martedì, Novembre 29, 2022
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Il Conservatore e il Progressista

Il Conservatore e il Progressista 

Gorizia – Il giusto conservatore si proclama portatore di alcune regole che considera fondamentali per raggiungere il buon governo dello stato attuale. Si proclama  liberale, ma non è egualitario,

se questo significa livellare la società, sopprimere le differenze sociali ed intellettuali, annientare le leggi del merito, annullare la competizione e la selezione, combattere  la demagogia considerando il popolo buono a cui va dato tutto. E’ fermamente convinto del libero mercato e del diritto di guadagnare (con un pizzico di concezione protestante o calvinista); il denaro per il conservatore è un mezzo per misurare la volontà, lo spirito di abnegazione, per raggiungerlo come perderlo rischiando. Il classico conservatore odia i monopoli , gli oligopoli , i cartelli e tutte le strade con cui molti industriali cercano di disapplicare tutte le leggi della libera concorrenza. Il buon conservatore è conscio che il capitalismo selvaggio o esasperato può essere devastante e bestiale , per questo bisogna correggerlo per mitigarne gli effetti. Per il conservatore non si può distribuire ricchezza prima di averla creata, quindi non si può permettere agli enti pubblici e alle aziende di Stato, di spendere a fondo perduto denaro che non provenga dalle loro imposte o dai loro profitti. Per il  conservatore il debito pubblico che lo Stato italiano ha accumulato negli ultimi  decenni è una duplice colpa: contro l’etica civile  e contro la buona economia. Rammento ai gentili lettori che il conservatore rispetta la Chiesa e il suo messaggio, non predilige i concordati, infatti non avrebbe mai sottoscritto i  Patti Lateranensi e non li avrebbe inseriti nella Costituzione della Repubblica. 

In Italia, definirsi di destra è difficile, perché per cinquant’anni certa sinistra “forcaiola” ha demonizzato la destra per via del passato fascista dell’Italia ,quindi per ipocrisia politica il conservatore italiano si definisce centrista o moderato. Altro problema che in Italia vi è una destra liberale e liberista che rivendica le libertà dell’individuo contro l’invadenza dello Stato e dei Partiti, le continue interferenze della Chiesa nella vita politica, l’arroganza della  burocrazia. A fianco vi è una destra retrograde, populista, sempre disponibile a limitare le libertà, le leggi del mercato e il libero pensiero al fine di avere una società gerarchica autoritaria, intollerante e fondamentalmente bigotta.

I progressisti, invece, dal canto loro non si fanno solo notare, perché vogliono difendere a tutti i costi l’intervento netto dello Stato nell’economia, per loro è più importante affermare il principio fondamentale dell’uguaglianza piuttosto che di libertà ( individuale e collettiva). Il progressista di solito non ricerca in modo affannoso l’efficienza nel sistema economico e nella pubblica amministrazione, per loro aspetto importante in tutti i settori della società, è la solidarietà, come vada manifestata è un po’ complesso, perché le interpretazioni sono molteplici e articolate. 

Il  conservatore liberale di fronte a questo rimane sbalordito perché per lui la solidarietà può portare a volte a delle degenerazioni clientelari(vedi la Prima Repubblica).

 I progressisti si considerano come gli ispiratori  morali di un sistema egualitario e a volte giustizialista (forti delle ideologie del passato, Cattolicesimo politico,Sinistra Storica).

Molti oggi considerano frettolosamente  quei principi anacronistici di un passato che non verrà più. Molti conservatori hanno ironizzato sulla questione morale, il progressista non accetta passivamente le cose come  stanno, gli ideali di giustizia,di libertà, di eguaglianza, di solidarietà lo sospingono ad agire per cambiare, quindi a rischiare,ad inventare nuove vie senza cedere alla presunta immutabilità delle cose.

 Il conservatore tende ad  essere concreto, per lui il metro della società è la legge naturale della razionalità economica, la selezione dei più bravi, la rigida legge della concorrenza,sono i soli elementi ad assicurare benessere sociale.

 Il progressista si oppone tenacemente a queste leggi naturali,quindi non potendo fare affidamento alle pure e semplici leggi dell’economia,deve appoggiarsi ad un ispirazione morale , meno realista e più carica di idee, ovviamente più ardua da realizzare.

 Le libertà borghesi (della stampa, del suffragio universale e dell’iniziativa economica) non può essere bollata come una debolezza del progressista, perché la posizione conservatrice dell’efficienza e il culto delle leggi naturali dell’economia non sono sufficienti ad instaurare un dialogo sociale che possa annullare in Italia interessi particolari(ad esempio gli interessi delle varie corporazioni,presenti in questo paese già nel Medioevo).

                                               Dott. Principe Don Roberto  d’Amato