giovedì, Gennaio 27, 2022
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Il Covid-19 e il cambiamento mai avvenuto

Il Covid-19 e il cambiamento mai avvenuto

Il virus ci cambierà o in meglio o in peggio. E’ un’asserzione che si è sentita spesso lo scorso anno, tanto che lo stesso Papa Francesco dichiarò in quel periodo, che la pandemia è una crisi e “da una crisi non si esce uguali, si esce migliori o si esce peggio. E dovremmo uscirne migliori”.

Un augurio, una speranza, una visione ottimistica basata sulla grande paura che in un primo momento il Covid-19 aveva scatenato. Ma forse era anche una conclusione congruente alla reazione composta durante il primo lockdown da parte degli italiani, un popolo solitamente anarcoide e refrattario alle regole. Oggi, mentre le ondate di Covid -19 invadono periodicamente il mondo, nessuno più si fa illusioni sulla possibilità di un cambiamento positivo delle società moderne dei vari paesi del mondo.

Certo, ci si poteva chiedere legittimamente su quali basi sociali, politiche e antropologiche si poteva sperare in un cambiamento in meglio degli uomini o almeno di alcune ampie fasce della popolazione occidentale e non solo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale e la spagnola con il suo lascito di milioni di morti, odio e intolleranza erano risorti pochi anni dopo con il nazifascismo e lo stalinismo per poi giungere alla seconda grande carneficina del XX secolo. E anche dopo il 1945 si erano succedute quasi ogni giorno guerre e genocidi compresi come quelli degli anni ’90, per poi arrivare al terrorismo del XXI secolo. Insomma se i fatti del “secolo breve” come lo ha definito lo scrittore Eric Hobsbawm, non avevano insegnato nulla, era difficile sperare in qualcosa di meglio in un mondo composto da generazioni disilluse soltanto al pensiero di cambiarlo.

Nel 1824 Friedrick Heghel semplificando in poche ed efficaci righe il suo sistema/pensiero disse: “Tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia l’uomo non ha imparato niente”.

Qualcuno in Italia se ne accorse subito quando il 10 maggio 2020, dopo il rilascio della cooperante Silvia Romano, quando sui social si erano scatenati volgarità, insulti di ogni genere e minacce di morte, dovuti alla conversione all’Islam manifestata pubblicamente dalla giovane. Qualcuno commentò: “Fortuna che dovevamo uscirne migliori…”

C’è chi, stupito ma non troppo, aveva assunto l’episodio a paradigma dell’impossibile cambiamento degli esseri umani, spesso insensibili e indifferenti; proprio mentre si lottava e moriva sul fronte sanitario e in alcune città come Bergamo, i camion militari trasportavano fuori le bare per mancanza di loculi nei cimiteri locali.

Poi sarebbero seguiti o “tornati” come sempre omicidi, femminicidi, violenza, gravi reati mafiosi, truffe e altro ancora con la massiccia partecipazione del web e la sua dose di cyberbullismo, reati pedopornografici, truffe digitali e altre azioni abbiette. Oggi le notizie di cronaca nera spesso oscurano quelle relative i dati sulla pandemia. Anzi le manifestazioni dei no-vax in tutta Europa – fatto assolutamente inedito –   hanno per diverse settimane catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica. Basti pensare che l’assalto alla sede della Cgil del 14 ottobre 2021 è stato un episodio violento che non si era mai verificato nella storia repubblicana.

Insomma il cambiamento morale, spirituale e sociale non c’è stato. Ma d’altra parte, perché e come aspettarsi una “conversione” verso il bene di tanti che, folgorati sulla via di Damasco, avrebbero rinunciato per altruismo ai propri interessi, alla vanagloria, al potere, ai facili guadagni, alla loro vita edonistica o peggio alla sopraffazione del prossimo e a sfogare istinti brutali, crudeli e ineffabili con le armi e i mezzi a loro a disposizione… Di fatto nessuno lo aveva spiegato.

Lo diceva il saggio Qoelhet nella Bibbia di aver visto sotto il sole che “quando un uomo domina su un altro è per fargli il male”.

Certo, le eccezioni altamente positive non sono mancate e le troviamo tuttora. In moltissimi si sono dedicati agli altri in questi mesi, impiegando tempo, energie e anche soldi con il volontariato, fornendo servizi utili gratuitamente o assistenza materiale o morale, che in questi tempi così delicati anche per la psiche, è tutt’altro che secondario.

Oramai, svanita presto l’illusione del cambiamento, ci si concentra sull’auspicata fine della pandemia e al ritorno alla cosiddetta normalità. Sono in tanti però a far notare che la normalità -lemma ambiguo in questo contesto che si presta a diverse interpretazioni – prima della pandemia consisteva anche in diseguaglianze sociali, economiche, ingiustizie, prevaricazioni, reati violenti, morti sul lavoro, disoccupazione, catastrofici cambiamenti climatici che si protraggano sempre più.

Nel frattempo, nell’inammissibile e mai eliminata tendenza ad inquinare l’ambiente è emerso che tra i rifiuti abbandonati compaiano sempre più i Dpi ovvero le mascherine, gettate nel verde o lungo marciapiedi e strade. Sono diverse milioni al giorno secondo alcuni studi recenti. Un grave danno ambientale e sanitario oltre che una forma estrema di inciviltà. Questo sì, purtroppo un fatto “originale”, che non avevamo mai visto nella nostra e seppur triste storia recente.

Il Covid-19 intanto continua la sua galoppata con la sua scia di morte, come uno dei famosi Cavalieri dell’Apocalisse, accumulando ad oggi oltre 5,3 milioni di morti nel mondo e 135.000 in Italia da inizio pandemia. Negli ultimi giorni la media di decessi è di circa 100 morti con un rialzo significativo rispetto all’estate. Tornare alla normalità, al di là dell’esegesi del termine, significa fermare questa ecatombe e limitare il contagio. Il solo raggiungimento di questi obiettivi, al momento, sembrano già un vero e proprio miracolo.

Roberto Guidotti

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