sabato, Giugno 15, 2024
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Operazione “Last movida”: 24 minorenni denunciati per violenza sessuale

polizia postale

Operazione “Last movida”: 24 minorenni denunciati per violenza sessuale – Una complessa indagine condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale per la Toscana e diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, ha consentito di identificare e indagare, a vario titolo, 24 minorenni, per violenza sessuale aggravata commessa in danno di due dodicenni, oltre che per produzione, detenzione e divulgazione di materiale di pornografia minorile.

            Le indagini sono scaturite dalla denuncia presentata dalla madre di uno dei ragazzi, che aveva trovato sul telefono cellulare del figlio un gruppo creato su WhatsApp, sul quale erano stati fatti circolare due video, in cui comparivano due minori, una ragazza dell’apparente età di 12 anni e un ragazzo più grande, che consumavano un rapporto sessuale.

Gli approfondimenti investigativi svolti sui filmati dalla Polizia Postale di Firenze nell’ambito dell’operazione denominata “Last movida”, hanno permesso di evidenziare le voci in sottofondo di altri minori, che, con chiaro accento toscano, incitavano i protagonisti a compiere atti sessuali e hanno consentito, non solo di identificare i due minorenni raffigurati nei video e gli autori delle riprese, ma anche di ricostruire l’intera vicenda, facendo emergere un quadro ben più grave e complesso di quanto ipotizzato in un primo momento.

Si è appurato, infatti, che i filmati erano stati registrati in occasione di una festa di capodanno tenutasi a casa di un quattrodicenne, ideatore dell’evento, oltre che protagonista dei video. Alla festa avevano partecipato 17 minorenni (9 ragazzi e 8 ragazze), quasi tutti coetanei/e, a eccezione di due ragazzine di appena 12 anni, alle quali l’organizzatore aveva suggerito di non rivelare la loro età agli altri partecipanti.

Le risultanze investigative emerse, tra l’altro, dalle perquisizioni eseguite nei confronti degli indagati, dall’analisi tecnica degli smartphones trovati nella loro disponibilità, dall’audizione protetta delle altre minori presenti alla festa e dall’audizione delle due dodicenni in sede di incidente probatorio, hanno permesso di ricostruire in dettaglio l’organizzazione e lo svolgimento della festa, nonché quanto accaduto nei giorni successivi.

In particolare, dall’analisi dei messaggi scambiati sul gruppo WhatsApp creato in occasione della festa, è emerso come tutti i partecipanti fossero consapevoli che l’evento sarebbe stato caratterizzato dal consumo di alcool, stupefacenti e rapporti sessuali, tanto che si erano preventivamente accordati su chi si sarebbe occupato di procurarsi l’hashish e la marijuana da fumare nel corso della serata e di acquistare super alcoolici e profilattici.

In questo contesto, tutti i partecipanti, disinibiti anche per effetto di super alcoolici e stupefacenti, hanno intrattenuto rapporti sessuali promiscui, sia appartandosi in luoghi riservati della casa, sia in luoghi comuni, alla presenza degli altri invitati. Alcuni minori hanno compiuto atti sessuali con le due dodicenni, abusando della loro condizione di inferiorità psichica, derivante dalla giovanissima età e dall’assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti, mentre altri hanno assistito alla scena, documentandola con foto e video, che successivamente sono stati divulgati dagli altri partecipanti alla festa su piattaforme di messaggistica istantanea, diventando “virali”.

Infatti, i video sono stati ricevuti e visualizzati da numerosi altri coetanei dei protagonisti, i quali, con altrettanta leggerezza, incuranti dei danni che avrebbero potuto causare ai diretti interessati e delle eventuali conseguenze penali, li hanno a loro volta condivisi con altri.  

A conclusione delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze ha ipotizzato a carico di sei partecipanti alla festa il reato di violenza sessuale aggravata dall’età e dalle condizioni di inferiorità psichica delle vittime, nonché il reato di produzione, detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico a carico di altri tre partecipanti. Riguardo alla violenza sessuale, è utile precisare che la norma considera non punibili gli atti sessuali tra minorenni solo se liberamente compiuti e ove il più piccolo tra i due abbia al momento del fatto compiuto almeno tredici anni, purché la differenza di età tra i due minori non sia superiore a quattro anni.

Il reato di divulgazione di materiale pedopornografico è stato ipotizzato anche nei confronti di altri 15 ragazzi, i quali, benché estranei ai fatti accaduti nel corso della festa, hanno però successivamente contribuito a divulgare i video prodotti in quel contesto, agevolandone la diffusione.

È emerso, nel complesso, un quadro sconfortante, in cui accanto all’assoluto svilimento delle persone offese, degradate e considerate al pari di oggetti con cui soddisfare un mero bisogno fisico, si collocano la superficialità e l’indifferenza di chi assiste divertendosi, di chi riprende con soddisfazione e curiosità, di chi divulga con inconsapevolezza, banalizzando fatti in realtà molto gravi.

Proprio per questo, la Polizia Postale ribadisce l’importanza di un uso responsabile e consapevole della rete, dei social e dei sistemi di messaggistica istantanea, ricordando ai ragazzi che nel nostro ordinamento si diventa penalmente responsabili delle proprie azioni col compimento dei 14 anni e che la legge penale non ammette ignoranza.

È quindi indispensabile conoscere il confine tra ciò che è permesso fare e ciò che, invece, è penalmente illecito, tenendo sempre presente che saper riconoscere questo confine ci consente, al contempo, di evitare gravissime conseguenze penali e di non rischiare di travolgere colpevolmente l’intimità, la sensibilità e la vita degli altri.

Solo mettendoci davvero nei panni degli altri possiamo sperare di diventare persone migliori.       

Le attività investigative svolte, in attesa di pronuncia definitiva da parte dell’A.G. procedente, non equivalgono ad affermazione di responsabilità penale degli indagati. 

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