martedì, Gennaio 26, 2021
Home > Mondo > Senza titolo: “Unicuique Suum”, ovvero a ciascuno il suo

Senza titolo: “Unicuique Suum”, ovvero a ciascuno il suo

senza titolo

Senza titolo; “Unicuique Suum”, ovvero a ciascuno il suo

Non desideriamo dare un titolo a questo articolo, per rispetto dei morti che sono tutti uguali e non devono essere strumentalizzati. Proveremo ad esporre i fatti e le successive considerazioni che hanno indirizzato l’opinione pubblica.

La donna in foto è Ashli Babbitt, sostenitrice di Trump ed uccisa da un colpo d’arma da fuoco durante l’assalto a Capitol Hill. La donna, veterana dell’aeronautica militare, aveva prestato servizio per 14 anni presso la US Airforce ea difesa del suo Paese

E’ stata uccisa , colpita da un proiettile al petto mentre DISARMATA tentava di entrare in un corridoio di Capitoll Hill da una porta finestra, così come si vede dai numerosi video, nel corso di una manifestazione che – al di là della opportunità o meno del tempo e del luogo prescelti e della ovvia condanna dei comportamenti illegali- voleva esercitare il diritto di opinione e di manifestazione costituzionalmente riconosciuto in tutti i Paesi del mondo e che vedeva la stragrande maggioranza dei sostenitori di Trump agire in modo pacifico e disarmato.

Le altre tre vittime, sono morte non per violenze, secondo indiscrezioni, ed il poliziotto, quinta vittima, in circostanze ancora da chiarire, non essendo ancora emerse prove dell’utilizzo di armi da parte dei manifestanti.

.Secondo il capo della polizia Robert Contee è stato un agente di polizia a sparare all’interno della sede del Congresso ed uccidere la veterana.
In ogni caso è stata aperta un’inchiesta. Nessuno tuttavia si è inginocchiato per la sua morte – come auspicato da Enrico Ruggeri, una delle poche voci libere e non schiave del pensiero unico presenti nel nostro Paese – forse perché sostenitrice di Donald Trump.

L’uomo nella foto accanto è George Floyd, deceduto il 25 maggio del 2020.
Il 46enne afroamericano viene fermato dalla polizia a Minneapolis e dopo una breve colluttazione viene estratto dal veicolo e arrestato.
E’ un ex buttafuori rimasto disoccupato, Nel 2007 Floyd era stato arrestato per rapina a mano armata aggravata con un’arma letale nei confronti di una donna texana e condannato nel 2009 a cinque anni di prigione.

Durante un fermo di polizia condotto con l’utilizzo eccessivo di metodi di costrizione fisica ha portato purtroppo l’uomo a perdere la vita come spesso accade anche ai poliziotti in servizio nelle città americane . E così, vista l’imminenza delle successive elezioni presidenziali George Floyd diviene – suo malgrado – il simbolo per eccellenza dei professionisti dell’antirazzismo al di là dell’ovvia condanna di ogni discriminazione razziale e al di là delle sacrosante indagini e delle sanzioni adottate nei confronti dei poliziotti coinvolti.

Tutti in ginocchio, quindi, per George Floyd: anche in Italia, tantissimi hanno accolto l’appello lanciato sui social da un vasto cartello di
organizzazioni, tra cui i Giovani Europeisti Verdi, Fridaysforfuture-Roma, Nibi: Neri italiani – Black italians, 6000 sardine, Extinction Rebellion Rome International, American Expats for Positive Change e Women’s
March Rome e chi più ne ha più ne metta.

Tante le scritte anche in inglese come, “No justice, no peace”, “I can’t breathe”, “Defund the police”, “fuck racism”.
I manifestanti si inginocchiano, con il pugno alzato, per 8 minuti e 46 secondi, il tempo in cui Floyd rimane schiacciato dal ginocchio dell’agente.
Ma, un altro slogan ritmato con l’applauso: “Siamo tutti antifascisti” fa eco, portando tantissimi a chiedersi: che cosa c’entra il fascismo?

