lunedì, settembre 16, 2019
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L’avvocato Marco Valerio Verni: “Auspichiamo una visione di insieme sui numerosi arresti di nigeriani”

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Riceviamo dall’avvocato Marco Valerio Verni e pubblichiamo: “Ci complimentiamo con le Forze dell’Ordine e gli inquirenti tutti per il recente arresto del nigeriano Desmond Omioba che però, almeno da quanto emerso dalla stampa, non può che confermare i nostri sospetti sulla possibile presenza di vere e proprie organizzazioni criminali nigeriane, probabilmente di stampo mafioso, anche a Macerata. Ci preme ricordare che il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, ritenuto con convinzione fortemente attendibile dalla stessa Procura locale, ed escusso proprio durante il processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro, celebrato nei confronti di un altro nigeriano, Innocent Oseghale, ebbe a dire che proprio quest’ultimo gli aveva confidato di essere un referente della mafia nigeriana che considerava Macerata e le Marche un importante crocevia tra il Veneto e la Campania (Castel Volturno in particolare). Così le cose, non possiamo che insistere nell’auspicio che gli inquirenti, qualora già non accaduto, si convincano a valutare una interpretazione sistemica e sistematica nella lettura di tutti questi arresti che vedono e che hanno visto coinvolti, appunto, numerosi nigeriani e che, forse, non dovrebbero essere considerati come casi a sé stanti, ma come uniti da un medesimo filo conduttore.
Vorremmo ricordare, infatti, che la stessa Direzione Investigativa Antimafia, nella sua relazione riguardante la propria attività svolta ed i risultati conseguiti nel secondo semestre del 2018, pubblicata pochi giorni fa, sembra mostrare un metodo di indagine molto preciso, al riguardo, laddove afferma che “…in questo caso di grande rilievo è l’attenta precomprensione di una delittuosità, come quella nigeriana, che, se letta per casi singoli, è destinata ad incidere unicamente sulla percezione della sicurezza di una delimitata area territoriale. È necessario, invece, saper leggere il fenomeno nel suo insieme, conoscerlo dal suo interno – ed in questo un grande apporto è pervenuto, negli ultimi anni, da alcuni collaboratori di giustizia nigeriani, oltre che dalle attività tecniche – collegando talvolta gli eventi a realtà territoriali tra loro anche molto distanti. Saperlo comprendere, quindi, come un vero e proprio macrofenomeno, la cui analisi non può prescindere dalla conoscenza delle sue origini e delle sue proiezioni internazionali: esattamente nello stesso modo in cui abbiamo im-parato a comprendere e ad affrontare la ‘ndrangheta e le altre mafie storiche autoctone, forti di un know-how investigativo consolidato nel tempo e particolarmente competitivo a livello internazionale” (pag. 506).
Così come, lo stesso Organo citato, è molto chiaro nell’affermare la presenza, nelle Marche,  della Famiglia Vaticana, appartenente ai Maphite (una delle organizzazioni in cui è divisa la mafia nigeriana, appunto), che, oltre alla Toscana ed all’Emilia Romagna, dove è maggiormente collocata, controlli anche la suddetta regione, nonostante i proclami di diverso avviso fatti, anche di recente, pure da certa parte delle Istituzioni locali.
Noi continueremo nella nostra opera di sensibilizzazione e denuncia, per quanto di nostra competenza, in ogni sede affinché venga fatta piena luce anche su questo pericoloso e sempre più diffuso fenomeno criminale, e non venga reso vano il martirio di Pamela, dalle cui indagini è iniziato a venir fuori un mondo che, chissà perché, fino a quel momento sembrava esser sconosciuto ai più”.
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