lunedì, Agosto 2, 2021
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Boldrini nell’occhio del ciclone, ma lei si difende: “Esterrefatta e addolorata”

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Boldrini nell’occhio del ciclone, ma lei si difende: “Esterrefatta e addolorata”. Nel mirino i rapporti di lavoro dell’ex Presidente della Camera. L’accusa: assistenti maltrattate e malpagate

“Su alcuni giornali troverete la mia replica, anche attraverso delle interviste, su una vicenda che mi ha lasciata esterrefatta e addolorata. Una vicenda cavalcata da una certa stampa per cui, stando ai loro titoli, sarei “maschilista”, “padrona” e addirittura “aguzzina”. Come dichiarato nelle diverse interviste, con Lilia, la mia ex collaboratrice domestica, non c’è alcun contenzioso, alcuna vertenza, alcun conflitto.

A maggio mi ha detto che non poteva venire a lavorare di sabato, come le avevo chiesto, ed abbiamo deciso di sospendere il rapporto professionale. Lo abbiamo fatto in assoluta serenità. Ho pagato ogni anno il TFR, essendo ovviamente un rapporto regolare. Restavano da saldare gli scatti di anzianità che né Lilia né io sapevamo stabilire a quanto corrispondessero. Quindi abbiamo deciso di rivolgerci al Caf (lei) ed alla commercialista (io). Ci sono stati dei problemi nel rintracciare la persona del Caf incaricata e questo ha prolungato i tempi, disguidi anche dovuti al difficile momento che stiamo vivendo. Oggi ci sarà un secondo incontro dopo quello di giovedì scorso proprio per definire la cifra.

Questi confronti sono assolutamente normali quando si chiude consensualmente un rapporto di lavoro di anni.Per quanto riguarda la mia ex collaboratrice parlamentare, da subito le ho manifestato i miei dubbi sul fatto che potesse sostenere un pendolarismo Lodi-Roma. Roberta mi ha sempre detto di volerlo fare ed io ho rispettato la sua volontà, essendo lei una donna appassionata di politica, seria e capace, determinata.Poi dopo il lungo lockdown, ha chiesto di poter continuare a lavorare da casa, per ragioni legate alla famiglia e ad un problema di salute del figlio. Per cui, dopo esserci confrontate, tenendo conto che il suo ruolo e la sua presenza in ufficio erano importanti per tutto lo staff, abbiamo convenuto che le due esigenze non potevano incontrarsi e quindi ci siamo salutate con un abbraccio commosso. Roberta coordinava le attività di segreteria, preparava bozze di interrogazioni parlamentari e principalmente si occupava della mia agenda, incastrando le visite nei territori, gli impegni pubblici e istituzionali, con quelli di natura più privata. Un tipo di lavoro concordato con lei fin dall’inizio. Bisogna tener presente che quando le agende sono complesse non sempre si riesce da soli a comporre il quadro, specialmente quando non si ha la famiglia sul posto a cui far riferimento, come nel mio caso.

Diventa complicato se non impossibile fare cose semplici come andare in farmacia o fare l’appuntamento per una visita medica. Per questo è capitato che mi sia anche rivolta a Roberta, come era negli accordi. Per tutte queste ragioni sono rimasta incredula e molto dispiaciuta a leggere di un malessere e di un malcontento che non mi sono mai stati esplicitati da Roberta.Un’ultima cosa.

La più importante. So di essere esigente sul lavoro, perché lo sono in primis con me stessa, e perché sento la responsabilità del ruolo, ma mai e poi mai ho voluto ferire la dignità dei miei collaboratori e delle mie collaboratrici.Quindi, concludendo, di cosa sono accusata? Del ritardo, in tempi di Covid, nel fare i calcoli degli scatti di anzianità che non compete a me fare? Di aver chiesto alla mia collaboratrice di inserire in agenda anche i miei impegni privati, lavoro su cui a monte avevamo già un accordo?”

Così nella giornata di ieri l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini sul proprio profilo Facebook, a seguito del vespaio di polemiche e di accuse che l’hanno travolta relativamente ai suoi rapporti con i propri collaboratori. Nello specifico parliamo di una sua ex assistente parlamentare e della colf. Nel primo caso, la donna si sarebbe lamentata del fatto che, per 1.300 euro mensili (comunque soldi pubblici), sarebbe stata costretta a sbrigare anche faccende private della deputata, come per esempio andare a ritirare le giacche dal sarto e prenotare il parrucchiere. Inoltre, avendo un figlio malato, l’assistente aveva chiesto di poter lavorare in smart working, ma come risposta avrebbe ricevuto il licenziamento.

Per quanto riguarda invece la colf, la stessa avrebbe dichiarato: “A maggio 2020 ho dovuto dare le dimissioni perché la signora (Laura Boldrini), dopo tanti anni in cui avevo lavorato dal lunedì al venerdì, mi chiedeva di lavorare meno ore, ma anche il sabato, ma io ho famiglia, dovevo partire da Nettuno e andare a casa sua a Roma, per tre ore di lavoro. Siamo rimaste che faceva i calcoli e mi pagava quello che mi doveva, non l’ho più sentita. La sua commercialista mi ha detto che mi contattava e invece è sparita”.

La donna si è rivolta così ai legali di un patronato romano per chiedere il pagamento della liquidazione. Una cifra che sarebbe stata pari a 3mila euro.

Chiaramente le accuse devono essere confortate da prove. Ma se la vicenda si dimostrasse veritiera, sarebbe la prova di quanto l’apparenza e gli ideali proclamati ma non praticati siano spesso lontani dalla realtà dei fatti.

LM

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