mercoledì, Dicembre 8, 2021
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I settemila eredi del Fondatore: conversazione con Giuseppe Accorinti, l’ultimo degli “enfants de Mattei”

di Maurizio Verdenelli

Enrico Mattei senza eredi? Fu detto, fu detto in realtà. “All’incontrario: ne lasciò settemila” dichiara il dottor Giuseppe Accorinti, 90 anni, l’ultimo degli ‘Enfants de Mattei’. “Per l’esattezza: 200 dirigenti (io il 199.esimo, ma se l’età media era di 38 anni, io ne avevo 34, Egidio Egidi, il più anziano, il braccio destro del Principale, era appena quarantunenne), 1.600 ingegneri, 2.000 chimici e fisici, 3.000 geometri e peritici tecnici. Fu Mattei a dare impulso alle facoltà scientifiche con le enormi possibilità di assunzione che l’Eni offriva ai giovani laureati del dopoguerra, ed ancora di più e sopratutto lo diede alle scuole superiori d’indirizzo tecnico. E non solo in Italia. Aveva visto ancora una volta lontanissimo e giusto ed è per me un grande motivo di soddisfazione sapere adesso che le autorità scolastiche della provincia di Ancona, a distanza di oltre mezzo secolo dalle folgoranti intuizioni dell’Uomo che guardava al futuro, abbiano voluto dare nuova forza e linfa all’insegnamento tecnologico così vitale per il futuro del nostro Paese”. Continua Accorinti, già AD di Agip in Italia ed all’estero, già capo Africa ai tempi di Mattei (poi con Eugenio Cefis, capo Industria): “Tutto ebbe inizio quando nel 1960, i manager Eni si recarono in delegazione dall’Ingegnere (la laurea honoris causa gli era stata data a Bologna presente Aldo Moro, quella in Chimica a Camerino sarebbe arrivata di lì a pochissimo ndr) perché si rendesse autorevole interprete presso il ministro competente affinché le università italiane ‘sfornassero’ ingegneri meno raffinati, per così dire…”.

Meno ‘raffinati’….?

In pratica da utilizzare subito nei luoghi più impervi del mondo, in Africa, sulle piattaforme dell’Oceano e con stipendi tradizionalmente bassi, come voleva Lui. In quegli anni avere una laurea in Ingegneria apriva a strade più comode e più redditizie (e i casi come quello di Egidi il quale nonostante le vibrate proteste del padre, aveva rinunciato ad una carriera presso il genio civile di Macerata erano ridotti alle dita di una mano sola, perdipiù monca ndr)…”

E Mattei fu d’accordo?

Naturalmente no. La qualità delle lauree assolutamente non si tocca, disse. Personalmente io in Africa constatavo come gli ingegneri italiani fossero superiori per di più a quelli francesi. ‘Bisogna invece incentivare le scuole medie superiori ad indirizzo tecnico-chimico-scientifico per dotarsi di tecnologie, laboratori, insegnamenti ancora migliori. Bisognava farle crescere, disse l’Ingegnere. Che…”

Che?

Che naturalmente aveva dato impulso anche all’area universitaria ottenendo l’inserimento dello studio del Nucleare che già in Inghilterra era materia corrente negli atenei scientifici. In Gran Bretagna naturalmente aveva mandato i suoi tecnici migliori ad apprendere il nuovo verbo del progresso tecnologico: fu così che nel ’58 fu inaugurata la prima centrale nucleare dell’Eni a Latina”.

Concludiamo con i dirigenti babies voluti da Mattei in anni che vedeva ad esempio la Fiat promuovere quel rango solo ed eventualmente i cinquantenni…

Vero. Rappresentammo, giovani com’eravamo, un grande serbatoio futuro di Eni, la sua stessa stabilità: eravamo il braccio e la mente del Fondatore anche se Lui non c’era più. Tuttavia furono 30 anni drammatici quelli che trascorsero dalla sua morte. Quando arrivò alla guida dell’Ente, Bernabè mandò in pensione tutti i ‘Ragazzi di Mattei’ utilizzando l’unica regola che Lui, il nostro indimenticabile ed indimenticato Principale, aveva fissato.. Cher i dirigenti fossero andati in pensione a 60 tranne le cariche aziendali. A me Bernabè concesse qualche mese in più…”.

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