lunedì, 24 Febbraio, 2020
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Un matrimonio che dura da 70 anni

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di Maurizio Verdenelli 

All’epoca dei social, che pare aver sbriciolato la soglia dei 7 anni in fatto di crisi matrimoniale, dall’altopiano di Colfiorito arriva la notizia del nuovo record di durata del matrimonio in genere. Di mezzo resta il numero 7, ma stavolta accompagnato da uno squillante 0. Insomma 70, come gli anni trascorsi insieme da Gino Fedeli, 93enne ed Annita Carradori, 92enne. Sposi poco piu’ che ventenni dal settembre 1949 ininterrottamente in quel di Corgneto, Serravalle di Chienti. Primatisti in tutto, Gino ed Annita hanno deciso nei giorni scorsi d’anticipare l’anniversario nella chiesa di S. Michele Arcangelo dove si unirono in matrimonio il 29 settembre, il giorno del santo, data che sarebbe diventata famosa 17 anni dopo per una canzone di Battisti, cantata dall’Equipe 84. Nel ’49 la musica fu chiaramente diversa: non chitarre ma l’organo settecentesco costruito da Giovanni Fedeli, di radici veneziane nato a Corgneto, avo di Gino. Ancora gli accordi dell’antico organo, domenica scorsa, hanno costituito la cornice musicale della cerimonia affollatissima nella quale i due inossidabili coniugi hanno rinnovato la loro promessa d’amore. Mai come in questo caso l’aggettivo ‘eterno’ e’ apparso non troppo esagerato.

Sette decenni sotto lo stesso tetto, senza un litigio, signor Gino?

“Mai, praticamente. Abbiamo condiviso tutto, sacrifici e lavoro portando avanti la nostra azienda agricola, 15 ettari, dall’ampia produzione mista, dotata di una stalla che nel corso del tempo ha ospitato dagli ovini ai bovini”.

Davvero mai?

“Qualche parola ci puo’ essere stata, ma come tra due soci che si sono sempre fidati l’uno dell’altro. Mia moglie ha curato spesso la stalla, mungendo pecore e mucche da latte, io il terreno e sopratutto l’orto, un vero giardino ora per forza di cose  un po’ abbandonato. Io ed Annita siamo andati d’amore e d’accordo sin da bambini: le famiglie Fedeli e Carradori erano vicine ed amiche  scambiandosi mutue prestazioni d’opera. Io ad esempio facevo loro il lavoro dei campi…mai tuttavia perdendo di vista Annita. La nostra ricetta? Volerci bene e condividere con la ‘fatica’ di ogni giorno, un sogno. Realizzato”.

Dice Annita: “Fidanzati lo siamo stati sin da quando siamo nati, uno a distanza dell’altro di un solo anno. Predestinati.  Mai avuto tempo per annoiarci. Gino a casa non ci stava mai…”.

Gino: “Il piu’ grosso cruccio, adesso? Quello di aver attaccato la patente di guida…al chiodo. Con la mia Panda, fino ad un anno fa, arrivavo dappertutto. Ma che tristezza, Camerino! A noi di Serravalle stavolta il terremoto per fortuna non ha fatto danni, non come nel ’97”. E’ un fiume in piena il 93enne Fedeli, ospite con la moglie da qualche tempo, dell’albergo-ristorante ‘Lieta sosta’ a Colfiorito, di proprieta’ del genero Dante Santoni, marito della figlia Rita, 66 anni: un altro esempio, questo, di vita felice e di lavoro comune coronato da successo. Con Dante e Rita, i figli Federica, 44 anni, appassionata fotografa naturalista (su Colfiorito anche un suo recente libro) Gionata, 37 e Gabriele, 31, sposato con Luisa a Spello. Gino ed Annita hanno avuto anche Giovanni, 63 anni : da lui, Dimitri che vive a Trevi con la moglie Giulia, e Greta. Da Dimitri (” la notte del terremoto, il 27 settembre 1997 per la paura si chiuse nell’armadio” ricorda sorridendo il nonno) ecco due anni fa Leonardo cui e’ stato imposto anche il nome di Gino.Dice Fedeli, commosso: “A proposito di nomi. Mia figlia si chiama Rita per la mia devozione alla santa. Nell’agosto del 97 mi davano per spacciato all’ospedale di Ancona. Operato una prima volta, non volevo sostenere un secondo intervento di li’ a breve. Preferivo morire. Poi mi apparve la Santa, acquistai fiducia e mi sottoposi ai ferri. Salvandomi. Andai a Cascia in pellegrinaggio”.

