martedì, Giugno 25, 2024
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Pesaro, il vero movente dell’omicidio

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Pesaro, il vero movente dell’omicidio – Il delitto ha scosso la città, i familiari di vittima e killer. Si tratta senza dubbio di un omicidio passionale, o, altrimenti, legato alla vendetta.

Con il fenomeno di overkilling (ovvero la brutalità nel delitto, non necessaria, oltre la brutalità, anche dopo il decesso della vittima) la criminologia descrive il  modus operandi proprio dell’ aggressore,  che va al di là della necessità immediata di uccidere la vittima. Questa modalità è  riscontrabile nel momento in cui  l’autore del fatto è in preda ad una furia incontrollata (per gelosia o vendetta, quindi preso da un impulso passionale che determina la volontà di eliminare DEFINITIVAMENTE la propria vittima e di infierire su di essa), spinto dal bisogno incontenibile  di cancellarla, perchè non sia di altri, perchè venga sfigurata, perchè non possa più interferire, a livello sentimentale, nella propria vita. Questo scatena la rabbia. L’azione omicidiaria del soggetto in analisi si presenta con caratteristiche ben precise: rapidità, violenza, ripetitivà, incontrollabilità.  Un’uccisione  impulsiva, furiosa. L’overkilling, in termini pratici, si incontra fattivamente nell’uccisione di una vittima con colpi, spari, coltellate innumerevoli e brutali.

Questo sembra proprio essere il caso o comunque la fenomenologia riscontrata nel caso di cui parliamo. Da quanto è stato possibile apprendere, infatti, sarebbe intercorsa una telefonata di 5 minuti tra l’autore del delitto, Michael Alessandrini, 30 anni, reo confesso dell’ omicidio di Pierpaolo Panzieri, il 27enne ucciso nella sua casa a Pesaro poco più di una settimana fa e la cameriera dell’hotel San Marco, gestito da sua madre, effettuata  dal carcere di Timisoara in Romania, dove è stato arrestato dopo una fuga in auto, in cui le avrebbe rivelato il motivo del delitto, chiedendole di fargli pervenire beni “di prima necessità”.

Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, avrebbe scoperto dalle chat lette nel telefonino di Julia e poi nel cellulare della vittima, che aveva preso mentre Pierpaolo preparava la cena, di una presunta relazione tra i due. Julia era la giovane che il 30enne frequentava, o di cui comunque era innamorato.

Alessandrini ha ucciso il 20 febbraio scorso il suo amico Pierpaolo Panzieri con 13 coltellate, di cui quella mortale sferrata al collo. La vittima lo aveva invitato a cena nella sua casa di via Gavelli, nel centro storico.

Il resto è storia: il giovane ha brandito il coltello che aveva con sé e ha ucciso l’amico (ovviamente attendiamo l’esito delle indagini). Poi è fuggito in direzione Ucraina. Non tornerà a Pesaro perché, da quanto è stato possibile sapere, ma si attendono conferme, temerebbe di essere ucciso. I legali della difesa sarebbero propensi a chiedere una perizia psichiatrica per quanto riguarda il proprio assistito.

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