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I ricoverati “con” il Covid nel Lazio al 15%

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Nel Lazio ricoverati “con” il Covid sono il 10-20% di età compresa tra 41 e 60 anni al 60% non sono vaccinati

Roma, 21 gennaio – Una quota di ricoverati “con” Covid ma non “per” Covid del 10-20% ma capace di creare “gravi problemi gestionali e di determinare il rinvio di un rilevante numero di interventi chirurgici programmati e in elezione”.

E’ la situazione attuale degli ospedali laziali travolti dalla quarta ondata Omicron fotografata dalla survey della Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri che assistono oltre il 70% dei pazienti Covid.

In base al report i pazienti ricoverati nei reparti di medicina degli ospedali della regione mediamente presentano un quadro clinico di media gravità. Età compresa tra i 41 e i 60 anni, di cui oltre 60% non vaccinati è l’identikit dei ricoverati “per” Covid negli ospedali della regione, a dimostrazione che senza una adeguata copertura vaccinale anche la Omicron può far male.
    Mentre a livello nazionale si continua a discutere della necessità di scorporare i ricoveri dei positivi asintomatici arrivati in ospedale per altre patologie da quelli effettivamente per Covid, la survey dimostra che anche la gestione del primo gruppo di pazienti crea non poche difficoltà nella gestione di tutti gli altri pazienti ricoverati. Quelli positivi asintomatici spesso non riescono ad essere isolati negli ospedali laziali (Fonte ANSA)

Il COVID[2] acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19, conosciuta anche come malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 o malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati in Cina.[3] Al 2 febbraio 2021 il suo tasso apparente di letalità è del 2,16%[4].

Il periodo di incubazione mediamente è di 5,1 giorni (IC 96% 4,1 – 7,0 giorni) con il 95º percentile di 12,5 giorni. Per questo motivo è stato indicato un periodo di isolamento di 14 giorni dalla possibile esposizione a un caso sospetto o accertato.[5] Durante il periodo di incubazione si è contagiosi, successivamente possono comparire i sintomi.[6][7] Il virus si trasmette per via aerea, molto spesso tramite le goccioline respiratorie. Per limitarne la trasmissione devono essere prese precauzioni, come mantenere la distanza interpersonale di almeno 1,5 metri e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene personale (lavare e disinfettare periodicamente le mani, starnutire o tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito, indossare mascherine e guanti) e ambientale (rinnovare spesso l’aria negli ambienti chiusi aprendo le finestre e mantenere gli ambienti molto puliti).[8] I governi e gli enti competenti consigliano a coloro che ritengono di essere infetti di rimanere in isolamento fiduciario, indossare una mascherina chirurgica, osservare le regole di igiene e contattare quanto prima un medico al fine di ricevere ulteriori indicazioni.[9][10]

Il virus colpisce principalmente il tratto respiratorio superiore e inferiore ma può provocare sintomi che riguardano tutti gli organi e apparati. In oltre la metà dei casi l’infezione decorre in maniera del tutto asintomatica e in circa un terzo dei casi presenta sintomi simil-influenzali (forma pauci-sintomatica). In una minoranza di casi (circa 5-6% dei casi) invece la malattia può manifestarsi in forma moderata o grave con rischio di complicanze soprattutto respiratorie (insufficienza respiratoria, ARDS).[11]

I sintomi simil-influenzali[10][12] più frequenti sono: febbretosse, cefalea (mal di testa), dispnea (respiro corto), artralgie e mialgie (dolore ad articolazioni e ai muscoli), astenia (stanchezza) e disturbi gastrointestinali quali la diarrea[13]; sintomi caratteristici della patologia COVID-19 sono l’anosmia (perdita dell’olfatto) e l’ageusia (perdita del gusto), transitorie.

Nei casi più gravi può verificarsi una polmonite, una sindrome da distress respiratorio acutosepsi e uno shock settico fino ad arrivare al decesso del paziente. Sono in fase di sperimentazione oltre 76 vaccini specifici per questa malattia, di cui:

  • 40 in fase I (studio delle caratteristiche del farmaco)
  • 17 in fase II (studio sulla sicurezza del farmaco)
  • 13 in fase III (studio sull’efficacia del farmaco)
  • 6 (approvati per uso limitato) in fase IV (studio di farmaco-sorveglianza).[14]

Il trattamento consiste nell’isolare il paziente per prevenire la diffusione del contagio e nel curare i sintomi clinici.[12][15]

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