mercoledì, Ottobre 27, 2021
Home > Anticipazioni TV > Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 18 febbraio alle 15.35 su Rai 5: “Don Chisciotte – 4° puntata”

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 18 febbraio alle 15.35 su Rai 5: “Don Chisciotte – 4° puntata”

don chisciotte 4

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 18 febbraio alle 15.35 su Rai 5: “La fantastica storia di Don Chisciotte della Mancia e del suo scudiero Sancio Panza – 4° puntata

(none)

Per il Grande Teatro di Gigi Proietii in TV va in onda oggi giovedì 18 febbraio alle 15.35 su Rai 5 la quarta puntata de La fantastica storia di Don Chisciotte della Mancia e del suo scudiero Sancio Panza”, il capolavoro di Miguel Cervantes nella versione sceneggiata proposta dalla RAI nel 1970 per la regia di Carlo Quartucci.

Proietti cavaliere errante: l’omaggio di Rai Cultura al grande attore recentemente scomparso con la proposta delle cinque puntate di “La fantastica storia di Don Chisciotte”, uno sceneggiato per ragazzi del 1970 tratto da Miguel de Cervantes.
Il programma si può considerare il primo lavoro di Gigi Proietti per la televisione veramente importante: il regista Carlo Quartucci e l’autore Roberto Lerici coinvolgono nello spettacolo, registrato nello Studio 2 della Rai di Napoli, un gruppo di ragazzini che partecipano all’azione scenica nel suo compiersi, simile alla sperimentazione che stava operando Luca Ronconi con il suo “Orlando Furioso”. Nello studio viene ricostruita e rappresentata la storia di Don Chisciotte della Mancia con il suo scudiero Sancho Panza, con una Compagnia di Attori e Musici, con Ronzinante, l’asino e animali vari. 

Quarta puntata

La quarta parte inizia con un “Prologo” al lettore, nel quale Cervantes allude al secondo Don Chisciotte, un apocrifo scritto da un autore con lo pseudonimo di Alonso Fernández de Avellaneda e pubblicato nel 1614, e alle discussioni che ne erano seguite, e promette di esaurire, con questa seconda parte, tutte le avventure dell’hidalgo fino alla morte e alla sepoltura.[3]

Don Chisciotte è curato dalla sua vecchia governante e dalla nipote ma non guarisce e un giorno, all’insaputa di tutti, insieme al suo fido Sancio, riprende le vie per il mondo. Prendono subito la via per il Toboso perché don Chisciotte desidera, prima di partire per altre avventure, avere la benedizione della sua Dulcinea. Ma è molto difficile scovare questa luminosa bellezza, simbolo di tutte le perfezioni, perché il paese è tutto vicoli e casette e non si vede nemmeno un castello o una torre.

Sancio, che ha ormai capito quali sono i capovolgimenti operati dalla fantasia nel cervello di Don Chisciotte, consiglia il padrone di ritirarsi nel bosco per evitare guai con gli abitanti, si offre per trovare la bellissima e si reca in paese. Al ritorno dice al padrone che tra non molto vedrà avanzare la principessa vestita in gran pompa seguita da due damigelle.

«...Già intanto erano uscite dalla selva ed ecco scorsero lì vicine tre campagnole. Don Chisciotte sospinse lo sguardo per tutta la strada, ma non vedendo che tre contadine, si rannuvolò tutto e domandò a Sancio se mai le avesse lasciate fuori della città.»

Sancio Panza risponde con grande stupore:

«Stia zitto, signore, non dica così, ma si stropicci cotesti occhi e venga a riverire la signora dei suoi pensieri, che è già qui presso. E così dicendo si avanzò a ricevere le tre contadine; quindi smontando dal somaro, prese per la cavezza la bestia d’una delle tre; poi, piegando a terra tutte e due le ginocchia, disse:-Regina e principessa e duchessa della bellezza, la vostra altierezza e grandezza si compiaccia di ricevere in sua grazia e buon talento il cavaliere vostro schiavo…»

Don Chisciotte, con gli occhi stralunati, si mette accanto a Panza e rimane senza parlare mentre nel suo animo si era già dato una spiegazione per quello che credeva un incantesimo. Quando le tre contadine se ne vanno egli esprime il suo pensiero a Sancio:

«Che ne dici Sancio? Vedi quanto male mi vogliono gli incantatori? Vedi fin dove arriva la loro cattiveria e l’astio che mi portano, poiché hanno voluto privarmi della gioia che avrebbe potuto darmi il veder nella sua vera forma la mia signora…»

Il povero Don Chisciotte si trova in questo stato d’animo quando si imbatte in una compagnia di comici coi quali non riesce a mettersi d’accordo e viene messo in fuga da un fitto lancio di sassi.

Più avanti egli incontra il Cavaliere degli Specchi che lo sfida a duello con la condizione che, chi avesse perso il duello, sarebbe stato alle condizioni del vincitore; per un imprevisto Don Chisciotte vince il duello. Questo cavaliere non è altro che uno studente di Salamanca, un certo Sansone Carrasco amico di Don Chisciotte, che ricorre a quel trucco nella speranza di vincere il duello per ricondurlo al villaggio, ma non ci riesce.

Don Chisciotte della Mancia (El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha) è un romanzo spagnolo di Miguel de Cervantes Saavedra, pubblicato in due volumi, nel 1605 e 1615. È annoverato non solo come la più influente opera del Siglo de Oro e dell’intero canone letterario spagnolo, ma un capolavoro della letteratura mondiale nella quale si può considerare il primo romanzo moderno. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco sia del romanzo epico-cavalleresco, nello stile del Tirant lo Blanch e del Amadís de Gaula. I due protagonisti, Alonso Chisciano (o Don Chisciotte) e Sancho Panza, sono tra i più celebrati personaggi della letteratura di tutti i tempi.

Il pretesto narrativo ideato dall’autore è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e fatto tradurre il manoscritto arabo, nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte.[1] Oltre l’artificio letterario dal forte valore parodico, l’invenzione di questo narratore inaffidabile e di altri filtri narrativi destinati a creare ambiguità nel racconto è una delle più fortunate innovazioni introdotte da Cervantes.

L’opera di Cervantes fu pubblicata nel 1605 quando l’autore aveva 57 anni. Il successo fu tale che Alonso Fernández de Avellaneda, pseudonimo di un autore fino ad oggi sconosciuto, pubblicò la continuazione nel 1614. Cervantes, disgustato da questo sequel, decise di scrivere un’altra avventura del Don Quijote – la seconda parte – pubblicata nel 1615. Con oltre 500 milioni di copie, è il romanzo più venduto della storia.[2]

Trama

Il protagonista della vicenda – un uomo sulla cinquantina, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso – è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi. Per scoprire le altre caratteristiche del nostro eroe sarà utile leggere La vita di don Chisciotte e Sancho Panza (1905) di Miguel de Unamuno, il quale però dà una lettura e un’interpretazione molto personale e parziale del grande romanzo. Le letture condizionano a tal punto il personaggio da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti. Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancio Panza, cui promette il governo di un’isola a patto che gli faccia da scudiero.

Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso.

Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l’unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scambiare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, le greggi di pecore con eserciti arabi, i quali sottomisero la Spagna al loro dominio dal 711 al 1492. Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l’ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancho Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti si farà coinvolgere dalle ragioni del padrone.