Carlo Levi è un pittore, scrittore e medico che, nel 1935, per la sua ideologia antifascista, viene condannato al confino ad Aliano, in Lucania. Aliano è un paese sperduto e povero, dove Cristo non è mai sceso a portare la sua redenzione. Inizialmente in difficoltà, entra poi in contatto con una varietà di personaggi: l’arciprete, uomo di cultura ma col vizio di bere, il carabiniere arricchitosi alle spalle dei contadini, Giulia, la donna di servizio, e il podestà, uomo di cultura e sostenitore del dittatore Benito Mussolini.
Si tratta di un mondo primitivo, pieno di superstizioni (memorabile la scena in cui Giulia afferma che non può buttare la spazzatura di notte perché l’angelo che c’è alla porta se ne andrebbe, o quando la donna rifiuta il ritratto che il pittore le voleva fare dicendo che il dipinto le avrebbe rubato l’anima). Levi entra in contatto con i contadini, che non giudica ma comprende, e si schiera dalla loro parte, ottenendo di essere il loro medico al posto dei medici locali, nonostante sia laureato in medicina ma non abbia mai esercitato la professione.
In questo paese arretrato, dove basta un po’ di pioggia per far franare tutto, dove chi è andato in America è tornato vinto dalla malinconia, risuonano i discorsi di Mussolini, e la retorica della patria sembra l’unica via d’uscita ad una vita di privazioni e povertà per i giovani che si arruolano volontari nella guerra in Abissinia, nella speranza di poter ottenere un po’ di terra. C’è però anche chi si chiede per quale motivo il governo debba spendere soldi nelle guerre invece che nel migliorare le condizioni di vita del paese. Con i successi militari in Africa arriva l’amnistia, e quindi il momento in cui Levi viene rilasciato e deve tornare a Torino. Il film si chiude a cerchio su Levi che ricorda malinconicamente i contadini lucani con cui ha fatto amicizia.
Il film drammatico stasera in TV: “A beautiful mind” giovedì 13 giugno 2024 alle 21.20 su La 7d(Canale 29)–A Beautiful Mind è un film del 2001 diretto da Ron Howard, dedicato alla vita del matematico e premio NobelJohn Forbes Nash jr., interpretato da Russell Crowe, e liberamente ispirato all’omonima biografia di Sylvia Nasar, pubblicata in Italia col titolo Il genio dei numeri.[1]
Nel 1947, il diciannovenne e talentuoso matematico John Nash entra all’Università di Princeton. Refrattario a instaurare rapporti sociali, Nash ha solo un amico: Charles Herman, il suo compagno di stanza. Ossessionato dal pensiero di trovare un’idea originale a cui applicare le sue formule, John riesce nel suo obiettivo: in una tesi di dottorato di sole 27 pagine espone geniali intuizioni fondamentali allo sviluppo della “teoria dei giochi“, facendo così diventare obsolete le teorie economiche di Adam Smith.
Le sue idee gli procurano fama e un importante posto di ricercatore al Wheeler Laboratory[2] del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove trova conferma il suo genio matematico. In piena guerra fredda viene contattato dal Pentagono per la sua incredibile capacità di decodificatore. Nella sala di decrittazione, il protagonista isola una serie di numeri, di una radiotrasmissione proveniente da Mosca, che gli dà l’impressione di essere un messaggio crittato.
Dopo aver analizzato il messaggio cifrato con il semplice uso della memoria, il protagonista scopre che certi numeri rappresentano le coordinate geografiche di due città degli Stati Uniti, con le relative istruzioni di transito degli agenti segreti. Intanto gli viene assegnato anche il compito di tenere una serie di lezioni al Wheeler Laboratory, che svolge di malavoglia.
Una sera entra in contatto con William Parcher, eminenza grigia del Dipartimento della Difesa, il quale lo assolda per una missione segreta relativa alla ricerca del luogo dove i russi collocheranno una bomba atomica miniaturizzata contenuta in uno zaino, da far scoppiare e creare un enorme numero di morti fra i civili.
Secondo Parcher i russi sul territorio degli Stati Uniti, comunicano fra loro per mezzo di codici inseriti in inserzioni giornalistiche, quindi il lavoro affidato a Nash consiste nel cercare e trovare questi messaggi e comunicarli in un rapporto mensile che consegnerà in una cassetta postale anonima, dietro un cancello che si apre per mezzo di un codice numerico che viene generato da un diodo radioattivo innocuo, impiantato sottocute nel braccio di Nash.
Contemporaneamente John viene in contatto con Alicia, una giovane studentessa di fisica, che si è innamorata di lui, la affascina con una forma che lui disegna per lei nel cielo stellato e con una dichiarazione d’amore insolita che lei accetta.
Il lavoro per il Dipartimento della Difesa continua in modo serrato, i dati vengono estrapolati dalle riviste periodiche e i rapporti vengono consegnati regolarmente. John ritrova il suo vecchio amico Charles che ha adottato Marcee, una nipotina alla quale sono morti i genitori.
Con Alicia va tutto bene e alla fine si sposano. William Parcher tiene d’occhio Nash da lontano e una sera lo coinvolge in una sparatoria contro gli agenti russi. John torna a casa affranto, vorrebbe nascondere quello che gli è successo ma i russi lo seguono dappertutto e Alicia si accorge che lui è gravemente malato e decide di aiutarlo.
Un giorno Nash vede dei russi che lo hanno pedinato e tenta di scappare, ma viene accerchiato e il capobanda inaspettatamente dichiara di essere il dottor Rosen, lo psichiatra dell’ospedale McArthur, dove Nash viene ricoverato.
Il dottor Rosen capisce che Charles è un’allucinazione di Nash e controlla chi era il compagno di stanza di Nash a Princeton: con una telefonata chiarisce che a Princeton, Nash ha sempre vissuto in una stanza da solo. L’unico modo che il dottor Rosen ha di aiutare Nash, è di mostrargli tutto ciò che è reale e tutto ciò che crea solo la sua mente. a beautiful mind
Il dottor Rosen parla anche con Alicia e la manda a cercare William Parcher. Alicia incomincia a controllare l’ufficio di John al Wheeler Laboratory assieme a Sol e Bender, i due colleghi di Nash, e scopre la verità: il marito in ufficio passava il tempo a ritagliare periodici, cercando improbabili codici di coordinate geografiche, dove trovare i russi. Alicia scopre anche la cassetta postale di una villa chiusa, dove Nash depositava i rapporti e li trova tutti, chiusi lì.
