domenica, Maggio 29, 2022
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Corea del Sud e gli obiettori di coscienza puniti. L’esempio dello sviluppo giuridico in Italia

corea del sud

Gravi violazioni degli standard internazionali per 800 obiettori di coscienza testimoni di Geova

Mentre il mondo si prepara a celebrare la Giornata internazionale dell’obiezione di coscienza domani 15 maggio, in Corea del Sud gli oltre 800 testimoni di Geova che hanno scelto di svolgere il servizio civile alternativo al servizio militare obbligatorio vengono sottoposti a condizioni a dir poco punitive. L’attuale impianto del servizio civile alternativo rende di fatto questi giovani coreani dei veri e propri prigionieri, costretti a vivere e lavorare in strutture carcerarie per un periodo di 36 mesi: una durata doppia rispetto a quella del servizio militare e la più lunga al mondo prevista per il servizio civile alternativo. Esperti di tutto il mondo, sia nel paese asiatico che all’estero, riconoscono che le condizioni previste sono del tutto punitive e in aperta violazione degli standard internazionali, e hanno pertanto chiesto al governo una nuova riforma. 

Il servizio civile alternativo è stato introdotto in Corea del Sud solo nel 2019. Prima di allora, per circa 65 anni, i tribunali sudcoreani hanno condannato e imprigionato più di 19.000 obiettori di coscienza, per lo più testimoni di Geova. Di conseguenza, per decenni, la Corea del Sud è stata censurata a livello internazionale. Tuttavia, nuove critiche sono oggi mosse contro la natura punitiva del servizio alternativo che ha una durata doppia rispetto alle condanne che subivano gli obiettori prima della riforma del 2019. 

Secondo Amnesty International: “Agli obiettori di coscienza sudcoreani era stato promesso un vero servizio alternativo. Invece, si trovano di fronte a poco più di una punizione alternativa”. 

Poiché il trattamento riservato agli obiettori non è in linea con la Costituzione della Repubblica di Corea che all’art. 19 garantisce la libertà di pensiero, coscienza e religione a ogni cittadino, gli esperti auspicano che il neoeletto presidente e la sua amministrazione affronteranno presto la questione. 

Anche in Italia il diritto all’obiezione di coscienza si è progressivamente affermato, riuscendo però a giungere a un pieno riconoscimento in linea con le norme internazionali. Inizialmente la legge italiana n.772/1972 riconobbe il diritto all’obiezione di coscienza ma istituì un servizio alternativo sotto la gestione del Ministero della Difesa della durata di 8 mesi più lunga rispetto al servizio militare. I successivi interventi della Corte Costituzionale, tra cui la sentenza del 1989 che parificò la durata del servizio alternativo a quello militare, indicarono la strada al Parlamento che infine approvò la legge n. 230 del 1998 e riconobbe l’obiezione di coscienza come un vero e proprio diritto soggettivo del cittadino. Il servizio civile in Italia divenne così totalmente indipendente dalle forze armate e non più di durata punitiva, adeguandosi agli standard internazionali.

Numerosi esperti hanno riconosciuto ai Testimoni di Geova il merito di avere dato un importante contributo a questo sviluppo giuridico. Infatti, nel secondo dopoguerra gli obiettori furono perlopiù giovani Testimoni di Geova, che accettarono di essere condannati per il loro rifiuto al servizio militare. Collettivamente scontarono oltre 10.000 anni di carcere. Sergio Lariccia, avvocato e professore emerito di diritto all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha commentato: “In un periodo in cui i cappellani militari definivano l’obiezione come ‘un insulto alla patria, estranea al comandamento cristiano dell’amore, ed espressione di viltà’, la ferma posizione di molti testimoni di Geova ha contribuito all’evoluzione del diritto e della società in Italia”. 

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