Quasi piange al ricordo, ugualmente turbata la figlia Rita. Che ogni pomeriggio da Colfiorito torna a Corgneto per prelevare i genitori che dormono in albergo per tornare la mattina dopo a casa. Un viaggio di ritono quotidiano, ineluttabile. “A Corgneto abbiamo la casa e soprattutto cinque galline che ogni giorno ci fanno le uova” sottolineano i coniugi. Gino ogni tanto guida pure il trattore per qualche lavoretto nel suo prediletto ruolo da ortolano.

Dice Federica: “Le uova sono naturalmente buonissime, ottime per i dolcetti…”. Dante, il padre: “Ed anche per la pasta a mano!”.Un altro segreto della vostra vita felice?”Il mangiare genuino: tutti prodotti della nostra terra”.Interviene Federica: “Ho ancora davanti agli occhi il monumentale frigorifero con la carne degli animali della stalla e del cortile. Vitelloni dalla carne squisita e pure tacchini che pesavano fino a 25 kg!”.”Producevo anche il fieno del quale si approvigionavano quasi tutti gli amici coltivatori di Serravalle” dice Gino. Gia’, il fieno serravallese passato alla storia un secolo prima per aver ospitato in un rifugio agricolo vicino Corgneto per una breve sosta dopo aver la sfortunata difesa di Roma.L’amore per la sua azienda ha tuttavia giocato uno ‘scherzo’ a marito e moglie facendogli forse perdere l ‘appuntamento’ con la Storia. Cui si fecero trovarono pronti Celestino e Maria Albani, con i quali san Giovanni Paolo Il in una giornata indimenticabile del gennaio 98 bevve una tazza di the nel container.”Gli Albani abitavano proprio a fianco nostro, nella Casa detta dell’Organaro'(dov’er appunto nato nel 1711 Giovanni Fedeli ndr) e dopo il terremoto avevano accettato di trasferirsi a Cesi. “Anche noi eravamo destinati allo stesso percorso. Ma potevo lasciare i miei animali? Così mi diedero una casetta di legno vicino la stalla…e niente Cesi. Ma il papa in ogni caso non ce lo siamo persi. Perché sull’altopiano quel giorno c’eravamo anche noi. Poi dai ripetuti racconti di Celestino e Maria, ci sembro’ esserci stati con loro nel container in compagnia di Giovanni Paolo Il. In ogni caso, la sedia che ha ospitato il santo pontefice e’ da allora a Corgneto, reliquia preziosa custodita nella chiesa parrocchiale”.Cosa e’ cambiato dopo il sisma del 97?Gino: “E’ accaduto quello che continua ad accadere tuttora. Lo spopolamento. A Corgneto c’erano 30 famiglie, ora sono rimaste due, compresa la nostra. Sono emigrati a Milano e Roma. Quando in estate tornano, i figli vogliano stare al mare e non in campagna”.

Rita: “Mio padre, per tutta la sua vita a Corgneto e’ stato camerlengo, l’amministratore dei beni della parrocchia e della confraternita. Il sodalizio con don Cesare Grasselli (universalmente famoso nell’Italia del post sisma del 97 come ‘don Terremoto’) e’ stato lunghissimo e fraterno. Io stessa sono stata battezzata da don Cesare che ha poi benedetto le mie nozze. Mio padre era molto stimato dal parroco per correttezza e il rigore nei conti. Ancora oggi li provvede ad ogni scadenza fiscale: irpef, tributi comunali, assicurazioni e via elencando …”.Ricorda Venanzo Ronchetti, il “sindaco del terremoto” (nella sua biografia, un libro andato a ruba, le foto sono di Federica Santoni): “Fedeli d’ proprio una brava persona! L’onestà fatta uomo. Quand’ero sindaco, lui rappresentava al meglio gli interessi della sua parrocchia e naturalmente del suo essere cittadino. Mai una lagnanza, mai una critica inappropriata. Sapeva quello che gli era legittimamente dovuto. Ha sempre chiesto il giusto mai di più, anche durante i terribili giorni del terremoto quando magari la tentazione di sovradichiarare poteva essere psicologicamente forte. Lui e la moglie sono stati un esempio per tutti”.A 93 anni, che bilancio fa, signor Fedeli?”Abbiamo tribolato, ma ci abbiamo messo il cuore! Questo ci ha salvato l’anima e reso felici, me e la mia cara Annita”.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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