La vita di Nash viene a questo punto sconvolta dalla scoperta che in realtà non esiste nessuna cospirazione. Charles, la sua nipotina e lo stesso William Parcher sono in realtà solo proiezioni della sua mente, a causa di una grave forma di schizofrenia di tipo paranoide. Nash cerca di togliersi l’impianto di un microchip che aveva nel braccio ma non trova nulla.
John Nash vagando come un fantasma tra cliniche e manicomi viene sottoposto a numerose sedute di shock insulinico e a una massiccia dose di clorpromazina. Grazie alle medicine e all’affetto di Alicia, Nash sembra recuperare in salute e decide in segreto, di smettere di prendere gli psicofarmaci.
Allora ricade nel delirio e si dedica di nuovo in un garage alla ricerca di coordinate geografiche, tratte da ritagli di riviste. Alicia lo scopre, ma John ormai sente le voci, sente William Parcher suggerirgli persino di uccidere Alicia. Lei chiama il dottor Rosen e tenta di scappare ma Nash la blocca, anche se poi deduce che se la nipotina di Charles non cresce mai, allora le sue sono solo visioni.
In un incontro con il dottor Rosen, Nash dice che non vuole riprendere la terapia, perché gli impedisce di lavorare, gli impedisce di tenere il bambino e gli impedisce di rispondere all’amore di sua moglie. Nash sostiene che con la sua forza mentale riuscirà a convivere con le proprie allucinazioni deliranti, fino a ignorarle, tornando all’attività accademica.
Nash con la forza dell’amore per Alicia e con la propria intelligenza e volontà, riesce a superare la vergogna che provava di ripresentarsi a Princeton e incontra Hansen, il suo vecchio amico/rivale, che nel frattempo è diventato rettore. Hansen accoglie con benevolenza Nash e gli permette di frequentare il campus dell’università, gli assegna un posto in biblioteca e lo comprende quando Nash ha crisi deliranti.
Nash finalmente frequenta i corsi di Princeton, diventa docente, prende i farmaci più moderni, Hansen gli conferisce un posto da insegnante e nel 1994 Nash è insignito del Premio Nobel per l’economia.
Il film storico stasera in TV: “Alla ricerca di Jane” martedì 30 aprile 2024 alle 20.55 su TV 2000 (Canale 28) –Alla ricerca di Jane (Austenland) è un film del 2013 diretto da Jerusha Hess, ed interpretato daKeri Russell,JJ FeildeBret McKenziebasato sul romanzo Austenland di Shannon Hale.
Jane Hayes è una normale ragazza newyorkese ossessionata dal personaggio di Mr. Darcy, interpretato da Colin Firth nella miniserie del 1995 della BBC. Stufa ed insoddisfatta della propria vita amorosa, Jane decide di acquistare un viaggio nel Regno Unito in un resort a tema sulla scrittrice Jane Austen alla ricerca del perfetto gentiluomo: “Austenland”, spendendo tutti i suoi risparmi. In aeroporto, aspettando la vettura che la porterà al resort, incontra Elizabeth Charming, una donna un po’ eccentrica, anch’ella diretta ad Austenland.
Arrivate con una macchina d’epoca guidata da Martin, un domestico, le due donne conoscono la direttrice signora Watterlsbrook, che comunica a Jane che ha acquistato il pacchetto base “rame”, mentre Elizabeth ha acquistato il pacchetto “platino”. La stanza di Jane è in fondo a un corridoio stretto e basso, come se facesse parte della servitù dell’epoca. Quella di Elizabeth è invece sontuosa.
Jane e la sua amica fanno conoscenza dei vari attori presenti sul luogo per far vivere alle ospiti una “vera storia d’amore” e un ballo al termine del soggiorno. Il colonnello Andrews, che conquista il cuore di Elizabeth, Mr Watterlsbrook, e Mr Nobley, il nipote dei Watterlsbrook, che si mostra molto scontroso. Infine Lady Amelia Heartwright, pupilla della proprietaria.
Le coppie sono già formate e Jane rimane sola, così va nelle stalle, dove rincontra Martin, e nasce complicità tra i due, anche grazie al fatto che il ragazzo si mostra in parte insofferente verso la rigorosa ambientazione ottocentesca, concedendosi alcuni svaghi moderni che riportano Jane alla realtà.
Jane si annoia spesso dentro la casa, in parte perché ogni cosa che fa non vada bene a Mrs Watterlsbrook, in parte perché il suo pacchetto non comprende attività che svolgono le altre, così si trova a cercare Martin che si mostra disponibile nei suoi confronti e profondamente interessato. Tra loro nasce una sorta di relazione clandestina, che termina quasi subito però, quando Martin vede il capitano George East fare delle avances a Jane.
Jane incontra Mr Watterlsbrook che le chiede di giocare a carte, con in realtà altri scopi per la testa. La afferra e Jane si divincola dandogli un calcio. Quando torna nella sua stanza la ragazza chiama la sua amica Molly dicendole quanto sia spiacevole il suo soggiorno. In seguito va nella stanza di Elizabeth dicendole che vuole il comando della sua storia e Elizabeth le propone di provare con il capitano East e lei acconsente.
Il giorno dopo si presenta in abiti eleganti, attirando l’attenzione di tutti. Quando gli ospiti vanno a giocare a croquet nel parco irrompe Mrs Watterlsbrook annunciando di aver trovato il telefono di Jane e che la ragazza se ne deve andare, come prevede il regolamento. Lady Heartwright copre Jane dicendo che il telefono è suo e la faccenda viene archiviata. Amelia poco dopo prende da parte Jane dicendole che lei e George sono fidanzati e le chiede di aiutarla a rimanere da sola con lui il più possibile; più tardi il colonnello Andrews annuncia che Mrs Watterlsbrook ha scritto una tragedia teatrale per gli ospiti, per ingannare il tempo fino al ballo.
