martedì, Gennaio 31, 2023
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Riflessioni sul messaggio del Presidente

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Riflessioni sul messaggio del Presidente – Nel leggere l’intervento di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il passaggio che più mi ha fatto riflettere è stato quello in cui ha dichiarato che  “La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”.

Passaggio condivisibile, ma che mi ha causato alcune riflessioni.

In esso non posso che notare lo stigmatizzare chi le tasse le evade, ma mi chiedo se stigmatizza anche chi le elude.

Mi chiedo se ritiene che abbia diritto a toni meno forti, magari addirittura ad un aiuto a ripartire con la sua azienda, chi non è in grado di far fronte ai tributi.

Per esempio chi si trova in gravi difficoltà finanziarie a causa delle scelte politiche dei governi che si sono susseguiti in Italia negli ultimi anni, oppure, più banalmente, a causa della pandemia.

Tornando su chi le elude, mi viene alla mente l’esempio delle aziende di Stato che si sono estero vestite, ma anche delle multinazionali presenti in Italia che dallo Stato prendono finanziamenti, che non sono altro che denaro dei contribuenti, ma che le tasse le vanno a pagare altrove, magari in Olanda.

Nello stesso intervento, però, colgo un ulteriore elemento di criticità.

Il sistema fiscale è “strumento” o “fine” dello Stato?

Essendo personalmente convinto che il sistema fiscale sia strumento dello Stato finalizzato alla produzione da parte dello stesso di servizi, mi vedo costretto ad analizzare se vi sia congruità fra la dazione richiesta e lo standard dei servizi erogati.

Servizi che devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale, qualitativamente adeguati ad uno Stato che pomposamente ricorda ai suoi cittadini di essere membro del G7, equilibrato nella produzione e gestione delle norme, rispettoso delle minoranze di pensiero al proprio interno.

Uno Stato liberale, autorevole e non autoritario.

Uno Stato che si ritiene al servizio dei suoi cittadini e che li percepisce come suoi “azionisti”, e non “sudditi”.

Nel discorso del Presidente si trova questo passaggio “La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato.

La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie”.

Molto condivisibile ma allora, Aristotelicamente, con tutto il rispetto che devo alla prima carica dello Stato, carica che garantisce la nostra Costituzione, mi permetto di proporre alcune segnalazioni basandomi sul mio assunto, che non pretendo che il Presidente condivida, che i tributi debbano essere esclusivamente “strumento” per la creazione dei servizi che lo Stato, in ogni componente, produce e deve garantire ai suoi cittadini.

Tributi che, se così interpretati, dovrebbero essere commisurati ai servizi realmente erogati. Non al costo del, mi permetto di usare una leggiadria, “servizio perfetto”. Leggiadria perché dalla “perfezione” l’Italia è distante anni luce, anche se si vuol usare come elemento di verifica i servizi medi erogati nella sempre decantata Europa, in particolar modo in quelli che si connotano come Stati fondatori dell’Unione Europea, fra cui la nostra amata Italia si annovera.

Signor Presidente mi permetto, con tutto il rispetto a Lei dovuto, di segnalarLe che noi cittadini “semplici” viviamo con il terrore di finire in un pronto soccorso della nostra sempre magnificata sanità pubblica. Pronto soccorso in cui sovente si obbliga il degente a rimanere anche una settimana in attesa di un letto in reparto allorquando esso è necessario.

Noi cittadini “semplici” siamo terrorizzati di trovarci nella necessità di prenotare una TAC o una Risonanza Magnetica urgente al numero regionale competente essendo spesso la risposta, troppo spesso, che il primo “appuntamento” può essere prenotato molti mesi dopo. Con buona pace della “urgenza” che un medico, sempre specialista, soventemente ospedaliero, ha richiesto.

Noi cittadini “semplici” oramai sappiamo che per lo Stato il “numero unico di emergenza 112” è da ritenersi “rapido” se eroga il servizio con tre o quattro passaggi a diversi operatori e che mediamente risponde dopo cinque, quando non dieci, minuti.

Noi cittadini “semplici” sappiamo che per veder espletata una pratica amministrativa servono molti mesi oppure “un amico”.

Noi cittadini “semplici” sappiamo che se camminiamo per le strade della Capitale è assolutamente possibile incontrare dei cinghiali in cerca di cibo ed è assolutamente certo vivere nella sporcizia e nell’assoluta mancanza di decoro urbano. I cittadini romani, però, sanno anche che non sono dei “privilegiati” in questo, bensì che, salvo i cinghiali, questo è lo standard. In fondo la Capitale qualcosa in più lo deve offrire.

Noi cittadini “semplici” viviamo avendo imparato che le strade sono delle gruviere e che il manto stradale in Italia si ammalora in settimane e non in decine di anni come nel resto dell’occidente.

Noi cittadini “semplici” sappiamo che i parcheggi in doppia fila non causano sanzioni amministrative se il negoziante di fronte a dove si è parcheggiato ha “amici”, ma che il parcheggio anche nelle zone più remote causerà una sanzione amministrativa se “irregolare”.

Noi cittadini “semplici” vorremmo tanto essere più “green” ed utilizzare il trasporto pubblico urbano, ma vorremmo averlo erogato ovunque sul territorio nazionale con gli stessi standard che possiamo vedere, ed utilizzare, in molte città europee ove, esattamente perché il servizio pubblico è qualitativamente adeguato, non ci viene per nulla in mente di buttare i nostri soldi affittando una automobile.

Noi cittadini “semplici” sappiamo che se dovessimo subire un furto nella nostra amata Italia, la denuncia avrebbe il solo fine di far attivare le procedure assicurative.

Noi cittadini “semplici” sappiamo che le nostre tasse prendono molte “strade” fra cui anche, ma assolutamente non solo, quella di garantirci i servizi che lo Stato ci dovrebbe erogare. Ovviamente non gli standard degli stessi.

Per questo Signor Presidente facciamo assai fatica a rispettare il nostro dovere di contribuenti nella nostra amata Patria e ci “innervosiamo” moltissimo ogni qual volta superiamo anche di pochi chilometri il confine.

Signor Presidente nella tanto decantata Europa i governanti prima garantiscono servizi di qualità e, solo dopo, alzano il dito contro i cittadini che non sono “corretti” e “responsabili” con lo Stato.

In fondo il ragionamento trova origine in alcuni grandi statisti, quelli che la nostra Italia di oggi non ha, Sergio Berlinguer e Giovanni Spadolini allorquando posero il tema della “questione morale”.

Purtroppo nessuno in questi decenni ha dedicato tempo, non parole, al suo svolgimento.

Infatti, come Ella Signor Presidente ci ha voluto ricordare” la nostra amata Italia è tornata ed essere quel magnifico posto nel mondo ove “la bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva”, fatto per fortuna vero per chi si sta godendo un periodo di riposo, purtroppo molto meno per chi si confronta con uno Stato, la sua burocrazia, la bizantinità delle proprie leggi, il corporativismo che uccide il merito, quale questa nostra Italia ove noi italiani ci sentiamo molto spesso “sudditi”.

In alcuni casi ci sentiamo trattati anche assai peggio di coloro che, erroneamente, vengono definiti “migranti” e che, al contrario, sono solo “clandestini”. I “migranti non economici”, infatti, sono coloro che scappano dalle guerre. Loro sì che devono avere il nostro massimo aiuto.

Negli altri casi la povertà, in rapida crescita fra gli italiani, dovrebbe venire prima.

Ignoto Uno

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