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Il Principe Roberto D’Amato sulla Nobiltà Italiana nel Terzo Millennio

Il Principe Roberto D’Amato sulla Nobiltà Italiana nel Terzo Millennio – Si è svolto sabato 3 settembre 2022 a Roma presso l’Hotel Quirinale, organizzato dal Salotto Culturale Nobiliare del Principe Dott. Roberto D’Amato, il convegno “Il ruolo della Nobiltà nel XXI Secolo”.
L’argomento è stato trattato da esperti e cultori della materia.
Al tavolo della Presidenza, oltre all’organizzatore del convegno, il Principe Roberto D’Amato, ci saranno il Conte Dott. Enzo Modulo Morosini, Conte di Risicalla e Sant’Anna Morosina, Arconte e Presidente della Consulta Araldico Nobiliare della Chiesa Ortodossa Italiana, curatore dell’Archivio Storico Nobiliare Cavalleresco – Corder Modulo Morosini fondato nel 1878 e curatore del Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili.
Infine, presente il Dott. Filippo Ortenzi, Rettore dell’UNISAG – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo e dell’Accademia San Nicodemo L’Aghiorita, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, che ha svolto il ruolo del moderatore.
Al termine della cerimonia il principe D’Amato ha consegnato dei riconoscimento di partecipazione e un attestato cavalleresco ai presenti e, ha regalato fino ad esaurimento la pubblicazione “La Nobiltà Oggi e l’importanza della presenza di uno Stemma in un Armoriale”
Inoltre, il Principe Roberto D’Amato con l’ausilio dell’Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana Filippo Ortenzi, ha provveduto all’elevazione cavalleresca di alcuni novizi dell’Ordine Nobiliare di San Nicola di Myra.

Sul ruolo della nobiltà nell’Italia di questo XXI secolo abbiamo intervistato il Principe Roberto D’Amato, a cui abbiamo posto alcune domande:

1) Cosa è cambiato dopo la proclamazione della Repubblica in Italia?

“Tutto è diventato effimero, – ha dichiarato il Principe Roberto D’Amato – non abbiamo più ciò che avevamo con la monarchia. Anche se devo ammettere che i reali d’Italia, i Savoia, per mantenere i titoli nobiliari di alcune famiglie nel loro libro, chiedevano molti soldi. Molte illustri famiglie hanno venduto i beni a loro più cari come le loro ville. Anche per mantenere la particella nobiliare i Savoia ponevano una tassa. Da ciò si evince come i reali d’Italia avevano una concezione prettamente borghese, tutta impostata sul Dio Denaro. La nobiltà, invece, valorizza i valori etici, non i valori liberisti della borghesia, dove pochi ricchi gestiscono enormi ricchezze. A tal proposito, credo che una monarchia del popolo potrà risollevare il problema della ripartizione delle ricchezze. Le sperequazioni portate avanti dalla borghesia”.

2) Negli ultimi anni sembra che i titoli nobiliari stanno riacquistando prestigio in Italia, conferma?

“Si, é vero ma molti ne fanno un uso borghese, poco aristocratico (esisibizionismo, protagonismo borghese, mettersi in mostra). Essere oggi nobili significa elevarsi spiritualmente dal comportamento dozzinale e grossolano della borghesia” ha confermato il Principe D’Amato.

3) Come si diventa nobili oggi in Italia?

“Oggi – ha spiegato il Principe Roberto D’Amato – è possibile diventare nobili per meritocrazia in primis, quindi si parte dal titolo più basso come il cavalierato nobiliare ereditario non nazionale estero, dopo c’è tutta una successione. In gravi casi di mancanza di rispetto nei confronti della Casa Reale possono essere revocati. Essere nobili è un impegno non indifferente, non è solo una cosa goliardica o di moda. Solo le Case reali fornite di una, sentenza arbitrale nobiliare internazionale posso concedere titoli nobiliari e cavalierati nobiliari ereditari”.

4) Che vuol dire essere nobili secondo lei in Italia?

“Essere nobili significa avere maggiori responsabilità, lavorare più dei borghesi, essere sempre in prima linea, sempre pronti a sacrificarsi’.

Cristiano Vignali

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