Nella vicenda ci sono tre coppie e le ospiti devono scegliere il proprio partner. Jane, per il patto stretto con Amelia, lascia libero George e sceglie Nobley. I due vanno in giardino per provare le battute, ma poi iniziano a conversare; Jane dice che le piacciono i dipinti e Nobley come scusa prende il blocco da disegno della ragazza e lo sfoglia, notando vari suoi ritratti. Lei si giustifica dicendo che era per cercare di capirlo, senza successo; lui le chiede se è arrivata a una conclusione e Jane dice che Nobley è “il Mr Darcy locale, e il sogno di ogni ragazza”. Nobley le domanda se ciò vale anche per lei; lei gli risponde che interpreta il personaggio molto bene.
Arriva la sera dello spettacolo che risulta un disastro totale, tra le risate degli attori e le battute dimenticate; lo spettacolo si conclude con Elizabeth che scocca una freccia nell’occhio di Amelia.
La sera del ballo, Martin propone a Jane di scappare, ma Nobley li interrompe chiedendole di danzare. Dopo il primo ballo, Nobley porta Jane in una stanza dicendole che non pensava di innamorarsi, ma che è successo e lui non vuole andarsene da Austenland senza di lei. Jane gli risponde che non vuole più giocare, ma che vuole qualcosa di reale. Dopo di che va a cercare Martin e scappano insieme dalla festa.
Il giorno della partenza Mrs Watterlsbrook domanda a Jane se ha vissuto una storia d’amore. Lei risponde che c’era stato qualcuno ma non Nobley come la proprietaria aveva programmato. La donna le risponde che Martin era stato scritturato per Jane, per via del suo pacchetto rame. Mr Nobley avrebbe dovuto invece intrattenere Lady Amelia fino all’arrivo di East.
Jane se ne va, annunciando che avrebbe fatto chiudere Austenland denunciando il marito della proprietaria per l’aggressione subita da Mr Watterlsbrook, che intuisce non essere stata l’unica nei confronti delle ragazze partecipanti. La donna così decide di mandare Martin in aeroporto per far cambiare idea a Jane. Intanto arriva anche Nobley che cerca di convincerla che il suo amore per lei è reale. Jane, arrabbiata con entrambi, se ne va.
Arrivata a casa inizia a svuotare la sua stanza da tutti i gingilli dedicati a Darcy e alla Austen; chiama Molly che le dice che arriverà immediatamente da lei. Mentre Jane aspetta l’amica, bussano alla porta. La ragazza convinta che sia Molly le dice di entrare, ma in realtà è Mr Nobley, che le ha portato il suo blocco da disegno dimenticato alla villa.
Nobley sta per andarsene ma Jane lo ferma dicendo che non ha intenzione di denunciare sua zia, credendo che fosse stata lei a mandarlo, ma non è così: infatti Nobley le spiega che è venuto fin lì per lei e che la ama. Si baciano e iniziano la loro storia d’amore.
Il film storico stasera in TV: “Fukushima 50” lunedì 11 marzo 2024 alle 21.20 su Rai 4 (Canale 21)–Fukushima 50 (福岛 50) è un film del 2020 diretto da Setsurō Wakamatsu con Ken Watanabe e Kōichi Satō. Il titolo del film fa riferimento allo pseudonimo dato dai media in lingua inglese a un gruppo di dipendenti della centrale nucleare di Fukushima Daiichi: questo gruppo di dipendenti della centrale deve far fronte alle esplosioni ed al crollo dei reattori nucleari in seguito al terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011. Il film è basato sul libro di saggistica di Ryusho Kadota, intitolato On the Brink: The Inside Story of Fukushima Daiichi, ed è il primo film giapponese a rappresentare direttamente il disastro.[1]
14:46 dell’11 marzo 2011. Il più grande terremoto nella storia del Giappone di magnitudo 9,0 e intensità sismica massima di 7 provoca un enorme tsunami che colpisce la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi. I reattori nucleari si spengono in emergenza a causa delle inondazioni dovute allo tsunami. Un blackout della stazione (SBO) causa però il guasto delle pompe di raffreddamento dei reattori i quali subiscono gravissimi danni per la fusione del nocciolo (Meltdown nucleare). I lavoratori in turno in quel momento, tra cui Izaki Toshio che è in servizio presso le unità 1 e 2, rimangono nella centrale nucleare e lavorano tra infinite difficoltà per controllare il reattore.
Il direttore Masao Yoshida, che sovrintende al comando generale, coordina i suoi dipendenti, ma esprime anche rabbia nei confronti della sede centrale e del Kantei (Ufficio del Primo ministro), che non sono pienamente consapevoli della situazione. In un primo momento tutti gli sforzi sembrano essere vani e la situazione continua a peggiorare, costringendo il governo a predisporre l’evacuazione della popolazione circostante nel raggio di 20 km dalla centrale. Lo stesso governo ipotizza lo scenario peggiore, dover evacuare nel raggio di circa 250 km una popolazione di circa 50 milioni di persone, nonché la distruzione di quasi tutto il Giappone orientale. Per scongiurare ciò, l’unica opzione rimasta sulla scena sembra essere lo “sfiato” del serbatoio di raffreddamento dei reattori in modo da impedirne lo scoppio, operazione mai tentata prima al mondo.
Visto il protrarsi del blackout elettrico, lo sfiato deve essere eseguito aprendo manualmente le relative valvole all’interno delle sale dei reattori, sottoponendo pertanto gli operai coinvolti ad altissime dosi di radiazioni. Toshio Isaki è pertanto costretto a chiedere a volontari di farsi avanti per portare a termine questa missione quasi suicida. Dopo iniziali opposizioni da parte del governo centrale, non convinto dell’opportunità di liberare nell’atmosfera aria radioattiva, l’operazione ha finalmente inizio e porta ad un progressivo miglioramento della situazione e scongiura la temuta esplosione dei reattori.
