lunedì, Luglio 4, 2022
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Ricordi d’infanzia di una, anche allora, imminente terza guerra mondiale

ricordi

di Maurizio Verdenelli

E me le ricordo ancora. Quelle mattine di fine ottobre del ’56. L’anno scolastico iniziato da tre settimane, la tazza del latte sul tavolo, la grossa Irradio che dominava la cucina fonte di ogni mia adolescenziale angoscia. Da Budapest assediata dai carriarmati di Krusciov notizie orribili ogni mattina. Mia madre mi guardava mentre mi ‘chiudeva’ il grembiule nero e mi sistemava colletto inamidato e fiocco bianco: la divisa degli scolari della ‘Enzo Valentini’ al quartiere Elce di Perugia.

Con quel peso sullo stomaco per la possibile terza guerra mondiale che tutti dicevano incombere, e la cartella in mano mi facevo il km di strada tra casa mia e la scuola. Il ‘revisionista’ Nagy mi appare ora come uno Zelenskij ante litteram. In realta’ il leader ungherese apparteneva storicamente in quegli anni di cupo stalinismo (ed appena post) a quella schiera di cui facevano parte il polacco Gomulka, e piu’ tardi, nel 1968 (la primavera di Praga) il ceco Dubcek. A raccontare per gli italiani la rivolta dei ‘ragazzi di Buda’ un grande inviato del Corriere della Sera: Indro Montanelli.

Presto con Kadar, gia’ prima della meta’ di novembre, la ribellione era soffocata. In Italia non senza conseguenze. Intellettuali del Pci come Lucio Colletti, Alberto Asor Rosa, Antonio Maccanico firmarono un manifesto di condanna e chiusero con il Pci. Gruppi di iscritti ne seguirono l’esempio in tutt’Italia: nella ‘rossa’ Umbria e pure nella Vandea marchigiana. E non tornarono piu’ indietro per ‘quei fatti d’Ungheria’.Molti anni dopo, ospite della scuola di giornalismo ideata a Camerino da Gino Pallotta, in una Sala della Muta super affollata, Montanelli parlo’ dei suoi ‘Cintrocorrente’ e poi dei tanks sovietici in una Budapest semidistrutta.

Da parte mia, da giovane cronista de La Nazione, avevo goduto di quelle narrazioni da parte di un grande amico di Montanelli: il marchese Uguccione Bourbon Del Monte (al nome della nobile famiglia c’e’ in via Gramsci il palazzo della Filarmonica). Contro l’invasione sovietica tuono’ su L’Avanti Pietro Nenni che a Jesi aveva diretto la Camera del Lavoro, trovando poi rifugio a Cingoli dalla violenza fascista.

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