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Anticipazioni per il Grande Teatro di Mariano Rigillo in TV del 5 novembre alle 21.15 su Rai 5: “Ezra in gabbia”

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Anticipazioni per il Grande Teatro di Mariano Rigillo in TV del 5 novembre alle 21.15 su Rai 5: “Ezra in gabbia” – Una gabbia sul palcoscenico. Come quella in cui, nell’estate del 1945, fu rinchiuso per 25 giorni il poeta Ezra Pound, nel campo di prigionia dell’esercito americano ad Arena Metato, in provincia di Pisa.

Venticinque giorni, ai quali sarebbero succeduti 12 anni e 11 mesi di reclusione in un manicomio criminale negli Stati Uniti. Una storia che – introdotta da Paolo Mieli – Leonardo Petrillo porta in scena con il suo “Ezra in gabbia”, interpretato da Mariano Rigillo, in onda sabato 5 novembre dalle 21.15 su Rai 5.
Pound rimase giorno e notte in quella gabbia di rete metallica, un tetto di lamiera ed il pavimento in cemento, esposta alle intemperie e illuminata costantemente durante la notte.

Poi, il manicomio criminale al quale il governo americano costrinse quello che è stato non solo uno dei poeti più influenti del ventesimo secolo, ma un maestro di pensiero, un ecologista, che ha proposto una sorta di bioeconomia, per un progresso rispettoso dei ritmi vitali e biologici, e un economista che ha criticato la nozione quantitativa, anticipando il pensiero d’una decrescita felice.

Fu liberato nel 1958. E, da allora, il silenzio ha accompagnato i suoi ultimi anni di vita. In “Ezra in gabbia”, Petrillo fa “tornare” Pound dopo sessant’anni per chiedere agli spettatori di giudicarlo, per avere quel processo che non ha avuto.

Lo spettacolo – scritto e diretto da Leonardo Petrillo con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini – è liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni del poeta. Le scene sono di Gianluca Amodio, i costumi Lia Francesca Morandini, le luci di Enrico Berardi e le musiche di Carlo Covelli. Una produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

Ezra Weston Loomis Pound (Hailey30 ottobre 1885 – Venezia1º novembre 1972) è stato un poetasaggista e traduttore statunitense, che trascorse la maggior parte della sua vita in Italia.

Visse per lo più in Europa e fu uno dei protagonisti del modernismo e della poesia di inizio XX secolo. Costituì, assieme a Thomas Stearns Eliot, la forza trainante di molti movimenti modernisti, principalmente dell’imagismo e del vorticismo, correnti che prediligevano un linguaggio d’impatto, un immaginario spoglio e una netta corrispondenza tra la musicalità del verso e lo stato d’animo che esprimeva, in contrasto con la letteratura vittoriana e con i poeti georgiani. Sono temi ricorrenti nella sua poesia epica e lirica la nostalgia per il passato, la fusione tra culture diverse, e il tema dell’usura, contro cui si scaglia apertamente.

Durante gli anni trenta e quaranta espresse ammirazione per MussoliniHitler e Oswald Mosley; trasferitosi in Italia nel 1924, sostenne il regime fascista fino alla caduta della Repubblica Sociale Italiana. Catturato dai partigiani, venne consegnato alle forze armate degli Stati Uniti d’America, dove fu sottoposto a processo per tradimento. Dichiarato incapace con una contestata diagnosi, fu detenuto dodici anni in un manicomio giudiziario fino a quando, liberato, tornò in Italia a trascorrere gli ultimi anni della sua vita.[1] Ernest Hemingway si espresse come critico letterario sul lavoro poetico di Pound in questi termini: “Il meglio della scrittura di Pound – e si trova nei Cantos – durerà finché esisterà la letteratura”.[2]

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