Nel giorno del disastro che tredici anni fa colpì il Giappone, lunedì 11 marzo Rai 4 trasmetterà in prima serata, alle 21.20, il disaster-drama “Fukushima”. 11 marzo 2011, un fortissimo terremoto colpisce il Giappone e, oltre a causare innumerevoli danni, scatena un violentissimo tsunami che si abbatte sulle coste del paese lasciandosi dietro migliaia di morti. Nella centrale nucleare di Fukushima, nel frattempo, alcuni reattori scoppiano portando a quella che potrebbe essere la più grande tragedia del Paese dai tempi della bomba atomica. Sarà solo grazie al coraggio di cinquanta eroici operai della centrale che il disastro potrà essere contenuto. Diretto da Setsurō Wakamatsu e interpretato dalle star Ken Watanabe (“Batman Begins”, “Godzilla”, “Inception”) e Kōichi Satō (“The Magic Hour”, “Sukiyaki Western Django”), “Fukushima” è tratto dal libro di Ryusho Kadota, On the Brink: The Inside Story of Fukushima Daiichi, e ricostruisce il reale disastro che ha colpito la centrale nucleare di Fukushima Daiichi in seguito al terremoto e maremoto del Tōhoku. Un grande e spettacolare disaster-movie dal piglio drammatico che sottolinea il coraggio e la forza di volontà di un manipolo di eroi improvvisati, per combattere un nemico invisibile che riaccende nel popolo giapponese il fantasma del disastro nucleare che non li ha mai davvero abbandonati.
Il film vince inoltre il Premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale nel 1996 (il premio va ad Emma Thompson). La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Jane Austen. Nella colonna sonora Jane Eaglen canta in due brani.
La signora Dashwood e le sue figlie Elinor, Marianne e Margaret, sono impoverite a causa della morte del signor Dashwood. La loro tenuta, Norland, passa a John Dashwood, figlio del primo matrimonio di Mr Dashwood. Sebbene John abbia promesso al padre che si sarebbe preso cura della matrigna e delle sorellastre, sua moglie Fanny, una donna profondamente egoista, lo persuade facilmente a non donare nulla a loro dell’eredità paterna.
Le donne Dashwood sono trattate come ospiti “non benvenute” nella loro stessa casa e, presto, sono costrette a cercare una nuova abitazione.
Contemporaneamente a questi fatti, Elinor si innamora del fratello di Fanny, Edward Ferrars, un uomo tranquillo, senza pretese e di natura gentile. Edward non ambisce a fare la bella vita intraprendendo una carriera politica, come vorrebbero la madre e la sorella.
In ogni caso, la fortuna di Edward è vincolata alle decisioni materne. Elinor sa che la signora Ferrars vuole che suo figlio sposi una donna d’alto rango e dunque non s’illude di coronare il suo sogno.
Mrs Dashwood e le sue figlie lasciano presto Norland per trasferirsi a Barton Cottage. Il proprietario del cottage è Sir John Middleton, un loro lontano cugino, che glielo offre ad un prezzo di favore. Sir John vive a Barton Park, insieme alla suocera la signora Jennigs, e la sua casa è frequentata dal trentacinquenne colonnello Brandon, un vecchio amico di Sir John.
Mrs Jennings, che è un’anziana signora molto gioviale e amante del pettegolezzo, ben presto decide che il colonnello Brandon deve essersi innamorato di Marianne, la quale invece considera l’ufficiale uno scapolo incallito, anziano e infermo, incapace di innamorarsi di qualcuno o di ispirare amore a qualcuno.
Mentre Marianne passeggia insieme a Margaret (la sorella più piccola) nei dintorni di Barton Cottage, viene sorpresa dalla pioggia. Scivola sull’erba bagnata e si sloga una caviglia. Viene soccorsa subito da John Willoughby, un attraente giovanotto di passaggio. Marianne è affascinata dal comportamento galante del giovane mentre la trasporta verso casa e ne rimane parimenti affascinata anche la sua famiglia.
Dopo questo incidente, Willoughby inizia a visitare Marianne tutti i giorni. I due diventano molto intimi e perciò Elinor e Mrs Dashwood sospettano che si siano segretamente fidanzati, ma la natura sentimentale di Mrs Dashwood le vieta di seguire il consiglio, datole da Elinor, di chieder conto esplicitamente a Marianne del suo rapporto con Willoughby. La giovane innamorata rimane incredula quando, improvvisamente, Willoughby decide di partire per Londra per affari e comunica che non farà ritorno prima di un anno.
Giungono ancora altri visitatori, questa volta destinati a Barton Park. Si tratta della figlia e il genero di Lady Middleton e Lucy Steele una lontana cugina, che confida ad Elinor di essere segretamente fidanzata con Edward Ferrars, già da cinque anni. Elinor, frequentando Lucy, si rende conto che il fidanzamento di Edward risale ad un periodo della sua vita in cui era giovane e molto influenzabile.
Elinor e Marianne trascorrono l’inverno a Londra, nella casa di Mrs Jennigs. Marianne scrive a Willoughby, ma le sue lettere rimangono senza risposta. L’incontro tanto atteso avrà finalmente luogo durante una festa, in cui il giovane tratta entrambe le sorelle con freddezza e scarsa cortesia.
Il giorno dopo, in risposta ad un’ultima lettera di Marianne, finalmente arriva un freddo messaggio di Willoughby, con il quale la informa di essere fidanzato e prossimo al matrimonio, con Miss Grey, una donna molto ricca ma inferiore per nascita. Marianne confessa ad Elinor che lei e Willoughby non erano mai stati fidanzati, ma che lei lo ama e lui l’ha indotta a credere di essere riamata.
Il Colonnello Brandon rivela, inoltre, ad Elinor che Willoughby aveva sedotto anche sua figlia adottiva, Berth Williams, ma che l’aveva abbandonata non appena quest’ultima aveva scoperto di essere incinta, perdendo così la cospicua eredità della zia, che scoprendo il fatto lo disereda. Pochi giorni dopo la signora Jennigs comunica ad Elinor che Mrs Ferrars ha scoperto il fidanzamento segreto di Edward con Lucy e che, al rifiuto di Edward di rompere il fidanzamento, la madre lo ha diseredato.
Elinor e Marianne sono dispiaciute per Edward e sono convinte che sia onorevole per un uomo mantenere le proprie promesse, anche se ciò significa essere legato ad una donna che non lo renderà mai felice. Il colonnello Brandon, sapendo quanto possa essere duro iniziare una nuova vita quando si è ostacolati, offre ad Edward la parrocchia di Delaford, anche se lo conosce molto poco, chiedendo a Elinor di parlare ad Edward in quanto amica. ragione e sentimento
Marianne, durante il viaggio di ritorno da Londra, si ammala gravemente dopo una passeggiata sotto la pioggia e il Colonnello Brandon, dopo averla salvata, parte per andare a prendere sua madre e condurla da lei. Marianne si riprende dalla malattia e le Dashwood tornano a Barton Cottage.
La famiglia Dashwood viene a sapere che Lucy ha sposato Ferrars. Tuttavia il giorno seguente arriva l’inaspettata visita di Edward stesso, il quale rivela che a sposare Lucy è stato suo fratello Robert. Edward racconta inoltre di essere rimasto intrappolato in un fidanzamento con una donna che ormai da lungo tempo non amava più e che, meschinamente, ha rotto il fidanzamento solo per sposare il fratello Robert divenuto ricco per aver ereditato la fortuna, persa per onore da Edward. ragione e sentimento
Edward chiede ad Elinor di sposarlo e lei accetta. Marianne, ormai maturata, decide di sposare il colonnello Brandon, preferendo alla passione il rispetto che prova per lui. Nel romanzo ma anche nel film, dopo il matrimonio, Marianne capirà di amare il colonnello più di quanto abbia amato Willoughby.
Il 25 luglio 1943 Benito Mussolini viene arrestato e l’8 settembre si annuncia l’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre, che condurrà al caos. Il Regio Esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato e ciò porta i soldati ad essere abbandonati a se stessi nei vari teatri di guerra. Le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate si trovano ad affrontare un difficile rapporto con i partigiani jugoslavi (guidati da Josip Broz Tito), che avanzano in quelle terre combattendo contro i nazifascisti. In questo drammatico contesto storico avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, arrestata e uccisa dopo aver subito violenze da parte dei partigiani a causa del padre, che era un dirigente locale del partito fascista.
In occasione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati, sabato 10 febbraio Rai 3, alle 21.20, propone “Red Land (Rosso Istria)” di Maximiliano Hernando Bruno. Settembre 1943, dopo l’armistizio del Governo Badoglio con gli anglo americani l’Italia e l’esercito sono allo sbando. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a sé stessi nei teatri di guerra, ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia antitaliana. In questo drammatico contesto storico, ha risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, violentata e uccisa dai partigiani titini per la sola colpa di essere italiana e figlia di un dirigente locale del partito fascista. Il film racconta una pagina tragica della storia: Istria e la Dalmazia tra il 1943 e il 1947 divennero teatro di stragi, di vite risucchiate nel buio delle foibe, le cavità carsiche del territorio della Venezia Giulia, luogo da cui molti italiani scapparono temendo per la propria vita. A Norma Cossetto è stata conferita nel 2005 la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel cast Selene Gandini, Franco Nero, Geraldine Chaplin.
In Gran Bretagna, nel 1935, un uomo esce di casa e a bordo di una motocicletta, percorre una strada della campagna inglese, procedendo a velocità sempre maggiore, con suo divertimento. All’improvviso si trova di fronte alcuni ciclisti che procedono in senso contrario; frena bruscamente per evitarli, ma la moto s’impenna su un dosso uscendo di strada e la caduta gli causa la morte. Una numerosa folla composta da importanti personalità militari, della politica e della stampa, unita alla gente comune, partecipa commossa ai suoi funerali che si tengono nella Cattedrale di Saint Paul, a Londra: l’uomo perito nell’incidente è Thomas Edward Lawrence e un giovane giornalista chiede ai presenti notizie su di lui. Tutti gli intervistati concordano sulla straordinarietà del personaggio, ma nessuno osa sbilanciarsi sulle sue qualità umane e sulla sua interiorità.
La storia prende a quel punto il via al Cairo, in Egitto, dove, durante la prima guerra mondiale, il tenente Lawrence ricopre l’incarico di cartografo e corrispondente nello Stato maggiore del generale Archibald Murray, in quel periodo a capo dell’Ufficio Arabo. Egli è molto interessato ai movimenti delle tribù arabe, tanto da riportare sulla rivista dell’Esercito il loro tentativo di attacco alla città di Medina, occupata dai turchiottomani, che è passato quasi del tutto inosservato al comando britannico. È inoltre un uomo dotato di una grande preparazione umanistica, ottimo esperto di architettura dei palazzi omayyadi della badiyasiro–palestinese e affascinato dalla cultura e dalla civiltàarabo–islamica, tanto da ritenere che le tribù, se accorpate, possano costituire un prezioso alleato nella guerra contro l’Impero ottomano.
L’occasione arriva nel momento in cui, su richiesta di Mr. Dryden, consulente politico e diplomatico dei britannici, Lawrence è convocato dal generale Murray, il quale, non senza reticenze e con un certo scetticismo, gli affida l’incarico di raggiungere il colonnello Harry Brighton, che in quel momento sta svolgendo l’incarico di consulente dell’Emiro arabo Fayṣal, per capire e valutare le sue intenzioni sul ruolo degli arabi nella guerra e nel quadro politico che potrebbe delinearsi in futuro. Dryden, al pari di Lawrence, ha ricevuto le stesse impressioni dal loro tentativo di attacco a Medina, e intende scoprire se, e in che modo, essi possano essere utilizzati contro i turchi, alleati degli Imperi centrali.
Lawrence, in sella a un dromedario, intraprende il viaggio nel deserto, accompagnato da un beduino che gli funge da guida, e insieme attraversano le terre delle varie tribù, che sembrano vivere ancora secondo la loro plurisecolare consuetudine. Durante la traversata stringono amicizia, ma durante la sosta presso un pozzo d’acqua il nomade viene ucciso dallo Sharīf ʿAlī ibn al-Kharīsh, in quanto aveva attinto acqua senza permesso dal pozzo di proprietà della sua tribù. Il duro scambio di opinioni che segue tra i due fa capire in modo vivido al tenente quanto vivi siano ancora le consuetudini e gli attriti tribali in Arabia e lo induce a proseguire da solo. Per sua fortuna l’accampamento di Faysal è però ormai vicino e, dopo avere incontrato il colonnello Brighton, che, avvertito, gli era andato incontro, è testimone di un attacco aereo turco.
La sera stessa ʿAlī raggiunge Lawrence, il colonnello britannico e l’Emiro Fayṣal nella tenda di questi e tutti espongono le loro valutazioni sulle possibilità degli arabi di condurre una guerra contro un esercito moderno: il colonnello insiste perché l’armata araba ripieghi a Yanbuʿ, al riparo dalle incursioni turche, mentre Lawrence suggerisce, suscitando i rimproveri di Brighton, la creazione di unità mobili che possano colpire velocemente nel deserto, utilizzando la tattica che i beduini da sempre conoscono, rendendo loro possibile la conquista di Damasco, antica capitale omayyade, argomento questo che è carico di suggestioni per un discendente del profeta Maometto qual era l’Emiro. Il principe rimane favorevolmente impressionato sia dalle parole del giovane ufficiale sia dal suo atteggiamento apertamente filo-arabo, nonché dalla sua conoscenza del Corano, ma prudentemente accoglie il consiglio del colonnello.