Il clima in cui si sta vivendo porta ad ulteriori riflessioni e conduce ad un passo indietro nel tempo. E torniamo così a Barack_Obama, 44º presidente degli Stati Uniti d’America dal 2009 al 2017, prima persona di origini afroamericane a ricoprire tale carica.
Nel marzo del 2015, Obama dichiara di aver autorizzato le forze Usa a fornire un supporto logistico e di intelligence ai Sauditi nel loro intervento militare in Yemen, istituendo una “Joint Planning Cell” con l’Arabia Saudita.

Nella primavera del 2015, con l’aggiunta della “Panther Brigade” della 82nd Airborne Division, il numero di truppe terrestri statunitensi in Iraq sale a 4.400 e, a luglio, le forze aeree di coalizione guidate dagli americani hanno operato 44.000 interventi sul campo di battaglia.
Nell’ottobre 2015, la Casa Bianca annuncia un piano per mantenere indefinitamente le forze Usa in Afghanistan.
E ancora: in Libia nel 25 marzo 2011 con voto unanime di tutti i suoi 28 membri, la NATO assume la direzione della azione militare denominata Operation Unified Protector. Alcuni rappresentanti si chiedono se Obama abbia l’autorità costituzionale di ordinare un’azione militare di questo tipo. La Libia viene così destabilizzata.

Il 18 agosto 2011, diversi mesi dopo l’inizio della Guerra civile siriana, Obama rilascia una dichiarazione scritta nei seguenti termini: “È giunto il momento per il presidente Assad di mettersi da parte”. Questa posizione viene ribadita nel mese di novembre 2015. Nel 2012 Obama aveva inoltre autorizzato più programmi gestiti dalla CIA e dal Pentagono per addestrare i ribelli anti-Assad, poi formalmente abbanonati nell’ottobre 2015.

Nonostante ciò il 9 ottobre 2009 il comitato di Oslo ha pensato bene di conferirgli il Premio Nobel per la Pace, mai ritirato nonostante le tante guerre intraprese da Obama in giro per il mondo. Eppure tanti morti sono stati provocati a causa delle guerre svoltesi sotto l’illustre presidente insignito del prestigioso riconoscimento.


Oggi, alla foto di Obama si dovrebbe contrapporre la foto di Donald Trump, descritto ossessivamente dal pensiero unico come non interventista e nazionalista.
Ma Donald Trump pur sostenendo una spesa crescente della difesa militare degli Stati Uniti, ma favorisce la diminuzione della spesa statunitense per la NATO e per la regione del Pacifico.

Sia come candidato sia come Presidente, Trump ripetutamente ha dichiarato di volere un buon rapporto con la Russia e si è impegnato a tenere un incontro di vertice con Vladimir Putin.
La Corea del Nord è diventata una questione importante alla metà del 2017, e nonostante le situazioni critiche verificatesi, non si è mai avuto uno scontro tra i due Paesi. e addirittura Donald Trump è stato il primo Presidente americano a visitare la Corea del Nord.

Nel 2016 il Partito Democratico statunitense cità in giudizio Trump accusandolo d’intimidire i votanti. Ma al contrario oggi gli stessi democratici plaudono alla censura posta in essere nei confronti dello stesso Trump non considerando gli oltre 74 milioni di elettori che gli hanno rinnovato la fiducia alle recenti elezioni presidenziali e che vanno rispettati anche se provenienti per lo più popolo della middle class che vive del proprio lavoro e non dalle elite benestanti e filodemocratiche.

Certo, i morti del dopo elezione hanno un peso, ma non son diversi dagli altri. Sembra di essere tornati indietro nel tempo fino alle censure imposte nel secolo scorso, che ancor oggi, nonostante timide leggi più rispettose delle vittime introdotte recentemente, consentono di negare i crimini efferati commessi verso vittime Italiane, infoibate e torturate in maniera inumana oltre alle tante costrette a lasciare i loro territori istriani, giuliani e dalmati per sempre.

Che differenza c’è con altri morti dello stesso periodo, ma di altra nazionalità, invece onorati e riconosciuti? Forse la storia non ci ha insegnato nulla e, soprattutto, ancora oggi la democrazia ci impone di discriminare i morti di serie A da quelli di serie B?

E’ giusto non inginocchiarsi in memoria di una veterana americana – incensurata e disarmata – uccisa dalla polizia mentre dimostrava a Capitol Hill solo perchè le sue opinioni non piacciono al pensiero unico dominante?

Ai nostri lettori la risposta.

Ettore Lembo

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *