domenica, luglio 21, 2019
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Testimoni di Geova perseguitati in Russia. Il Washington Post prende posizione contro Putin

Il Washington Post uno dei più autorevoli giornali americani, divenuto celebre per la sua inchiesta che portò alle dimissioni di Richard Nixon (Watergate), prende ora posizione contro il presidente russo Vladimir Putin. L’oggetto del contendere non è la politica estera, ne il Russiagate, ma la dura e violenta persecuzione nei confronti dei Testimoni di Geova in atto da qualche tempo in Russia.

In un editoriale dal titolo: “Putin promuove il cristianesimo; perché allora la Russia perseguita i cristiani?” il giornale sottolinea sia la trasformazione ideologica del presidente, passato da agente del KGB nell’Unione Sovietica atea a credente e praticante nella Chiesa Ortodossa, ma anche quello che ha dichiarato Putin molto di recente ovvero “che il cristianesimo è stato una potente forza spirituale unificante… nella creazione di una nazione russa e di uno stato russo”. La stessa Costituzione russa del 1993 recita: “A tutti devono essere garantiti libertà di coscienza, libertà di religione, incluso il diritto di professare individualmente o insieme ad altre religioni o di non professare alcuna religione, di scegliere, di possedere e diffondere liberamente opinioni religiose e simili e di agire secondo questi.”

Quello che si chiede il giornale è se questa libertà religiosa valga anche per i testimoni di Geova. “Ma tutti questi impegni e questi valori – si legge nell’editoriale – sembrano crollare nella Russia di oggi…Nell’aprile 2017, la Corte Suprema russa ha stabilito che i Testimoni di Geova dovrebbero essere etichettati come un’organizzazione estremista. Da allora, i suoi membri sono stati perseguiti come criminali quando la loro unica azione era professare la propria fede. Persino Putin ha espresso perplessità, affermando lo scorso dicembre che “anche i testimoni di Geova sono cristiani. Non capisco perché sono perseguitati. Questo dovrebbe essere approfondito. Questo è quello che faremo.” ”


Ma di “approfondimenti” neanche l’ombra dichiara il giornale: anzi molto di recente un testimone di origini danesi è stato condannato a sei anni di prigione; sentenza confermata in appello.

”I testimoni di Geova rifiutano il servizio militare, non votano e considerano Dio come l’unico vero leader. I testimoni di Geova non sono violenti, né estremisti o criminali” si legge ancora. “Come armonizzerà il signor Putin la sua dichiarazione dello scorso anno con la realtà che i suoi servizi di sicurezza continuano ad imprigionare le persone per la loro fede? È il tempo per la Russia di liberare dal carcere i credenti”. Questo l’appello finale schietto e deciso del quotidiano a Putin e alle autorità russe.

 

Roberto Guidotti

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