Dopo un breve ritiro solitario nel deserto, Lawrence ha un lampo di genio: bisogna prendere Aqaba, la celebre roccaforte marittima degli Ottomani, imprendibile dal mare a causa dei cannoni costieri da 305 mm montati a sua difesa, ma non facilmente riposizionabili; lo comunica ad ʿAlī, ma questi sa bene che per raggiungerla via terra l’unica strada è il deserto del Nefud e gli fa presente che l’impresa sarebbe in ogni caso impossibile con i soli 50 uomini che il principe è disposto a concedere al tenente. Questo tuttavia non scoraggia Lawrence, che è disponibile a rischiare contando sul fatto che, al di là del deserto, si estende il territorio degli Howeytat, una tribù che spesso ricorreva alla razzia per sopravvivere ma, allo stesso tempo, è composta da guerrieri di grande valore e coraggio, che certamente si uniranno a loro per la conquista della città.
L’attraversamento del Nefud, a fronte di enormi difficoltà, è un successo, e Lawrence, divenuto agli occhi di chi ha condiviso l’impresa con lui un mito, con il nome di El Orens o semplicemente Orens, trova in Awda Abu Tayi, indomabile guerriero e condottiero degli Howeytat, il proprio cavaliere ideale. Aqaba viene conquistata con un attacco a sorpresa da terra, ma la sera prima accade un fatto che segnerà profondamente Lawrence: un appartenente alla tribù degli Arif uccide un uomo appartenente agli Howeytat e, per evitare uno scontro ma soprattutto per evitare l’affossamento del piano per conquistare la città, egli si offre di giustiziare il colpevole scoprendo all’ultimo che l’uomo è il medesimo che lui aveva in precedenza salvato nel deserto durante la traversata, dopo aver ignorato il pessimistico parere di tutti di abbandonare il disperso alla sua inevitabile sorte.
Per portare la notizia della conquista di Aqaba a conoscenza del comando britannico al Cairo, Lawrence fa velocemente ritorno nella capitale egiziana, attraversando il deserto del Sinai, in modo da dare ai superiori il tempo di studiare una nuova strategia e di corrispondere ad Awda il premio che gli aveva promesso per la conquista di Aqaba. Durante il viaggio accade un altro fatto che lo segnerà: uno dei suoi due giovani servi che lo accompagnano perde la vita sprofondando nelle sabbie mobili. Quando, stremato e ormai senza forze, Lawrence arriva al Canale di Suez, raggiunge il Quartier Generale britannico e viene ricevuto dal nuovo comandante dell’Ufficio arabo, il generale Allenby, che si mostra entusiasta per la sua impresa, lo promuove al grado di maggiore ed acconsente a fornirgli tutto l’equipaggiamento necessario per formare un’armata araba che affiancherà le forze regolari di Sua Maestà britannica nella guerra per la conquista dell’Arabia. A sua insaputa però il generale è al corrente, informato da Dryden, che il governo di Londra ha già deciso che l’Arabia diverrà un protettorato britannico appena i turchi saranno scacciati.
Tornato tra gli arabi, Lawrence è ormai una figura altamente carismatica e alla loro guida intraprende la lotta con i metodi che aveva in precedenza suggerito all’Emiro, dimostrandosi particolarmente efficiente ed efficace nel colpire la ferrovia turca, costruita a suo tempo dalla Germania, che collega Medina a Damasco, fondamentale per il trasporto nelle zone desertiche. Lawrence è sempre più conquistato dallo spirito di indipendenza arabo e dal fascino di quella terra. Le tribù arabe sono unite saldamente a lui nel nome dell’Emiro Faysal e combattono sempre più tenacemente per la propria indipendenza, tanto che le sue gesta attirano l’attenzione della stampa mondiale, affascinata dall’idea di un eroe romantico alla guida di un popolo che sta insorgendo. È infatti da quel momento che Lawrence sarà seguito dal reporter del Chicago Tribune Jackson Bentley, il quale è in cerca di un personaggio suggestivo capace di convincere gli Stati Uniti d’America, fino a quel momento tendenti ad una politica di non-intervento, a scendere in guerra.
Le azioni proseguono con successo, ma l’armata lentamente inizia a dissolversi poiché le tribù, terminata la loro “stagione” di caccia, rientrano una dopo l’altra ai loro campi invernali e Lawrence, rimasto con una ventina di uomini, punta verso Dar’a, anche se i pochi rimasti sono logicamente scettici sulla possibilità di conquistarla. Egli, solo in compagnia di ʿAlī, vi si reca con l’intenzione di suscitare una rivolta tra gli abitanti, ma viene fermato da una pattuglia di soldati turchi e condotto al comando locale. Non viene riconosciuto ma, tentando di ribellarsi alle lusinghe sessuali del comandante, viene dapprima frustato e successivamente subisce comunque la violenza, pur non esplicitata nella pellicola. Rilasciato durante la notte Lawrence è ora un uomo distrutto e umiliato e abbandona ʿAlī e i suoi seguaci per fare ritorno al Cairo, coltivando la speranza di ricevere un altro incarico che non lo ponga più all’attenzione dei suoi superiori e dell’opinione pubblica.
Rientrato in Egitto, apprende che il governo britannico e quello francese, tramite i ministri Sykes e Picot, hanno stipulato un accordo per spartirsi l’impero turco alla sua caduta e l’Arabia è compresa in quell’accordo. Sdegnato dalle rivelazioni di Dryden, e ancora sconvolto per quanto gli è successo durante la breve prigionia, richiede l’assegnazione ad altro incarico, chiedendo addirittura il trasferimento, ma il generale Allenby, dopo averlo persuaso ad aprirsi su quanto gli è accaduto, lo convince a rimanere in zona di operazioni in quanto è prevista a breve l’offensiva contro Damasco e un’armata araba che tenga impegnati i turchi è assolutamente preziosa per la riuscita del piano, tanto che egli è disponibile a fornire a Lawrence qualsiasi somma di denaro occorra per riunire tutte le tribù per realizzare l’impresa.
