si sente braccato e vuole nascondersi. Sono i suoi stessi compagni che vogliono liquidarlo? Grazie all’intervento dell’amica, il partito acconsente a dargli una possibilità affinché arrivi a dimostrare la vera ragione per cui ha eseguito l’ordine. Assassinio politico, un banale accidente o un delitto passionale ? A questo punto la storia si riavvolge di colpo su se stessa , “comincia dall’inizio”. Il lungo flashback si traduce nella soggettiva di ciascun personaggio che è chiamato a testimoniare i fatti accaduti due anni prima. Si delineano così risvolti imprevisti. La vicenda si ricostruisce a quadri come i tasselli di un mosaico dove le figure di Hugo, della moglie Jessica, di Hoederer e di Olga giocano a turno un ruolo determinante. È una partita alla quale Hugo non può assolutamente sottrarsi per poter spezzare il cerchio che lo isola e da cui viene condizionato . Dice Sartre “..ogni personaggio non sarà che la scelta di una via d’uscita e varrà la via d’uscita scelta.. In un certo senso, ogni situazione è una trappola per sorci: muri da ogni parte. Ciascuno inventando la propria via d’uscita, inventa se stesso..“. Hugo può rompere quel cerchio a patto di sapere quale valore può assumere il suo atto. Spezzare il cerchio è spesso “trasgredire”, venir meno a regole “incrostate”, affrontare consci della propria libertà nuove scelte: dall’affermazione individuale alla presa di coscienza del valore collettivo di esse.

Il dramma di Sartre viene proposto nella versione messa in onda dalla Rai nel 1978 con la serie televisiva diretta da Elio Petri.

Le mani sporche è uno sceneggiato televisivo in tre puntate, trasmesso per la prima volta dalla RAI nel 1978[1], per la regia di Elio Petri e con Marcello Mastroianni, Giovanni Visentin, Anna Maria Gherardi e Giuliana De Sio basato sull’omonimo dramma teatrale di Jean-Paul Sartre (Le mani sporche). Oltre alla regia, Elio Petri ne curò la traduzione dal francese e l’adattamento televisivo.

La storia è ambientata in Illiria, paese immaginario dell’Europa centrale, verso la fine della seconda guerra mondiale. Il paese, alleato dei tedeschi che lo occupano, è in guerra contro l’Unione Sovietica.

Trama

Terza e ultima parte

La notte Olga, autrice dell’attentato, va a trovare di nascosto Hugo che giace ubriaco a letto, per ricordargli il suo dovere. Il tutto avviene in presenza di Jessica che apprende così che Hugo ucciderà l’indomani Hoederer del quale si è, nel frattempo, segretamente invaghita. Per questa ragione la giovane indurrà i due, Hugo e Hoederer, ad un chiarimento, fatto anche di momenti duri, che non porterà a nulla. Il giorno dopo Hugo si presenta nello studio di Hoederer armato e intenzionato ad uccidere. Sebbene il vecchio leader lo sfidi a far fuoco mettendoglisi di spalle, Hugo desiste e depone la pistola, uscendo dallo studio, arrendendosi di fatto a colui dal quale si sente senza volerlo attratto. A quel punto è Jessica che entra nello studio e rivela ad Hoederer la propria attrazione nei suoi confronti ed il bisogno di sentirsi amata come donna e non più come bambina, come era sempre accaduto con Hugo. Finisce che i due si baciano, mentre Hugo è di ritorno nella stanza. Alla loro vista estrae la pistola e spara.

Il racconto di Hugo è terminato. Olga lo informa che, nonostante l’eliminazione del vecchio leader, la linea politica di Hoederer è divenuta nel frattempo la linea ufficiale del partito. Quindi Hugo ha ucciso per niente, anzi ha ucciso un eroe nazionale. Contro la volontà di Olga, si avventa fuori casa e affronta i sicari che lo attendono per eliminarlo. Hugo urla “Non recuperabile!” e si accascia a terra colpito a morte.

Commenti ed analisi

Allo scopo di esaltare la teatralità dello sceneggiato televisivo, Elio Petri introdusse, prima e dopo il dramma teatrale vero e proprio, due scene non previste nell’opera di Sartre. La prima rappresenta la scena iniziale dove il personaggio di Hugo, con una valigia in mano, attraversa, partendo dal fondo, tutta la platea occupata da giovani, fino a raggiungere il palcoscenico. Da notare che la macchina da presa si sofferma ad inquadrare, seduto in galleria, un anziano signore vestito da comandante militare, in cui si riconosce chiaramente la figura di Stalin. L’altra scena chiude, invece, il dramma teatrale, mostrando tutti gli attori sul palco nella passerella tipica di fine spettacolo, mentre gli spettatori da un lato della platea applaudono entusiasti in direzione del palco, mentre dall’altra rumoreggiano e imprecano nella stessa direzione, ma anche contro quella parte della platea che mostra di aver gradito. A luci spente, la platea si svuota e la macchina da presa riprende l’ultimo ad andare via: il fantasma di Stalin[2].
Nelle intenzioni di Petri, come egli stesso affermava, c’era l’idea di “fare Le mani sporche, in certi limiti, come se fosse un Todo modo dello stalinismo“, affrontando finalmente lo scheletro nell’armadio dello stalinismo come aveva fatto con la classe dirigente democristiana nel film citato.[3]
Intervistato da Lietta Tornabuoni nel 1978, Petri dichiarò: “Dal partito comunista sono uscito da anni: non perché ne credessi sbagliata la causa, ma perché sentivo di non poter promettere obbedienza e fedeltà all’organizzazione. Nel partito comunista ho avuto la mia educazione politica, nel 1948 ero un ragazzo come Hugo e, benché personalmente incapace di violenza, ero tra quelli che avrebbero ucciso Hoederer: i fatti de Le mani sporche sono anche fatti miei, riguardano anche me con tanti altri, ieri e oggi.” [4]