martedì, Giugno 15, 2021
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Omicidio Mastropietro, la Cassazione: “Atti irripetibili andavano notificati all’imputato”

macerata

Il 29 maggio sarà decorso un anno dalla condanna all’ergastolo a carico di Innocent Oseghale, il nigeriano che il 30 gennaio 2018 avrebbe violentato e ucciso la diciottenne romana Pamela Mastropietro.

Una sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise e tanto attesa dalla folla presente nell’aula del Tribunale di Macerata dopo il macabro delitto della giovane Pamela.

Un caso che su circa 350 depezzamenti, come dichiarato dal prof.Mariano Cingolani è unico nel suo genere, perché la ragazza venne privata anche della testa.

Un lavoro perfetto, compiuto da una mano esperta a tal punto di rendere difficile lo svolgimento dell’autopsia sui resti di Pamela.
Ora, dopo circa un anno, la Cassazione mette in dubbio l’utilizzabilità delle consulenze che hanno portato alla condanna di Oseghale. Il tutto si baserebbe su una questione tecnica.

Dopo l’arresto del nigeriano, la procura avviò subito le indagini, ma le prime notifiche sugli accertamenti tecnici vennero inviati esclusivamente al legale Monia Fabiani, al tempo difensore d’ufficio di Oseghale.
Tali documenti si sarebbero invece inoltrare anche all’indagato in carcere.

Un errore che dal punto di vista giuridico comporterebbe una svolta sulla sentenza, perché secondo la Cassazione i giudici non avrebbero le prove per dichiarare che Pamela sia stata uccisa.

Durante il processo, Oseghale, difeso dai legali Umberto Gramenzi e Simone Matraxia ha dichiarato di aver depezzato il corpo di Pamela, privandola del sangue e di averla posizionata all’interno dei trolley dopo averla lavata con la candeggina.

In base a quanto ricostruito dal quotidiano Il Resto del Carlino, ora, la Cassazione a sezioni unite ha stabilito che le notifiche si devono fare sempre al detenuto, a pena di nullità.

Sia nel corso dell’udienza preliminare, sia alla prima udienza del processo in corte d’assise, i difensori proposero le loro osservazioni. Ma in entrambi i casi, i giudici decisero di accogliere la tesi della procura, secondo cui era sufficiente la notifica all’avvocato, utilizzando quegli accertamenti come se fossero validi. Anche perché quegli esami e quelle consulenze, al momento, costituiscono l’unica prova del fatto che la giovane sia stata uccisa.

Adesso, nell’informazione provvisora resa nota, è stato dichiarato che la notifica va fatta all’imputato in carcere, altrimenti l’accertamento risulta nullo.

Elisa Cinquepalmi

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