Lawrence, tornato tra gli arabi, riesce nel tentativo di radunarli, promettendo loro Damasco, ma il suo atteggiamento è ora differente: crea una sua guardia del corpo, composta da fuorilegge e assassini, suscitando le perplessità di ʿAlī e degli altri capi. La sua offensiva è tanto brutale quanto veloce, tanto da suscitare la preoccupazione nel comando britannico che l’armata araba possa arrivare a Damasco prima dell’esercito. Allenby, conscio del nuovo modo di combattere di Lawrence, per cercare di rallentarlo gli fornisce informazioni su una brigata turca in ritirata e infatti, nonostante le suppliche di ʿAlī per proseguire verso Damasco, Lawrence attaccherà le truppe turche non facendo prigionieri[1]; tuttavia, nonostante il ritardo, riuscirà comunque ad arrivare a Damasco per primo.
Allenby e Dryden raggiungono dopo pochi giorni la città, dove nel frattempo Lawrence, insieme ai capi tribù, ha costituito un Consiglio arabo che governi in nome di Faysal, in attesa della sua incoronazione quale primo re arabo; la politica tuttavia è purtroppo ancora sconosciuta ai seppur valorosi beduini e gli antichi odi tribali, mai sopiti, hanno la meglio tanto che, impossibilitati a gestire una città in preda al caos dopo la fine della battaglia, la abbandonano, gettando Lawrence nello sconforto. Sconforto che diventa crisi nel momento in cui si reca in un ospedale militare, dove si trovano migliaia di soldati turchi feriti, senza acqua e senza assistenza, e dove viene anche schiaffeggiato da un ufficiale medico britannico che non lo ha riconosciuto.
Il colpo di grazia avviene nella riunione tra Allenby, Dryden e l’Emiro Faysal, nel frattempo sopraggiunto. L’azione di Lawrence, promosso al grado di tenente-colonnello, viene sacrificata alla politica ed egli stesso viene abbandonato anche dall’Emiro, che ne sospetta una doppiezza nei suoi confronti e un pedissequo allineamento ai non più tanto segreti intenti del Regno Unito. Faysal sembra ritenerlo un personaggio ormai scomodo per le trattative che seguiranno,[2] suscitando una silenziosa ma ferma reazione da parte del colonnello Brighton, che ne ha seguito e stimato le gesta e che non condivide l’atteggiamento ipocritamente accondiscendente dei militari e dei politici. Abbandonata frettolosamente la riunione, corre cercando di raggiungere Lawrence, ma egli si è già allontanato e, accompagnato da un autista, percorre in auto a ritroso la strada che lo aveva visto dirigersi verso la vittoria a dorso di cammello e con sguardo assente osserva per l’ultima volta il deserto.
Cast e personaggi
Thomas Edward Lawrence: interpretato dall’allora poco conosciuto (per il cinema, ma non per il teatro) Peter O’Toole; personaggio enigmatico e dotato di grande carisma presso la popolazione araba; vedrà frustrato il suo sogno dell’Arabia agli arabi.
Principe Faysal: interpretato da Alec Guinness; personaggio dotato di grande lungimiranza politica e di una sapiente e moderna visione dei media che saprà utilizzare al fine dell’ottenimento dei suoi scopi.
Sceriffo ʿAlī: interpretato da Omar Sharif; nobile profondamente legato alla sua terra ed alle sue tradizioni, ma desideroso di conoscere il “mondo moderno”; seguirà Lawrence in tutta la sua epopea diventandone profondamente amico e condividendone il successo militare e la frustrazione politica.
Awda Abu Tayy: interpretato da Anthony Quinn; guerriero beduino di grande valore, seguirà Lawrence nella conquista dell’Arabia, ma si rifiuterà di “imparare” la politica preferendo, dopo la conquista di Damasco, tornare alla sua tribù per continuare a vivere come aveva sempre fatto fino ad allora.
Generale Allenby: interpretato da Jack Hawkins; pragmatico militare dotato di grande intelligenza strategica, capace di trovare una sintesi tra l’illusione del mondo arabo ed il progetto politico che vedrà la luce dopo la conquista di Damasco.
Colonnello Brighton: interpretato da Anthony Quayle; militare ligio al dovere, eseguirà fedelmente tutti gli ordini provenienti dal suo Stato Maggiore, ma non rimarrà indifferente al trattamento ed alla ingratitudine subiti da Lawrence.
Mr. Dryden: interpretato da Claude Rains; politico e diplomatico che svolge la sua missione utilizzando e muovendo le persone in un disegno prestabilito che lui e pochi altri conoscono e che si rivelerà solo alla fine delle ostilità.
Jackson Bentley: interpretato da Arthur Kennedy; giornalista americano, ambizioso ma allo stesso tempo ingenuo; farà conoscere al mondo le gesta di Lawrence, creandone il grande personaggio ma non condividendone, non riuscendo a comprenderli, la crudeltà e l’istrionismo di cui è testimone.
Degna di nota è la mancanza totale nel cast di personaggi femminili per tutta la durata del film, a parte una scena nella tenda di Awda Abu Tayy il cui si intravede una ragazza, e la scena di massa in cui si vede da lontano un gran numero di donne sulle colline accompagnare con cori la partenza dei guerrieri arabi uniti verso la conquista di Aqaba.
Il titolo è un chiaro riferimento ironico al controverso film muto del 1915 Nascita di una nazione (The Birth of a Nation), che descriveva in chiave apologetica la nascita del Ku Klux Klan.[1][2] È stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2016, dove ha vinto il premio del pubblico e il gran premio della giuria.[3]
Nat Turner è ragazzo schiavo a cui viene insegnato a leggere, così da poter studiare la Bibbia ed essere un predicatore per i suoi compagni di schiavitù. Nel 1831 guida un movimento di liberazione per liberare gli afroamericani in Virginia che si traduce in una violenta rivolta.
Il film è scritto, prodotto e diretto da Nate Parker, che è anche protagonista nel ruolo di Nat Turner. Parker è venuto a conoscenza della storia di Turner ad un corso di studi afroamericani presso l’Università dell’Oklahoma.[4] Ha iniziato a scrivere la sceneggiatura del film nel 2009, aiutato dalla scrittore haitiano Jean McGianni Celestin, e ottiene una borsa di studio presso un laboratorio del Sundance Institute.[4]
Determinato a scrivere la storia di Turner, ha chiesto pareri ad alcuni mentori, come lo sceneggiatore e regista James Mangold, per aiutarlo ad affinare la storia secondo i dettami di Hollywood.[4]
Alcuni sostenevano che un film sulla figura di Nat Turner non avrebbe funzionato; un film in costume con grandi scene di combattimento sarebbe stato troppo costoso e senza un protagonista di rilievo che attirasse la gente al botteghino non avrebbe funzionato.[4] Turner era considerato un personaggio troppo controverso – dopo tutto, è stato responsabile della morte di decine di benestanti proprietari terrieri bianchi.[4]
A fine 2013, dopo aver terminato le riprese di Beyond the Lights – Trova la tua voce, ha detto ai suoi agenti che non avrebbe accettato altri ruoli fino a che il film su Nat Turner non fosse terminato.[4] Ha investito 100.000 dollari per assumere uno scenografo e per pagare esperti locali a Savannah, in Georgia.[4]
Parker ha incontrato vari finanziatori, e i primi ad investire nel film sono stati i giocatori di basket Michael Finley (che aveva già prodotto il film The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca) e Tony Parker.[4] Parker alla fine ha riunito unici gruppi di investitori per finanziare il 60 per cento del budget di produzione di 10 milioni di dollari, e il produttore Aaron L. Gilbert attraverso la sua casa di produzione Bron Studios ha finanziato il restante 40 per cento.[4]
Le riprese sono iniziate il 1º maggio 2015 a Savannah, Georgia e sono durate 27 giorni.[4] Nel mese di agosto le riprese hanno avuto luogo in Louisiana.[5]
Il film storico stasera in TV: “Il processo di Norimberga” domenica 28 gennaio 2024 alle 21.15 su La 7 –Il processo di Norimberga (Nuremberg) è un film televisivo in due puntate del 2000 diretto da Yves Simoneau e tratta dal libro Nuremberg: Infamy on Trial scritto da Joseph E. Persico nel 1994.
Trasmessa negli Stati Uniti il 16 e 17 luglio 2000 sulla rete TNT,[1] la miniserie è andata in onda in Italia il 7 e 8 agosto 2001 sul canale a pagamento TELE+ Bianco.[2][3]
Nel film, Hermann Göring, insieme alla moglie e alla figlia, dopo un viaggio in automobile si arresero presso un’anonima base dell’aviazione americana in Germania il 12 maggio 1945. In realtà, Göring, dopo aver inviato un aiutante al generale di brigata Robert I. Stack in cui si offrì di arrendersi personalmente al generale Dwight D. Eisenhower, fu scoperto e arrestato vicino a Radstadt da un distaccamento della Settima Armata degli Stati Uniti, e fu inviato attraverso le linee tedesche per trovarlo e portarlo in una posizione sicura americana, il 6 maggio 1945.
Wilhelm Keitel è chiamato erroneamente ‘ammiraglio’ durante la lettura della sentenza, quando, in altre parti del film viene correttamente chiamato feldmaresciallo.
Nel film Jackson descrive il Palazzo di Giustizia di Norimberga come “lo stesso edificio in cui furono decretate le leggi di Norimberga per privare tutti gli ebrei tedeschi di tutti i loro diritti”. In realtà, le Leggi di Norimberga sono state introdotte dal Reichstag in una riunione speciale all’annuale Raduno di Norimberga del NSDAP. Il Palazzo di Giustizia di Norimberga era tutto un altro edificio che fungeva da tribunale regionale e non ebbe alcuna relazione con i raduni nazisti.
Nel film Jackson fallisce il primo interrogatorio con Gӧring riuscendo a recuperare solo il secondo giorno nel controinterrogatorio. Nella realtà anche il controinterrogatorio fu un totale disastro e danneggiò gravemente la reputazione dello stesso Jackson.
Nel film i verdetti e le condanne si vedono pronunciati in aula con gli imputati tutti insieme presenti. In realtà sono stati pronunciati separatamente e ciascun imputato è stato chiamato singolarmente.
Il colonnello Burton C. Andrus non era presente alle esecuzioni.
Quando gli imputati vengono incriminati dal maggiore Neave tutti rilasciano delle dichiarazioni orali. In realtà, queste dichiarazioni sono state raccolte dal capitano Gustave Gilbert che ha chiesto agli imputati di scrivere le loro prime reazioni su una copia delle accuse.
Nel film Albert Speer viene arrestato mentre tiene una conferenza a soldati americani. In realtà, Speer fu arrestato insieme a Karl Dönitz e Alfred Jodl a Flensburg nel luogo in cui avevano istituito un governo provvisorio.
Nel film al capitano Gilbert viene concesso dal colonnello Andrus il diritto di parlare con i prigionieri in cambio di una biblioteca e di un campo di ginnastica. In realtà, Gilbert è stato incaricato dall’esercito americano unicamente di parlare con i prigionieri al fine di riportare il loro stato d’animo.
Il tribunale è rappresentato con quattro giudici, quando in realtà erano otto, uno anziano e uno giovane per ciascuna delle quattro potenze alleate.
Il suicidio di Göring viene scoperto quando le guardie vengono per portare all’esecuzione Von Ribbentrop, mentre, in realtà, Göring sarebbe dovuto andare per primo ed è subentrato Ribbentrop a causa del suicidio di Göring.
Alle esecuzioni i condannati dichiarano i loro nomi sulla forca e rilasciano le loro dichiarazioni finali. Nella realtà i condannati pronunciarono i loro nomi in fondo alla scalinata al patibolo e le dichiarazioni fatte in tedesco, vennero pronunciato tradotte da un interprete presente sul patibolo. Inoltre, le esecuzioni si tennero all’esterno del palazzo e il sacerdote (o il pastore) era presente sul patibolo per tutto il tempo dell’esecuzione. Alcune impiccagioni poi sono state eseguite maldestramente poiché non tutti i giustiziati sono caduti con una forza sufficiente per causare la morte immediata. Inoltre la botola era troppo piccola, e causò numerose ferite alla testa ad alcuni degli uomini, come mostrano le immagini dei corpi.